Albino Gorini ricorda l’amico Pelli

Albino Gorini, rispondendo ad una nostra richiesta, ha scritto questo ricordo di Giuseppe Pelli, suo amico di lunga data, che proponiamo alla lettura di tutti e, ci permettiamo di aggiungere, alla meditazione di qualcuno, sopratttto per quel che viene raccontato nella parte finale.

il9marzo.it.

Quando ho notizia di amici che ci hanno lasciato (nella mia organizzazione, un tempo, se ne dava notizia!) sono abituato a riservare il mio ricordo e la mia partecipazione al dolore dei famigliari in forma strettamente personale. È per questo che avevo esitato alla richiesta  di un ricordo di Giuseppe Pelli su questo blog. Pur avendo avuto in comune la passione politica e sindacale, appartenevamo a due mondi diversi  per generazione e per esperienza lavorativa. Provo allora a ricordarlo nelle tappe che hanno caratterizzato la vita di una mente ecclettica, alla continua ricerca di opinioni, generi, scuole, da cui trarre stimoli e interessi: un carattere palese fin da giovane studente, nei primi anni del dopoguerra, quando animò  la stampa studentesca con la testata Ulisse (1952), dove si imparava a rivelarsi, a manifestare il proprio pensiero condito di freschezza, di ironia, di scherzo, tipico della comunicazione giovanile, una vera palestra nell’uso delle parole che è servita poi  nel movimento giovanile democristiano dove ha diretto la stampa di partito “La Riscossa”.

Pelli si laurea brillantemente in economia, da lavoratore-studente, con una tesi di storia economica con il Prof.Mario Romani e viene utilizzato come formatore al Centro Studi Cisl di Firenze  diretto dal Prof.Vincenzo Saba. Un’esperienza che  fa di Pelli un militante sindacale in contemporanea con la militanza politica, la prima nei luoghi di lavoro (viene chiamato all’Università di Parma come assistente di Scienza delle finanze, entra poi in ruolo nella scuola come docente di economia politica), la seconda , quella politica, come assessore nella prima giunta di centro sinistra al Comune di Cremona.

Gli effetti del ’68 si fanno sentire anche nella Cisl, dove lui non si riconosce nella corsa verso l’unità e si avvicina alla linea di difesa dell’intuizione originaria dei “sindacati liberi” sull’autogoverno delle categorie che il congresso del 1969 aveva appena confermato  con la verticalizzazione delle categorie. Pelli non faceva mistero del  grande rispetto per il rigore morale di Pierre Carniti, che aveva conosciuto nel suo primo impiego alla DC cremonese prima che passasse alla Cisl provinciale, ma con altrettanta schiettezza  non accettava la sua adesione iniziale alla teoria del “salario variabile indipendente“ nel quale leggeva una tendenza a riferirsi a concezioni e strategie marxiane nella lotta alla società capitalistica, preferendo semmai le teorie revisioniste, ispirate da Eduard Bernstein, nelle quali trovava delle corrispondenze con le linee di politica sindacale e salariale della Cisl, illuminata dal suo maestro, Mario Romani. Una linea che qualcuno ha sintetizzato nella formula “alti salari legati alla produttività”, alternativa all’idea di spingere su richieste salariali forti ed egualitarie per forzare il cambiamento.

Sono gli anni in cui Pelli è vicino alla Fisba cremonese (Liberterra si chiamava), collabora alla rinascita del giornale migliolino “L’Azione”, dà il suo contributo per il rinnovo del Patto Colonico provinciale con soddisfazioni salariali e normative importanti ottenute per  effetto di una piattaforma rivendicativa, condivisa anche dalla Uil,  non ideologica (come le richieste dei piani culturali frutto delle teorie di Cicerchia avanzate dalla Federbraccianti-Cgil)  ma basata sui dati economici della produzione agricola provinciale rilevati alla Camera di Commercio ed elaborati dal Nostro, che tutti chiamavano “il professore”.

Alla fine degli anni settanta Pelli lascia la scuola e viene come semplice operatore alla federazione provinciale, dove poi assumerà la responsabilità di segretario fino a guidare la federazione lombarda. Sono anni di intensa attività legislativa regionale durante i quali la Fisba della Lombardia esercita  un ruolo propositivo, ottenendo leggi importanti per il settore come quelle sui servizi sostitutivi o per lo sviluppo del Sud Lombardia, dove prevale l’agricoltura in un quadro economico regionale caratterizzato invece dal secondario e dal  terziario, guadagnando alla nostra federazione un ruolo politico e di interlocutore economico pari a quello esercitato dalle associazioni agricole di impresa.

