Tutta colpa di Treré?

Nelle prossime settimane il giudice di Roma dovrà decidere se mandare a processo per diffamazione Anna Maria Furlan e Stefano Mastrovincenzo, come chiede Graziano Treré, o disporre l’archiviazione del procedimento. Una vicenda che ha alcuni aspetti personali, che a noi qui non interessano, ed aspetti molto rilevanti dal punto di vista politico.

Come abbiamo raccontato in alcuni interventi a luglio, Treré non accetta di essere fatto passare come colui che ha provocato i problemi dello Ial con operazioni improprie nel bilancio e rivendica, con qualche dato oggettivo a suo favore, che la sua lunga gestione cominciata nel 2003, ha tenuto in piedi una baracca che rischiava di crollare sotto il peso di debiti e di errori fatti in alcune regioni fra cui si possono citare come esempi la Liguria della signora Anna Maria o il Piemonte all’epoca della gestione di Giovannona Ventura.

Per questo Treré ha sporto querela. Ma in prima battuta non ha avuto soddisfazione perché il pubblico ministero competente ha presentato una richiesta di archiviazione che potete leggere a questo link, sostenendo che le accuse a Treré di mala gestione sono state espresse senza “parole o espressioni intrinsecamente offensive o volgari”, e si appoggiano su una relazione, la “due diligence” della società Pkf. Mentre il fatto che il collegio sindacale dello Ial non abbia mai fatto obiezioni sui bilanci non avrebbe importanza.

Ma non è stata questa l’ultima parola: la difesa di Treré ha fatto opposizione all’archiviazione (la trovate a questo link), osservando (ben al di là del fatto che si può diffamare benissimo anche senza dire le parolacce) che dalla stessa relazione della Pkf, che è stata commissionata dalla Cisl, emergono elementi a sostegno della querela presentata e chiedendo inoltre di ascoltare i sindaci dello Ial perché testimonino sulla correttezza o meno di Treré nella presentazione dei bilanci mai contestati in questi anni.

A seguito dell’opposizione degli avvocati di Treré, il giudice non ha proceduto all’archiviazione chiesta dal Pm ma ha fissato la camera di consiglio al 21 novembre prossimo. Se considererà sufficienti le ragioni del pm per archiviare, la questione si chiuderà lì; altrimenti la signora Anna Maria e il signor Mastrovincenzo saranno imputati in un processo penale per diffamazione. Che non è il reato più grave fra quelli previsti dal codice penale, ma che in questo caso non sarebbe proprio una bagatella. Perché potrebbe voler dire che nella Cisl si calpesta la dignità delle persone con le quali si è collaborato fino al giorno prima per difendere gli interessi di un gruppo di potere che non intende render conto dei propri errori e cerca di scaricare la responsabilità su altri.

E quello di Treré, in fondo, non è neppure l’esempio più grave dal punto di vista umano e dal punto di vista politico. Tanti altri se ne potrebbero fare che non sono arrivati in Tribunale. Questo però ci è arrivati ed allora aspettiamo di vedere cosa ne uscirà fuori.

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