La versione di Augusto Cianfoni (con aggiornamenti)

Augusto Cianfoni, chiamato in causa nella filastrocca di Giuseppe Pelli che abbiamo pubblicato per ricordarlo, ci manda un suo intervento nel quale, se non andiamo errati per la prima volta, mette per iscritto la sua versione dei fatti sulle vicende che hanno preceduto il commissariamento della Fai a seguito del mancato accorpamento con la Filca. Lo ringraziamo del suo contributo, che è prezioso in quanto viene da un protagonista dei fatti che hanno preceduto il commissariamento della Fai e quindi volentieri lo pubblichiamo, facendogli seguire alcune nostre considerazioni.

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In memoria di una persona per bene.

Giuseppe Pelli nella sua vita di docente e in quella di dirigente nella Fisba e nella Fai fu sempre stimato e ascoltato per l’autorevolezza che ispirava, degno erede dei sindacalisti nati in terra di Cremona che fecero grandi la Fisba la Fai e la CISL.

Mi permetto (dopo sei anni di silenzio) di dire: il Pelli, come con affetto lo chiamavamo tutti, nella sua preziosa vita disse, scrisse e fece tante cose importanti, buona pedagogia per molti di noi. Quella filastrocca che voi avete voluto pubblicare, riaprendo ferite tuttora non del tutto guarite, non è il meglio di ciò che ce lo fece stimare.

Ma questo è solo un mio parere condizionato, di cui mi scuso. Lo dissi tante volte dal 2009 al 2014 che l’idea della unificazione tra la Fai e la Filca fu solo mia ma vedo che resiste una scuola che continua ad insinuare che l’avesse voluta e imposta Bonanni. Ognuno è libero di pensare anche il male ma con ciò non può pretendere che quel che dice sia verità incontestabile.

Come la domanda che molti fecero e oggi ancora in voga “che cosa accomuna i muratori coi panettieri” ecc. Domanda di una banalità disarmante per coloro che furono eletti per essere dirigenti molti dei quali oggi si confrontano da terzo sindacato ben dietro la…”grande Uila” che la fa in ogni ambito da padrona.

Resta che la storia vera di quel fallito progetto è tutta ancora da scrivere. Fino ad oggi l’hanno raccontata i “vincitori” della notte dell’Ergife. Va bene così? Ne dubito. Fu la rivolta dei numeri 2 e dei difensori del loro status quo, raccontata, come tante analoghe vicende nella Storia, con l’enfasi del 1789.

Quella notte, dopo tre anni di discussioni e documenti approvati (anche durante tutta la stagione congressuale del 2013) alla unanimità, grazie al voto segreto, massimo strumento di libertà ma pure il rifugio di tanti pseudo eroi, la Fai disse no. Nel tempo dei falsi eroi e dei leader effimeri ci fu chi gridò alla libertà ritrovata ma chi lo gridò non sapeva cosa lo aspettasse da lì a poche ore.

Ciò che accadde dopo è anche la cronaca di tante complicità e di inaccettabili delitti dei quali tuttora godono alcuni dei sicari e loro complici a conferma del fatto che anche sulle migliori intenzioni e spesso sugli ideali di libertà di pochi ci mettono il cappello i peggiori, gli stessi che si volevano combattere.

Alla famiglia di Giuseppe Pelli, con tutti coloro che lo stimarono e lo ebbero per collega e amico esprimo il dolore cristiano per la sua perdita terrena. A Giuseppe che oggi guarda la vita con gli occhi di Dio voglio dire: RIPOSA IN PACE.

Augusto Cianfoni

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Caro Augusto, grazie del tuo contributo, che viene da un testimone importante di quei fatti. E per scrivere la storia è bene che ci siano testimonianze diverse. Poi, come capita, testimoni diversi ed egualmente credibili danno versioni non del tutto coincidenti degli stessi fatti, e questo è inevitabile per vicende complesse e che si sono svolte contemporaneamente su più teatri e a più livelli.

