Intanto noi parliamo della Fai

Dicembre è cominciato, l’anno sta per finire, e nel mondo di Via Po 21 tutto è come sospeso. Si sente nell’aria che può sucedere tutto o non succedere niente, e si sta in attesa per capire come ricollocarsi. Ma senza anticipare troppo le mosse per non correre il rischio di mettersi dalla parte sbagliata proprio all’ultimo momento.

Naturalmente tutti aspettano il 7 dicembre, quando Report metterà in onda il servizio del quale si parla da settimane e del quale è stata data su Facebook qualche anticipazione, già sufficiente a mobilitare i pasdaran della conservazione nei commenti (così ci raccontano, noi non frequentiamo i social per scelta).

Naturalmente tutti aspettano il 22 dicembre, quando è stata prevista una strana riunione del consiglio generale della Cisl, così poco importante da non avere neppure un ordine del giorno, ma tanto importante da dover essere fatta in presenza nonostante le limitazioni alla mobilità fra regioni.

E si aspetta anche il giorno in cui, fra Report e il consiglio generale, potrebbe arrivare la sentenza al processo di Napoli per il quale la Cisl ha fatto di tutto (ma proprio tutto) perché Lina Lucci fosse imputata, e poi che non lo fossero persone di fiducia di Via Po 21, per le quali è stata ritirata la querela senza spiegare perché (quella di dare spiegazioni è un’usanza che a Via Po 21 hanno perso da tempo; la signora Anna Maria, ad esempio, non ha spiegato alcunché neanche al giudice di Napoli).

Insomma, come al Palio di Siena, finché non c’è il cavallo che entra fra i canapi, gli altri si agitano, sbuffano, scalciano, ma nessuno può partire.

Noi del 9 marzo, che invece possiamo stare tranquillissimi, continuiamo nel nostro discorso. E offriamo un nuovo contributo di Albino Gorini, che dice la sua su vari commenti che si sono stati ai suoi precedenti interventi sulla vicenda che ha portato al commissariamento della Fai. Perché noi, lo ricordiamo, siamo nati dentro a quello scontro, ed avevamo provato ad avvertire tutti che quell’atto di prevaricazione contro un libero voto congressuale (giusto o sbagliato che fosse; ma per noi era giusto) aveva creato il precedente per una gestione proterva di tutta la Cisl. Come hanno confermato di lì a poco l’espulsione senza contraddittorio di Fausto Scandola, il commissariamento strumentale della Fp, il mobbing pluriennale contro la Fim a guida Bentivogli, e poi l’allontanamento di Lina Lucci con false promesse e autentiche canagliate, il commissariamento politico della Fnp del Veneto, quello pretestuoso e per rappresaglia della Fnp Piemonte orientale, e tante altre vicende ancora.

Ci sembra quindi importante che, almeno per la storia, si continui a parlare della vicenda Fai, federazione erede di gloriose tradizioni che qualcuno pretendeva di aver normalizzato d’autorità con il commissariamento del 31 ottobre 2014, tre giorni dopo il libero voto del  congresso.

E che invece continua ad essere l’ombra di Banco che riappare davanti a Macbeth (e anche a lady Macbeth).

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Albino Gorini risponde ai commenti / Nello spazio dei commenti la risposta di Augusto Cianfoni

Mi permetto di inserirmi nella sequela di commenti  e aggiornamenti dopo la notizia della morte di Giuseppe Pelli, per riprendere alcuni passaggi che sono stati sollevati.

Innanzitutto quello di Augusto che ho apprezzato per la dose di umiltà e di onestà che ci ha messo, che non pretendevo, e che va a suo merito. Ma all’aspetto personale  preferisco soffermarmi minimamente su quello politico che Cianfoni continua ad eludere, mettendo in evidenza quella radicalità che gli era cara e lo portava all’errore,  e che rimuoveva soltanto dopo un confronto e  qualche tempo di riflessione. Vedo che non è cambiato.

