Savino Pezzotta ringrazia Marco Bentivogli

Dal sito dei nostri amici di sindacalmente.org riprendiamo il commento di Savino Pezzotta sulle dimissioni di Marco Bentivogli. E ci fa piacere riscontrare una forte sintonia fra quello che abbiamo scritto noi e il giudizio dell’ex segretario generale della Cisl.

Ma nel commento di Savino c’è anche qualcosa in più rispetto a quel che abbiamo scritto noi; ad esempio c’è la sottolineatura di come il metodo usato per spingere Bentivogli fuori dall’organizzazione sia stato usato anche contro di lui, e quindi si può parlare di un sistema di governo; e poi di come la Cisl abbia ignorato la notizia, a conferma ulteriore che a monte delle dimissioni c’era un ostracismo verso la persona di Bentivogli, il che, ci permettiamo di aggiungere, è sempre indice di una malattia nell’organizzazione che non sa pensare ed agire in termini politici a prescindere dalle persone; e poi c’è un ringraziamento finale a Marco Bentivogli per quello che ha rappresentato e per la sua scelta di oggi di andarsene per restare libero.

Un saluto questu’ultimo che ci sembra il più bello che possa ricevere chi si dimette. Sia per le cosa detta, sia per chi le ha dette.

il9marzo.it

 

PENSIERI ATTORNO ALLE DIMISSIONI DI MARCO BENTIVOGLI

Diversi amici ancora attivi dentro la Cisl con i quali conservo e mantengo significativi e fortemente amicali rapporti, mi hanno chiesto cosa pensassi delle dimissioni di Marco Bentivogli: mi sono astenuto dal commentare la scelta di Marco per non rinnovare la fatica e la sofferenza di cui personalmente feci esperienza.

Nessun militante sindacale decide di abbandonare l’impegno se non vi è spinto da diversi fattori o condizioni interne. Personalmente ho sperimentato che si danno le dimissioni dopo aver sperimentato una tattica interna di logoramento, senza che mai si vi siano posizioni politiche esplicite. Al massimo ti si accusa di cattivo carattere, di invadere i campi di altri e di avere amicizie o stima verso persone politicamente impegnate come se l’autonomia del sindacato impedisse di avere rapporti personali di ampio raggio.

Resto convinto che l’uscita di Marco sia per la Cisl un grave danno e se questa è stata spintanea un grave errore. Marco, che ho conosciuto quando era segretario della Fim di Ancona e con il quale non sempre ho concordato, è stato per me e per tanti altri il volto di una speranza. Un dirigente sindacale che, a mio parere, poteva innovare e rivitalizzare la Cisl e il Sindacalismo Italiano: Non tutte le sue posizioni erano condivisibile ma certamente oggetto di discussione. È stato uno dei pochi sindacalisti che ha provato ad uscire dal conformismo sindacale per avventurarsi su terreni nuovi e a prospettare la possibilità per il sindacalismo di vivere pienamente e con ruolo nella società e nel lavoro pervasi dal digitale e al formarsi dell’infosfera, che implica costanti e permanenti considerazioni di carattere sociale, ambientale ed etiche totalmente nuove. Il lavoro e la sua organizzazione saranno sempre più collocati in uno spazio ibrido tra on line e off line, tra analogico e digitale.

Marco è stato, a mio parere, uno dei pochi sindacalisti che ha tentato di vedere le nuove tecnologie oltre il macchinismo, ma di percepire come il lavoratore fosse collocato dentro un modello organizzativo fatto da un mix, fondato sull’interazione di oggetti, strumenti e informazioni diverse. Questo processo di trasformazione doveva mutare, trasformare, i paradigmi abituali in uso nel sindacato, per generarne di nuovi anche se questo significava abbandonare le sicurezze e le certezze ereditate dal passato e assumere la categoria del rischio.

Per una curiosità maligna sono andato a vedere come queste dimissioni venivano riportate sul sito della Cisl e come le commentava il Segretario Generale, ho cercato di vedere anche “Conquiste del lavoro” non sono stato in grado di rilevare nulla: un silenzio colpevole.

Non voglio fare delle dietrologie, ma cercare di interpretare la laconicità con cui Marco scrive e annuncia le sue dimissioni, non mi ha convinto che a spingerlo in questa direzione fosse solo il desiderio di “lasciare spazio ad altri”, nobile intenzione che però non mi ha convinto. Ma il fatto che affermi “questa è la migliore condizione di proteggere la Fim” lascia trasparire l’esistenza di questioni interne alla categoria e alla Cisl.