Ad esempio tu dici, e di certo sai quel che dici, che l’idea della fusione Fai-Filca era stata tua, e non di Bonanni; ma noi ricordiamo anche che poi chi voleva spingerla, metteva avanti più il nome di Bonanni che il tuo quando c’era da superare qualche perplessità. Perplessità che c’erano ben prima che emergessero all’Ergife, ma che non furono prese sul serio, anche lungo tutta la stagione congressuale del 2013. E fu un errore. Anche perché in democrazia non basta mettersi d’accordo fra “numeri uno” – chiunque sia stato il primo a pensarci – se poi devono votare anche i numeri due, tre, quattro, cinque, eccetera eccetera.

Che poi ognuno, da numero uno o da ultima ruota del carro, possa avere avuto anche la preoccupazione per il proprio posto, poltrona o strapuntino che fosse, è qualcosa di non evitabile, e ci sembra inutile tirare in ballo un argomento che chiunque può ribaltare gratuitamente sull’altro senza che sia possibile esibire alcuna prova definitiva.

Sta di fatto che nel 2013 il congresso della Fai aveva stabilito che la decisione sulla fusione avrebbe richiesto almeno due anni; e poi invece il congresso fu riconvocato un anno dopo per votare la fusione subito e a condizioni nuove e sgradite ai più, nobili o meno che fossero i motivi del dissenso di questo o quello. Il fallimento della fusione portò alle tue dimissioni e avrebbe dovuto portare fisiologicamente ad eleggere una nuova segreteria, espressione della linea emersa dal congresso. Ma fu fatto l’errore di accettare che si prendesse tempo prima di procedere alla nuova elezione. E la confederazione approfittò di quel rinvio per commissariare subito.

Tutta questa storia la confederazione ha raccontato a modo suo e noi a modo nostro; e quindi non è vero, perdonaci la puntualizzazione, che l’hanno raccontata solo i “vincitori” della notte dell’Ergife. Se non fosse esistito questo blog sarebbe esistita solo la versione dei prevaricatori di Via Po 21 cancellando anche il ricordo che una decisione democratica e legittima c’era stata, giusta o sbagliata che fosse.

Per questo, per raccontare un’altra storia, è nato questo blog, che è cosciente di esprimere una visione di parte e di affermare una memoria non necessariamente condivisa di quei fatti. Ma questa è la visione che ha ritenuto di sostenere chi, come Giuseppe Pelli in quanto presidente dei sindaci e Giovanni Graziani quale presidente dei probiviri, aveva un ruolo di garante delle regole della Fai e quindi il dovere di reagire ad un illegittimo e antidemocratico atto di prevaricazione della confederazione.

Da lì è nata l’impugnazione del commissariamento, che se fosse stata sostenuta da anche molto meno della metà di quanti teoricamente la condividevano ma poi temettero di esporsi, avrebbe reso più difficile la decisione del Tribunale di Roma di liberarsi della questione per opinabili ragioni di procedura.

Anche se persa, quella è stata la battaglia che abbiamo fatto assieme a Pelli; e per questo lo abbiamo ricordato non per quello che aveva fatto nei decenni precedenti ma per il tratto di strada che abbiamo fatto assieme, dall’Ergife in poi. E lo abbiamo fatto pubblicandone un contributo in versi che non poteva, per definizione, piacere a tutti e che non poteva che riaprire divisioni di allora; ma che era testimonianza di quello che abbiamo fatto con lui, prima che le condizioni di salute lo costringessero a limitare progressivamente il suo raggio di azione.

Ricordarlo in altro modo, risalendo a periodi anteriori condivisi con tanti altri, sarebbe stato elusivo da parte nostra. E avrebbe voluto dire far finta che non sia successo tutto quel che è successo a partire dall’idea sbagliata, chiunque sia stato ad averla, di una fusione a freddo per la quale mancavano evidentemente i presupposti. A cominciare dall’accettazione reale di chi doveva essere fuso.

Un grazie non formale per il tuo contributo. Ne aspettiamo altri e speriamo di non attendere altri sei anni.

il9marzo.it

PS Un ultimo dubbio ci viene in mente: se, come dici, il voto segreto all’Ergife è stato il rifugio degli pseudo eroi, cioè dei vigliacchi, non ti sembra che allora il voto palese sarebbe stato l’ennesimo modo di far esprimere una pseudovolontà della federazione falsata dalla vigliaccheria dei suoi rappresentanti?

