Gianni, il Var e la contestualizzazione

Ieri sera in Juventus-Fiorentina, Cuadrado ha fatto un brutto fallo su un giocatore avversario; l’arbtro prima lo ha ammonito, poi è stato chiamato dal Var, ha rivisto le immagini in tv e lo ha espulso.

Se avesse contestualizzato l’episodio, l’arbitro avrebbe potuto ben osservare che Cuadrado è un bravo ragazzo timorato di Dio che non farebbe male a una mosca, che lui stesso una settimana prima aveva subito un intervento uguale nella partita contro l’Atalanta facendo poi la pace con l’avversario, e che in effetti avrebbe voluto prendere il pallone ma ha fatto un movimento scomposto nella foga dell’azione e solo per questo ha colpito con i tacchetti alzati la tibia dell’avversario. Invece l’arbitro si è limitato a osservare che il buon Cuadrado ha compiuto un atto vietato dal regolamento a pena di espulsione perché è oggettivamente pericoloso per le gambe degli altri, ed ha agito di conseguenza. Un decisione ineccepibile anche per chi sia tifoso della Juve (e fra di noi qualcuno ce n’è).

La mancanza di contestualizzazione è uno dei difetti che Gianni Alioti, in uno scambio con Toni Ferigo pubblicato da sindacalmente.org, rimprovera alla puntata di Report trasmessa più di una settimana fa (una lettera nella quale fa anche delle critiche a questo blog perché permettiamo l’anonimato nei commenti; una critica uguale a quella di chi ci scrive in maniera anonima criticando i commenti anonimi; quindi da lui la accettiamo, dagli anonimi anti-anonimi no).

Per rimediare alla carenza di contestualizzazione, Gianni ricostruisce le vicende della Cisl secondo il proprio punto di vista (ma tutte le ricostruzioni hanno un proprio punto di vista), ricorda fra l’altro di aver preso pubblicamente posizione contro il commissariamento della Fai e gli atti di ritorsione vigliacca commessi dal dottor Sbarra dell’Anas mentre Bentivogli si teneva più che allineato (ed è vero, come è vero che lui non è mai stato di quelli che facevano finta di non vederci quando ci incontrava a un convegno o a un funerale) e poi avanza delle critiche pesanti a Raffaele Bonanni, del tutto analoghe a quelle che faceva già quando Bonanni era segretario generale. Il che rende le sue critiche credibili perché è credibile chi le fa.

Peccato però che la contestualizzazione di Gianni finisca per accreditare la storia secondo cui chi è venuto dopo ha rimediato alle cose sbagliate fatte da Bonanni e quindi ora non potrebbe essere chiamato a rispondere dei propri errori (come se qualche juventino, magari di radici toscane, dicesse che Cuadrado, in fondo, stava giocando contro la Fiorentina e quindi tutto è permesso).

Che vuol dire “bisogna contestualizzare” quando Bonanni rivela a Report (e Report mostra allo stesso modo in cui il Var fa rivedere il fallo all’arbitro) che la sua gestione non era “sua” ma condivisa con la segreteria, e realizzata materialmente dai segretari amministrativi Bonfanti e Ragazzini (cioè due che hanno fatto e disfatto in questi anni, passandosi l’uno all’altro i due posti strategici per il controllo dei soldi negli anni della gestione furlaniana)?

Ora le cose sono due: o Bonanni ha detto il vero, e allora è ipocrita chi dice di aver fatto pulizia nella Cisl con un regolamento che era stato scritto per aumentare ulteriormente le retribuzioni (attraverso l’indennità fino al 40% …) rispetto a quelle bonanniane; o Bonanni ha detto il falso e allora la segreteria della Cisl deve prendere posizione pubblicamente. La cosa più semplice sarebbe stata quella di rispondere alle domande di Report, ma se non lo si vuol fare si può parlarne da un’altra parte, o scrivere un comunicato. Possibilmente meno sconclusionato di quello in cui si continua ad indicare la tessera bevi manu di una brava persona come se fosse uno scandalo; e possibilmente meno imprudente nel citare come fonte di discredito per Report una persona sotto processo che la trasmissione non ha neppure intervistato e che tre giorni dopo è stata assolta. O sono così poco avvertiti da non aver capito che, probabilmente, le cose che ha detto a Report Bonanni le aveva già dette in tribunale a Napoli? E che quindi l’assoluzione di Lina Lucci ci poteva assolutamente stare, ed allora era meglio usare un po’ di prudenza al posto dell’arroganza di chi pretende di affermare la propria narrazione come verità ufficiale alla maniera sovietica? La stessa arroganza mostrata dalla segretaria generale che può essere libera di non rispondere a Report ma aveva il dovere giuridico e politico di testimoniare in tribunale e non lo ha fatto né a Verona né a Napoli?