Grazie Marco per il lavoro che hai fatto, per la tensione ideale che hai mantenuto e per avere deciso di andartene piuttosto che sottometterti a possibili compromessi. Poiché ci sono momenti che l’essere liberi richiede sacrifici.

SAVINO PEZZOTTA

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9 Commenti - Scrivi un commento

  1. Si è dimesso ma non salverà i suoi in fim, lo abbiamo visto in fai e fp, e adesso toccherà alla fim.
    Questa organizzazione è malata,la cura è una sola , dimissioni in massa.
    Solo colpendo il cuore economico della CISL qualcosa si muoverà… Ci aspetterà un autunno molto caldo in previsione dei congressi…

    Mi chiedo se avranno ancora la faccia tosta di chiedere udienza a papa Francesco… Avendo fatto esattamente il contrario di quanto lui aveva esortato la dirigenza CISL a fare … Che brutta fine per un sindacato che ha fatto la storia di questo paese e non solo…

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  2. Bentivogli ha voluto comportarsi da signore e da degno erede di Carniti Purtroppo in questa grande cloaca gli allievi di Marini, Dantoni e Bonanni (il loro silenzio dice molto a riguardo) non faranno prigionieri. Bentivogli avrebbe dovuto serrare le sue file : andare in Esecutivo e in Consiglio generale FIM e farsi confermare la totale fiducia dei suoi…alzare il ponte levatoio contro i saraceni…come tutti sanno i sicari non amano la luce del giorno. Essi diventano arditi soltanto col favore delle tenebre…ora c’è da sperare che le donne e gli uomini della Fim dimostrino attributi che in questa CISL sono ricordi dei tempi remoti. Perchè in queste ore il mercato delle vacche e dei conigli è in frenetica attività…i trenta denari si moltiplicheranno per quante sono le Unioni territoriali e regionali.

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  3. La bella testimonianza di Pezzotta nei confronti di Marco Bentivogli è la migliore testimonianza che lui potesse ricevere da un uomo vero e da un sindacalista unico. Altrettanto non mi pare di poter dire delle parole scritte oggi da Bonanni: nobili e reticenti allo stesso tempo. Si vede tra il primo e il secondo caso la differenza tra la libertà vera e quella tuttora con qualche catena ai piedi e qualche morsetto in bocca… Tra poche ore sia Pezzotta che Bonanni saranno risucchiati nel vortice melmoso di una confederazione che – come hanno scritto alcuni – non farà prigionieri. Pure per Bentivogli scatterà la damnatio memoriae riservata sempre alle teste pensanti e alle coscienze non dormienti. Ma la Storia caro Marco non teme le streghe e l’immondizia di questa immonda discarica.

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  4. Grazie Savino !
    Fin quando potremo leggere o ascoltare un tuo pensiero vivremo nelle catacombe ma potremo sperare in un futuro in cui i caproni saranno separati dalle pecore e i vili dagli eroi. Fintanto che tu ci dirai qualcosa per consolarci o pure per stimolarci le ossa di uomini come Pastore…Romani…Carniti… Crea…Merli Brandini…Scandola…riposeranno in pace nonostante l’indegno saccheggio che i moderni Vandali fanno da sei anni in via Po e dintorni. W la Fim libera W la CISL sindacato di sindacati autonomi e liberi.

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  5. Basta con questa cisl · Edit

    Uomo che poteva dare battaglia ma ha dimostrato di avere paura
    Il segretario fim non può avere paura.
    Spero di non ritrovarmelo in lista per le regionali
    Lo danno per certo
    Sarebbe la conferma che conta solo il personale.
    Questo sito e altri gli hanno dato strumenti per contrattsccsre ma lui è scappato.
    Questo è purtroppo.

