31 agosto

 

Quarant’anni fa, il 31 agosto 1980, veniva firmato l’accordo che chiudeva gli scioperi in Polonia cominciati nei cantieri navali Lenin di Danzica e sanciva il riconoscimento del libero sindacato, chiamato”Solidarietà”.

Lo ricordiamo perché, qualche volta, il libero sindacato vince. E la solidarietà non è una parola ipocrita.

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17 Commenti - Scrivi un commento

  1. giampiero bianchi · Edit

    ci vorrebbe qui la testimonianza di Giacomina Cassina, in quegli anni referente principale per la CISL dei rapporti con Solidarnosc inviata speciale e fidata collaboratrice di Carniti, il grande sindacalista che più di ogni altro sostenne senza se e senza ma il libero sindacato polacco, rifiutando tra l’altro ogni “finanziamento politico”, italiano o internazionale che fosse. Una pagina della storia CISL e della storia sindacale italiana di cui andare orgogliosi. Bravi gli amici di 9 marzo che se ne siano ricordati. Grazie

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  2. Non a caso, il nostro segretario generale Pierre Carniti a suo tempo, diceva: IL SINDACATO O E’ SOLIDARIETA’ O NON E’ !!” E poi sembra che la Chiesa, accanto ai cinque precetti generali della Chiesa (partecipazione messa, Confessione, Eucarestia, Santificazione feste, Digiuno), voglia aggiungere quello dell’obbligo della solidarietà (così leggevo sull’Avvenire).
    A proposito, ma sul referendum del 20/21 settembre, il sindacato cosa pensa ? Sono andato sul sito CISL e non ho trovato alcuna indicazione neanche di libertà di coscienza. Mi pare, almeno da quello che emerso in pubblico, neanche la relazione della Furlan il 29 luglio scorso ha fatto alcuna riflessione in proposito. Gli altri sindacati ? aggiornatemi grazie

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  3. Nei giorni in cui si ricordano Solidarnosc e il grande Carniti si prova una grande pena a sentirsi iscritti o Delegati di questa FIM e ancor più di questa CISL. Negli anni di Danzica quella CISL aveva ancora l’autorità morale per dirsi Sindacato della solidarietà e non doveva temere le reprimende del Papa come invece è accaduto ai grassatori che oggi spolpano le casse e l’anima del mio sindacato al quale pure da esiliato mi sento legato. Con tutti i limiti umani e politici che si possono rimproverare a Bentivogli la sua e la mia FIM conservava ancora la sua fisionomia di Organizzazione pensante, capace di andare contro corrente come scrisse Carniti.
    Oggi la sindrome di Stokolma è la condizione che avvolge i cervelli dei mercenari e sarà inevitabile morirne.

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    1. Hai ragione, Anonimo, ma come se ne esce?
      E se la FIM (e la CISL) tornasse ad ascoltare i propri iscritti e Delegati?
      Forse questa è l’unica via, superando qualsiasi personalizzazione e (auto)referenzialità…

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  4. Un operatore confederale con mandato di rimozione · Edit

    Benaglia ripete come Petteni “contrattare” ma e’ la
    cantilena di chi non ha mai firmato un Contratto Nazionale.
    Crudelia entro ottobre deve sloggiare ma lascia solo macerie e
    mediocri nei posti chiave. Benaglia ha un compito: rimuovere anche i segni della speranza che la Fim rappresentava. Mai vista una segreteria con 2 veneti e 2 lombardi.

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    1. Quindi la staffetta con sbarra ad ottobre . E poi i congressi farsa a caduta su tutti i territori. Spero che a report sappiano come sono fatti i congressi in CISL…

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      1. I “congressi farsa” li fanno anche nelle categorie CISL: vedi certe FIM locali dove addirittura già si sa con anni di anticipo chi diverrà segretario generale… I segretari aggiunti, poi, solitamente sono tali perché i più tranquilli, asserviti ed adulatori verso il sistema di potere impiantatosi, dal quale ricevono prebende, protezioni e favori.
        Non c’è alcuna reale democrazia in questo sindacato. Anzi, dirò di più: spesso l’ascesa di certi segretari o distaccati deve ricevere anche l’avallo di determinati uffici del Personale (che garantiscono tessere ed introiti vari) e della politica locale (che garantisce relazioni importanti e protezioni). I lavoratori sono visti solo come numeri. Un degrado totale.

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  5. Referendum taglio parlamentari. Che disdetta se vince il SÌ. La Donnola di via Po dove potrà trovare un seggio? Ah già…dimenticavo. c’è sempre il CNEL oppure il meglio del meglio: la FNP dove riposano le ceneri degli heroi.