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Riportiamo di seguito la controrisposta di Cianfoni e lasciamo a lui l’ultima parola in questo post. Quanto all’ultima parola su tutta la vicenda, questa è ancora lontana da essere detta, e ci sembra giusto che sia così. Noi comunque, come in questo caso, offriamo tutto lo spazio a chi voglia intervenire per dare la propria versione per lontana che possa essere dalle nostre posizioni.

Come in ogni evento della nostra piccola vita vi sono ragioni e torti. Voi ne avete come me delle une e degli altri. Riconosco a chi si oppose alla fusione alcune ragioni e plaudo al tentativo di ottenere giustizia da una magistratura esterna a quella improbabile che in molti casi ha dimostrato di non essere terza.

Un’ultima osservazione poichè non voglio importunare codesto meritevole blog: siete proprio sicuri che la vicenda si sarebbe piegata a migliori esiti se quella notte io avessi convocato seduta stante il CG per eleggere il nuovo Segretario? E chi avremmo dovuto eleggere? Uno tra quei due signori che, pur avendo condiviso con me tutto il progetto in segreteria, facevano il doppio gioco? Gente senza dignità come poi la loro storia personale mi sembra abbia detto.

Comunque grazie per la vostra cortese e corretta risposta pur con osservazioni diverse dal mio parere che rispetto sinceramente.

Un’ultima cosa: se ci fu una interferenza da parte di Bonanni fatta a mo’ di consiglio fu riguardo alla non opportunità di riproporre in segreteria, nel Congresso del 2013, uno dei colleghi che un anno prima, insieme ad altri, avevano tentato il golpe contro di me. Mi opposi a quel “consiglio” perchè volli difendere la dignità della Fai e la sua autonomia. Purtroppo Bonanni aveva ragione perchè chi tradisce una volta è difficile che non ci riprovi come accaduto.

Ma tuttora i due camaleonti, pur degradati, sopravvivono mentre altri furono espulsi non riuscendo a mentire a se stessi: alla Storia della Fai e alla propria coscienza.

Buon lavoro nel ricordo di tanti amici che ebbi il privilegio di incontrare nei 38 anni di vita nella Fisba e nella Fai in ogni Regione d’Italia. Soprattutto iscritti e Delegati che non sanno mai mentire e ti guardano con occhi puliti.

Augusto Cianfoni

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Riportiamo la nuova nota di precisazione da Augusto Cianfoni, che approfondisce alcune delle circostanze di cui si parla

Approfitto della vostra ospitalità solo per precisare poche cose anche se i più ormai hanno tutto rimosso dalla memoria e alcuni dalla coscienza, nei trionfi che ne sono seguiti, tutti certo meritati.

Ha ben detto Admin che il  Congresso di Perugia nel 2013 aveva prospettato tempi più lunghi nel percorso Fai Filca. Nel 2014,  proprio per non disattendere quel dibattito e i tanti documenti approvati all’unanimità durante tutti i Congressi provinciali e regionali, di fronte al suggerimento (ciò è vero) della Confederazione di favorire un percorso più breve, in accordo con la mia Segreteria e con delibera dell’Esecutivo, convocammo nel mese di maggio a Fiuggi il Consiglio nazionale per porre in discussione quella istanza confederale e, se non respinta, andare nel successivo mese di luglio (come avvenne) ai Consigli nazionali riuniti di Fai e Filca a Chianciano per convocare o meno il Congresso d’unificazione.

Nè a Fiuggi nè a Chianciano registrammo contestazioni o voti contrari. C’erano, questo è vero, più mugugni che dibattito e mi sia riconosciuto che questi erano più di estranei che di componenti gli Organismi politici. Se ciò conta.

