L’articolo 51 e l’amico di Sbarra

In relazione a Sbarra si tenta, tra l’altro, di associare a privilegio il distacco sindacale, un diritto riconosciuto dall’Articolo 51 della Costituzione, dallo Statuto dei Lavoratori e dalla contrattazione collettiva.

Fra i molti messaggi che ci arrivano con le segnalazioni di cose scritte sui social contro Report dal coro dei pasdaran della conservazione (a proposito, grazie ma può bastare così, tanto dicono tutti le stesse cose, e Report ha spiegato perché) ci ha colpito questo passaggio del testo di Alessandro Potenza del gruppo Facebook “amici di Sbarra”. Ma solo perché, su due piedi, non ci ricordavamo che la Costituzione parlasse dei sindacati all’articolo 51; a noi sembrava che se ne occupasse il 39, che pure è un articolo problematico per chi sa cosa sia la Cisl (chi è amico di Sbarra forse non lo sa, ma la Cisl si è opposta con successo all’applicazione legislativa del 39).

Abbiamo allora preso in mano la Costituzione, ma non abbiamo capito ancora: infatti l’articolo 51 parla, al primo comma, del diritto dei cittadini ad accedere alla cariche pubbliche; e quello di segretario generale aggiunto è un mandato privato (chi è amico di Sbarra forse non lo sa, ma è la stessa questione del no al 39, si tratta di difendere la natura associativa e non pubblicistica del sindacato).

Poi c’è un secondo comma, che parla di “italiani non appartenenti alla Repubblica”; ma non crediamo che la Repubblica italiana abbia tolto a Sbarra la cittadinanza. Quindi non c’entra niente.

E non c’entra niente anche il terzo e ultimo comma, che parla dei diritti di chi viene chiamato a “funzioni pubbliche elettive”, perché, anzi  l’incarico di dirigente della Cisl è incompatibile (articolo 18 dello statuto confederale) con l’elezione a funzioni pubbliche in quanto “attività interferenti” con il mandato sindacale ….

… un momento! Ma vuoi vedere che l’amico di Sbarra non ha capito? E che ha scambiato il mandato privatistico di segretario generale aggiunto con una “funzione pubblica elettiva”? Perché poi l’articolo 51, in effetti, parla del diritto di avere il tempo necessario ad espletare il mandato ed a “conservare il posto di lavoro”.

Quindi, secondo l’amico di Sbarra, la norma della Costituzione che dà il diritto a chi già lavora e viene eletto deputato, o consigliere comunale, o quello che sia, di conservare il lavoro si applica alla Cisl! Fino al paradosso di credere che una norma nata per garantire a chi viene eletto nelle istituzioni pubbliche di “conservare” il posto di lavoro andrebbe applicata a Sbarra che il posto all’Anas non lo ha “conservato”, lo ha acquisito (peraltro a danno di qualcun altro che avrebbe potuto essere assunto per lavorare effettivamente) mentre era già dirigente sindacale con piena libertà di svolgerlo. E anche lo statuto dei lavoratori parla di qualcosa del genere, cioè del diritto di chi già lavora ad avere un’aspettativa (non retribuita) per la durata del mandato, in questo caso anche sindacale; ma non parla del diritto di chi ha già il mandato sindacale e la libertà di esplicarlo di essere assunto (in danno di qualcun altro che ne avrebbe avuto più bisogno di lui) per avere un distacco retribuito (che non è l’aspettativa senza stipendio di cui parla la legge 300).

Insomma, l’amico di Sbarra non lo sa, ma la Cisl è, per natura e ancor più per scelta dei suoi fondatori, un’associazione di diritto privato. O almeno lo era fino alla gestione attuale, che invece si comporta come se il mandato sindacale fosse la stessa cosa di quello parlamentare, e si meraviglia di non godere nemmeno dell’immunità relativa.

In fondo si tratta dello stesso equivoco sui contributi previdenziali della signora Anna Maria, ai quali veniva applicato il regime più favorevole previsto per gli statali anche per la parte a carico della Cisl, che non è un ente dello stato (sempre per la stessa storia del 39). Errori tipici di chi non sapendo cosa sia la Cisl, la sta trasformando in qualcosa di opposto alle intenzioni originarie.

Ecco perché chi, più che di Sbarra, è amico della Cisl deve farsi sentire. Ora o, temiamo, mai più.

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48 Commenti - Scrivi un commento

  1. Questi errati riferimenti alla normativa, dimostrano quanto ci sia bisogno di formazione vera nella nostra organizzazione. Specie da parte di chi è un operatore FAI.

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    1. Proviamo, rispettosamente, a rimanere all’oggetto del post dell’Admin e proviamo a valutare la giustezza delle affermazioni in epigrafe, virgolettate, sotto il profilo del diritto.
      Cass. 1 marzo1984 n. 1454, in Foro it. 1984, I, 1861 nella sua motivazione afferma testualmente “(…) in particolare quest’ultimo articolo (art. 31 l. n. 300 del 1970, n.d.r.) è da ritenersi attuativo del precetto contenuto nell’art. 51, ult. comma, Cost. secondo cui ‘chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro’, e poiché esso equipara l’investitura di una carica sindacale nazionale o provinciale all’investitura di una funzione pubblica elettiva evidentemente in considerazione dei peculiari poteri di rappresentanza di interessi collettivi riconosciuti alle associazioni sindacali dall’art. 39 della Carta costituzionale, deve ammettersi il diritto del lavoratore, chiamato a ricoprire una carica sindacale, ad essere collocato in aspettativa anche se egli non dipenda da un’impresa”.
      Tale decisione pare aver fatto buon governo di quanto affermato da autorevole dottrina (G. Lattanzi, sub art. 31 Commentario dello statuto dei lavoratori, diretto da U. Prosperetti, 1975, II, 1058 ss) per la quale l’art. 31 della l. n. 300 del 1970 costituisce applicazione dell’art. 51, comma 3 della Cost., secondo cui chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro. I lavoratori subordinati destinatari della norma sono, da un lato, quelli chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali (art. 31, 2 comma) e dall’altro quelli che son stati eletti membri del parlamento, nazionale ed europeo, o di assemblee regionali ovvero i lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive.
      Tale tesi è rinvenibile e pure condivisa anche nel Commentario Breve alle Leggi sul Lavoro già diretto da Grandi – Pera sub art. 31 della legge n. 300 del 1970.
      Insomma, se si voleva dire che chi gode legittimamente dell’aspettativa sindacale non beneficia di un privilegio ma di una tutela costituzionale rinvenibile nell’art. 51, 3 comma della Cost. non pare sia stato detto un concetto inesatto sulla scorta di quanto precede.
      Si paret, absolvito!