Su due questioni non condivido la sua versione: il suo no a guardare verso il commercio, e la giustificazione che dopo le sue dimissioni non ci sarebbe stata una dirigenza adeguata. Sulla prima questione ho già dato sufficienti  motivazioni che non possono essere eluse solo con aspetti organizzativi e  sulla adeguatezza della dirigenza “dopo di lui” c’è una dose di cesarismo di troppo, tutti siamo  utili e nessuno è  indispensabile. Bastava  dare tempo e fiducia e probabilmente si sarebbe rivelata largamente migliore di quella che è arbitrariamente arrivata: Augusto, che il “Libro” lo ha studiato più di me ha dimenticato che anche il fico sterile con il tempo avrebbe potuto fruttificare! Allo stato in cui ci troviamo, le nostre convinzioni non macinano più e il dialogo che fra noi si è riaperto dopo sei anni di silenzi  riserviamolo a cose  per noi più confacenti  che possono essere quelle di precisare false convinzioni, frutto di malevoli informazioni fatte girare ad arte, per giustificare la gestione commissariale.

A questo proposito prendo per primo il tema della fondazione Fisbafat dove io ho rispettato un tradizionale comportamento di salvare le persone dal dramma del licenziamento; mal ricambiato, visto che ho dovuto assistere alle violenze esercitate su amici e colleghi che in tanti anni hanno servito l’organizzazione: sono i dirigenti, gli operatori e impiegati che si sono trovati  senza il loro posto di lavoro, senza proposte alternative alcuni per aver esercitato il diritto democratico in congresso e altri per aver condotto  un corretto lavoro di apparato.Tanta violenza degna del peggior “padrone”, si sono presi  come cani  “le cose sante” frutto  degli sforzi di mezzo secolo di storia, anche se come “… i porci non sanno fare buon uso delle perle”.  

All’anonimo che si sofferma su quanto avvenuto nel consiglio di amministrazione  della Fondazione Fisba-Fat con le dimissioni dei segretari regionali allo scopo di far decadere il presidente: convengo che non ha un termine adeguato per definirla: sarà anche anonimo, ma si capisce essere persona informata e quindi lo ringrazio; sul desiderio espresso di conoscere la situazione degli atti credo sia destinato allo stesso esito delle richieste di trasparenza avanzate da Fausto Scandola e riprese quotidianamente da “il9marzo”.

All’osservatore anonimo  che solleva il problema del mio successore alla guida della federazione  aggiungendo un’altra “S”,  “se la soluzione Cianfoni  non era e non poteva essere….”.  Preciso che in quel  momento era obbligata, altri avevano fatto scelte diverse , la mia preoccupazione  è sempre stata quella di garantire un’adeguata rappresentanza nord-sud  in tutte le componenti economiche dell’agroalimentare. Occorre ricordare  che  per  la mia successione ho dovuto lavorare seriamente, e mi dispiace che lo sforzo di approfondimento sul futuro della federazione  esercitato nei  confronti delle strutture regionali venga ricordato come una “pseudo consultazione”. Certo il seguito non può essere  solo  ricordato dagli ampi consensi  certificati nei congressi.  Il malcontento serpeggiava e oggi penso si possa dire che è mancata una ricerca vera di consenso sulle scelte politiche che la federazione si apprestava a fare e questa è una responsabilità in capo al segretario generale della federazione.