Vi furono due o tre interventi (ricordo quelli del compianto Santese e mi pare di Maurizio Ori e di Colonna) che espressero alcune perplessità ma – mi preme non dimenticare – che quelle erano motivate per lo più da certi comportamenti arroganti di alcuni dirigenti regionali della Filca che da un diniego categorico al progetto. Alcuni di essi, infatti, i meno autorevoli, in ogni occasione pretendevano di far pesare il maggior numero di iscritti e il fatto che Bonanni provenisse dalla Filca. Non potendo farsi apprezzare diversamente richiamavano persino parentele e lo facevano in modo piuttosto infantile. Purtroppo molti dei nostri cascarono nella trappola di chi nella Filca temeva di doversi confrontare con un gruppo dirigente mediamente molto più preparato. (Ricordo peraltro che invece da parte di Domenico Pesenti  – bella persona e vero Dirigente – avemmo sempre rispetto e disponibilità).

Riguardo poi alla tesi, più volte divulgata in quei mesi difficili, che nella ripartizione degli incarichi nelle segreterie nazionale,regionali e territoriali, la Fai risultasse penalizzata è falso e come tutte le falsità nella vita servono a giustificare neghittosità e pigrizie di chi ha sempre qualche piccolo orto da difendere per quanto da tempo arido o troppo poco produttivo.

Per ultimo : dissi sempre e lo  confermo oggi che “se prima di convocare il Congresso dell’Ergife  e nonostante i deliberati di Fiuggi e Chianciano, fossero venuti da me quegli stessi Segretari che vennero la mattina del 28 ottobre, a Congresso aperto, a dirmi che non erano più d’accordo, io non avrei esitato a fermare il tutto dicendo al segretario Bonanni che avremmo
avuto bisogno di più tempo. Per  questo dissi e lo penso tuttora che ci fu una vera imboscata ordita da pochi e sfruttata da altri.

Fu somma vergogna per tutti noi di fronte a tutte le Delegazioni italiane ed estere presenti. Ma questa è una piaga tutta mia che mi porto dentro quasi da solo non avendo avuto se non pochi segnali di compassione. Quando il popolo emette il suo crucifige bisogna soltanto piegare la testa al patibolo.

Per non parlare poi della lettera anonima che mi fu inviata tramite i Probi viri confederali quello stesso giorno, redatta con una alluvione di perfidie e disumana ipocrisia. La lessi ai miei colleghi di segreteria tre dei quali di sott’occhio si scambiavano ammiccamenti come di chi sapeva  avendo evidentemente contribuito a comporla nei suoi abietti termini. Come si dice a Roma, ricicciò la congiura di due anni prima. Me ne accorsi, ma non volli evidenziarlo per evitare ulteriori complicazioni in quelle ore già tanto difficili.

Comunque sia andata siamo tutti ancora vivi ognuno col proprio bagaglio di ragioni e di torti.

Pertanto, ancorchè quelle vicende non interesseranno mai a nessuno  Storico essendo esse non risolutive degli affanni del mondo, grato della vostra cortesia ho voluto ricordarle perchè – specie in occasione del
lutto che ci ha colpiti con la morte di Giuseppe Pelli – possano essere affrancate dalla polvere del tempo riconducendo tutto alla sua vera
essenza che nulla condivide con chiunque voglia mistificarla.

Con rinnovato apprezzamento.

Augusto Cianfoni

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Non una risposta, ma una battuta in amicizia: caro Augusto, ma sei proprio sicuro che avere “un gruppo dirigente mediamente molto più preparato” ne avrebbe garantito la sopravvivenza? Visto chi occupa quali posti nella Cisl e nelle articolazioni varie ci viene il dubbio che la qualità sia quasi sinonimo certo di condanna a morte…

 

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18 Commenti - Scrivi un commento

  1. Mi pare che la versione di Augusto sia sincera e veritiera soprattutto perché la esprime con pacata serenità e distacco a distanza di anni. Poi è anche vero che il motivo del mancato accorpamento giusto o sbagliato che fosse si è articolato su svariati livelli e ramificazioni con motivazioni valide e altre pretestuose per nascondere gli interessi personali. Certamente la Cisl ha fatto prevalere il suo di interesse, non tanto in quanto confederazione sopra le parti, quanto per il manipolo di donne e uomini famelici del proprio potere. È veritiera la versione di Augusto in quanto la stessa cosa è avvenuta tra Femca e Fim, l’accorpamento per costituire la categoria dell’industria (forse uno dei pochi accorpamenti ad avere un senso) non è stata di Bonanni ma del buon Sergio Gigli l’allora Segretario Femca che avrà commesso anche alcuni errori di valutazione o presunzione, sfiduciato dai segretari regionali che non volevano mettersi in discussione e sconfessato dalla signora Furlan che non aveva alcun interesse nel portarlo avanti per i motivi che si sono compresi successivamente (vedi vicenda Bentivogli). Una Cisl senza una linea generale sopra le parti ma di soli interessi da parte di chi guida la baracca. Almeno Bonanni una linea generale giusta o sbagliata che fosse ce l’aveva e l’aveva messa democraticamente in discussione.