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  6. Come nel 2015 la banda del buco utilizzerà il vittimismo dell attacco all organizzazione e chiederanno solidarietà a tutti.

    Chi sta in fabbrica o nelle leghe della fnp la frottola di confondere la difesa della Cisl con la difesa del clan che lo guida non la berrà stavolta. Anzi di doversi vergognare di un vertice che guadagna 180.000€ e delle male fatte dello Ial ne abbiamo piene le scatole. Si devono dimettere!
    Cisl e Fnp

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    1. si sa che con qualche fratello “balzello” la cupola sta cercando di bloccare la messa in onda di report.
      vedremo. i giornalisti non danno tutti retta a guglielmo come […] o […] o […]. anzi la maggioranza conosce la questione morale di via po’.
      ——————————————————-
      Abbiamo omesso da questo commento i nomi di alcuni giornalisti perché accostarli, sia pure indirettamente, a qualche “balzello” che Via Po 21 potrebbe usare significa, anche al di là delle intenzioni di chi scrive, ipotizzare una possibile corruzione nell’esercizio del loro mestiere. E questo non si può fare se non ci sono elementi specifici e concreti.
      Altra cosa è dire, come noi abbiamo scritto più volte, che quando la Cisl compra spazi su qualche quotidiano, ad esempio per un’inutile pagina dei servizi, sta finanziando quel quotidiano. Il quale poi non parlerà mai male di chi lo finanzia. Ma lì il problema è strutturale e non è quello dell’etica del singolo giornalista.
      il9marzo.it

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      1. Avete ben ragione ! AVVENIRE è il Giornale dei Vescovi molti dei quali sono rimasti fedeli alla dottrina delle indulgenze e al degrado della “Sacra Rota”. Basta pagare e si ottiene il Paradiso.
        I corruttori dei tre civici di via PO sanno bene dove e perchè ungere.

        Wittenberg !! 31 ottobre 1517.

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  7. Il tema del post mi pare eluso nei commenti. Eppure e stata una singolare forma di protesta senza precedenti: non scendere in piazza per non scontrarsi col regime,ma chiudersi in fabbrica. E’ la mossa scacchistica dell’arroccp e sotto la protezione del Papa, la cui immagine era appesa fuori ai cancelli.I finanziamenti ci furono e tanti: il cardinale Dziwisz ne sa molto!! Obiettivo del movimento, e non sindacato a mio avviso, “un sindacato indipendente dallo stato e dal governo” per “il controllo delle scelte economiche”. Un gruppo di autorganizzazione operaia di scopo
    e non un’organizza sindacale: questo è stato Solidarnosc che si è dissolta come neve al sole. Mancava di un progetto di tutela degli interessi collettivi. Mi rendo conto che parlare dopo è facile e ingeneroso. Un merito però c’è: si è intuito che tutto nasce dalla libertà, termine polisenso diceva Hegel. Ma la libertà come problema giuridico non è solo negativa (libertà dallo stato, di non aderire ecc.) ma anche positiva (libertà di autodeterminazione come gruppo organizzato) che in questo caso,a mio avviso,e’ mancata. Ad ogni modo un esempio da approfondire meglio della infinita soap opera de noantri che si legge. Ritornano i bonanniani, gondolieri e cicisbei. È iniziato il film!

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    1. Erano scesi in piazza 10 anni prima ed era stato un massacro nonostante cantassero l’internazionale davanti alla polizia: ed avevano creduto alla Nomenclatura che, per l’ennesima volta, prometteva cambiamenti per poi disattenderli. E in mezzo poi c’era stata la grande repressione alle fabbriche Ursus. E così si organizzavano da anni in clandestinità, come circoli operai , quasi sempre nelle chiese. Era sindacalismo autentico non politica…anche se con accenti pansindacalisti (senza saperlo e teorizzarlo ovviamente) ma non era movimentismo. La fede, cattolica, popolare e sociale, era sincera, con un clero sempre a loro vicino ma senza sensi di colpa, senza cedere alla malattia operaista o a strane teorizzazioni marxiste e moderniste. Leggete la piattaforma di partenza, discussa e votata in assemblea: 1. sindacato libero, 2.libera contrattazione collettiva, e poi salario, pane, prezzi, un po’ di welfare, ecc tutto qui. E fuori la città operaia che pregava per loro e li aiutava. Era insomma evidente: il comunismo era finito, gli operai riprendevano in mano la loro storia, quella vera.

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  8. Ma perche’ la furlan e ragazzini sbarra e petteni non sono della stessa famiglia di bonanni?
    Nelle famiglie si litiga ci si avvicenda ma son tutti della stessa casata.
    la novità è la banda unipol

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