Insomma, è vero che Report ha costruito una narrazione in cui manca parecchia roba (nonostante abbia dedicato un’ora alla vicenda) compreso il commissariamento della Fp (altra vicenda in cui non basta dire “erano bonanniani…”); ma gli episodi, rivisti al Var, sono più che sufficienti a concludere che neanche il nostro amico Gianni (amico anche nei momenti più difficili, a differenza di altri) può legittimamente concludere dicendo “e allora Bonanni?”.

A meno che lui non ci possa spiegare, al di là delle targhette sulla porte degli uffici a Via Po 21, cosa è cambiato veramente in meglio, dal punto di vista della presenza politica e sindacale della Cisl a livello nazionale e internazionale, a seguito dell’avvento della signora Anna Maria. Perché a noi sembra sempre la solita minestra bonanniana.

Semmai un po’ più rancida.

PS A proposito di commenti anonimi, caro Gianni, non ti sembra che ci sia una bella differenza fra un blog che ammette commenti anonimi ma pubblici e dei quali accetta di assumersi la responsabilità anche quando non li condivida e chi manda lettere anonime – chiunque sia stato a mandarle – per aprire la strada alla successione di Bonanni coinvolgendo Dagospia (che non sarà “una cloaca in cui galleggiano tutti i galusci”, come il 9 marzo ma insomma…)?

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22 Commenti - Scrivi un commento

  1. I 16 che votarono contro il commissariamento della Fp erano persone tutte diverse. L’Esecutivo Fim voto’ all unanimità quella scelta.
    Pensare che i 16 erano tutti bonanniani e’ la semplificazione che raccontano le persone smemorate. Molti dei 16 sono tutt’ora molto vicini alla Furlan. Secondo: Furlan Mezzio, Cerrito e Petriccioli erano i 4 che Bonanni riuniva informalmente per le decisioni importanti. Se bonanni ha detto il falso, furlan ragazzini e bonfanti devono querelare, altrimenti danno conferma della sua versione.
    Ora va bene tutto ma che la prima bonanniana non sia la Furlan, e’ una favola talmente grossa che non beve nessuno. Sono tutti della stessa famiglia. Ad un certo punto hanno iniziato a farsi la guerra con lettere anonime e dossier ma in quella famiglia sono tutti uguali. E come e’ noto Bonanni non voleva Bentivogli alla guida della Fim. Ascoltare le conclusioni dell esecutivo Cisl Nazionale di Levico.
    Anche per quello e’ bene lasciare spazio ai giovani. Ricordiamo Alioti che diceva che sulla Furlan e Bonanni aveva ragione Scandola…

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    1. Ma stiamo parlando di Alioti quello che scodinzola felice nel cortile della Furlan? Ma dai, un reduce che ha girato il mondo con i soldi degli iscritti. Il nulla cosmico

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      1. Stiamo parlando di quell’Alioti che quando la Fai è stata commissariata non ha scodinzolato ma ha preso pubblicamente posizione contraria. E che nel suo girare il mondo ha creato e mantenuto contatti che sarebbero stati utilisimi per un sindacato che oggi avesse, come la Cisl non ha, una dimensione internazionale.
        Un nostro amico stimatissimo, al quale si può dire quel che si pensa senza problemi, come lui non se ne fa.

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        1. Alioti è una brava persona! · Edit

          Sottoscrivo quanto avete scritto sull’ottimo Alioti. Lui ha sempre detto ciò che pensava e fatto ciò che diceva. Un esempio che avrebbero dovuto prendere in tanti nella FIM e nella CISL, di oggi e di ieri.