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      1. Qui abbiamo l’edizione del Grandi-Pera del 1996 (quando gli autorevoli curatori erano vivi e controllavano quel che vi si scriveva), e leggiamo a p. 625 sub art. 31 l. 300, punto II “Aspettative per cariche sindacali. L’istituto in esame si differenzia da quello precedentemente analizzato (leggi: Aspettativa per funzioni pubbliche, ndr) che trova la sua fonte nell’art. 51 comma 3 Cost.” (segue citazione di ampia dottrina, a partire dal Lattanzi).
        Né pare lecito, a voler tutto concedere, scambiare quel che potrebbe essere considerata al massimo un’analogia fra mandato sindacale e funzione pubblica (ma sulla natura privatistica delle ass. sindacali che rende fantasiosa l’analogia v. tutta la dottrina con rarissime eccezioni, per lo più di amministrativisti quali il Cassese e il B.G. Mattarella) in un’identificazione fra l’uno e l’altra; tanto meno in un caso in cui il diritto al distacco retribuito (cosa affatto diversa dall’aspettativa di cui parlano il 51 comma 3 Cost. per le funzioni pubbliche e il 31 l. 300/1970 per il mandato sindacale) matura non a seguito ma dopo il mandato.
        Quanto alla stravagante giurisprudenza di legittimità del secolo scorso che si cita, non è chi non veda come nel fare riferimento ai “peculiari poteri di rappresentanza di interessi collettivi riconosciuti alle associazioni sindacali dall’art. 39 della Carta costituzionale” vada a cadere nei commi 2, 3 e 4, che, non avendo ricevuto applicazione legislativa, sono di più che dubbia applicabiltà diretta, richiedendo l’esercizio del potere di rappresentanza ivi previsto ed evocato dalla Suprema corte la registrazione prevista ai fini dell’efficacia erga omnes.
        Ma se vuoi possiamo parlarne con più calma.

        ERRATA CORRIGE – leggi il periodo al termine del secondo capoverso “… matura non a seguito del mandato ricevuto in costanza di rapporto di lavoro, ma in relazione ad un’assunzione successiva al mandato”.

