Querela continua

La Cisl sta diventando il paradiso degli avvocati (non di rado pagati con i soldi degli iscritti).

A parte Giulio secondo, che annuncia querele di cui si perdono le notizie, altri invece non annunciano ma presentano. A dimostrazione, fra l’altro, dell’inutilità di una giustizia interna che, evidentemente, ormai non è presa sul serio neanche da quelli che la controllano (forse per il fatto che il giudice, a differenza della Cisl-probiviri, può condannare al risarcimento del danno)

L’ultimo esempio è quello di Giuseppe Di Maria, ex segretario dell’ “assedelpò”, che ha sporto querela per diffamazione contro nove iscritti.

La storia è quella che già conoscete: lo scontro dentro alla Fai fra mantovani e cremonesi, la revoca del distacco sindacale (altro strumento di gran moda nella Cisl di oggi, a partire da quel che fece il dottor Sbarra dell’Anas come illegittimo commissario alla Fai) come arma letale contro i rompiscatole, le proteste contro la decisione e i giornali locali che se ne occupano, infine un dirigente che sentendosi offeso prende la strada del Tribunale. Come è suo diritto in base alla Costituzione (art. 24Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi…”), ma come non dovrebbe fare per interessi personali chi ricopre incarichi politici e in relazione a come li ha svolti.

E pensare che quando noi abbiamo contestato il commissariamento della Fai in Tribunale c’era chi diceva che andare in Tribunale era “lontano anni luce” dalla cultura della Cisl…

 

Pubblichiamo di seguito una lettera, a firma Roberto Bonfatti Sabbioni e già inviata alla stampa locale. Se poi Di Maria, o chiunque altro, ritiene di voler far conoscere la propria posizione ai nostri lettori ci scriva e noi daremo a tutte le versioni lo spazio necessario.

Perché alle critiche si risponde con gli argomenti e non con le querele. Almeno sul 9 marzo.

 

Sindacato: il Segretario Cisl denunzia Iscritti Cisl

E’ accaduto alla Ust-Cisl Asse del Po (Cremona-Mantova). Il Segretario Generale Giuseppe Demaria denuncia gli iscritti della propria Organizzazione perché offeso nell’onore lui e la Cisl. Ma perché Giuseppe ha querelato9 iscritti alla Cisl? Che reato hanno commesso?:…“per aver, in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, comunicando con una molteplicità di persone, quali i lettori del quotidiano d’informazione Gazzetta di Mantova e sulla Voce di Mantova, offeso la reputazione di Demaria G., scrivendo una lettera dal titolo “SOS Sindacato. Sui licenziamenti in Fai intervengano i vertici”, pubblicate rispettivamente in data 21.02.2018 e 24.02.2018, in cui, si affermava “…Zaffanelli e Demaria, previamente informato, con questi licenziamenti hanno inflitto ai tre sindacalisti sofferenze e umiliata la dignità loro, della Cisl e di tutto il Sindacato” attribuendo al Demaria comportamenti padronali “questi sindacalisti cremonesi i nuovi padroni…” autoritari “l’Asse del Po non è di Zaffanelli/Demaria” attribuendogli la paternità di “ignobili licenziamenti dei tre sindacalisti Fai-Cisl di Mantova e l’allontanamento di una decina di storici delegati aziendali mantovani…”.Il Segretario querelando sfregia sindacalisti e militanti che, ancor prima che lui entrasse in Cisl, hanno dedicato quasi una vita per affermare questo Sindacato.

I fatti. Congresso di accorpamento CR/MN, sotto la regia dei segretari Fai-Cisl: Zaffanelli, Somenzi e Raimondi, con alla presidenza il segretario Ust-Cisl Demaria, organizzano una tresca congressuale, approfittando della buona fede dei delegati costruiscono l’allontanamento di delegati storici ed il licenziamento di sindacalisti a tempo pieno in aspettativa L.300/70. Licenziamenti, allontanamenti e querela ingiustificati, intimidazioni, cui si poteva (e si può) lecitamente rimediare e risarcire. Tale misfatto invece di restare nelle segrete stanze sindacali è stato diffuso sui quotidiani locali e strumenti mediatici tra i quali il sito “il9marzo”.