Riprendo ora quanto sollevato da un lavoratore del direttivo, non so se provinciale o regionale lombardo perché solleva un problema, quello delle proprietà delle sedi sindacali della Fai su cui si è esercitato “il visurista” con una precisazione puntuale che si potrebbe  però ritenere frutto di un aggiustamento avvenuto nei  tempi successivi al commissariamento. Credo sia giusto ricordare a quelli che oggi godono il patrimonio in uso strumentale delle attività della federazione, che sono seduti  su una proprietà di cui non solo non sanno nulla e di cui non hanno alcun merito. Si sa che le storie  dei patrimoni degli enti collettivi alla fine sono considerati per il valore finale e non per le modalità e finalità originarie e quindi mi pare giusto ricordare il percorso della scelta di autonomia che la categoria ha sempre perseguito anche con la proprietà della sede. La prima sede della Fisba Nazionale è stata acquistata nel 1969 con una sottoscrizione fra tutte le federazioni provinciali e con la costituzione della società Rinnovamento SrL con delle quote intestate a membri di segreteria (Sartori, Simonte) ma l’improvvisa morte di Simonte  suggerì una modifica della società con un azionariato intestato al 99 per cento alla Fisba e una azione intestata al segretario generale al quale si è sempre riconosciuta la presidenza. Così è avvenuto con Sartori, Biffi, Brancato, Gorini  e Cianfoni. Nell’ultimo cambio del segretario generale Fai,  il consulente commercialista ha provveduto al cambio della presidenza al nuovo segretario generale  Cianfoni   per  poter concludere l’acquisto della foresteria e provvedere ai relativi lavori di ristrutturazione lasciando in sospeso la voltura dell’azione  della Rinnovamento SrL, azione  del valore di circa venti euro.  L’attuale patrimonio è costituito dal primo appartamento al terzo piano ( acquisto Sartori); dall’appartamento del primo piano finalizzato a studi e formazione e quindi dotato di saloncino (Biffi); del secondo appartamento  ristrutturato al terzo piano per la nuova Fai (Gorini);  dell’appartamento  finalizzato a foresteria  per i dirigenti non residenti (Cianfoni) e di quello per foresteria a Roma San Paolo (Cianfoni).  Va anche aggiunto, per completare il quadro patrimoniale,  l’appartamento di proprietà della Fondazione (al primo piano di via Tevere) acquistato  per volontà della segreteria Fai, con la dotazione economica  finalizzata,  ereditata ed  accantonata  fin dal congresso di scioglimento della Fisba. Se qualcuno ha  sostenuto che le sedi sindacali erano ancora intestate ai vecchi dirigenti sindacali ha detto una sciocchezza. Chi ha divulgato queste notizie è gente che nella loro storia non ha mai costruito nulla e come il bue è abituato a dare del cornuto all’asino.

Infine si è alluso ai benefit di chi è al governo di associazioni come quella sindacale, che, se utilizzati correttamente, sono strumenti di lavoro. Certo che quando vediamo personaggi  senza arte né parte, catapultati sulle federazioni ad esercitare un ruolo politico di rappresentanza, sovvertendo ogni regola, per sostituire, al costo umano dell’allontanamento di  persone di apparato, con servi  fidati  dei despoti  di turno, fa tanta amarezza perché è la negazione di un ideale a cui abbiamo per tanti anni creduto. Ma il tempo è buon maestro e mette in evidenza la pochezza di questi personaggi che godono belle stanze, grandi scrivanie, comodi appartamenti, ma esprimono il nulla ben illustrato dai comunicati, dalle numerose fotografie e cortometraggi,  di cui però il mondo non si accorge!

Albino Gorini

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14 Commenti - Scrivi un commento

