Rieccolo

 

Avevamo lasciato Pier Paolo Baretta vice presidente dell’Enpaia, l’ente di previdenza degli impiegati agricoli, dove era stato ricollocato dalla signora Anna Maria dopo che era rimasto senza incarichi in politica. E avevamo ironizzato sul fatto che un signore che aveva cominciato nel ’68 contestando le generazioni precedenti e chiedendo spazio per i giovani si fosse ridotto ad occupare, per un ultimo giro di giostra, la meno prestigiosa delle numerose poltrone del suo curriculum pluridecennale pur di non restare a spasso, senza niente da fare e senza integrazioni alla pensione da lavoratore e sindacalista (e al vitalizio da ex parlamentare; ma anche quello non è più quello di una volta). Il tutto sostanzialmente a spese della Fai, che ormai non conta più nulla e deve sobbarcarsi i pesi morti di una confederazione pervasiva quanto prepotente.

Questo avevamo scritto meno di un anno fa. Ma avevamo sottovalutato Pier Paolo. E infatti, rieccotelo che spunta al governo con l’incarico di sottosegretario all’economia. Il che vuol dire che deve essere una figura imprescindibile di questa repubblica (seconda, terza o quarta che sia), se neanche in un governo con l’età media più bassa del solito e con ministri del Pd tutti al primo incarico si è ritenuto che non ci fosse nessuno adatto a quel posto che non avesse meno dei 70 anni suonati dell’amico e compagno Baretta.

Questo dal punto di vista del governo del paese. Dal punto di vista della Cisl, la cosa è ancor più significativa. Perché è chiaro che Baretta è stato messo lì da Zingaretti su richiesta d Via Po 21 come segnale di attenzione per i sindacati e per la Cisl dopo i problemi con il governo precedente. Il che, ovviamente, non è un male. Solo che se puoi scegliere un nome che faccia sentire la tua voce nel governo, e fai quello di un settantenne con fin troppa esperienza sulle spalle trasmetti l’immagine di un’organizzazione ferma su sé stessa e controllata da un gruppo di persone che si sono fatte ceto, che si garantiscono a vicenda e impediscono qualsiasi forma di quel ricambio organizzativo e personale senza del quale un’organizzazione di sclerotizza e diventa funzionale alla conservazione ed alla tutela dei propri interessi prima di qualsiasi altra cosa.

Il che per uno che era partito negli anni della contestazione, in una regione cruciale e calda come il Veneto, è una malinconica parabola discendente per quanto prestigioso sia l’incarico ricevuto e indubbia la competenza per svolgerlo.

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10 Commenti - Scrivi un commento

  1. Rieccolo ! Baretta è tornato. Questo “ragazzo” prodigio della sinistra continua a far miracoli : per sè. Da buon veneziano sa gondolare bene tra alghe e meduse.
    Ciò che rende immortali i veneziani è la loro naturale doppiezza, come i calabresi e i camaleonti. Questa è la Cisl odierna : piedi retrattili e mani di forbice per ogni evenienza. La Signora e il calabro hanno tentacoli ovunque come vogliono la Logge e le Ndrine. Altrimenti il Baretta mica potrebbe ancora barattare il proprio tornaconto per il bene dell’Italia. Non eletto, viene sempre scelto. E ora in Enpaia arriverà da via Po un nuovo Fattore a curar gli interessi della casa di vetri. Ho un presentimento. Volete vedere che quello è il posto giusto per uno come Raineri ? D’altronde lui già frequenta molto viale Europa dove comanda tutta quella Bilateralità che lo ha fatto ricco. Per Enpaia basta attraversare la strada.

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  2. Toranaga (dal libro Shogun) · Edit

    Mah, anche io appena letta la notizia, mi son detto: questi ritornano sempre !!! Poi però ho pensato che ogni volta che sentivo Baretta, da segretario confederale, mi rimaneva qualcosa dentro di originale e di intelligente, al contrario di quando sentivo altri segretari della CISL generali o normali, della sua epoca. E allora mi son detto che forse potrebbe lavorare bene per la comunità, anche perché la vecchiaia non è collegata necessariamente con l’età. Può darsi che lui sia solo anziano e non vecchio. La differenza un giorno me l’ha spiegata un frate. Chi è anziano, ha comunque sogni, aspettative, obiettivi, interessi (non di bottega). Chi è vecchio aspetta solo il passare del tempo e l’arrivo, certo, della fine. Speriamo che lui appartenga alla prima categoria.

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  3. Non penso che il Nostro sia stato piazzato o proposto come elemento di collegamento fra governo e CISL da Biancaneve. Da bravo veneziano si è gestito da solo, per fortuna, e penso che abbia anche le conoscenze per fare bene: in terra caecorum monoculus regnat, dicevano i Latini.

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  4. Baretta da militante di quella sinistra pseudo intellettuale è polimorfo e proteiforne. Buono per tutte le minestre riscaldate. Furbo come sa esserlo soltanto un veneziano: pochi principi ma molto bene esibiti come sanno fare quelli di Comunione e liberazione e quelli di Opus Dei: Messa quotidiana e condanne capitali ogni giorno per la maggior gloria di dio. (quello con la d minuscola perchè certi cattocomunisti non li supera nessuno nel ridurre Dio a discarica delle loro pulsioni)

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  5. La nomina di Baretta è una sconfitta per il sindacato e per la politica (di sinistra): entrambi non riescono a rinnovarsi. E se il pd deve ricorrere a vecchi sindacalisti per caselle di governo vuol dire che non è piu’ un partito che esprime una classe dirigente propria e non riesce a conquistare neanche persone espressione della cosiddetta “società civile” ma si affida a vecchi e ormai stonati tromboni ma grandi conoscitori dei palazzi e dei loro abitanti (baretta, epifani, fedeli, bellanova…). Per la cisl è la dimostrazione che anche quelli che si dichiaravano di sinistra attaccando i generali di turno sono solo degli ominicchi in cerca di popolarità. Magari chissa’ all’Enpaia ci manderanno Santini…..Dopo Carniti: il nulla

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  6. A prescindere dalla vicenda. Cio che impressiona, ma il termine impressionare è oggi in disuso, abbandonato direi, è la staticità, la preoccupazione di tenere sotto controllo ed esser rassicurati. Un assetto, quello sindacale e politico che a volte si interseca, benché la stagione dell’amore come dice battiato in una canzone, viene e va. Il travaso di mondi paralleli potremmo dire. E che c’è di male? Nulla se non fosse che il giro è sempre lo stesso. È certo che anche un movimento come i 5s oggi appare ipnotizzato. L’affermazione ” l’Italia ė un grande paese” oggi suona bene. In un Paese tutti si conoscono e quando si riconoscono, si rassicurano.Tutti rassicurati quindi e tutto fila liscio ma l’ipnosi dura poco e al risveglio non sai mai cosa può accadere. In ogni caso se mai in Parlamento dovesse approdare, al netto del clima violini e rose, una proposta di legge che attui il secondo comma dell’articolo 39 Costituzione …si spera che molti si sveglino dalla ipnosi…abbandonando le schiere per la verità labili…dei rassicuranti.

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