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        1. Ringrazio della cortese disponibilità (“se vuoi possiamo parlarne con più calma”), ma mi rendo conto che per esternare il mio pensiero sull’argomento, eminentemente tecnico, occuperei uno spazio, troppo, di cui non mi è consentito abusare e, forse, neppure idoneo allo scopo.
          Una premessa: sono contro l’utilizzo dei social perchè non capisco come si possa avere contatto con le persone con questi strumenti.
          Debbo, mio malgrado e alla mia veneranda età, prendere atto dell’impatto dell’utilizzo dei social media e network anche nelle relazioni industriali con specifico (e contraddittorio) riferimento sia al (teorico) potenziamento dell’attività dei sindacati tradizionali che, da un diverso punto di vista, agli effetti di una progressiva e inarrestabile disintermediazione che tali tecnologie producono.
          Venendo alla materia che ci occupa, mi pare che lo scritto originario sull’art. 51 Cost. sia stato fatto proprio con uno di questi strumenti: ecco i risultati, si semplifica troppo.
          Il mio primo commento aveva un solo scopo (si paret, absolvito) considerare l’espressione una felix culpa.
          Venendo al merito, l’illustre admin critica la mia ricostruzione ed è giusto perché non intendevo trattare scientificamente tale argomento e possono aver ingenerato nel lettore, contro il vero, superficialità.
          Provo, di seguito, ad illustrare il mio pensiero.
          Esistono nel nostro ordinamento una pluralità di istituti, genericamente accomunati dall’essere finalizzati a consentire ai lavoratori subordinati l’espletamento di funzioni sindacali.
          Alcuni di essi, ad es. nel pubblico impiego privatizzato, sono disciplinati nell’ipotesi regolata dall’art. 12 del contratto collettivo nazionale quadro 1998 tra l’ARAN e le confederazioni sindacali, mentre nell’impiego privato, specie nelle ex imprese a partecipazione pubblica (ad es. Telecom, Enel ecc.), si incontrano ipotesi singolari di aspettativa sindacale “retribuita” in cui, quindi, il datore di lavoro continua a sostenere gli oneri retributivi e contributivi in favore del lavoratore.
          Tanto precisato, il mio contributo sull’art. 51 Cost. è riferibile unicamente ed esclusivamente alla norma legale che disciplina l’aspettativa sindacale rinvenibile nell’art. 31 della legge 1970 n. 300.
          La norma anzidetta riconosce in capo al prestatore di lavoro un diritto soggettivo potestativo (il datore di lavoro deve subirlo) a sospendere l’obbligazione lavorativa per il tempo di adempimento del mandato (cfr. Cass. 7 febbraio 1985 n. 953; Cass. 2 agosto 2011, n. 16865) creando, perciò, una situazione di inesigibilità della prestazione lavorativa (Ghezzi G., sub art. 31, in Ghezzi, Mancini, Montuschi, Romagnoli (a cura di) Commentario allo statuto dei diritti dei lavoratori, in Comm. c.c. Scialoja Branca, 1972, 459) fondata sulla prevalenza del diritto a svolgere il mandato elettorale sull’interesse del datore di lavoro a ricevere la prestazione di cui è creditore.
          E si ricorda che l’art. 31, commi 1 e 2 cit. recita: “i lavoratori che siano eletti membri del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo o di assemblee regionali ovvero siano chiamati ad altre funzioni pubbliche elettive possono, a richiesta, essere collocati in aspettativa non retribuita, per tutta la durata del loro mandato.
          La medesima disposizione si applica ai lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali”.
          I commi anzidetti disciplinano due ipotesi e cioè: la prima (comma 1) relativa ai lavoratori subordinati che sono eletti nelle istituzioni nazionali e comunitarie, la seconda (2 comma) ai lavoratori che ricoprono cariche sindacali.
          Nel Commentario Grandi – Pera del 2005, pag. 803 il paragrafo 1, rubricato “aspettativa per funzioni pubbliche elettive”, ha questo incipit “Il comma 1 della norma in esame costituisce applicazione dell’art. 51, 3 comma della Cost. secondo il quale ‘chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro’ ”.
          E al riguardo la dottrina trova conferma nella giurisprudenza della Cassazione per la quale la “S.C. ha già avuto modo di osservare in passato (cfr. Cass. n. 3144 del 1989), la ratio dell’articolo 51 Cost., risiede nella necessità di porre il lavoratore chiamato a funzioni pubbliche elettive o a cariche sindacali nella condizione migliore per svolgere l’incarico, senza però collocarlo in una situazione di privilegio rispetto a quella degli altri dipendenti dello stesso datore di lavoro, avendo tale garanzia il solo scopo di escludere che l’accettazione del mandato comporti di per sé la perdita del posto di lavoro”(Cass. 26 maggio 2016 n. 10950).
          Sicuramente su questo punto è possibile convenire che l’art. 31, 1 comma della l. n. 300 del 1970 è diretta attuazione dell’art. 51, 3 comma Cost.
          E veniamo al secondo comma.
          Sempre nel commentario Grandi – Pera del 2005, pagg. 805, il par. 2, titolato aspettative per cariche sindacali, così espone “l’istituto in esame si differenzia da quello precedentemente analizzato che trova la sua fonte nell’art. 51, 3 co. Cost (Lattanzi, op. cit. p. 1061; Francescini, Mass. Giur. Lav. p. 359; v. però Cass. 84/1454 in Foto it. 84;I, 1881, con nota di De Luca secondo la quale l’art. 31, che equipara l’investitura di una carica sindacale nazionale o provinciale all’investitura di una funzione pubblica elettiva, è attuativa del precetto costituzionale)”.
          Non dimentichiamo che è un “commentario” e che, per definizione, riporta tutte le posizioni delle parti e raramente prende posizione con un’esegesi della norma per sostenere una propria tesi: insomma un manuale per conoscere sinteticamente e immediatamente lo stato dell’arte e non sostituisce un saggio o una monografia.
          La domanda, allora, è se sussiste la possibilità di equiparare la carica sindacale alla funzione pubblica elettiva onde anche tale disposizione rientra nella tutela dell’art. 51, 3 comma della Cost.
          Senza ripetere la parte motiva della decisione di Cass. n. 1454 del 1984, trascritta nel precedente commento, mi limito solo a rilevare che mi pare ingeneroso qualificare come “stravagante giurisprudenza di legittimità del secolo scorso” la decisione di un collegio presieduto da Andrea Vela, uno dei migliori civilisti italiani e primo presidente della Cassazione. Faccio rilevare che, per quanto concerne i limiti esterni delle forme anomale di sciopero, la dottrina e la giurisprudenza, ancora oggi, fanno riferimento alle monumentali sentenze Fanelli (dal nome del relatore) di Cass. 30 gennaio 1980 n. 711 e di Cass. 17 luglio 1979 n. 4212. Non è la vetustà delle sentenze che impedisce di renderle diritto vivente nell’ordinamento.
          Nel nostro ordinamento l’autorevolezza del precedente giurisprudenziale può sicuramente essere messa in discussione con argomentazioni solide ed anche criticato, ma non liquidata come “stravagante”, a mio modesto avviso. Il precedente giurisprudenziale (e sul punto non mi costa ne esistano ulteriori) è posto per la certezza del diritto garantita (o lo dovrebbe essere, non sempre è così) proprio dalla funzione nomofilattica della Suprema Corte.
          In sostanza, il precedente del 1984 ha ancora cittadinanza nel nostro ordinamento al di là dei giudizi di ciascuno.
          Riallacciandoci, ora, alla tesi dell’incidenza dell’art. 51,3 comma Cost. sull’art. 31, 2 comma stat. lav., a mio avviso, la motivazione della decisione del 1984 e la dottrina che l’hanno affermata vanno condivise.
          In particolare, a me pare che l’equiparazione trovi fondamento nell’interesse collettivo, che resta sempre interesse di una parte privata e trova il suo fondamento nell’art. 39, 1 comma Cost..
          L’interesse collettivo, viene concepito quale risultato dell’attività dell’organizzazione sindacale e, più specificatamente, dell’organizzazione di interessi e cioè del processo di selezione tra interessi diversi in vista della realizzazione collettiva di quelli prescelti. L’indivisibilità diviene una “caratteristica immanente degli interessi e dei loro modi di realizzazione” giacché la soddisfazione dell’interesse collettivo “si vuole, in principio, uguale o comunque non inferiore a certi livelli, per tutti i portatori dell’interesse” (Dell’Olio, L’organizzazione e l’azione sindacale, Padova, 1980, 43-51).
          Ed è proprio per la realizzazione dell’interesse collettivo (art. 39,1 comma Cost.) che l’organizzazione sindacale partecipa anche a funzioni pubbliche (Perone, la partecipazione del sindacato a funzioni pubbliche, Padova, 1972, passim): si intende per tale anzitutto la designazione al Cnel di sindacalisti, la partecipazione di sindacalisti ad organismi come la Commissione Cisoa presso Inps, oppure nella Commissione Cau sempre presso Inps, ed ancora nelle commissioni di conciliazione presso INL territoriale ecc..
          In tali contesti i soggetti designati sono istituzionalmente portatori dell’interesse collettivo, lo si ripete interesse di parte, per concorrere alla miglior cura dell’interesse pubblico.
          In sostanza, l’organizzazione sindacale pur restando soggetto di diritto privato in ragione dell’interesse collettivo svolge anche funzioni nelle pubbliche istituzioni: si pensi ai tabaccai (esempio forse improprio) che quando svolgono attività di riscossione delle tasse automobilistiche rivestono una funzione pubblicistica.
          Se tale impostazione può essere condivisa, allora l’istituzione dell’aspettativa sindacale per il rapporto di lavoro comporta l’estensione dell’art. 51, u.c. Cost. anche ai lavoratori chiamati a cariche sindacali nazionali o provinciali (nello stesso senso v. Ghezzi, cit., pag. 459 e specialmente pag. 461).
          In sostanza si equiparano le funzioni pubbliche elettive a quelle dei lavoratori chiamati a cariche sindacali elettive in ragione dei peculiari poteri di rappresentanza degli interessi collettivi, riconosciuti alle associazioni sindacali dall’art. 39, 1 co. Cost.
          Non so se tale mia interpretazione sia condivisibile, ma è stata svolta provando a fare buon governo delle regole dell’arte.
          E mi auguro, al meglio delle mie possibilità, di aver illustrato il mio pensiero al riguardo.