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      2. Vorrei dire al “galuscio” anonimo che sono gratificato e onorato per l’implicito insulto che mi fa di aver “girato il mondo con i soldi degli iscritti” al mio sindacato e solo con questi. Avrei problemi di coscienza se lo avessi fatto con i soldi di padroni e fondazioni…
        Nel ricevere un premio internazionale all’inizio di quest’anno non ho esitato a riconoscere il ruolo degli iscritti, dichiarando “mi piace condividere il premio con ciascuna delle persone affiliate alla Federazione Italiana Metalmeccanici della CISL. Senza il loro lavoro, la loro fiducia e la loro quota associativa versata liberamente ogni mese, non avrei mai potuto dedicare dal 2003 al 2018 il mio tempo e il mio impegno all’azione sindacale internazionale”. Lasciamo, quindi, che siano solo loro insieme ai tanti lavoratori e attivisti sindacali incontrati come Fim Cisl nei crocevia del mondo, a giudicare il mio “nulla cosmico”

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        1. Ovviamente quando parlo di fondazioni mi riferisco a quelle legate a gruppi multinazionali e/o gruppi finanziari (non a quelle legate al movimento sindacale)…

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    2. Sul commissariamento della Cisl FP ho partecipato solo alla discussione interna all’esecutivo Fim Cisl. Personalmente non ho mai fatto parte agli organismi nazionali della Cisl. Non ho motivo alcuno di non riconoscere che in Fim Cisl votammo all’unanimità un documento conclusivo contrario alla scelta di commissariare la FP, dopo una discussione sofferta che partiva (senza alcun contraddittorio) dalle tesi e dalla ricostruzione dei fatti espresse dal nostro segretario generale. Ammetto, in questo caso come in altri, di aver sbagliato. Ero troppo concentrato a svolgere nel miglior modo possibile i miei compiti sindacali e poco attento alle dinamiche interne alla Cisl. E non avevo tutti gli elementi per formarmi un mio punto di vista autonomo.

      Nella necessità, oggi, di semplificare quelle dinamiche ho usato il termine “bonanniani” e “lealisti”, che fotografano gli schieramenti in quello specifico momento e non i rapporti “storici” con Raffaele Bonanni, prima e dopo che diventasse segretario generale. Ad esempio, il fatto che Bonanni negli anni ’80 si definisse “carnitiano”, non autorizza nessuno a far risalire a Pierre le sue “porcate”.

      A proposito di quanto denunciava Scandola sarebbe interessante che quanti si firmano “La Storia” rendessero pubblico il fatto che tutti i componenti del CG naz. della Cisl (compresi i componenti della Fim) avevano ricevuto da tempo la lettera (e i documenti) inviati ad Annamaria. Il fatto che non si sia mai ritenuto doveroso informare e discuterne nell’Esecutivo nazionale della Fim Cisl, dimostra quanto poco attendibile fosse quella denuncia o il livello di opportunismo presente.

      Infine, le conclusioni di Raffaele Bonanni nell’esecutivo nazionale Cisl a Levico nel giugno 2011. Per qualcuno sembra diventato “il discorso della montagna” per dimostrare l’indimostrabile.
      È vero che in quella occasione Bonanni disse esplicitamente che Marco Bentivogli non sarebbe mai diventato segretario generale della Fim. In realtà Bonanni stava dicendo a Marco (oltre che a Giuseppe Farina e a tutta la Cisl) che se avesse continuato a sostenere idee e posizioni in aperto contrasto con lui, non avrebbe mai fatto il segretario generale della Fim.

      Alla base dell’anatema c’era l’episodio della firma di Marco all’appello sostenuto a titolo personale da oltre 2/3 del Consiglio Generale della Fim Cisl, per votare 4 SI ai referendum abrogativi del 12 e 13 giugno 2011, tra cui quelli per l’acqua pubblica e il non ritorno all’impiego dell’energia nucleare. Le firme le raccolsi io, su una mia proposta discussa in CG, che riprendeva una posizione del coordinamento giovani Fim Cisl. L’iniziativa rispondeva, indirettamente, ad una intervista di Raffaele Bonanni che in quanto segretario generale della Cisl dava indicazione di votare 4 NO ai referendum abrogativi, senza che se ne fosse mai discusso, tantomeno deciso, negli organismi confederali.

      Dopo l’anatema di Levico, per molti anni Marco rinfacciò a me ed altri colleghi, non solo di averlo messo in difficoltà con la Cisl in quella circostanza, ma di creargli continuamente problemi con le posizioni che esprimevamo. La Storia, quindi, non si ferma a Levico. Da quel giorno Marco inizia la “marcia di avvicinamento” a Bonanni, che ne legittima la sua ascesa alla segreteria generale della Fim e le sue ambizioni verso la Cisl.

