C’era una volta una lettera anonima

Non erano passate molte settimane da che la signora Anna Maria era stata eletta come numero due di Bonanni, il 24 giugno 2014, e a Via Po 21 arrivò una lettera anonima. Non era la prima, sarà l’ultima, ma questa non era “la solita lettera anonima che vuole buttare fango su qualcuno”, come c’era scritto nella prima riga: era un‘accusa contro il segretario generale Bonanni, sul conto del quale l’anonimo/a (o anonime/i) dimostrava/no, carte alla mano, di sapere, e poter sapere, molte cose.

Alla lettera, ad esempio, erano allegati due documenti: a) estratto conto Inps di Bonanni Raffale, nato a Bomba ecc. ecc. codice fiscale ecc. ecc. residente in ecc. ecc. ; b) lettera di un dirigente dell’Inps avente per oggetto “comunicazione di riliquidazione per trasformazione da provvisoria a definitiva della pensione” ecc. ecc. . Pensione che, a pagina 2 della lettera, a seguito del ricalcolo e del riconoscimento degli arretrati veniva indicata nella cifra ecc. ecc.

Quei documenti non venivano da Riccardo Weiss, né da Fausto Scandola. Non da Weiss, perché dalle sue postazioni di lavoro non risultano accessi relativi alla posizione di Bonanni, e lui non poteva avere la corrispondenza fra l’Inps e l’allora segretario generale; e non venivano da Scandola, che non mandava lettere anonime ma firmava tutto quello che faceva.

A seguito di quegli avvertimenti, Bonanni si dimise lasciando strada alla signora Anna Maria e rinunciando implicitamente alla possibilità di restare in carica fino al congresso del 2017 (sarebbe bastata una modifrica al regolamento da parte del consiglio generale), quando avrebbe potuto scegliere chi lo avrebbe sostituito in un gruppo di persone diverso da quello della segreteria confederale in carica nel 2014.

Un po’ di tempo dopo, per la precisione la mattina del 27 ottobre 2014, quando la signora aveva appena preso possesso della poltrona di comando, un’altra lettera anonima arrivava a Via Po 21 (e anche al 22, dove siede la Cisl-Probiviri); una lettera che si apriva con una specie di codice di identificazione (“anche questa non è la solita lettera anonima che vuole buttare fango su qualcuno”), e che era rivolta contro Augusto Cianfoni, segretario generale di quella Fai che proprio quella mattina apriva il congresso dal quale sarebbe dovuta uscire dissolta.

Come è noto poi la Fai non si è dissolta da sola, ma è stata dissolta di fatto da un commissariamento illegittimo, che è servito a garantire al dottor Sbarra dell’Anas un breve giro di valser da segretario generale della Federazione, in modo da azzerare il cumulo dei mandati e poter rientrare vergine nella segreteria generale, già numero due e con vista sul posto da numero uno senza timore di esser messo fuori gioco da altri aspiranti con un numero di mandati inferiore.

Dopo quei fatti, gli anonimi hanno continuato a girare, ma solo per colpire a livelli più bassi, magari con l’ipocrisia del codice etico da applicare su questioni bagatellari contro i pesci piccoli mentre Scandola aveva rivelato le magagne del gruppo dirigente.

Intanto la cricca che aveva fatto il colpo di mano contro Bonanni si era eternata nei posti di comando: la signora Anna Maria sulla poltrona di Via Po 21, il dottor Sbarra dell’Anas in pole position per la successione dopo il trattamento riverginante a spese della Fai; il Ragazzini Piero continuava a tener stretta la cassa già affidatagli da Bonanni; Gigi “pensionedoro” Bonfanti restava sulla tolda di comando della Fnp, cassaforte dell’organizzazione. Gli altri partecipi della congiura ma non del cerchio ristretto di chi faceva e disfaceva i giochi (i Petriccioli, i Petteni ecc. ecc.) venivano dirottati ad altri incarichi e costretti a dismettere le loro fantasione aspirazioni, e per i posti liberati nella segreteria generale si inaugurava la politica di scegliere personaggi deboli, catapultati in alto rapidamente e altrettanto rapidamente avvicendati, in modo che nessuno avesse tempo di dare fastidio al gruppo dei pochi che avevano in mano il giocattolo.

In questo sistema di potere, il recente passaggio di consegne alla Fnp rientra nella strategia di cambiare qualcosa solo quando serve a non cambiare nulla, o il meno possibile. L’elezione del Ragazzini Piero e l’affidamento della fondazione della Fnp a Gigi “pensionedoro” Bonfanti è il modo perché tutti e due restino nel cerchio ristretto che controlla il sistema “Cisl e servizi vari”.

Solo che quando il collante è l’interesse, e non l’identità collettiva, anche un piccolo cambiamento può far saltare gli equilibri che reggono il patto. Anche perché a questo punto c’è un numero due che non vede l’ora di essere il numero uno; e una numero uno che invece ha interesse a rinviare la sua uscita, almeno fino a quando non gli sarà garantita la ricollocazione un posto di buona retribuzione e poca fatica, come piace a lei. E siccome in questo momento la politica garantisce poco o nulla, lei aspetta e lascia crescere l’assegno pensionistico.