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  6. Mi lasciano sconcertata i commenti dei parecchi anonimi che si susseguono per il semplice fatto che non si può sperare nell’intervento esterno, seppur autorevole, di Savino Pezzotta se non si ha neppure il coraggio di uscire allo scoperto mostrando il proprio volto e manifestando il proprio pensiero.
    Il pensiero di Savino è quello di un sindacalista che ha affrontato ogni difficoltà mettendoci la faccia ed è per questo che ha pagato conti salati per mantenere la sua libertà di pensiero, sia da lavoratore che da sindacalista. Un lavoratore che ha percorso la strada del sindacato non certo per sperare che il solo libero pensiero dell’organizzazione che un tempo ha guidato sia quello di accontentarsi di poter vivere nelle catacombe sperando in un futuro in cui i caproni saranno separati dalle pecore e i vili dagli eroi. Dubito che Savino si sia pronunciato con fine consolatorio o per garantire riposo e pace alle ossa di uomini come Pastore,Romani,Carniti,Crea,Merli,Brandini,Scandola.
    Se voi anonimi siete consci dell’indegno saccheggio che i moderni Vandali fanno da sei anni, (temo più di quattordici) in via Po e dintorni mi domando perché non uscite allo scoperto per contrastare concretamente questo malaffare ?!
    Io temo che la risposta di questo immobilismo della nutrita schiera di Anonimi si trovi nella consapevolezza di essere parte di questo orrendo agire poiché molti di questi, sono tali, perché hanno scambiato fedeltà per un posto nell’organizzazione ! Credo sia noto a tutti quanto sia sempre più improbabile che in questa organizzazione l attuale Dirigenza abbia fatto un reale percorso di lavoratore dipendente prima ricoprendo in azienda il ruolo di rsu, rls e che poi abbia, nel corso degli anni, conquistato posizioni nell’organizzazione per aver brillato di luce propria nella gestione del negoziato interno alle aziende e nella tutela dei lavoratori. In genere si approda al ruolo di dirigente perché si è nella grazie di un Dirigente Regionale o Nazionale, indipendentemente dalle competenze. Il solo requisito richiesto è la fedeltà al Capo sempre e comunque indipendentemente dalle scelte che il Capo compie legittime o meno.
    Quando si accetta di ricoprire cariche semplicemente perché qualcuno ha deciso così è ovvio che poi il passo è breve nell’accettare qualsiasi compromesso e non ci si può più lamentare perché si è ormai un ingranaggio di questo orrendo meccanismo.
    Credo a questo punto però che non sia plausibile neppure esprimersi nell’anonimato contro questo sistema poiché con il patto di fedeltà sottoscritto si è contribuito a far forte questo sistema che oggi si vorrebbe veder crollare ed io me ne domando la ragione perché temo purtroppo che sia riconducibile al fatto che vi siete resi conto che non ci sono più gradini da salire nella scalata al potere oppure che temete di non essere più i prediletti dal Capo !?
    Chi non ha indossato la maschera dell’anonimato ha scelto di uscire da persona libera perché la dignità vale più di qualsiasi posizione di potere mai conquistata concretamente sul campo sindacale !!!

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    1. A Paola Bertona
      30 giugno 14.41

      Come non condividere ciò che scrivi !
      Il saccheggio in CISL a Roma e in tutta Italia è cominciato – come è stato scritto più volte qui sul 9 marzo – coi mariniani, è proseguito col duo Dantoni Cocilovo e dopo il periodo sabbatico di Pezzotta ripreso con Bonanni e portato alle estreme conseguenze con l’attuale signora dei vetri puliti e il suo scudiero il greco dallo sguardo che non dico.
      Hai ragione soprattutto sull’uso dell’anonimato che in via teorica non dovrebbe esistere tra uomini veri e donne che non investano in niente altro che nella loro bravura.
      Tu sai però bene che sarebbe stupido rimirare il tramonto fischiettando mentre è in corso un bombardamento.
      Gli anonimi si dividono in due categorie: quelli per necessità a salvarsi la pelle in un regime come quello cinese o cislino dove i GIUDICI sono corrotti a tal punto da considerare un merito il mandare al rogo Giordano Bruno. Costoro hanno pure il padre spirituale al quale confessano non i loro peccati ma i loro meriti.
      Poi vi sono quelli che si vergognano di esistere e ancor più di mostrarsi complici del tiranno. Gente da sottoscala che ama strisciare lungo i muri dei sacri corridoi alla stessa maniera degli untori nella famigerata peste.
      Come se ne esce ? … Non se ne esce. Fin quando scorreranno fiumi di denari con la collusa bilateralità delle fameliche associazioni padronali non vi sarà alcuna possibilità di rompere l’incantesimo neppure se migliaia e migliaia di soci decidessero di ribaltare questa indegna mangiatoia.

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