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  2. Carissimo admin hai fatto un incontro di fioretto con il nostro comune amico Gianni Alioti, che ci critica fin troppo severamente. Mi pare che hai vinto con un buon margine di stoccate. Ancora molto bravo sei sato nel ragionare sempre su ” prima i fatti e poi i commenti” e non già con la pratica oggi diffusa del “commento sul commento”, come succede anche a un bel numero degl anonimi che scrivo su il9marzo.it Aggiungo il link di questo tuo artico a “Le cose non dette..” che ho pubblicato stamattina su http://www.sindacalmente.org Augurussimi per le festività sperando che il vento cambi… e non solo per la pandemia. Ciao Adriano

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  3. Volendo contestualizzare la cisl è unita…tutto qui a volte le cose che sembrano banali sono le più importanti meditate gente…e il passato non torna più…buon natale a tutti eh

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      1. Admin ti rispetto molto…e ti ri auguro un buon natale ma se posso permettermi..paragonare la nascita di cristo da oltre 2000 anni…al ritorno di certo passato..mi pare quanto meno temerario..un buon natale

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  4. Quando si fanno le narrazioni dai diversi punti di vista sulle vicende dimissioni Bonanni e avvicendamento Furlan, a mio avviso si trascura un particolare significativo cioè la posizione di Petteni. Prima critico nei confronti della nomina di Furlan, pareva voler sostenere una segreteria in discontinuità con la precedente. Poi cambiando radicalmente posizione sostiene Furlan entrando a far parte della sua segreteria. Mi piacerebbe saperne di piu’ perché ritengo che Petteni, all’epoca segretario di un territorio ago della bilancia per le sorti della Cisl, abbia una colpa politica non di poco conto su quello che è diventata oggi.

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  5. La lettera di Ferigo · Edit

    la migliore difesa e’… il gomblotto!

    La Cisl deve dire se sono vere o no le cose che la redazione di report ha mostrato. Se sono false ci saranno querele. Ma se non arrivano le querele vuol dire che sono vere e per questo si parla di ispiratori e manovratori e dire ai delegati che e’ un attacco a loro e’ ridicolo. Per l’ennesima volta si vergognano di un gruppo dirigente che scappa e non risponde. Altro che attacco alla cisl e al sindacato.
    Attenzione che a far così si convincono sempre più persone a tirar fuori carte. Ferigo ha ragione.

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    1. Solo un’osservazione: a volte le querele si fanno anche perché le cose dette sono vere, e allora si cerca di buttarla in caciara grazie agli avvocati. Si chiamano querele temerarie

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      1. 0sservatore interessato · Edit

        Non solo sono vere le cose trasmesse da Report ma sono parziali perche’ i dati in loro possesso sono ancora piu’ compromettenti ed ecco perche’ stavolta sono stati piu’ cauti infatti ” gli avvocati stanno verificando se esistono i presupposti”

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  6. Se Fausto Scandola non avesse scritto quella lettera alla Furlan , se la Furlan e i suoi adepti non avessero pensato ( perché afflitti da mania di persecuzione) che Scandola poiché veneto non fosse altro che un “ sicario “ di Faverin , a sua volta “ killer” pagato da Bonanni per vendicarlo delle dimissioni forzate ( e non dovute solo alla pensione gonfiata ) , insomma , se tutti costoro non si fossero fatti una loro fantasiosa interpretazione della realtà , non sarebbe successo tutto questo casino che va avanti da 5 anni ! Peccato che la verità di come sono andate veramente le cose non possa ancora essere raccontata perché metterebbe a rischio qualcuno che per adesso non può esporsi … credetemi , come diceva Sherlock Holmes “ la soluzione il più delle volte è la più semplice “ .. e invece che in veneto io la cercherei in Liguria … perché e’ da li’ che questa storia e’ partita … molti anni fa …

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    1. La paranoia al potere · Edit

      verissimo, la Cisl l’ha distrutta la paranoia di dirigenti ricchi e ossessionati. Chissà se non capiranno che va fatta pace con la storia e smetterla con questi metodi che non si addicono ad un organizzazione democratica

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