Divieto d’innovazione

L’Ig Metall si conferma l’avanguardia del movimento europeo per la riduzione dell’orario di lavoro come scelta strategica. Un movimento del quale la Fim Cisl sceglie di essere la retroguardia.

Nel momento in cui il presidente dei metalmeccanici tedeschi Hoffmann dichiara che la difesa dell’occupazione nell’epoca della pandemia passa dalla settimana di quattro giorni – che non è una proposta improvvisata ma rientra in una strategia sindacale che già negli anni scorsi ha dato i suoi risultati – il neosegretario della Fim, un bravo ma un po’ anziano operatore confederale, dice che l’Italia non deve “fotocopiare il modello tedesco”.

divieto d'innovazione

L’Ig Metall, ricordiamolo, è un sindacato che aderisce al Dgb, ma che elabora in proprio le strategie contrattuali, sulla base di un percorso di consultazione che parte dagli iscritti e arriva al tavolo contrattuale forte di questo mandato. Il che lo caratterizza, anche rispetto alle altre organizzazioni del Dgb, per una forte vocazione democratica. Una democrazia rafforzata da un rapporto di assoluta autonomia dal centro confederale (il commissariamento di una federazione, tanto per fare un esempio a caso, è una cosa che in Germania non esiste e non è neppure pensabile, perché sostituirebbe la volontà del centro a quella della base degli iscritti).

La Fim Cisl, invece, ora è diventata anch’essa un’articolazione del centro confederale. Quindi non deve avere idee proprie, ma deve ritrasmettere dall’alto verso il basso le indicazioni della struttura confederale che non sono idee né visioni strategiche ma esprimono una piatta gestione del presente priva di interesse all’innovazione. Tanto è vero che il precedente segretario generale era stato accusato – con una lettera firmata da più di due terzi dei membri dell’esecutivo nazionale cioè da quanti bastano a commissariare una federazione – di avere delle idee proprie, giuste o sbagliate che fossero. E un anno dopo è stato sostituito all’esito di un’operazione che ha anzianizzato, maschilizzato e sintonizzato con il niente trasmesso da Via Po 21 la segreteria nazionale della Fim.

E i risultati di politica sindacale di questa involuzione democratica si vedono subito: di fronte alla strategia che l’Ig Metall segue da anni e che una volta interessava anche la Fim e il suo ottimo ufficio internazionale – cioè favorire la crescita della produttività attraverso l’innovazione per tradurla in riduzione d’orario, in modo da dare al lavoratore maggior libertà nell’uso del tempo e favorire l’occupazione – oggi la Fim si mette a recitare le tiritere provinciali e riproporre soluzioni di 40 anni fa.  Anziché cercare di lavorare meno ma meglio, si preferisce continuare ad avere orari contrattuali più alti e retribuzioni più basse rispetto alla Germania. Si preferisce lasciare le cose come stanno anziché creare un vincolo esterno, la riduzione d’orario, che costringerebbe le imprese a far quello che oggi non vogliono fare, cioè organizzare meglio il lavoro. Tanto poi quando c’è una crisi il lavoro lo si riduce a spese della collettività e/o con l’uso non sempre appropriato degli ammortizzatori sociali pensati negli anni ’80, e quando le cose vanno bene la gente lavora un po’ di più invece di farla lavorare meglio, e quindi di meno.

Ecco qual era il mandato dell’operatore confederale messo a capo della Fim: innovazione zero, attenersi alle soluzioni vecchie, non cambiare nulla. E non fare ombra a nessuno con idee innovative che poi quelli di Via Po 21 non sono in grado di gestire.

Post scriptum – Marco Bentivogli guardava con interesse alle esperienze tedesche. Solo che era convinto, o così almeno scriveva sempre, che la forza dell’Ig Metall venisse dal fatto di avere “accorpato i sindacati dei settori industriali”.

Quella di Marcolino (in questo caso è giusto tornare a chiamarlo così) era una fake news: l’Ig Metall non ha accorpato i chimici, come voleva fare lui, né gli alimentaristi, ma i tessili. Più o meno come la Fim. Quindi la differenza rispetto all’Italia non stava lì. Solo che anche lui aveva la sua vecchia idea, quella della grande federazione dell’industria, già coltivata da altri prima di lui.