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  2. Fabrizio Colonna · Edit

    Non potevamo andare contro la nostra storia, contro i nostri predecessori, maestri di vita e di sindacato!!! Quella notte io c’ero, vivendola a pieno! Non me ne pento! Forse, anzi sicuramente, dovevamo eleggere la nuova segreteria e Il nuovo segretario generale, senza farci illudere dagli amici…confederali, che cercavano la loro rivincita per lo smacco subito quella notte. Abbiamo dato, ho dato, in mano ad altri le chiavi delle nostre vite e della nostra Fai. Ho pagato, ancora oggi pago, d’altronde Gli errori si pagano sempre in prima persona e per sempre. Il resto è storia, purtroppo contaminata da false memorie!!! Pelli è stato un coraggioso come pochi! A lui, che è stato un eroe di quel tempo, un’arrivederci, alla famiglia un forte abbraccio. Fabrizio Colonna

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  3. dati rappresentanza · Edit

    Basterebbe vedere i dati di rappresentanza che escono da Inps e Aran. La Cisl e’ il terzo sindacato quasi ovunque. Sorpassata anche in Veneto. Nel commercio idem. hanno inventato Fist per dare più mandati in giro per l’Italia e al probiviro Ranieri 300k. Gli accorpamenti avrebbero rimesso in discussione tutto e riportati ad essere confederazione di categorie. Da D’Antoni in poi e’ una confederazione di Usr e Pensionati non scalabile.

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  4. Cianfoni ha ragione e dice verità scomode a chi intorbida le acque. C’era una discussione seppellita da risentimenti indirizzati male e da interessi che stanno bruciando la CISL. Gli accorpamenti categoriali dovevano servire a ripristinare il sindacato di sindacati sfaldato da pensionati e regionali che hanno orizzontalizzato abnormemente la CISL burocratilizzandola. L’origine di ogni contrasto e declino della cisl è dipeso da questo. Tant’è che hanno boicottato ogni progresso che vedeva al centro le categorie e i loro leader. Aprite gli occhi e guardate chi decide oggi nella CISL aldilà della facciata.

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    1. Ma allora come mai la Furlan appena eletta disse di concludere “celermente” gli accorpamenti appena iniziati, partendolca dunque da Fai e Filca? E perché a Brescia strillava, come nel video che abbiamo mostrato più volte, “gli accorpamenti delle categorie li dobbiamo fare!”? Salvo non farli più quando non servivano a piazzare Sbarra, che si era già piazzato, o Petriccioli, che è stato comunque ricollocato, e quando avrebbero rafforzato Bentivogli.
      E d’altra parte, un sindacato di megafederazioni sarebbe stato un sindacato “di categorie”?
      Domande aperte, alle quali si possono dare risposte legittimamente diverse. Quel che non si può dire, alla luce dei fatti ,che dovesse essere la confederazione a imporre gli accorpamenti a chi accorpato non voleva essere. Perché una federazione non è un’unione regionale o territoriale qualsiasi.

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  5. Pastore ha costruito un sindacato di categorie. Oggi in Cisl le categorie hanno meno potere che in Cgil. le Usr e i Pensionati comandano ma le prime essendo tutte indebitate, comandano i secondi. Da quanti anni non si elegge più un Segretario in Cisl dopo una sana competizione su due nomi? Almeno una volta non ci si arrivava alla conta perché esistevano gli accordi. Oggi a nessuno fuori dalla famiglia e’ consentito entrare in Via Po’ altrimenti hanno paura che vengano fuori troppe storiacce. Il povero Bruno Oboe, di sicuro non un estremista, da componente dei Probiviri, ebbe a scrivere una lettera molto seria.