  1. Caro Albino, non che il nostro scambio di opinioni interessi a qualcuno, ma per correttezza rispondo alle tue considerazioni sperando di non risultarti ancora elusivo riguardo alle cosiddette questioni politiche. Tra noi vi fu concordia e condivisione per tanti anni ma non mancarono alcuni momenti dialettici. Eravamo stati educati a dire ciò che pensavamo e a pensare a ciò che dicevamo: Meglio di me ci riuscivi tu col tuo carattere longobardo. Io più laziale e sanguigno, ma sempre leale. Ci furono dunque contrasti e vediamo che ci sono tuttora ma sempre salvando la stima – spero – verso la reciproca retta intenzione nelle decisioni e comportamenti.
    Poi venne il diluvio…
    Le nostre divergenze di opinione non furono mai finte e io col mio carattere impulsivo, lento ma non estraneo a riconoscere il mio torto, talvolta arrivavo pure ad essere drastico nel mio linguaggio verso di te ma mai ingiusto verso la tua buona fede e verso la stima che ti si doveva pure quando non condividevo. Tu ricordi il caso della tua proposta di “completare la filiera” col settore Commercio che io ti riconfermo di non aver mai considerato utile. Avevamo di sicuro due esperienze diverse riguardo alla Fisascat nelle province: tu a Cremona e io nel Lazio. Pure verso la tua idea di “agganciare la UGC” avemmo contrasti. In questo caso confermo il mio no anche se oggi lo dico senza il vaffa che ti rivolsi senza ipocrisia all’uscita da Fiumicino. Se non avessi altri argomenti a riguardo ti basti sapere che quella cosa era così brutta da farsi e da vedersi che l’ha fatta quel signore che tu ed io conoscemmo nella sua perfidia al Congresso della Fisba calabrese a Vibo Valentia all’hotel 501…mi pare…
    E credo che basti e avanzi.
    Riguardo al cesarismo…mah…non ricordo di essermi innalzato mai tanto da terra ma forse il malato è sempre l’ultimo a conoscere il proprio tumore. Comunque un Cesare invero molto piccolo, sempre al livello del suo più umile interlocutore e sempre al servizio dei meno potenti quando in quello che fu il nostro mondo prevaleva sempre il servo encomio verso i grandi collezionatori di tessere senza volto, pseudo potentissimi. Questo fu di sicuro un mio errore: non stimare i potenti e non barattare con essi la mia sopravvivenza. Se fossi stato veramente un piccolo Cesare avrei fatto le potature che non feci nelle stagioni propizie, quando i consensi mi avrebbero dato ragione perchè in quel “mondo antico” e in questo postmoderno erano e sono importanti solo i numeri (puliti o sporchi che siano).
    Fui leale verso la Fai ma non potei salvarmi dalle idi di marzo.
    Riguardo al fico sterile dicono i Latini “natura non facit saltus”, ma io considero più dannoso dello sterile il fico guasto. Due di essi soprattutto : quello del tuo giardino piantato a Stresa sulla cui bontà vedo che insisti e quello da me trapiantato dalla terra dei tartufi che riconosco invece come errore del quale tu (debbo dartene atto) mi avvertisti, inascoltato. Nè posso eludere tra i miei errori quello di essermi voluto gratificare di portare in segreteria il primo extra comunitario i cui silenzi mi dovetti ahimè accorgere non essere indici di riservatezza ma della reticenza incappucciata del congiurato.
    Ma dice il proverbio : se gonfi un palloncino poi non devi sorprenderti che esso voli via…. (ma poi quando sale troppo scoppia facendo concime dei propri lacerti.)
    È vero : tutti utili nessuno indispensabile. Ma alcuni sono dannosi. Di questi nella nostra vita ne abbiamo allevati ambedue pur con le tue migliori intenzioni e con qualche mia superficialità. Chi è causa del suo mal…
    Infine, per non dilungarci più di quanto sia utile, so bene che su alcune cose nè tu nè io cambieremo opinione. Ne convengo, io per una cocciutaggine che non ti appartiene, ma tu non per verità rivelata.
    La piccola storia che ha segnato le nostre vite non racconterà ai posteri di noi. Di una cosa sono convinto come non ricordo quale filosofo: i mediocri sono mediocri pure nel peccato. La mia speranza è di non essere ascritto tra costoro. I miei errori furono solo miei ma compiuti alla luce del giorno. I sicari che amano agire al buio non hanno mai avuto la mia stima nè mai furono al tuo e al mio libro paga.
    Tante altre cose potremmo oggi ricordare ma a chi in fondo possono interessare? Non alle vittime del 2014/2015 tanto meno ai trionfatori e a coloro che, camaleonti, hanno fatto la muta come i serpenti ai quali sono tanto simili.
    Approfitto per augurarti di star bene in salute insieme alla tua famiglia e di trascorrere un sereno Natale. Per il resto – come dice il LIBRO – lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti.

    Augusto

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  2. Gorini: l'ortodossia che aiuta crudelia · Edit

