Un accordo per il medio periodo

Savino Pezzotta rilancia dal suo blog il testo dell’appello (a questo link) che ha promosso assieme a Giorgio Benvenuto, Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani perché il governo scelta la strategia di “promuovere un confronto con le parti economiche e sociali per definire un accordo nazionale di medio periodo che, a partire dall’emergenza in corso, condivida percorsi di ripresa della produzione e dei servizi in una logica di sostenibilità ambientale, sociale ed economica”.

Una proposta che si fa forte di esperienze passate (quando “il paese è riuscito a riemergere dalle sue difficoltà attraverso una forte convergenza tra interessi inizialmente differenti che si sono confrontati e anche formalmente ricomposti in accordi strategici comuni”) e che sollecita una visione del futuro perché la crisi del coronavirus “è insieme sanitaria, economica e sociale” e richiede “una gestione coesa dell’emergenza e una programmazione di medio periodo della ripresa economica che punti allo sviluppo, riduca le disuguaglianze, introduca criteri di sostenibilità, aumenti la coesione sociale e territoriale del paese”.

Legare assieme il passato e il futuro a partire dal presente attraverso “un accordo di medio periodo” è quindi l’indicazione che arriva da quattro ex segretari generali, e noi la segnaliamo a tutti come motivo di riflessione. Aggiungendo però anche una nostra considerazione: il passato insegna che questi accordi sono stati utili quando hanno saputo costruire risposte condivise ai problemi, talora contingenti e talora strutturali, che tutti avevano davanti. Quando invece questa strada è stata battuta come strumento per legittimare organizzazioni e/o governi in crisi di rappresentatività reale o per perseguire esigenze proprie sconnesse da quelle del paese, questi accordi sono passati senza lasciare il segno anche quando venivano annunciati alla nascita come “storici”.

Per questo, accanto alle emergenze sanitarie, economiche, sociali e ambientali evocate dai promotori dell’appello, ci permettiamo di aggiungere il consiglio di non dimenticare l’emergenza democratica, anche dentro ai sindacati e alla Cisl per prima.

Altrimenti un accordo con tutti i contenuti giusti e le strategie adeguate rischia di essere un bel discorso fra pochi e non una prassi democratica di condivisione della strategia per ripartire assieme. Come invece noi auspichiamo, unendoci al senso dell’appello dei quattro importanti leader sindacali.

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