Un’amica della Cisl

 

Fausto Scandola era tornato molto contento da Milano, dove era andato per registrare la sua intervista con le Iene.

Pochi giorni dopo, incontrando alcuni amici in una trattoria vicino alla stazione di Verona, spiegava con soddisfazione di essere riuscito a dire tutto quello che voleva dire, perché aveva trovato chi lo aveva capito e lo aveva aiutato ad esprimersi al meglio.

Quando aveva dato quell’intervista, Fausto sapeva che non gli restava molto tempo da vivere, anche se forse non immaginava che la conclusione fosse ormai questione di poco più di un mese. Ma ancor meno si poteva immaginare che anche chi lo aveva capito e lo aveva aiutato a fare quell’intervista che rimane come un’eredità spirituale da autentico sindacalista della Cisl (“bisogna combattere, bisogna impegnarsi”) non aveva molto da vivere, poco più di tre anni, nonostante che fosse tanto più giovane di lui.

Nadia Toffa aveva preso molto sul serio la battaglia di Fausto Scandola, forse anche al di là del consueto impegno che metteva nel fare i servizi per le Iene. E la scena di Anna Maria Furlan che fugge di fronte alla sua domanda ripetuta più volte (“se siete per la trasparenza, perché avete espulso Fausto Scandola?”) rimane anch’essa nella storia dell’organizzazione – quella storia che non si trova negli archivi e che gli storici di professione non scriveranno mai – come il momento in cui è stata detta pubblicamente la verità. E cioè che nella Cisl si è creato un “sistema”, come lo chiamava Fausto, che non serviva più agli interessi dei lavoratori ma a quelli di chi li dovrebbe rappresentare.

Con quei suoi servizi Nadia Toffa, che poi la dirigenza della confederazione aveva cercato di far passare per una provocatrice ostile ai sindacati, aveva reso un grande servizio alla battaglia per una Cisl dove – per citare ancora l’intervista di Fausto – “il lavoratore è il sindacato, e ‘quelli là’ sono solo i suoi rappresentanti”.

Per questo oggi la vogliamo ricordare come un’amica della Cisl, di quella Cisl per la quale Fausto Scandola si è battuto.

Con tristezza, ma soprattutto con tanta gratitudine.

 

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21 Commenti - Scrivi un commento

  1. La giornalista deceduta è stata ricordata dal Presidente Mattarella per il suo coraggio. Sicuramente era coraggiosa e la CISL non ne esce bene da questi filmati. Il non sapere penoso della Furlan, i sorrisini di raineri, il quasi disprezzo verso i pensionati al minimo del segretario generale Bonfanti ( quasi che i pensionati al minimo fossero tutti scansafatiche e non a volte persone ai quali spesso non sono riconosciuti contributi). Un segretario peraltro che , a suo dire, dava in beneficenza 90000 euro versati dal sindacato. L’astuzia di Bonanni nell’aumentare i i contributi senza che nessuno se ne accorgesse. Ma, soprattutto, l’, affermazione risibile che il regolamento fino al 2015 era indicativo e non coercitivo !! Mai sentita una scusa più banale. Insomma non ne usciamo bene. Ci siamo salvati non abbiamo perso tanti iscritti, forse anche perché mi iscritti non hanno saputo o più probabilmente perché gli iscritti li fanno i delegati nel territorio ed i servizi e non certo i caporioni.

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  2. Dimenticavo. In questo panorama si staglia la figura di Scandola che, pur espulso, esorta i lavoratori a rimanere iscritti. Coerenza ed onestà.

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  3. Nadia Toffa…una di noi. Spiller uno di loro: con tutto il rispetto per le sue doti tecniche e per la sua non comune visione non è solo triste vederlo relegato tra gli Scherpa. è la naturale postazione in cui la banda di Alì Babà relega quelli bravi. Ai 40 di cui sopra non servono menti e cuori generosi. Bastano cervelli annebbiati dal fumo del proprio vigliacchetto tornaconto: la pagnotta è la pagnotta e chi il coraggio di essere Uomo non lo ha mica se lo può dare. La viltà e il pane fresco ogni mattina è l’orto in cui cresce la peggiore, velenosa gramigna. Vero Compagno Rota e voi piccoli servi rintanati al quotidiano pasto del Grifone ?

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  4. Nadia Toffa faceva un lavoro importante con coraggio ed impegni! Brava e bella Nadia non eri comunque tu la iena ma quelli che come la Furlan oggi scrivono un post su Twitter per ricordare il tuo impegno e la tua professionalità. Sei stata contestata è presa a cattive parole quando esercitavi la tua funzione e oggi magari si voglione lavare la coscienza scrivente di te sui social. Ciao Nadia resterai comunque anche nella storia della CISL, della Furlan e di quei 11 alti sindacalisti che si sono sporcati la coscienza utilizzando i soldi dei lavoratori e magari licenziando chi era più debole di loro. Come dire forti con i deboli deboli con i forti.