    concordo con Augusto, le parole di Gorini sono adeguate per gli anni 80. Anche chi gestisce questo blog dovrebbe capire che l’unico modo per smontare una confederazione di Usr di pensionati e di servizi in mano a pensionati senza trasparenza erano gli accorpamenti. Le categorie non contano nulla e sono sempre più povere e a sostegno di un convento povero con frati ricchi e orizzontali.
    Gorini e’ stato un importante dirigente ma che vive di ricordi attempati e che hanno agevolato questo sistema marcio.
    Pastore fondo’ una confederazione di categorie. Si aderisce alla cisl aderendo alle categorie disse pastore. Oggi la cgil da più spazio (sempre poco) alle categorie della cisl. Nessuno ha contezza degli iscritti veri. Si sommano iscritti persone e quote di inconsapevoli aderenti a enti bilaterali (commercio e turismo). La furlan sarà ricordata come chi ha distrutto il sindacato più avanzato d’Italia, grazie alla normalizzazione avviata da Bonanni.
    Il fatto che abbia silenziato un esecutivo sulle sue dimissioni fa capire che li esistono solo mezzi uomini. Quelli come il
    lombardo che evoca la sua cristianità, evidentemente evoca un dio pagano fatto di silenzi, convenienze e codardia. Il tempo e’ galantuomo.

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    1. Noi non ci permettiamo di dire cosa dovresti capire tu; se lo ritieni giusto, allora non dirci cosa dovremmo capire noi.
      Quanto al fatto che federazioni più grosse sarebbero più importanti, è lo stesso dicorso che fece Petteni il giorno in cui fu eletta la Furlan, 8 ottobre 2014. Ed è il discorso che ha fatto la Furlan per commissariare la Fai, 31 ottobre 2014. Discorsi strumentali, ma che comunque non coglievano, e non colgono, come il problema delle categorie non sia quello di comandare più al vertice, ma di rappresentare meglio chi si iscrive, accorciando la catena della rappresentanza e non allungandola sempre più per dare a chi sta al vertice più forza negli equilibri di potere interni alla confederazione. Bisogna togliere ai pensionati il loro peso improprio, non pensionatizzare le federazioni gonfiandole in modo innaturale.
      Peraltro la Cisl qualche accorpamento deciso ai tempi di Bonanni lo aveva fatto almeno per i livelli orizzontali. Ti sembra che abbiano avuto una gran riuscita?

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      1. Che significa Bonanni ha normalizzato? Che è stato un leader riconosciuto che non ha mai commissariato fatto fuori dirigenti? Con Bonanni la CISL era tornata a contare sulla scena sindacale: cioè la CISL era tornata ad essere la CISL normale.

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        1. Che si sia costruita ad arte una storia sulla pensione d’oro di Raffaele è risaputo. E solo per screditare una Cisl che in quel momento era troppo potente. 4500 euri netti per uno che lavorava 15 ore al giorno sono pochi. Soprattutto tenendo conto che stiamo parlando dell’ultimo vero Segretario della Cisl. Uno dei dieci uomini riconosciuti come i più potenti d’italia in quel periodo. Chiedete a un AD qualunque di impresa cosa prende di pensione e poi discutiamone. Forse l’unico vero errore di Raffaele è stato quello di proporre Crudelia come suo successore e questo fatto ha segnato in maniera negativa il suo mandato. Una che ha governato di commissariamento in commissariamento e che oggi pende dalle sole labbra di Landini. Che brutta fine abbiamo fatto amici

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  3. UGL sulla graticola.

    Non è nuova questa notizia. Già all’epoca della signora Renata Polverini c’era stata una denuncia per iscritti gonfiati ad arte. Poi arrivò al Ministero del lavoro il Claudio Durigon e – come s’usa dire – fu artefatta sanatoria sul caso. Resta che tale fenomeno negli anni ha riguardato anche la Uil che in alcuni settori ha sempre denunciato un numero di iscritti inventato perchè al Ministero del lavoro comanda sempre il Sindacato che fa riferimento al Ministro in carica e nei casi ancor più gravi chi “investe” quattrini sulle azioni dei Dirigenti di quel Ministero. In questo la Uil ha saputo muoversi sempre meglio degli altri : da quelle parti i soldi li sanno usare bene alla borsa della rappresentanza.
    Che la UGL poi sia un sindacato finto in molti settori è cosa risaputa. Una volta si dice va fosse la CGIL la catena di trasmissione del PCI, oggi il sindacato di via Botteghe Oscure (!…) altro non è che la dependance della Lega di Salvini: più agenzia elettorale che sindacato dedito a stipulare contratti veri. E Durigon ne resta l’azionista di riferimento. Se poi volessimo parlare di casa nostra vedremmo che nella Pubblica amministrazione e nei Pensionati la musica è la stessa. Di fuoriclasse nella FP e nella FNP ne abbiamo avuti e ne abbiamo di grande prestigio.

