Un giudizio sulla kermesse

Pubblichiamo, contemporaneamente a sindacalmente.org, questo documento con un giudizio sull’assemblea organizzativa della Cisl in corso a Roma

Assemblea Organizzativa “sprint” 2019 – proposte e… penne di pavone – saltati i delegati e Rsu –

L’Assemblea Organizzativa della Cisl, Roma 9-11 luglio, si svolge sulla base di un documento di 35 cartelle di molte proposte, alcune inedite, approvato dal Consiglio Generale il 16 maggio (v.allegato). Tanti “dovremo fare” immaginando il ribaltamento della piramide gerarchica (!!!), l’attivazione dei sensori e della intelligenza collettiva, per ripartire dalle “periferie esistenziali” (lasciando indefinito il come) rafforzando il sindacato di  prossimità, riprogettando le sedi sindacali con proprie “piattaforme e piazze virtuali” animate più per “funzioni”che strutture. Una Conferenza sprint, che si propone di rivoluzionare il ruolo delle prime linee (Rsu, Rls, operatori) senza richiedere loro cosa ne pensano.

Una volta l’Assemblea Organizzativa, indetta come verifica di metà mandato tra due congressi, prevedeva di riconvocare ai vari livelli i delegati del Congresso precedente. Questa tradizione positiva è scomparsa, così i delegati e Rsu sono senza..voce, per loro parlano e pensano i loro segretari. Questa è la prima nota critica.

Le 35 cartelle contengono importanti obiettivi, ma per come realizzarli si ricorre ad espressioni immaginifiche e criptiche (es. intelligenza collettiva, piazze e piattaforme virtuali) alle quali si possono dare significati molto diversi e pertanto avrebbero meritato un approfondito confronto che si è scelto di evitare. Sono indicate tre leve (integrazione del sistema Cisl, il ruolo delle prime linee, la valorizzazione dell’intelligenza collettiva diffusa) con tante azioni per “rivoluzionare” l’azione e l’immagine del sindacato. E’ stato dimenticato l’indice, da noi ricostruito (v.allegato).

Al termine della lettura si rimane per un verso impressionati dell’immaginario proposto, per l’altro perplessi e disincantati perché tale proposta è esteticamente bella – migliorare l’immagine del sindacato verso l’opinione pubblica, si sottolinea nel testoma … non propone idee-forza per ridare vigore all’incerta e timorosa anima del sindacato a fronte dei grandi mutamenti epocali: economici, produttivi, climatici, sociali che accompagnano il tanti tipi di dumping della globalizzazione e dei grandi flussi migratori.

Si ritrovano anche affermazioni sorprendenti e poco credibili, come ad esempio:

“…organizzazioni come la nostra raggiungono il massimo di integrazione possibile non attraverso la gerarchia (come invece accade nelle aziende e nelle burocrazie) bensì attraverso la creazione di un “universo di significati condivisi”, inteso come conoscenza, condivisione ed identificazione con il linguaggio, la cultura, la storia e la strategia del nostro sindacato… .

..Siamo entrati in una fase nuova, nella quale, dopo aver ristrutturato e aggiornato il modello organizzativo della Cisl, dobbiamo investire in una impegnativa stagione di resindacalizzazione del mondo del lavoro e della società…Nella Conferenza nazionale organizzativa del 2015 avevamo posto al centro della nostra riflessione la necessità di una ristrutturazione del nostro impianto organizzativo, concentrando l’attenzione sulle articolazioni territoriali, regionali e nazionali delle nostre strutture (confederazione, categorie, pensionati, enti, associazioni, servizi). Il risultato furono trentatré linee di azione che hanno consentito alla Cisl di affrontare le traversie di questi ultimi anni. La struttura organizzativa è oggi più efficiente e affidabile di quattro anni fa e in questa Conferenza Organizzativa daremo conto dei risultati raggiunti, applicando il metodo di lavoro di accountability organizzativa (capacità di rendicontare) che ci eravamo proposti di perseguire…”

Annamaria Furlan afferma “La Cisl ora è più trasparente, più leggera nella struttura e vicina ai luoghi di lavoro. Gli emolumenti e i dati di bilancio sono consultabili sui siti internet confederali e di categoria. Gli iscritti e i lavoratori possono controllare e giudicare” [dall’intervista di Anna Maria Furlan all’Avvenire del 6 luglio].. Le cose in casa Cisl non stanno così (vedi articoli sul sito Il9marzo) né per la trasparenza (molto opaca) né per gli accorpamenti (rientrati), volano gli stracci e sono pesanti le accuse tra le categorie ( es. quella tra Fim e Femca di questi giorni). Dopo il fallimento degli accorpamenti categoriali, anche per le infelici modalità messe in atto, ora si propone una riorganizzazione “…per funzioni piuttosto che per struttura, per i molteplici vantaggi..” che determinerebbe.

E’ un’idea non accompagnata da un vero progetto, stante le caratteristiche di questo gruppo dirigente Cisl e le azioni condotte negli ultimi anni è lecito ricordare quel proverbio “..il lupo perde il pelo ma non il vizio”. Sospettare non è bene ma spesso ci s’azzecca, così si giustificò un politico italiano di lungo corso, che fece scuola nel nostro paese.