          P.s. E’ troppo lungo lo scritto per essere pubblicato e troppo breve nei richiami. e non solo, per avere dignità scientifica. Solo correttezza e rispetto ad un cortese invito mi hanno determinato e questo scritto non ha altra pretesa se non quella di rendere ragione del mio convincimento sulla materia e non su casi specifici

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          1. Chiedo scusa, la mia risposta aveva peccato di saccenteria, e cosa ancor più grave, di mancanza di senso dell’umorismo e del limite.
            Detto questo. il diritto è anche conflitto sull’interpretazione. E la Cisl combatteva in origine per affermare l’interpretazione che fa premio sull’autonomia collettiva come autonomia privato-collettiva (come sosteneva Grandi) e contro il trentanovismo (cui apparteneva Pera).
            Questo blog difende – entro i suoi limiti – la tradizione di Grandi. E quindi rifiuta di leggere il mandato sindacale com un mandato politico.
            Grazie, e ancora scusa.

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          2. Caro Anonimo, hai evidentemente compreso il problema: qui non si tratta di valutazioni tecniche ma di questioni politiche.
            Nessuno è in grado di smontare l’applicazione dell’articolo 51 della Costituzione anche ai distacchi sindacali. Ed allora meglio fare articoli contro chi oggi ha titolo e competenze per diventare il Segretario Generale della Cisl.
            Pur tuttavia, occorre il fango perchè questo dirigente non ha la simpatia di chi è stato defenestrato.
            In passato si agiva all’interno dei competenti Organi (come previsto dallo Statuto), oggi si utilizzano blog e siti.
            Gli stessi che hanno reso ridicola la politica italiana e consentito di esercitare il mandato parlamentare a componenti (vedasi MOVIMENTO 5 STELLE) senza cultura di alcun genere.
            Et de hoc satis, diceva qualcuno.

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            1. Blog e siti ce ne sono tanti, alcuni buoni e altri meno buoni. Ma sono tutti un fatto di libertà. Che ci sembra un tema caro alla Costituzione più dell’interpretazione che, impropriamente, crede di poter fondare l’aspettativa sindacale ex art. 31 l. 300/1970 ad una disposizione costituzionale che parla di tutt’altro.
              (sul fatto che non sarebbe possibile contestare l’orientamento della Cassazione ti abbiamo risposto in altro commento).

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              1. il problema non è di chi (come Voi) non condivide l’orientamento della Cassazione ma semplicemente del redattore dell’articolo che in modo offensivo (e soprattutto improprio) evidenzia l’incoerenza del richiamo all’articolo 51 della Costituzione, nonostante chi lo ha richiamato di fatto ha sposato una tesi (perdonatemi se è poco……..) oggettivizzata dalla Suprema Corte.
                Quindi non è un “amico di Sbarra” chi richiama l’articolo 51 della Costituzione ma solo un soggetto che ha letto e verificato che l’argomentazione è autorevolmente supportata.

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                1. L’articolo (o, più precisamente, il post) è opera del blog il 9 marzo, al pari del commento al quale rispondi, quindi non ha senso la distinzione da cui parti. Che la persone di cui si commentavano le affermazioni sia un amico di Sbarra lo desumiamo dal fatto che il suo intervento è apparso sulla pagina di Facebook “amici di Sbarra” (se poi in realtà non lo è, tanto meglio per lui).
                  Nel merito ribadiamo la nostra consolidata convinzione che la tesi “oggettivizzata dalla Suprema Corte” sia, lo diciamo con termine atecnico e per come ci viene raccontata, una solenne fesseria, per ben argomentata che possa essere. Anche se, per essere più precisi, è probabile che la fesseria non sia tanto da attribuire ai supremi giudici che, avendo deciso in relazione ad un caso specifico hanno ragionato in relazione a quello, prendendo quindi una decisione che in relazione a quello, ed entro i limiti del dedotto nel procedimento, può essere valutata. Se non si parla del caso, si cita senza costrutto la massima come se fosse Costituzione (mentre la massima non è neanche decisione).
                  Resta infine il fatto che la Cassazione non è potere costituente, né potere costituito a legiferare (come il parlamento) e non è neppure potere costituito a dare la corretta interpretazione della Costituzione (o più precisamente, a interpetare correttamente la legislazione rispetto alla Costituzione) come è la Corte costituzionale.
                  O almeno questo c’è scritto nei manuali del primo anno, l’età in cui le idee sono ancora chiare.

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        2. Caro amministratore, la Cassazione ha ribadito la correlazione dell’articolo 51 della Costituzione rispetto al distacco sindacale anche nel 2006 e nel 2014.
          Quindi finitela con questioni di lana caprina.
          E prima di scrivere articoli profondamente offensivi, come disse Carnelutti, studiate, studiate, studiate………..

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          1. La Cassazione dice così, contra vedi la Costituzione. E comunque la Cisl non dovrebbe accttare un’interpretazione che fa del sindacato un’istituzione parastatale.
            PS Carnelutti era un corporativista. Meglio studiare Santoro-Passarelli. Oppure Grandi, Giugni e Mancini, tutti passati dal centro studi della Cisl quando la Cassazione diceva altro da quel che insegnavano loro.
            C’è altro da studiare?

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            1. Ha parlato Lodovico Barassi ammesso che qualcuno sappia chi sia. Ha fatto riferimento ad anni per indicare le sentenze della Cassazione ma non ha indicato il numero. La presunzione e l’arroganza non hanno proprio limiti! Mah è il nuovo che avanza anche nelle aule giudiziarie

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            2. Con tutto il rispetto, la Costituzione va interpretata. E la Cassazione (sezione lavoro) lo ha abilmente fatto. Non dimenticate che mentre lo Statuto dei Lavoratori risale al 1970, la Costituzione è stata emanata tanti anni prima. E l’interpretazione estensiva di un articolo che precedentemente non poteva conoscere quanto sarebbe stato legiferato (e riconosciuto) dopo quasi 30 anni, è necessaria.