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  6. Piu’ che competizione tra due persone servirebbero idee diverse da porre in dibattito. Ma le idee sono finite da anni.. E le poche che c’erano cancellate sul nascere

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  7. Scusate. Ho conosciuto tanti colleghi della Fisba e della Fai. Come in tutte le migliori famiglie buoni e mediocri.
    Una domanda ad admin : ma la unificazione della Fisba con la Fat non fu voluta e..molto fortemente da Dantoni ? Mi pare di ricordare che molti della Fisba e nessuno della Fat la volevano ognuno a difesa della propria storia e diciamolo, se possibile con serenità, dopo tanti anni. Però debbo riconoscere che gli uni e gli altri ne ebbero vantaggio. Merito di Dirigenti che seppero essere tali ponendo gli interessi dei lavoratori rappresentati in Fabbrica e nelle campagne al di sopra di ogni egoismo.
    Oggi è un’altra storia: mancano gli ideali, abbondano i burocrati, degli associati non interessa più niente a nessuno. I troppi soldi della bilateralità hanno corrotto ogni angolo della CISL. All’epoca di Raffaele Bonanni non sarebbero avvenuti i tristi commissariamenti della Fai, l’espulsione di Scandola e l’uscita, dolorosa per la CISL, di Bentivogli. Quando degli ideali se ne appropriano traditori e sicari la cronaca sembra premiare ma la Storia emette sempre la sua sentenza.

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    1. Rispondiamo volentieri alla cortese domanda.
      Che la fusione Fisba-Fat, ad un certo punto l’abbia voluta anche D’Antoni è possibile, ma sta di fatto che il matrimonio per essere valido lo decidono gli sposi e non il prete; e finché la Fat non l’ha voluto non se ne è fatto niente, nessuno è stato commissariato e nessuno è stato costretto in una notte a dire un sì o no oggettivamente tragico. E comunque fra l’ipotesi e la decisione, e poi fra la decisione e la fusione effettiva sono passati parecchi anni, senza diktat o accelerazioni su umposizione della confederazione.
      A memoria, le prime ipotesi di fusione agroalimentare risalgono alla seconda metà degli anni ’80; correva l’anno 1987 – Marini segretario generale – quando fu organizzato anche un corso di formazione comune fra Fisba, Fat e Ugc di un paio di settimane presso il centro studi di Firenze. L’Ugc fu lesta a sfilarsi, ma anche la Fat non ne voleva sentir parlare come ribadì Ferruccio Pelos, segretario generale Fat, parlando dalla tribuna del congresso della Fisba nel 1989 a Montecatini Terme: il fatto, disse chiaramente Pelos, è che la Fisba e la Fat avevano storie diverse dentro alla Cisl e non erano cumulabili. Gli alimentaristi, per chi non lo ricordasse, erano stati all’avanguardia del fronte per l’unità sindacale su posizioni perfno più radicali dei metalmeccanici, la Fisba era il nerbo dell’area che diceva no all’unità (per la precisione, diceva “unità sì, ma nella chiarezza”; col sottinteso che la chiarezza non c’era).
      Quell’anno cadde il muro di Berlino, ma quello della Fat contro l’accorpamento alla Fisba resistette ancora; qualcuno dice nella speranza che si andasse alla mitologica “federazione unica dell’industria”, il secondo sogno non realizzato dei metalmeccanici dopo l’unità sindacale. E alla fine fu la Fat di Uliano Stendardi, che aveva problemi di dimensioni che si facevano troppo piccole per reggere in autonomia, ad avviare il cammino dell’unificazione che durò ancora un po’ di anni, con la nascita della federazione pluricomposta nel 1997 e poi l’unificazione definitiva nel 2001.
      Chi nella Fisba riteneva un errore quell’unificazione era, se la memoria non altera i ricordi, una minoranza nobile ma esigua.
      Il ruolo della confederazione, che nell’arco di quasi tre lustri ci sarà sicuramente stato (segretari generali Marini, D’Antoni e Pezzotta), non è paragonabile nemmeno per scherzo con quello di Bonanni che ascoltava tutti, o faceva finta di farlo, e poi voleva decidere da solo; o tanto meno della Furlan, che non ascolta neanche sé stessa visto che un giorno comissaria la Fai perché non si è accorpata e le ha dato lo schiaffo dell’Ergife e poi, una volta ottenuto lo scalpo della federazione e consumata la vendetta, non è neanche coerente con quello che ha detto.