E allora, anche per questo, nel 2014 votò a favore del commissariamento della Fai che aveva rifiutato l’accorpamento alla Filca. Probabilmente credeva che, così facendo, avrebbe salvato il progetto della federazione unica dell’industria e si sarebbe preso la Femca: e invece aveva creato il precedente che avrebbe portato a cadere prima la Fp di Faverin e poi lui stesso.

Ora è tardi per tornare indietro: ma forse gli farebbe bene ammettere di aver sbagliato quel giorno a votare per il commissariamento di una federazione che aveva votato liberamente nel suo congresso. Perché se i sindacati tedeschi sono più innovativi dei nostro non è perché hanno leadership illuminate ma perché non devono portarsi appresso il peso di una struttura confederale come la nostra, invadente quanto priva di idee e dotata di un improprio potere di commissariamento.

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14 Commenti - Scrivi un commento

  1. Forse Bentivogli indicava piu’ che il sindacato tedesco quello europeo a riferimento perché in quest’ ultimo effettivamente esiste la categoria industria. L’errore grossolano di Marco è stato quello di non rispettare le specificità dei comparti dell’eventuale accorpamento con la Femca, aveva forse ragione nel considerarli sovrastrutturati ma non aveva capito l’esigenza di confermare i percorsi storici e le diverse esigenze dei vari settori merceologici.
    In Germania la proposta delle quattro giornate di lavoro o delle 28 ore settimanali é roba di anni fa e anche utilizzata di recente e non in maniera strutturale in quanto finanziata periodicamente dal Governo tedesco, ma c’è da dire che il costo a compensazione é a carico della collettività e delle aziende e non arriva a coprire l’ottanta per cento del salario pieno, una specie di cig alla tedesca. Da questo punto di vista non abbiamo molto da invidiare alla Germania. In realtà però l’innovazione italiana è ferma da decenni. E nessuno nell’attuale Cisl é in grado di avere le capacità innovative necessarie a un ragionamento interessante. Bentivogli però aveva indicato l’abolizione del tempo di lavoro con una quantomeno interessante ipotesi di lavoro.

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    1. Quello che tu descrivi come simile alla cig è il Kurzarbeit, che è finanziato transitoriamente dal governo solo per i periodi di crisi, come quello attuale. La riduzione su base contrattuale non passa dal finanziamento del governo, ed è stato fatto in parte già nel 2018 direttamente fra le parti e con costi a carico delle imprese, stabilendo che un lavoratore può decidere di ridursi orario e salario per le sue esigenze. Ma in qualche caso, per esempio la cura di familiari, la riduzione del salario è minima. E tutto questo senza finanziamenti dal governo.
      Questa ci sembra una cosa che si potrebbe invidiare alla Germania

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  2. L’errore piu’ grossolano dei confederali sta nel non capire che il baricentro sindacale si è ormai spostato a Bruxelles e le risorse oltre che alla base andrebbero indirizzate proprio lì dove si decidono le politiche economiche e sociali dei Paesi dell’Unione. Ma evidentemente questo ai nostri non interessa perché già contano poco in Italia, figurarsi nel ginepraio dei sindacati europei. E poi…. alle poltrone e certi privilegi è difficile rinunciare.

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  3. Ottimo articolo! Completamente d’accordo sul fatto che la FIM, prima, avesse un ottimo ufficio internazionale, guidato dal grandissimo Gianni Alioti: persona seria, onesta, perbene, competente e… dotata di una umanità ed empatia che sono più uniche che rare! E poi sempre dalla parte dei lavoratori! Integerrimo in tutto e per tutto.

