L’Iscos è un pacco

Dell’Iscos la Cisl non sa che farsene. E allora ha deciso di usarlo come pacco, nel senso napoletano del termine.

L’Iscos, per chi non lo sapesse, è l’istituto che si occupa di cooperazione internazionale. Cioè di aiutare altri paesi così come noi siamo stati aiutati, come paese e come sindacato, quando ne avevamo bisogno. Ma per capire che la cooperazione internazionale è parte essenziale dell’azione sindacale bisogna sapere che cosa vuol dire essere un sindacato.

Invece da parecchio tempo, e in maniera accelerata col passare degli anni, all’Iscos vengono tagliate risorse finanziarie e di personale. E lo si usa come parcheggio di breve periodo per presidenti più o meno improvvisati in uscita da incarichi sindacali; presidenti che di solito di stufano di avere a che fare con una scatola vuota e lasciano il posto rapidamente. In questo modo, c’è sempre qualche altro dirigente più o meno caduto in disgrazia agli occhi della cricca che controlla Via Po 21, che viene eliminato dal gioco mettendogli in mano il pacco vuoto dell’istituto che segue la cooperazione internazionale. Una finzione che di solito non dura molto.

L’ultimo a mollare è stato Giuseppe Farina, uno che fino al 2014 era qualcuno nella Cisl in quanto segretario generale della Fim. Promosso a segretario confederale – ma di quelli che non contano molto – dopo il golpe dei bonanniani che fanno fuori Bonanni, lui è considerato poco fedele al nuovo corso, e infatti la sera del golpe che porta al commissariamento della Fp, lui è uno di quelli che vota contro. E la signora Anna Maria lo scrive nell’elenco dei cattivi da punire. E infatti di lì a poco si trova presidente dell’Iscos. Incarico con il quale può arrivare alla pensione salvando lo stipendio, e da cui si dimette neanche due anni dopo.

Ma in così poco tempo, si è comunque ritagliato un piccolo posto nella storia dell’Iscos come il presidente che ha attivato la procedura per lo stato di crisi con l’Inps e fatto l’accordo sindacale per il fondo di solidarietà con cui si riduce l’orario di lavoro dei cinque dipendenti rimasti a 29 ore settimanali. Risparmiando così, in totale, forse fino a eur. 3.000 al mese, o forse meno ancora. Il tutto di fronte ad un “buco” che sarebbe intorno a eur. 300 mila. Che, direte voi, è una quisquilia, una pinzellacchera a fronte di quel che si parla quando si nomina l’Inas (e per non evocare la sigla Ial…).

Ad ogni modo, le dimissioni di Farina arrivano giusto in tempo per liberare il posto a qualche segretario confederale in rapida disgrazia e prossimo all’uscita. La segreteria confederale – e in generale il gruppo di comando del sistema confederale – è infatti composta da elementi fissi ed elementi variabili a rapida turnazione. I fissi sono quelli della cricca, i variabili sono quelli che non arrivano da un congresso all’altro.

Il che ci fa pensare che dopo  l’imminente assemblea organizzativa ci sarà qualche segretario confederale della quota variabile che si troverà in mano il pacco dell’Iscos senza soldi e senza personale. Ma con lo stipendio pieno garantito almeno lui.

 

 

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2 Commenti - Scrivi un commento

  1. Se Rizzo e Stella fossero ancora Giornalisti di inchiesta oggi potrebbero scrivere di Bilateralità contrattuale e la pubblica opinione ne scoprirebbe tante. Se Report e Saviano se ne occupassero svelerebbero questa occulta camorría. Ma in questo mondo degli occulti sanno come usare il silenziatore : tutti complici e dunque tutti zitti di quà e di là dal tavolo.
    Se i sindacalisti veri ancora rimasti avessero un sussulto forse si spoglierebbe lo scheletro di un Sindacato vuoto di idee e di ruolo. Landini demagogo parla dei contratti pirata ma dovrebbe dire qualcosa di quei sindacalisti bucanieri che con 300 mila € all’anno fanno i grassatori di operai e impiegati, complice la spartizione coi rappresentanti dei padroni e il business di e con Unisalute. Nei Fondi sanitari tra franchigie e cliniche covenzionate si realizza la grande abbuffata a danno di chi paga col proprio stipendio non la tutela per sè e per la sua famiglia ma la decima ai moderni latifondisti del welfare contrattuale.
    In questi giorni delle Assemblee organizzative Cisl nessuno parlerà di questo. Scandola insegna…Nel Tempio gli unici al di sopra del giudizio di Dio sono i sacerdoti della legge: intoccabili, e complici con quegli interessi coi quali dovrebbero negoziare per conto dei rappresentati e non per lucrare benefici
    personali senza alcun ritegno.

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    1. Condivisibili queste amare riflessioni sulla bilateralità : segni della rovina morale in tutta la perbenista rappresentanza datoriale e del lavoro.Ai lavoratori si danno le briciole dopo aver tolto loro parte del salario che i padroni insistono essere delle aziende nel silenzio ignorante e complice dei sindacalisti.
      Più volte si tentò di spingere i diversi Fondi sanitari verso prestazioni più tutelanti per i lavoratori e loro famiglie senza riuscirci a causa di quel muro di cemento alzato da coloro che ne fanno cassa illegittima: funzionari padronali e sindacalisti in combutta tra loro e con Unisalute, per opera del grande Muratore Uila alle cui strategie si accodano Fai e Flai senza idee e senza scrupoli.
      A noi un tempo premevano le prestazioni ai lavoratori. Oggi la legge promulgata dalla cricca di via Po è quella dell’incetta di quanti più soldi si possa secondo la lezione di Sorgi e Mezzio teorizzatori allora del grande business. E colui che qui oggi amministra il condominio si gratifica di portare doni alla regina e al suo designato erede per una carriera mai sazia e lo fa con le movenze dei giullari ai banchetti di corte come si conviene.

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