Certo, la speranza che le cose cambino davvero nel sindacato, nella Cisl non deve mai morire, a patto che la realtà venga descritta come tale e non con … tante penne del pavone!

Condividiamo assai poco il paradigma proposto per valutare la Cisl nel suo insieme. Si legge nel documento “Vale a dire che per la nostra gente “al vertice della piramide ci sta la base della piramide”; la relazione con il nostro delegato e con il nostro operatore sindacale o dei servizi costituisce il metro con cui viene valutata la Cisl nel suo insieme. Di conseguenza questo deve diventare anche il nostro metro di valutazione per dare senso e significato all’azione di tutte le nostre articolazioni organizzative…”.

Questa immagine ci sembra difettosa sia dal punto di vista dei rapporti fra le organizzazioni che aderiscono alla Cisl, sia dal punto di vista del rapporto fra il singolo e l’organizzazione.

Chi ragiona della confederazione come una piramide dimostra di non avere chiaro cosa sia una confederazione, che è una realtà plurale, la cui unità non dipende dal fatto di essere inserite in una sola gerarchia piramidale – tanto meno rovesciata, che è una struttura senza senso – , ma dal fatto che le singole componenti convergono su di una stessa base e su di questa poggiano tutte. In questo la dirigenza della Cisl è coerente – ma la coerenza nell’errore non è un merito – perché ragiona con le stesse categorie dimostrate dal commissariamento della Fai in poi: cioè le federazioni non sono associazioni con una propria autonoma identità dentro ad un’appartenenza confederale comune, ma sono dei dipartimenti – o “articolazioni organizzative” – di cui chi è al vertice dispone come vuole.

Nel gran parte dei casi, un lavoratore si iscrive alla Cisl perché è collegato con un bravo delegato o operatore, attento alle sue “piccole” richieste, e rimane iscritto per tale positivo rapporto, anche quando valuta criticamente nel suo insieme l’operato della Cisl, inteso come strategia confederale sull’economia e sull’occupazione, sul precariato, sul lavoro nero, sull’ecologia, sulle diseguaglianze e sulle diversità, sui flussi dei migranti, sulla legalità collegata alla giustizia.

Nelle 35 cartelle leggiamo anche un infelice periodo, neppure veritiero sulla storia della Cisl “ …Come sempre nella storia della nostra organizzazione, la Cisl non è interessata a una discussione sugli schieramenti politici o sugli orientamenti ideologici dei partiti di governo e di opposizione, quanto invece ad una valutazione di merito delle politiche governative, nella convinzione che la tutela e la rappresentanza dei lavoratori ha maggiore forza quando si esercita in modo puntuale sui provvedimenti del Governo, senza cedere alla tentazione di andare allo scontro sulla base delle diverse visioni del mondo presenti nella società. ..”.

Non è stato proprio così, la Cisl nacque per una visione del mondo e della società italiana diversa dai “dogmi” del fronte PCI-PSI degli anni ’50, scelse di sostenere (appoggiando candidati di più partiti) l’esperienza storica del centro-sinistra, e si potrebbe continuare con altri significativi ricordi degli anni ‘80 e’90. Com’è possibile scrivere quanto sopra e poi aggiungere “…Come ben sappiamo, il sindacalismo è giunto a volte in ritardo a questo appuntamento con la riconversione ecologica e l’economia circolare, ma è giunto il momento per riscoprire, anche alla luce dell’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, la consapevolezza della responsabilità personale e collettiva che dobbiamo avere verso il futuro delle prossime generazioni e la tutela delle risorse naturali che dobbiamo loro garantire. Inoltre, in questa riconversione ecologica dobbiamo cogliere l’opportunità di ridisegnare l’organizzazione della società per garantire maggiore dignità al lavoro in tutte le sue manifestazioni ..”.

Questa Cisl dichiara, sempre con particolare forza alla vigilia delle sue Assise, di agire anche alla luce della Laudato sì, in apertura della giornata conclusiva è segnalata anche la Santa Messa, ma – in questi anni – non ha mai approfondito il significato di alcuni paragrafi di quel documento pontificio, come ad esempio il 108 e 1101, apertamente antagonisti alle linee d’intervento e alla visione del mondo proprie dei principali governi, dei centri di potere economico e di quelli finanziari.

La Cisl manifesta forse questo antagonismo o sta spesso …a guardare le stelle?

Altre considerazioni le allegheremo con il commento alla conclusione della tradizionale kermesse mediatica romana.

Ci preme qui sottolineare un punto particolare. Ricorre il cinquantesimo anniversario della morte di Giulio Pastore, figura centrale nella storia del sindacato in Italia. Oltre alle celebrazioni (meritate, quanto sempre uguali a sé stesse) e alla storiografia (sempre preziosa) pensiamo importante rimettere al centro la riflessione sui temi che hanno caratterizzato l’azione politica di Pastore come segretario della Cisl, che non si rinchiuda nel ripetere il ritornello della sua permanente attualità, dandola per scontata.