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  4. In Germania la questione sta nella crisi automobilistica legata sia alla crisi di settore che agli strascichi della truffa sulle emissioni di co2. Le conseguenze sono il possibile esubero di 400mila addetti. Sarebbe interessante conoscere la situazione del settore in Italia ma essendo il tessuto imprenditoriale del nostro Paese costituito perlopiù da micro imprese credo sia necessario ragionare su piu’ ipotesi. D’altro canto molte aziende di servizi non hanno conosciuto crisi, anzi in svariati casi hanno registrato un incremento del ricorso al lavoro straordinario. Pertanto la situazione è molto articolata e andrebbe secondo me affrontata a livello territoriale a seconda dei casi, certo è che se a livello nazionale e confederale si facessero accordi di massima da sviluppare nei territori sarebbe ancora piu ‘ semplice.
    A mio avviso per contrastare l’uso smodato dello straordinario a favore di nuove assunzioni, sarebbe utile ridurre da un lato la tassazione magari al 15% per il lavoratore riguardo tale istituto contrattuale e dall’altro lato spostare interamente il costo delle trattenute previdenziali sullo straordinario sull’azienda : in questo modo i costi straordinario aumenterebbero per le aziende invogliandole ad assumere e inoltre i lavoratori avrebbero compensata in busta paga la riduzione drastica dello straordinario.
    Sull’orario c’è una forte pressione da parte delle aziende per aumentare l’orario di lavoro settimanale a parità di retribuzione per cui sarà davvero difficile andare in senso contrario. Sarebbe pertanto auspicabile un accordo quadro a livello confederale che vada a individuare dove attingere le risorse al fine di ridurre l’orario: minore tassazione in busta paga? Utilizzo della rivalutazione dei fondi previdenziali? Spostamento delle risorse destinate a finanziare il reddito di cittadinanza? Trovare nuove strade per migliorare la produttività spostando risorse aggiuntive ai premi di produzione direttamente in busta paga?

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  5. Adriano Serafino · Edit

    Bell’articolo che sollecita la riflessione sulle strategie del sindacato! L’ho pubblicato ora anche su http://www.sindacalmente.org. Il principale ritardo di analisi e di proposta della Fim-Cisl in tema di produttività e riduzione dell’orario di lavoro, a mio avviso, è dovuto al valutare il trinomio innovazioni-progresso-crescita, ritenendo ancora valido e moderno il nesso positivo “più investimenti uguale più occupazione”, il paradigma che ha caratterizzato gran parte le trasformazioni del secolo scorso.
    Marco Bentivogli ha portato in primo piano mediatico le sue idee e il suo grande ottimismo sulle ricadute, anche per l’occupazione, delle innovazioni. Stante il funzionamento attuale della democrazia rappresentativa (autoritaria un po’ ovunque), Bentivogli ha avuto il merito di portare in primo piano la Fim-Cisl in un panorama nazionale conformistico e trasformista. E’ stato invece carente, e forse questo è stato il suo tallone d’Achille, nel promuovere approfondite inchieste – chiamando in causa RSU e lavoratori interessati – per valutare, selezionando apposite filiere di aziende, quali conseguenze occupazionali e professionali si sono determinate con l’applicazione di piattaforme informatiche. Far parlare i fatti e non solo le sue dinamiche opinioni! Avrebbe quasi sicuramente, per i dati che sarebbero emersi sul rapporto innovazioni-occupazione, determinato uno scossone sul merito delle strategie fin qui seguite dal sindacato, dalla Fim e dalla Cisl. E l’esito non sarebbe stato certamente quello del “commissariamento dolce” della Fim-Cisl a cui abbiamo assistito nell’estate.
    Il sindacato tarda ancora a definire una nuova strategia per sperimentare una rimodulazione e riduzione dell’orario di lavoro della prestazione in azienda, destinando nel contempo parte dell’orario contrattuale (es. due ore giornaliere o diversamente conteggiate) per attività di formazione professionale o per nuove abilità professionali – non a carico, ma con un contributo delle aziende – favorendo così la mobilità in azienda e tra aziende, oltre alle scelte personali. Sperimentazioni che sono ben avvertite nella società e che, in questo periodo, possono essere correlate anche con l’utilizzo di cassa integrazione covid. La proposta per un diverso utilizzo degli ammortizzatori sociali è stata già formulata, da settimane, dal ministro del lavoro Nunzia Catalfo .
    Anche le Confederazioni, come pure la Confindustria, annunciano la necessità di una riforma degli ammortizzatori sociali. Annunci che restano tali, senza essere seguiti da concrete proposte sulle quali i lavoratori siano chiamati ad esprimersi.

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    1. Grazie Adriano, la questione alla fine è sempre quella della partecipazione democratica, che viene prima della leadership illuminata o meno.

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  6. Esatto! Mi piace proprio questo blog. Avete pensato ad una presenza di “il9marzo” anche sui social (FB, Twitter, ecc.) per promuovere meglio questi contenuti?
    Ci vogliono più spazi di dibattito come questo, mancando ormai quelli preposti nel sindacato!

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    1. Grazie per l’apprezzamento, ma per quanto riguarda i social la nostra scelta e’ stata quella di non servirci di questi strumenti, che hanno un’altra logica e chiedono un impegno diverso da quello di un blog.

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