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              1. L’hai detto tu. La Costituzione parlava di altro, la Cassazione ha (fin troppo) “abilmente” applicato ad un caso affatto diverso.
                Se poi possiamo permetterci, le decisioni della Cassazione si applicano al caso concreto e valgono come precedenti (peraltro non vincolanti in regime di diritto civile diversamente dal common law) finché non cambia l’orientamento; semmai sarebbe la Corte Costituzionale (sempre per la storia “diritto civile vs comon law”) a dover parlare.
                E comunque, lo statuto dei lavoratori parla di aspettativa, non del distacco retribuito (ottenuto peraltro non a seguito ma durante il mandato), come nel caso di specie. Anche perché qui c’è il rischio che si possa configurare semmai la violazione della norma di cui all’articolo 17 dello statuto dei lavoratori, per cui “è fatto divieto ai datori di lavoro e alle associazioni di datori
                di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori”.
                Un distacco retribuito è una forma di finanziamento al sindacato che ne beneficia. E, per rispetto alla Costituzione e allo statuto dei lavoratori, sarebbe meglio vietarli del tutto invece di citare, come aveva fatto il sig. Potenza, l’articolo 51 per giustificare una situazione di privilegio.

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  2. Branca branca branca Leone leon leon
    L’armata Brancaleone a confronto era un esempio concreto di organizzazione “perfetta”.
    Dovrebbero solo stare in silenzio, la vergogna e lo schifo venuti fuori ieri sera hanno distrutto il sindacato italiano.
    Vergogna

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  3. La Segretaria Generale della cisl avrebbe dovuto rispondere a tutte le domande al momento in cui gli sono state poste da Report ma ciò comporta avere l’animo in pace e la coscienza pulita ! Il fatto che si sia negata sistematicamente significa che non intende rispondere perché ciò che è riportato da Report è assolutamente VERO ! Dovrebbe rivolgersi direttamente agli iscritti per sapere se ritengono giusto il regolamento economico attuale ed anche quello vigente dal 2006 al 2015 comprensivo della parte di retribuzione informale riconosciuta ai vertici e richiamata da Bonanni nel servizio a dimostrazione che Scandola aveva detto la verità !

    È paradossale che si parli di trasparenza in Cisl, mentendo sapendo di mentire nell’asserire di essere il primo sindacato in Italia a pubblicare online stipendi e bilanci , quando si sa che CGIL lo faceva da tempo !

    Quelle che si ritengono “insinuazioni “contenute nel servizio di Report sono atti appurati conformi alla realtà prima di essere mandati in onda. Non vi è alcuna confusione su privilegi con libertà sindacali, presenti in tutti i Paesi democratici. Le regole cui i dirigenti sindacali dipendenti della P.A. ma anche nel settore privato si debbono assoggettare per fruire di distacchi sindacali sono spesso aggirate ed adattate alle esigenze Cisl . I diritti vanno tutelati rispettando legge e contratti.
    Come rilevato anche da Report, non sono state fornite risposte sulla assunzione all’Anas di Sbarra e questo getta molte ombre sulla casa di vetro.

    Il diritto di critica non può essere messo in discussione con la minaccia di ricorrere alle vie legali e tenendo atteggiamenti intimidatori assimilabili ai comportamenti mafiosi di cui spesso si sente narrare dalla cronaca.

    I tweet pilotati imposti alla “residuale dirigenza controllata” preconfezionati perché siano postati a bomba contro Report non riusciranno a cancellare tutto il disonore che è stato gettato sull’organizzazione !

    I diritti dei lavoratori vengono difesi dai santi minori che nel quotidiano operano con convinzione mentre il vertice cisl è occupato ad arricchirsi alle spalle di tutti !

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  4. Un’unica consolazione : nella CISL esistono tante donne e uomini che pensano e agiscono in buona fede. Di costoro ho rispetto perchè nonostante la vergogna dei vertici restano a difendere l’onore di una Storia umiliata dalla indecenza. Però la buona fede a volte è figlia della inconsapevolezza. Chiudere gli occhi sarebbe come se in una giornata buia di novembre credessimo a chi ci dicesse che il sole è imploso e non tornerà più. Aprire gli occhi, ognuno nel luogo in cui svolge il proprio lavoro, è prima che un dovere un diritto delle persone libere. Dopo Report di ieri sera non abbiamo alibi nè più il rifugio della buona fede. Insistervi significherebbe un’unica cosa : aver scelto per comodità e carriera la via dell’antinferno dantesco.

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  5. per non dimenticare · Edit

    DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AI DELEGATI DELLA
    CONFEDERAZIONE ITALIANA SINDACATI LAVORATORI (CISL)

    Aula Paolo VI
    Mercoledì, 28 giugno 2017

    Cari fratelli e sorelle,

    vi do il benvenuto in occasione del vostro Congresso, e ringrazio la Segretaria Generale per la sua presentazione.

    Avete scelto un motto molto bello per questo Congresso: “Per la persona, per il lavoro”. Persona e lavoro sono due parole che possono e devono stare insieme. Perché se pensiamo e diciamo il lavoro senza la persona, il lavoro finisce per diventare qualcosa di disumano, che dimenticando le persone dimentica e smarrisce sé stesso. Ma se pensiamo la persona senza lavoro, diciamo qualcosa di parziale, di incompleto, perché la persona si realizza in pienezza quando diventa lavoratore, lavoratrice; perché l’individuo si fa persona quando si apre agli altri, alla vita sociale, quando fiorisce nel lavoro. La persona fiorisce nel lavoro. Il lavoro è la forma più comune di cooperazione che l’umanità abbia generato nella sua storia. Ogni giorno milioni di persone cooperano semplicemente lavorando: educando i nostri bambini, azionando apparecchi meccanici, sbrigando pratiche in un ufficio… Il lavoro è una forma di amore civile: non è un amore romantico né sempre intenzionale, ma è un amore vero, autentico, che ci fa vivere e porta avanti il mondo.

