“Durante l’emergenza”. La parola a Pinuccio

Il momento in cui Pinuccio Rustioni prendeva la parola negli organi della Fisba e poi della Fai era un passaggio importante di quelle riunioni. Perché era uno dei momenti in cui il dibattito si approfondiva, si focalizzava su alcuni punti concreti e si allargava a nuove prospettive a partire da un punto di vista che era sempre quello del lavoro e della sua rappresentanza.

Per questo ci fa piacere tornare a dargli la parola oggi che, per le note vicende, non è più dentro alla Cisl ma dimostra, per quello che fa e per quello che dice (e per la connessione che c’è fra le due cose), che l’esperienza di oggi prosegue quella di ieri (e non è solo la continuità di un brand o di qualche slogan).

E ci fa piacere anche perché la sua voce, un po’ come quella di Savino Pezzotta, arriva da zone dove il virus ha colpito e sta colpendo forte. Il che dà, se ce ne fosse stato bisogno, ulteriore importanza alla sua parola che allarga, focalizza e appronfondisce la riflessione su come vivere i giorni dell’emergenza senza limitarsi ad aspettare un domani che prima o poi arriverà. Sempre dal punto di vista del lavoro e della sua rappresentanza.

Ricordiamo con l’occasionei che, anche se i commenti sono in questo momento bloccati per difficoltà sopravvenute nella loro gestione, la nostra casella mail è sempre attiva. Chi ha interventi da fare su quello che pubblichiamo può scriverci.

il9marzo.it

——————————————————————————————————————————-

C’è stato un prima, ci sarà un dopo, ma soprattutto c’è un durante.

Prepararsi a ciò che sarà il nostro futuro quando l’emergenza sanitaria sarà finita è un esercizio importante ma può anche essere pericoloso.

Lo è se si ragiona in astratto su scenari futuri, perché decisivo è il durante che si prospetta, con tutte le fasi di gradualità che si renderanno necessarie, di non breve durata.

Il cambiamento è già in atto e lo sentiamo vivo sulla nostra pelle viste le costrizioni alla nostra libertà che dobbiamo accettare per un bene futuro.

Perciò non mi convince la teoria delle due fasi ” prima e dopo” quand’anche il dopo sia intriso di buoni e austeri propositi di stampo kantiano su quel che dovrà essere il nostro virtuoso comportamento di domani con un sommario “j’accuse” sulle nostre negligenze personali e collettive di ieri.

Le dimensioni di spazio e tempo si sono modificate oggi in modo forzato, forse almeno per un bel po’ di tempo, non torneranno ad essere quelle di prima, conviene capire allora come un condizionamento davvero molto forte, tanto inaspettato quanto devastante possa trasformarsi in una condizione per .… e questo “per”, seppur complicato e difficilissimo bisogna iniziarlo adesso.

Da qui l’esigenza di avere una classe dirigente a tutti i livelli che sia all’altezza di un compito di così grande responsabilità.

In chiave sociale l’assunzione da parte delle organizzazioni sindacali confederali del motto ” la salute prima di tutto” (e chi può essere contrario a questo principio?) senza una attenta valutazione delle sue conseguenze pratiche, si è tradotto in un quasi stop di tutte le attività produttive. C’è stato, al di là delle buone intenzioni, una forte dose di ideologismo che sarebbe opportuno correggere.

Intanto perché il confine fra attività essenziali e non è di difficile demarcazione e comunque può essere ragionevole adottare un criterio così restrittivo per un breve periodo, il tempo necessario per ripensare la struttura organizzativa di tutte le attività lavorative così da metterle il più possibile in sicurezza (…il più possibile…).

Certo non tutto si può fare subito ma iniziare è doveroso e bisogna ritornare al lavoro e produrre beni e servizi, perché l’economia è fatta da una miriade di ingranaggi fra loro interdipendenti, fermare una parte di essi significa prima o poi ma è più prima che poi, fermare tutte le attività produttive.

Nella transizione il diverso rapporto spazio-tempo modificherà l’importanza delle filiere economiche, delle strutture organizzative del lavoro, talune ritorneranno centrali (agricoltura…) altre si ridimensioneranno e ne nasceranno di nuove.

Un cambiamento che deve essere accompagnato da adeguate risorse. Una classe politica all’altezza oltre a “conquistare” le giuste risorse deve saperle spendere bene, quindi più che interventi a pioggia spesso dettati da emotività e da ricerca di un facile consenso, deve indirizzare buona parte delle stesse verso il sostegno delle attività produttive.

Sempre in chiave di buona collocazione del denaro pubblico si dovrà prendere atto una volta per tutte, delle necessità di spostare risorse di tutela sociale verso fasce di popolazione non anziana, assicurando a quest’ultima una tutela essenziale fatta non solo di pensione ma anche di servizi.

L’attuale impasse ha messo in rilievo l’urgenza di dare adeguate tutele previdenziali a famiglie, disoccupati temporanei (temporanei perché oltre all’indennizzo bisogna facilitare il rientro al lavoro), persone sospese temporaneamente dal lavoro (ancora il termine temporaneo risalta…pensare a una loro momentanea ricollocazione in aziende carenti di mano d’opera?), fasce deboli.

Insomma c’è un durante da vivere, un durante lungo e graduale, che fra le sue priorità ha il lavoro.

Lavorare si deve, diamoci da fare perché lavorare si possa.

Pinuccio Rustioni

Condividi il Post