Tutti sanno che in gergo sindacale per comportamenti padronali si intendono quelle scelte che un datore di lavoro in solitaria impone e dispone in barba alle regole del lavoro(viene criticato l’atto non la persona in sé). Invece di sentirsi offeso, dovrebbe spiegare com’è possibile che una Segreteria sindacale dell’Unione-Cisl Asse del Po decida licenziamenti e allontanamenti senza render conto ad alcuno, senza motivi o cause? E’ un fatto gravissimo, un precedente che tutti i livelli dell’Organizzazione informati, sapevano dell’uso ricattatorio delle aspettative che si stava perpetrando. Possibile che ancora oggi siano silenti verso queste ingiustizie procurate, che nessuno abbia il coraggio, uno scatto di dignità e responsabilità, almeno per disattivare e patteggiare la querela infondata quanto strumentale? Il Segretario Demaria condivise i licenziamenti e allontanamenti (anche se si dichiara estraneo ai fatti), infatti così scrive all’Esecutivo Ust-Cisl: “…Concludo confermando pieno appoggio alle scelte della Fai-Cisl Asse del Po…”.

Il Collegio dei Probiviri della Fai-Cisl Nazionale (organo deputato a risolvere le controversie tra soci) recita: “L’ordinamento concede non solo la possibilità di criticare e disapprovare, anche con espressioni di asprezza e con toni incisivi, ma persino quella di denigrare e dequalificare le azioni degli avversari. Ne consegue che l’area della reputazione oggettivamente tutelabile risulta, in tali casi, oltremodo ristretta per chi ricopre cariche direttive.”, a tutela dell’esercizio del diritto di critica civile e di dissenso politico.

Cosa c’entra il Tribunale? E’ vergognoso che i personaggi protagonisti di tali attività antisindacali abbiano ottenuto avanzamenti di ruolo e di responsabilità: Demaria si è collocato allo Ial-Cremona, Centro di formazione professionale finanziato dalla Regione, in attesa di essere chiamato a condurre la Federazione pensionati; Zaffanelli è succeduto a Demaria all’Ust-Cisl; Somenzi e Raimondi riciclati al vertice della Fai-Cisl. Disse la Segretaria Furlan: “la Cisl deve essere una casa di vetro”. Se le parole hanno un senso sarebbe ora di lavare i vetri e vedere questi eventi noti nei fatti e nelle persone e fare scelte conseguenti ad un sindacalismo che pone al centro chi lavora e non s’è stessi.Dovrebbe essere la Cisl a chiedere il risarcimento per il danno e l’umiliazione inflitta ai suoi sindacalisti, delegati e iscritti con i licenziamenti, all’allontanamenti e querelare per il danno procurato all’immagine dell’Organizzazione.

Roberto Bonfatti Sabbioni

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3 Commenti - Scrivi un commento

  1. Concordo con il vostro giudizio. Ormai, tra denunce, commissariamenti contro le strutture e sanzioni disciplinari contro i sindacalisti dalla lingua troppo critica, episodi di questo genere non si contano più. La cosa più grave è che ci sono sempre due pesi e due misure. Gli amici possono violare impunemente statuti, regolamenti, codici etici e magari anche aumentarsi le indennità o i rimborsi chilometrici. Gli altri, invece, al minimo presunto errore o imperfezione, messi sul banco degli accusati, con scarsissime possibilità di difendersi all’interno (conosciamo bene l’imparzialità dei collegi dei probiviri) e se si rivolgono alla magistratura rischiano l’espulsione, per aver portato i fatti a conoscenza della opinione pubblica. Non è la CISL che abbiamo costruito, dove il pluralismo e anche la diversità delle opinioni era un valore aggiunto. Insomma, come diceva Machiavelli, la patria (la cisl) ha bisogno di uomini/donne fedeli e non di uomini/donne intelligenti.

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  2. Si aspettava di toccare il fondo per poi risalire, ma il fondo non si tocca mai.
    Povera CISL, nemmeno nei tempi delle contrapposizioni interne si è visto tanto cinismo. La democrazia è come l’economia: lo diceva un grande economista cremonese (Romani) “c’è chi la sa e chi non la sa”. E chi non l’ha acquisita non la può esercitare.
    Solidarietà agli amici mantovani.

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  3. CALABRIA AMARA Il PD ha perso una grande occasione: se candidava lo STRADINO oggi poteva festeggiare pure sullo Stretto. Il tessitore di tanti rapporti in Aspromonte, nella Locride, a Sibari (!) e all’Anas di Catanzaro si sarebbe portati dietro le sardine, i tonni e tutto il pesce Stocco dello Stretto. Invece lui se ne sta rintanato dietro Circe la grande fumatrice in attesa che il fumo faccia il suo gioco. Pure Marini e Dantoni furono uomini di potere ma a loro modo (quasi mai condiviso…) avevano testa e strategia. Oggi la lavatrice di vetri non ha nè l’una nè l’altra : galleggia in palude come una ranocchia e si crede Andrea Doria.

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