    Certo, la persona non è solo lavoro… Dobbiamo pensare anche alla sana cultura dell’ozio, di saper riposare. Questo non è pigrizia, è un bisogno umano. Quando domando a un uomo, a una donna che ha due, tre bambini: “Ma, mi dica, lei gioca con i suoi figli? Ha questo ‘ozio’?” – “Eh, sa, quando io vado al lavoro, loro ancora dormono, e quando torno, sono già a letto”. Questo è disumano. Per questo, insieme con il lavoro deve andare anche l’altra cultura. Perché la persona non è solo lavoro, perché non sempre lavoriamo, e non sempre dobbiamo lavorare. Da bambini non si lavora, e non si deve lavorare. Non lavoriamo quando siamo malati, non lavoriamo da vecchi. Ci sono molte persone che ancora non lavorano, o che non lavorano più. Tutto questo è vero e conosciuto, ma va ricordato anche oggi, quando ci sono nel mondo ancora troppi bambini e ragazzi che lavorano e non studiano, mentre lo studio è il solo “lavoro” buono dei bambini e dei ragazzi. E quando non sempre e non a tutti è riconosciuto il diritto a una giusta pensione – giusta perché né troppo povera né troppo ricca: le “pensioni d’oro” sono un’offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni. O quando un lavoratore si ammala e viene scartato anche dal mondo del lavoro in nome dell’efficienza – e invece se una persona malata riesce, nei suoi limiti, ancora a lavorare, il lavoro svolge anche una funzione terapeutica: a volte si guarisce lavorando con gli altri, insieme agli altri, per gli altri.

    E’ una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti. Quando i giovani sono fuori dal mondo del lavoro, alle imprese mancano energia, entusiasmo, innovazione, gioia di vivere, che sono preziosi beni comuni che rendono migliore la vita economica e la pubblica felicità. È allora urgente un nuovo patto sociale umano, un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare. Il dono del lavoro è il primo dono dei padri e delle madri ai figli e alle figlie, è il primo patrimonio di una società. È la prima dote con cui li aiutiamo a spiccare il loro volo libero della vita adulta.

    Vorrei sottolineare due sfide epocali che oggi il movimento sindacale deve affrontare e vincere se vuole continuare a svolgere il suo ruolo essenziale per il bene comune.

    La prima è la profezia, e riguarda la natura stessa del sindacato, la sua vocazione più vera. Il sindacato è espressione del profilo profetico della società. Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, dà voce a chi non ce l’ha, denuncia il povero “venduto per un paio di sandali” (cfr Amos 2,6), smaschera i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori più fragili, difende la causa dello straniero, degli ultimi, degli “scarti”. Come dimostra anche la grande tradizione della CISL, il movimento sindacale ha le sue grandi stagioni quando è profezia. Ma nelle nostre società capitalistiche avanzate il sindacato rischia di smarrire questa sua natura profetica, e diventare troppo simile alle istituzioni e ai poteri che invece dovrebbe criticare. Il sindacato col passare del tempo ha finito per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l’azione dentro le imprese perde forza ed efficacia. Questa è la profezia.

    Seconda sfida: l’innovazione. I profeti sono delle sentinelle, che vigilano nel loro posto di vedetta. Anche il sindacato deve vigilare sulle mura della città del lavoro, come sentinella che guarda e protegge chi è dentro la città del lavoro, ma che guarda e protegge anche chi è fuori delle mura. Il sindacato non svolge la sua funzione essenziale di innovazione sociale se vigila soltanto su coloro che sono dentro, se protegge solo i diritti di chi lavora già o è in pensione. Questo va fatto, ma è metà del vostro lavoro. La vostra vocazione è anche proteggere chi i diritti non li ha ancora, gli esclusi dal lavoro che sono esclusi anche dai diritti e dalla democrazia.

    Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell’economia, dell’impresa. Questo è uno dei peccati più grossi. Economia di mercato: no. Diciamo economia sociale di mercato, come ci ha insegnato San Giovanni Paolo II: economia sociale di mercato. L’economia ha dimenticato la natura sociale che ha come vocazione, la natura sociale dell’impresa, della vita, dei legami e dei patti. Ma forse la nostra società non capisce il sindacato anche perché non lo vede abbastanza lottare nei luoghi dei “diritti del non ancora”: nelle periferie esistenziali, tra gli scartati del lavoro. Pensiamo al 40% dei giovani da 25 anni in giù, che non hanno lavoro. Qui. In Italia. E voi dovete lottare lì! Sono periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri, che sono sotto le mura della città; oppure non lo capisce semplicemente perché a volte – ma succede in ogni famiglia – la corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti. Non lasciatevi bloccare da questo. So che vi state impegnando già da tempo nelle direzioni giuste, specialmente con i migranti, con i giovani e con le donne. E questo che dico potrebbe sembrare superato, ma nel mondo del lavoro la donna è ancora di seconda classe. Voi potreste dire: “No, ma c’è quell’imprenditrice, quell’altra…”. Sì, ma la donna guadagna di meno, è più facilmente sfruttata… Fate qualcosa. Vi incoraggio a continuare e, se possibile, a fare di più. Abitare le periferie può diventare una strategia di azione, una priorità del sindacato di oggi e di domani. Non c’è una buona società senza un buon sindacato, e non c’è un sindacato buono che non rinasca ogni giorno nelle periferie, che non trasformi le pietre scartate dell’economia in pietre angolari. Sindacato è una bella parola che proviene dal greco “dike”, cioè giustizia, e “syn”, insieme: syn-dike,“giustizia insieme”. Non c’è giustizia insieme se non è insieme agli esclusi di oggi.

    Vi ringrazio per questo incontro, vi benedico, benedico il vostro lavoro e auguro ogni bene per il vostro Congresso e il vostro lavoro quotidiano. E quando noi nella Chiesa facciamo una missione, in una parrocchia, per esempio, il vescovo dice: “Facciamo la missione perché tutta la parrocchia si converta, cioè faccia un passo in meglio”. Anche voi “convertitevi”: fate un passo in meglio nel vostro lavoro, che sia migliore. Grazie!

    E adesso, vi chiedo di pregare per me, perché anch’io devo convertirmi, nel mio lavoro: ogni giorno devo fare meglio per aiutare e fare la mia vocazione. Pregate per me e vorrei darvi la benedizione del Signore.