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  4. Mi pare però che stiamo tergiversando …tempo fa im veneto promettevamo di fare un sindacato nuovo..ma qui alla fine si fa solo polemica..io ci ho anche creduto.. ma quando vedo solo gettare fango anche in TV tanto per il gusto di farlo…mi sento di essere stato ingenuo…mi sembrano solo cose personali come fra Gorini e Augusto…..veramente non ci credo più..

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    1. Non sappiamo a cosa ti riferisci quando parli di promesse nel Veneto; noi siamo solo un blog nato a partire dal commissariamento della Fai e raccontiamo le storie che conosciamo sulla Fai e poi su tutta la Cisl. Il che non è gettare fango, semmai è non nascondere la spazzatura sotto il tappeto.

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      1. Non capisco come l’anonimo del 3 dicembre ore 23.47 possa dire che ciò che Gorini ed io abbiamo scritto nei giorni scorsi siano cose che riguardino soltanto noi.
        Si può certo non condividere ma non si può dire che le vicende vissute siano solo cose personali tra me e lui e non un dramma che ha coinvolto tutta la Fai e tante persone, chi in buona chi in mala fede. Per non essere elusivo ricordo alcune circostanze che molti hanno dimenticato : nei Congressi e nelle Assemblee organizzative degli anni ’90 la Fisba (ma principalmente Gorini che ne era la vera anima) promosse la mozione verso il grave rischio rappresentato dalla FNP che già allora minava la natura originaria della CISL. Nella FISBA non furono poche le lingue di legno e gli strateghi del “vai avanti tu che…” Ciò anche al più alto livello nazionale dove ci fu chi coltivava la propria limonaia dopo aver voluto e condiviso quella istanza in tutti gli Organismi, indotto dai Vertici confederali e dai Segretari delle UST e delle USR ai quali quel sistema faceva (e fa ancora) tanto comodo: bastava e basta ancora avere dalla loro parte la FNP e si vincono a tavolino i Congressi facendo strame del buon senso, della democrazia e della propria coscienza.
        La storia non è mai sterile. (A volte fa parti gemellari pur in diverse stagioni…)
        Da quel malato sistema emersero molti dei personaggi la cui stella brillò per anni e brilla tuttora. Io, che condivisi senza remore quella battaglia con Gorini perchè ne condividevo la nobile ispirazione ricordo, come fosse ora, la figura da perecottari che facemmo alla Assemblea organizzativa del 1991 all’Eur quando il segretario di allora si astenne alla votazione su quella mozione presentata dalla sua Fisba. Come si vede, in ogni tempo vi sono stati eroi dallo spirito forte e dalla carne debole. Dal 1950 in poi di eroi veri se ne sono visti pochi.
        Invece molti milites gloriosi…è nella natura degli uomini essere eroi oppure raccontarsi come tali. Tanto per fare due esempi, uno lontano nel tempo, come Silvio Costantini direttore del Centro Studi di Firenze, massacrato dalle illuministiche avanguardie del potere operaio e della variabile indipendente; l’altro più vicino a noi, Fausto Scandola. Ma ce ne furono molti altri anche se nelle tenebre prevalgono sempre i fuochi fatui.
        Riguardo agli accorpamenti della stagione di Bonanni io non ne feci una fasulla ideologia: credetti alla unificazione Fai e Filca per motivi prettamente organizzativi interni ed esterni. Sbagliai? La cronaca dice questo ma la Storia è sempre meno partigiana. Come dicevo allora avremmo portato sul territorio una “formidabile macchina”. Infatti Flai e Uila tirarono un sospiro di sollievo dopo l’Ergife ma ne furono sollevati pure tanti Segretari Confederali a Roma e in tutta Italia. Che Bonanni abbia condiviso e sostenuto quella idea va a suo merito e io non ho remore a confermarlo e ad essergli grato.
        Quelli che tuttora si reggono con la stampella dei Pensionati non vedevano di buon occhio una Federazione di 530 mila iscritti con tanti Operatori vicini ai bisogni veri della gente. Invece io criticai in più occasioni certi accorpamenti delle Unioni: in Puglia, in Lombardia nel Lazio, in Toscana. Mica per questo Bonanni minacciò o commissariò la Fai.
        Gli eventi hanno dato ragione a quelle critiche. Nei casi di Cremona e Mantova…Siena e Grosseto… Roma e Rieti…Latina e Frosinone… Brindisi e Lecce e in altri io vidi mostri di una moderna mitologia del Minotauro che gli eventi successivi si sono incaricati di dimostrare.
        Queste e altre questioni lungi da essere baruffe chiozzotte tra me e Albino hanno toccato le fibre intime della Fai e della CISL.
        Si può stare come si stette dall’una e dall’altra parte ma sarebbe ingiusto banalizzarle gettandole nella spazzatura indifferenziata.
        Buon lavoro e buona memoria a tutti.