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  8. Tutti i veri dirigenti ascoltano molto e poi decidono anche in solitudine. Bonanni probabilmente ha ascoltato più di tutti, ha deciso come altri e probabilmente ha dato più indennità e molta forza alla Cisl di quello che dici. Nulla a che fare, d’accordo, con l’imbarazzante situazione odierna.

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    1. Un conto è decidere in solitudine tenendo conto di quel che si è ascoltato, un conto è fare quel che si già deciso di fare dopo aver fatto parlare inutilmente tutti gli altri.
      Se Bonanni avesse preso sul serio la freddezza con cui fu accolta la sua richiesta al congresso della Fai del 2013, quando disse di fare un bell’applauso all’unificazione con la Filca e non applaudirono neanche i suoi, forse sarebbe stato più dirigente nel senso etimologico, colui che sa dare una direzione, che comandante incapace di comandare.
      Che poi la Furlan, indirigente indigeribile e comandante senza autorità, abbia fatto peggio di lui è cosa fin troppo facile da condividere. Ma forse si può sperare anche in qualcosa di meglio.

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  9. Mi pare molto semplicistica la motivazione che adduci circa la idoneità della disposizione dei leader all ascolto negli organi. E poi la distinzione che fai sui leader vari Ci sarebbe molto da dire anche sugli altri ed ancora di più su Pezzotta, ma non sono tra coloro che amano il settarismo. Soprattutto perché oggi la cisl, per la condizione in cui si trova, meriterebbe più pacatezza e nello stesso tempo più coraggio.

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    1. D’accordo sulla conclusione, ma permetterai che un blog nato per contestare un commissariamento deciso dalla Furlan per non aver voluto una frettolosa fusione sponsorizzata autorevolmente da Bonanni abbiao le nostre simpatie.

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  10. Ho seguito la “versione Cianfoni” e le risposte che questo blog ha pubblicato in riferimento alle vicende della mancata unificazione della Fai e della Filca. Come in ogni ricostruzione di fatti avvenuti anni prima è normale avere opinioni diverse o comunque non del tutto coincidenti. Specialmente quando tutti i documenti probanti li sequestra chi non ha interesse che si conoscano. Ad ogni modo mi preme dire “che stile, ragazzi ” sia da parte di Cianfoni che conobbi da ospite del mio amico Santese al Congresso di Salerno nel 2009 che di tutti Voi che gestite questo Blog. Altra pasta…altra e alta scuola il cui merito va a quella formazione della Fai che tutti conoscevamo, ma pochi emulavamo perchè farne di così alto livello comporta fatica e tanta costanza. Quando ascolto il prof. Sapelli in televisione, che ascoltai ai Camaldoli dalle suore brigidine in una giornata di studio della Fai di Santese mi dico: ecco il segreto! Avere docenti così produce frutti buoni anche se poi arriverà la gelata. Ma dopo l’inverno arriva sempre Primavera.

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  11. "Sapessi cosa abbiamo trovato..." · Edit

    Bene leggere Cianfoni.
    Siccome in tutte le situazioni in cui sono interventi Furlan e Sbarra hanno sempre usato l’arma del sospetto (arma perché fondata sul nulla) dicendo: “sapessi cosa abbiamo trovato”. Sarebbe utile capire le risorse lasciate da Cianfoni al momento del Commissariamento e sapere che fine hanno fatto.
    Su queste allusioni i boccaloni della cisl lombardia ci cascano da anni. In realtà… se avessero chiesto riscontri e soprattutto dove sono finite le risorse della Fai… ci sarebbero da aprire molte riflessioni . Anche perché hanno usato stesso metodo in Fp, in Fnp Veneto, lo faranno in Fim… e i pirla ci credono ancora.

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