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  5. Adriano Serafino · Edit

    Esprimere e far esprimere il senso critico contro la degenerazione della gestione del poetre – conferito con il metodo della democrazia rappresentativa – è l’azione più efficace al servizio dei principi di democrazia. Questo articolo è un grande contributo – per chiarezza e per memoria storica – per dare forza ideale per promuovere “10, 100, 1000″ piccoli o grandi atti di significato e del valore di quelli operati da Fausto Scandola, e fatti conoscere da una coraggiosa giornalista come Nadia Stoffa. a funzione vitale
    Non demordere mai anche se il “mal potere” ringhia forte.
    Adriano Serafino

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  6. “Tu sei stata amata perché hai amato la verità. ” È un passaggio del l’omelia funebre di Don Patriciello.
    Già , lei ha raccontato la verità… qualcun altro dovrebbe vergognarsi profondamente.

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  7. Il pelo sullo stomaco che ha la Furlan e’ Infinito ! Ha avuto il coraggio di scrivere un tweet commemorativo su Nadia Toffa ! Mi fa sempre più ribrezzo quella donna !

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    1. Nel tweet la Furlan dice che la morte di Nadia “dispiace a tutti”; ma non dice “mi dispiace”. E in questo modo forse è stata più sincera di quanto non volesse essere.
      Se fosse veramente dispiaciuta, avrebbe dovuto chiedere scusa per aver detto in un’intervista di essere stata “quasi violentata” dalle domande di Nadia; e poi di averla accusata di strumentalizzare la morte di Fausto Scandola e di essere una iena feroce quando le chiese perché era stato espulso.

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  8. Caro Giorgio delle 14:34, a chiedere le dimissioni siamo in pochi perché la stragrande maggioranza degli iscritti nonconosce ne la Furlan ne Sbarra ne gli altri che comandano in Cisl e nelle categorie perché si fidano solo del primo avamposto che conoscono localmente. Chi potrebbe farla saltare non lo farà mai perché, fidati di me conosco bene i meccanismi economici interni, in Cisl e nelle categorie si vive da principi ereditari con un solo obbligo giornaliero quello di sorridere al capo abbassando sempre la testa.

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  9. Questa è la Furlan capace di strumentalizzare la morte, in questo modo è arrivata a guidare la CISL; ma il problema non è solo lei ma chi ha permsso che arrivasse ai vertici dell’organizzazione e coloro che non hanno mai un moto di ribellione.
    Resta un passaggio indimenticabile dell’intervista di Fausto tocca agli iscritti, la rappresentanza si deve scegliere; ecco questo è il punto fondamentale il collegamento fra rappresentati e rappresentanti è fondamentale per tutte le forme di rappresentanza sociale, politica, professionale ecc. Nel nostro sindacato la CISL, la rappresentanza elettiva si è sviluppata attraverso i delegati nei luoghi di lavoro, che negli anni sono diventati l’asse portante del sistema, ma da quando la CISL ha sviluppato il sindacato dei “sindacalisti” in ASPETTATIVA O DISTACCO, CON MACCHINA E RIMBORSO, la struttura dei delegati RSA e RSU si è indebolita notevolmente. In questo modo i vertici si sono assicurati il consenso e i distaccati un lavoro ben retribuito e meno faticoso e proprio per mantenerlo non hanno alcun interesse a dar voce a delegati ed iscritti. Inoltre in questi anni sono mancate le verifiche attraverso la misura del consenso (e cioè degli iscritti), l’accompagnamento, la formazione e la verifica dei sindacalisti. Ecco perchè il sentimento che invocava Fausto nella sua intervista non è presente e soprattutto gli iscritti preferiscono l’abbandono dell’organizzazione piuttosto che un “sano dibattito interno”; tutto questo senza parlare dei ritardi del sindacato sul merito dell’azione sindacale e la suia inadeguatezza rispetto il lavoro.

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  10. Toranaga (dal libro Shogun) · Edit

    Purtroppo la scarsa democrazia nella CISL, parte dalla categoria dei pensionati. Infatti i capi lega (oggi chiamati RLS) non sono eletti, ma nominati dai consiglio generale quindi dai segretari territoriali e possono essere rimossi non appena diventino scomodi. Una riforma introdotta due congressi fa, quando fu estromesso da una congiura Antonio Uda, proprio per evitare che chi pensa con la propria testa, possa emergere. Se quindi la democrazia sindacale non è praticata nella FNP, a cascata si ripercuote su tutta l’organizzazione. Non si dimentichi mai che il peso dei pensionati, specie a livello territoriale nelle UST, è enorme e sfiora, quando non supera il 50% dei delegati. Un segretario UST che si opponesse allo strapotere della FNP (territoriale, regionale, nazionale), rischia grosso e raramente ha il coraggio di farlo, se necessario, naturalmente. Se l’organizzazione e gli organigrammi nascono in tal modo, è facile capire perché è bandito lo spirito critico e il dissenso (che pur esiste ma è nascosto). Ricordo ai tempi di D’Antoni, quando fu bersagliato da critiche all’interno della CISL, perché era diventato presidente del Palermo Calcio e della Virtus Basket e per il suo tentativo di costruire un partito, ma non ricordo epurazioni o commissariamenti. Forse perché, a parte i suoi difetti, era una persona più forte di chi oggi ha paura della sua ombra e non riesce a sopportate la dialettica interna e la discussione democratica.

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  11. Da ex iscritto alla Fisascat di Venezia:quando Nadia E le Iene sono venute al Novotel di Mestre mi sono vergognato. …..ma le disdette le abbiamo date con altri colleghi quando hanno con una scusa cacciato il Segretario Stevanin Andrea uomo serio e di grandi capacità

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