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        1. Naturalmente Augusto ha ragione a dire che le questioni di cui si discute – e questo blog è nato per questo – sono questioni politiche e non personali. E noi lo ringraziamo dei suoi interventi, che vengono dall’ultimo segretario generale che gli organi legittimi della Fai hanno potuto eleggere prima dell’illegittimo commissariamento.

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          1. perfetto. se sono questioni politiche (e non personali), esplicitate che E’ UNA VOSTRA OPINIONE CHE IL COMMISSARIAMENTO SIA ILLEGITTIMO. Al di là dei provvedimenti resi dal Tribunale di Roma (che ha dichiarato inammissibile l’azione da VOI proposta), le Vostre osservazioni sono palesemente interessate (eravate attori e non estranei alla contesa).

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            1. Utilizzando inutili maiuscole per pareggiare le tue, ribadiamo che IL COMMISSARIAMENTO ERA ILLEGITTIMO. Che questa sia la nostra opinione è ovvio (su questo blog siamo abituati a scrivere le nostre, e non quelle degli altri) così come è ovvio che il Tribunale di Roma, dichiarando inammissibile l’azione da NOI proposta (sbagliando, secondo la nostra OPINIONE), non si è pronunciato nel merito, essendo la questione di ammissibilità pregiudiziale all’esame dell’azione ante causam.
              Confermiamo poi di non essere estranei alla contesa, avendola promossa noi, e di essere palesemente interessati alla questione, visto che ne scriviamo da quasi sei anni (ad ogni modo, complimenti per la perspicacia).

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  5. Un breve pensiero.
    Grazie ai commentari di questo articolo.
    A chi è voce critica, al coraggio di chi si è reso protagonista di vicende che hanno segnato un tempo. A chi amministra.
    Anche chi fatica per 12 ore al giorno, pur non essendo nemmeno negli anta e scevro da condizionamenti passati e anche recenti, crede che per molte categorie di molti territori sia solo una questione di pochi anni, il sistema non si regge più economicamente parlando. La Cisl deve rivedere il modello “aziendale”,perdonate il termine. La Fnp deve rimanere, ma come associazione, non più come categoria. Non ha più senso. Le sedi sono vuote, e molti segreteri Fnp esercitano un ruolo che non è più compreso, attuale, giustificato.
    Ci sono segretari ust capaci, ma occorre un nuovo modello di ripartizione della canalizzazione. Occorre prendere atto che la concorrenza economica sulle trattenute in primis e sui prezzi dei servizi non è più una banalità. Occorre essere competitivi, per esserlo la Cisl deve iniziare una rivoluzione interna. Bisogna realizzare un modello secondo cui il peso interno non sia più calcolato solo per il numero di iscritti. Non è più pensabile che inas e caf siano realtà gestite con criteri esclusivamente aziendalistici mentre il resto no. La legge prevede siano entità giuridiche autonome ? Allora che lo diventino veramente, in tutto e per tutto.
    Non c’è molto tempo ancora. Non interessa più a nessuno ascoltare esecutivi di unione nei quali si parla senza discutere. Non interessa a nessuno, nemmeno ai battezzati con Facebook, dover stare attenti a rilanciare il tweet di tizio e di caio.

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