Intanto però nei corridoi di Via Po 21 e servizi annessi cominciano a circolare voci strane. Ad esempio, c’è chi comincia a dire che il dottor Sbarra dell’Anas non sarebbe adatto a fare il numero uno come se fosse una scoperta recente, e che alla Fai la sua gestione ha lasciato parecchio a desiderare (il che è falso, perché invece ha perfettamente raggiunto lo scopo di distruggere ogni margine di autonomia di quella che fu una federazione importante ed oggi è solo un’articolazione burocratica del centro confederale). Mentre altre voci, talora riprese dai giornali, rilanciano e smentiscono a grande rapidità ipotesi su questo o quell’incarico che potrebbero indurre la signora Anna Maria a scollarsi dalla poltrona attuale. E non manca neppure chi vocifera di candidature alternative per la successione a quella del dottor Sbarra dell’Anas che la signora guarderebbe con favore e se non lei almeno il neo segretario della Fnp.

A volte, il vociferare nei corridoi prelude all’innalzamento del livello dello scontro. E, visto il modus operandi con cui questo gruppo di potere è stato portato alla guida della Cisl, non è escluso che il postino torni a consegnare posta anonima a Via Po 21 e dintorni, o che si ricorra ad altri strumenti di ricatto.

Il che potrebbe segnare l’esplosione degli equilibri di potere costruiti cinque anni e mezzo fa sul cadavere politico di Bonanni.

 

 

 

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9 Commenti - Scrivi un commento

  1. Ma non starete pensando a Giorgio Graziani per il n. 2? Quello che ha lo stesso linguaggio da “portatore di pace” di Matteo Salvini, ?!?

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  2. Molto interessante. Mi sono sempre domandato come mai i mittenti delle lettere anonime contro Bonanni, non sono mai stati denunciati o scoperti. Eppure, se come dice il post, erano corredati da estratti conto e da scambi di lettere, non doveva essere difficile risalire non solo ai dipendenti INPS che avevano fornito la documentazione (o dirigenti ???) ma anche a coloro che, nella CISL, hanno architettato il complotto. Chissà !!! Se l’avesse fatto qualche misero dirigente sindacale, sarebbe già stato punito esemplarmente. Potrebbe venire il dubbio che gli autori delle lettere anonime appartengano al gotha dell’orgnazizzazione.

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  3. Le lettere anonime ! Quante vittime in nome della democrazia e dell’onestà…
    Strumenti da sicari che agiscono nell’ombra mai avendo il coraggio di ciò che sono e pensano. Sistema nato nei più turpi ambienti al servizio dei potenti e dei vili ma boomerang fatale per gli scrivani che finiscono sempre vittime del loro velenoso inchiostro.
    Nella recente cronaca della Cisl la vera vittima fu in ogni occasione essa stessa e i delatori parve che trionfassero. Che ingrato destino per certi “devoti”, alfieri della libertà : uccidono il tiranno e si ritrovano sempre in casa branchi di lupi e di sciacalli che non fanno mai prigionieri.

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  4. Un solo appunto.. Sicuramente la signora non c’entra nulla con le lettere anonime perché quando è uscita la storia di Bonanni so per certo che piangeva lacrime di coccodrillo sulle spalle dei fedelissimi più intimi… Ovviamente era in piena crisi di nervi per il timore di finire pure lei nell’occhio del ciclone. Come ne è uscita lo sapete tutti, ipocrisia, falsità, giustizialismo e accordi garantiti con la cerchia che conta.

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  5. Seconno mia fu il Bonanni stessu a mannare le littere anunime per vennicarsi dei futtucumpagni. Della serie muoia Sansune con tutti Filistei.

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    1. il solito tartufo scrive boiate in nome del padrone che lo tiene alla catena e lo inebria con zuppe di papaveri.
      Dire che possa essere stato Bonanni stesso a inviare lettere anonime è segno di una vitalità sprecata.
      Sarebbe come dire che Bentivogli abbia pagato i firmatari della sua censura da parte dell’ Esecutivo.
      Ma forse quella dell’anonimo delle 21.28 di ieri è solo una sottile ironia. Nel qual caso ci confermiamo una consolatoria evidenza : in questa Cisl c’è ancora chi riesce a farci ridere nonostante la lunga notte dei cristalli e i funebri annunci sul calabro e…udite udite sul romagnolo dal volto caprino.

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  6. Io so solo che questo sito e altri hanno scritto articoli molto precisi e documentati.
    Non hanno avuto querele e quindi dicevano cose vere ma in cisl nessuno ha pagato anzi è stato promosso.
    I probiviri cosa fanno sul codice etico
    Nulla di nulla

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  7. Quindi i giochi sono fatti. In un sol colpo usciranno la megera e il colombino, dopo Ragazzini e entreranno la Fumarola, Bentivogli e la Garofalo con Sbarra nuovo numero 1 della Cisl e Ciccio Graziani a capo della Femca. E vedrete se sbaglio. In bocca al lupo

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