Pelli si dimostra una risorsa anche per la Fisba Nazionale: con la riforma degli enti previdenziali di Ciampi viene nominato  nel consiglio di amministrazione dell’Enpaia con il compito di seguire la proposta di trasformazione dell’Ente in Fondazione, compito che assolse con impegno e competenza per il tempo strettamente necessario, rimettendo nelle mani della federazione le nomine successive che porteranno alla Vice Presidenza, istituita dal nuovo statuto,  Cianfoni e poi Matafù  e altri successori di espressione della nostra federazione.

Preziosa la sua collaborazione nel progetto di unificazione della Fisba con la Fat ottenuta, caso unico nelle esperienze similari nella Cisl, senza drammi  umani, politici e organizzativi.  Anche il  riordino delle norme per una corretta gestione amministrativa  della federazione a tutti livelli è stata frutto della sua competenza professionale coniugata alla esperienza gestionale specifica delle nostre  federazioni.  Viene nominato dai congressi  della Fai Presidente dei probiviri e poi Presidente del collegio dei sindaci, incarichi che ha esercitato con lodevole impegno. Non ha mai fatto mancare il proprio contributo negli organi della federazione offrendo sempre  riflessioni di merito, con autorevolezza, senza alzare la voce come è già stato ricordato in altre testimonianze.

Come Presidente di collegio sindacale, assieme ad altri tre coraggiosi, ricorse al Giudice contro il commissariamento della Fai nel 2014 che annullava il Consiglio Nazionale e gli stessi collegi di garanzia dei Probiviri e quello dei Sindaci e che fu usato anche come occasione  per qualche vendetta su persone che avevano espresso le loro opinioni  – che erano state sempre rispettate nella tradizione della Cisl – o esercitato il loro legittimo diritto di difesa delle norme statutarie nel congresso straordinario appena celebrato. Una barbarie  che non si era mai verificata nella nostra organizzazione dove il personalismo di Maritain non lo si insegnava soltanto, ma prima ancora lo si praticava.

In questa tagliola barbarica, prepotente e rozza, è da annoverare anche la mia decadenza dalla Fondazione FisbaFat e la denuncia ai probiviri per fatti infondati quanto alla mia responsabilità personale,  come ho debitamente dimostrato fin dalla prima contestazione, ma a cui il denunciante ha comunque dato seguito  ottenendo la mia espulsione dalla Cisl. Lo ricordo qui perché si tratta di avvenimenti  che impressionarono  molto Giuseppe Pelli  che, come presidente del collegio sindacale, disponeva di informazioni documentali che smentivano i fatti imputatimi.  Partì da Cremona, ebbe un incontro con il Presidente dei Probiviri confederali  dal quale ebbe garanzia che il Collegio, già convocato il giorno successivo, avrebbe annullato il lodo di espulsione. Di quell’impegno non c’è stato seguito, evidentemente gli ordini erano altri!

Usciti dall’organizzazione,  io e Pelli , dopo mezzo secolo di militanza e di onorato servizio, abbiamo continuato assieme con soddisfazione a farci apprezzare nella nostra provincia agricola, e il nostro punto di incontro mattutino è diventato riferimento di tanti appassionati della politica e del sociale di ogni tendenza e militanza democratica.

Alcune patologie legate all’età non hanno aiutato Giuseppe Pelli ad affrontare il male nel nostro tempo che aveva posto questa nostra provincia padana al livello più alto dei decessi. Pelli se ne è andato in silenzio a raccogliere il premio tanto agognato per una vita spesa bene, aiutato anche dalle malvagità subite e viste nella sua lunga camminata terrena.

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Un Commento - Scrivi un commento

  1. Giovanni Graziani · Edit

    Aggiungo un paio di ricordi personali all’intervento di Albino Gorini. Giuseppe Pelli mi coinvolse in un corso per delegati del settore agricoltura in Lombardia come docente stabile per un corso di tre anni, dal 1992 al 1994, destinato ai delegati per le aziende agricoli in Lombardia: si trattava di una ventina di giovani, con titoli che oscillavano dalla quinta elementare alla laurea, che venivano convocati per tre volte all’anno per tre giorni, dal giovedì al sabato, a Bardolino per lezioni di storia (Aldo Carera), economia (Pelli stesso), diritto del lavoro (io) e organizzazione sindacale (Pinuccio Rustioni). Rigore sistematico e semplicità di esposizione erano la caratteristica di quel corso che resta una delle esperienze più significative da docente che abbia fatto, anche al di fuori della sfera sindacale.
    Gli stessi criteri, rigore e semplicità, Pelli li dimostrò nel periodo in cui presiedeva il collegio dei probiviri della Fai, del quale facevo parte. Se uno prende quei lodi e li legge (se la gestione attuale non li ha bruciati nella pratica della “damnatio memoriae”) sono esemplari per asciuttezza, essenzialità e chiarezza perché fossero facilmente comprensibili dai destinatari e dall’organizzazione, senza gli specialismi avvocateschi che, di solito, sono sintomo di insincerità quando non di manipolazione della giustizia.

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