Più interessante, e più rispettoso, è riflettere per capire se, e a quali condizioni, le scelte fatte dalla Cisl sotto la sua guida possano essere utili ad un giudizio sull’oggi. Cioè come vanno interpretate nel contesto di allora e come debbano essere di necessità reinterpretate nel diverso contesto presente. Perché un’eredità può essere alimentata e generare nuova ricchezza se investita nel presente, ma può consumarsi un po’ alla volta, per ricca e preziosa che sia stata, se non viene reinvestita e messa in gioco.

Vogliamo farlo utilizzando la nuova newsletter “Prender parola..” proponendo un documento (già in bozza, sarà definito nei prossimi giorni) incentrato su cinque parole chiave del pensiero di Pastore: produttività, contrattazione aziendale, partecipazione, legislazione/contrattazione, la figura del sindacalista.

È lo stesso Pastore, nel momento in cui lascia la Cisl, a proporre la riflessione su cosa voglia dire essere sindacalista, come mestiere e come missione. Dove i due termini non sono contrapposti in termini di alternatività, ma il secondo è la chiave di interpretazione del primo: per fare bene il mestiere del sindacalista non basta conoscere gli strumenti del mestiere, bisogna concepirsi come portatori di una missione che è quella di rappresentare il lavoro.

Ci si deve chiedere allora quanto della formazione sindacale sia capace di dare le conoscenze (sulla filosofia e etica, sulla sociologia, sull’economia e finanza, sulla demografia mondiale) e le competenze necessarie al mestiere del sindacalista, e quanto impegno si metta nel trasmettere (fermo restando che nessuno può trasmettere ad altri ciò che lui stesso non abbia) la coscienza che il mestiere del sindacalista richiede il senso di svolgere una missione di importanza economica, sociale e civile, che va oltre alla contrattualistica e all’erogazioni di servizi per quanto importanti.

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1 108 – Il paradigma tecnocratico tende ad eser­citare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza pre­stare attenzione a eventuali conseguenze negati­ve per l’essere umano. La finanza soffoca l’eco­nomia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale….

110 – La specializzazione propria della tecnolo­gia implica una notevole difficoltà ad avere uno sguardo d’insieme. La frammentazione del sape­re assolve la propria funzione nel momento di ottenere applicazioni concrete, ma spesso con­duce a perdere il senso della totalità, delle rela­zioni che esistono tra le cose, dell’orizzonte am­pio, senso che diventa irrilevante. Questo stesso fatto impedisce di individuare vie adeguate per risolvere i problemi più complessi del mondo at­tuale, soprattutto quelli dell’ambiente e dei pove­ri, che non si possono affrontare a partire da un solo punto di vista o da un solo tipo di interes­si.

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4 Commenti - Scrivi un commento

  1. osservatore interessato · Edit

    inutile passerella al servizio del vertice spreco di risorse nessuna nuova proposta sul ruolo del sindacato nella societa’ che cambia pochissimo spazio agli interventi delle strutture dell’organizzazione ne’ tantomeno ai delegati ed alle rsu senza affrontare in maniera decisiva il tema delle risorse che dovrebbero privilegiare il rapporto con i lavoratori ormai abbandonato in sostanza una kermesse inutile anzi dannosa.

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  2. Parole parole parole
    Di fatto affari affari affari
    Solo soldi solidi soldi per loro
    Parentele parentele parentele
    Mutui di favore
    Assunzioni di favore
    E nessuno applica il codocd etico
    Vedi retribuzioni auto di grossa cilindrata spese di rappresentanza
    Soldi dalle controparti, provvigioni per le assicurazioni, soldi dagli enti bilaterali, soldi dal governo per i caf.
    E intanto saldo negativo di 500 mila si 500 mila iscritti in 5 anni e nessuno ne parla.
    Evvuva la CISL
    Scappate gente scappate

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  3. La CISL sarà anche nelle periferie, ma gli iscritti non sono stati minimamente consultati. Non mi risultano riunioni di iscritti o simpatizzanti nelle categorie attive, e tanto meno nei pensionati, dove si sta invece minando la democrazia sindacale, anche attraverso regole che negano l’elezione diretta dei capolega (o RLS) nominati di fatto dalle strutture, con l’unico scopo di poterli cambiare all’occorrenza ( frasi non inventate ma dette nei congressi da segretari nazionali FNP)

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  4. L’utilità della kermesse è stata ancora una volta la ricotta dei 40 di Ali Babà : continueranno a galleggiare sulla propria irrilevanza. La sua inutilità invece è nella delusione di tanti iscritti bravi operai di una vigna disastrata da vignaiuoli fedifraghi. Ma c’è di più : se nei prossimi giorni lady macbeth l’avrà vinta contro la Fim allora durerà ancora molto e i suoi Pretoriani si consumeranno come moccoli nell’attesa. Al contrario saranno i Pretoriani a decidere la sua vecchiaia che sarà tanto più decadente quanto più la Cisl di domani si vergognerà della sua memoria e ne disperderà le ossa per la propria recuperata reputazione.

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