    [Benedizione]

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  6. EX Delegato FIM-CISL

    Confondere l’ Art. 51 della Costituzione, con l’ Art. 39, denota la INDISPENSABILITA’ ed URGENZA ,di un Corso di Elementi di Diritto Costituzionale, per TUTTA la Dirigenza CISL, ad ogni Livello.
    Come avrebbe detto la bonanima di Gino Bartali “E’ tutto sbagliato e tutto a rifare”.

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    1. Studia e leggi. Soprattutto quanto sentenziato dalla Suprema Corte di Cassazione nell’interpretare l’articolo 51 della Costituzione, estendendone l’operatività anche ai distacchi sindacali. Opzione interpretativa abbracciata anche dal Tribunale di Milano.
      Continua a fare l’ex delegato della FIM CISL. Forse avrai maggiori esiti.

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      1. Sul fatto che è sbagliato, anche se lo dice la Cassazione, legare il distacco sindacale alla Costituzione ti abbiamo risposto in altro commento, Comunque consigliamo a noi stessi e a tutti di essere meno suscettibili su questioni tutto sommato opinabili entro i limiti di quel che dice il testo della norma.

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  7. Ho visto solo poco fa la puntata di report e dopo aver visionato la parte relativa alla Cisl direi che la redazione ha fatto un grande servizio pubblico senza sconti e senza condizionamenti come dovrebbe essere tutto il servizio pubblico. Direi che la signora Furlan, il signor Sbarra, i signori Ragazzini e Raineri, ma tutto il gruppo dirigente ne escono davvero male.: una vergogna dopo l’altra, un’onta su quello che è veramente la Cisl, su ciò che ha rappresentato e spero possa continuare a farlo in futuro. C’è solo una strada maestra da perseguire, le dimissioni in blocco di tutto il gruppo dirigente che ha dimostrato meschinità, sciatteria, cinismo, intolleranza, oligarchia e incapacità totale nell’affrontare qualunque situazione interna ed esterna al sindacato. Hanno provato a rattoppare un vestito nuovo con una pezza vecchia e marcia. Provo vergogna per loro, ma la Cisl rimane perché non è di coloro che se ne sono impossessati senza dignità alcuna. E se qualcuno negli organismi possiede ancora un minimo di onestà intellettuale, é l’ora che agisca per ripulire questo insopportabile marciume.

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  8. https://www-repubblica-it.cdn.ampproject.org/v/s/www.repubblica.it/economia/2020/12/15/news/report_torna_sullo_scandalo_cisl_bonanni_gli_aumenti_venivano_decisi_informalmente_-278385448/amp/?amp_js_v=a6&amp_gsa=1&usqp=mq331AQHKAFQArABIA%3D%3D#aoh=16080512593757&referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com&amp_tf=Da%20%251%24s&ampshare=https%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Feconomia%2F2020%2F12%2F15%2Fnews%2Freport_torna_sullo_scandalo_cisl_bonanni_gli_aumenti_venivano_decisi_informalmente_-278385448%2F

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  9. ATTACCO ALLA CISL!!!!!
    REPORT HA UMILIATO 4 MILIONI DI LAVORATORI E PENSIONATI!!!
    dico…. Ma si rendono conto di quanto sono caduti in basso per salvare la propria reputazione e carriere connesse? Si aggrappano ignobilmente agli iscritti che se potessero li prenderebbero a calci nel fondoschiena, sono talmente senza argomentazioni che hanno orchestrato un piano di attacco preventivo alla redazione di report. Si sono comportati come i bambini che si nascondono sotto la gonna della mamma. Mai avrei pensato che un sindacato come la Cisl potesse cadere così in basso, in mano a persone di queste fattezze.
    Dimissioni e null’altro.

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  10. Ma il signor Ragazzini dice che lui risponde solo agli iscritti???
    Ma che cominci a farlo, ma non agli iscritti prezzolati degli organismi sindacali ma ai veri iscritti delle fabbriche, degli uffici dei servizi e ai pensionati ignari di cotanta nefandezza!!

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  11. Anziché minacciare querele la furlan vada a farsi intervistare da report e risponda a tutte le questioni sollevate se in grado di farlo. Una vergogna

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  12. Dopo aver visto la TV ieri sera sto rivalutando i politici, almeno loro li scegliamo tutti attraverso il voto, anche se blindato ma questi pseudo sindacalisti chi li ha votati?

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  13. Se fossi un iscritto cisl mi cancellerei da quel sindacato più per la replica apparsa ieri sul sito della cisl (che anche se forse loro non se ne sono accorti é la più evidente dimostrazione del “teorema Report” su tutto ciò che non dovrebbe essere un sindacato) che non per il servizio stesso di Report!

    Aggiungo che non ci resterei nemmeno in un’ottica di rapporti di forza, per essere difeso da loro, perché chi non é in grado di difendere se stesso e scappa davanti alle telecamere, figuriamoci quanto sarà in grado di difendere un lavoratore… perché non puoi risolvere il problema commissariando i datori di lavoro o aumentandoti lo stipendio, a quanto emerso le loro UNICHE specialità!!!

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  14. Qualcuno ha notato Sbarra che mentre diceva di doversi occupare in questo momento dei suoi quadri sindacali e dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza dava al Mondo un chiarissimo esempio della differenza esistente fra il dire e il fare (non sappiamo se per ignoranza o negazionismo… il che é comunque la stessa cosa) e si metteva la mascherina sotto il naso!!!

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  15. Si potrebbe dire e convenire sul fatto che Report è un programma fatto da giornalisti che lavorano sulle notizie, sui documenti e il materiale che hanno a disposizione.
    Se così è, e non può che essere così, anche perché non si può osannare Report in alcune occasioni (ad esempio quando parla dei guai della Lega e di Salvini) salvo accusarlo di faziosità quando parla, ad esempio, della CISL, allora il problema non è Report ma le notizie, i documenti e il materiale che riguardano atti e fatti interni alla CISL e importanti nel rapporto tra la rappresentanza e i rappresentati che richiamano l’interesse giornalistico. In altri termini se gli atti e i fatti che richiamano l’interesse giornalistico non ci fossero non ci sarebbero neanche le trasmissioni come Report che parlano di scandali nella CISL.

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  16. Riguardo il distacco sindacale della collaboratrice di Baretta con il progetto di proselitismo della Fim Lazio pagato dalla Fnp di Ragazzini, nell’intervista il Segretario generale Fim Lazio “Lazzaro” Minniti dichiara che è tutto a bilancio, nella realtà nel triennio che va a concludersi i bilanci della Fim Lazio non sono proprio del tutto in regola…
    Sono stati tutti fatti votare dagli organismi, senza che la struttura abbia mai convocato i revisori, senza che gli stessi abbiano mai sottoscritto e/o redatto la relazione sul bilancio, di fatto ingannando i componenti degli organismi.
    Tra le altre cose tutto sarebbe facilmente riscontrabile poichè nel corso dell’esecutivo Fim Lazio svolto causa Covid in modalità Skype e tutto registrato agli atti interni, si è votato l’ultimo bilancio e qualcuno ha fatto notare tutte queste mancanze, addirittura erano assenti proprio i revisori dei conti e il presidente…
    Chissà cosa ne pensa l’onnipotente segretario con delega amministrativa Zanocco e segretario generale Benaglia, interveniamo e puniamo rendendo le regole scritte ed i codici etici intransigenti oppure decidiamo in base a chi è più prostato se applicare e punire?

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  17. Intanto nel casertano.... · Edit

    Riguardo i distacchi sindacali, mi chiedo come ha fatto un altro piccolo Sbarra, componente della segreteria della Fim di Caserta ad essere assunto presso un azienda di altro territorio e continuare a svolgere il suo ruolo di sindacalista quotidianamente sul territorio casertano, per poi essere collocato in distacco fatalità subito dopo i 6 mesi e qualche giorno dalla sua assunzione, avrà prestato veramente lavoro altrimenti diventa altra materia?

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  18. Per liberate la Fim , ma ci dici un po le date di quando tutto questo è successo .
    Ora la Fim si libera di certo , basta aspettare

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    1. Non ho notizie in merito ma posso dire con certezza che esiste una frangia appartenente esclusivamente a molte categorie che vuole rottamare quasi tutta l’attuale dirigenza confederale a parte forse gli ultimi due arrivati che manterranno ruoli marginali, puntare su Benaglia nuovo segretario generale che per immagine si avvicina ai lavoratori che la Cisl rappresenta con l’intenzione di ricompattare l’organizzazione (forse anche perché l’unico ad apparire onesto nel servizio di report) , una segreteria nazionale rinnovata da persone provenienti quasi esclusivamente dalle categorie. I vari Graziani, Colombini, Ragazzini , Bonfanti e Raineri buttati fuori pure loro. Insomma, una nuova immagine per la Cisl, le idee poi si spera verranno. Pure nelle confederazioni regionali territoriali , nelle categorie e nei servizi dovranno esserci grossi cambiamenti di dirigenza. Questa è la traccia di massima. Si vedrà quanto consenso avrà questa frangia che è gia’ sufficientemente consistente..

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      1. Di voci ne stanno girando tante. Probabilmente troppe. Qualche volta sono anche un modo per non affrontare i problemi reali nascondendoli sotto quelli personali. Tanto poi i fili li tirano sempre gli stessi …

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      2. Con rispetto. Vabbene che oggi inizia la Novena di Natale e si sentono in giro le ciaramelle…magari avvenisse quanto tu vai sognando !
        Ma dove pensi che sorgano dalla terra gli eroi che tu invochi? Stanno tre metri sotto terra, caro amico, come quei tuberi chiamati tartufi. Tu sai come me che nella nostra lingua italiana il termine tartufismo è sinonimo di ipocrisia come dire a uno gesuita (col devoto rispetto verso i figli del santo di Loyola). Ciò che tu auguri alla CISL mi sembra come il famoso sole dell’avvenire. Io molto più pessimista di te prevedo che non succederà niente di niente perchè se cade uno crolla tutto il bunker nel quale si sono asserragliati.
        Forse un sorcio uscirà dalle stressate riunioni di queste ore: un documento firmato in calce da tutto l’Esecutivo e fatto poi firmare a tutte le Strutture territoriali per difendere il Sinedrio e dire che la Dama resterà al suo posto fino al Congresso. Così non potrà dirsi che le sue dimissioni siano conseguenza delle “falsità” giornalistiche di Report. Dispiacerà al Cantoniere, ma lui del resto un posto sicuro lo ha all’Anas…

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  19. Sembra , saputo da fonte certa , grande pulizia in Cisl , Report è servito !
    Finalmente equilibri spostati , torna Bentivogli , Augusto Cianfoni e Bonanni .
    Ma il colpo grosso è il segretario generale , lo fara’ Calenda

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    1. Spiritoso ma non troppo l’amico che vanta fonti certe perché ormai ci siamo abituati a una cisl dove tutto può accadere. Per esempio c’è stato un passaggio di Report sul sottosegretario-viceministro e la segretaria distaccata in Fim, ma non è stato esaminato a sufficienza il rientro dell’ex nel giro cisl tanto da essere nominato nel consiglio Enpaia e sostituito da un altro uomo di garanzia ex sindaco piddino: siamo al riciclo degli ex sindacalisti, ex politici, senza rispetto per le incompatibilità statutarie. Cosa ne verrà in cambio? Per fortuna che c’è Report che potrebbe dedicare sul tema una prossima puntata.

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      1. D’accordo sulle conclusioni, ma con una precisazione: l’ex sindaco piddino almeno, prima di fare il sindaco, aveva una storia nella Fai. Certo, veniva dalla parte alimentare e non da quella agricola nella quale rientrava l’Enpaia, ma la distruzione dell’eredità della Fisba per governare la Fai è stato il lavoro avviato con il commissariamento. con l’asse forestale-alimentare-autostradale. Retini all’Enpaia ne è, fra tutte le conseguenze, una delle meno pesanti (pur se significativa).
        Più grave e più significativa è, ad esempio, la distruzione della Scuola nazionale di formazione e la sua costruzione al suo posto di una cosa con lo stesso nome (e qualcuna delle stesse persone) per fare tutt’altro usando le stesse parole. “Una formula retorica per sottolineare una continuità che, nei fatti, non c’è più”, come disse qualcuno a proposito della formula “la Cisl di Pastore e Romani”.

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