Una storia, tre narrazioni

L’inchiesta sul caporalato a Latina sta per arrivare al momento delle prime decisioni, anche non ancora definitive. Esauriti gli interrogatori davanti al giudice ed in attesa delle perizie su telefoni e computer che saranno presentate nella prossima udienza – concludendo quello che si chiama “incidente probatorio” – toccherà alla procura decidere se chiedere il giudizio immediato, considerando chiare le prove, o seguire la via normale. Nel primo caso, i tempi sono ovviamente più rapidi.

Al di là di questi aspetti tecnici, la vicenda sembra, se non essersi sgonfiata, aver perso un po’ di vigore: se il giorno degli arresti annunciati in pompa magna – e con la discutibile diffusione di immagini che servivano poco alla giustizia e più a soddisfare l’istinto dei guardoni del giustizialismo – sembrava tutto chiaro, ora di chiaro c’è soprattutto il trattamento ricevuto dai lavoratori. Le testimonianze davanti al giudice hanno confermato il trattamento non conforme alle leggi e ai contratti. In una parola, lo sfruttamento.

Quanto all’associazione per delinquere, e al fatto che di questa avrebbe fatto parte anche il segretario generale della Fai di Latina, qui le cose restano più incerte. E molto dipenderà dall’idea che si è fatto il giudice davanti al quale le testimonianze sono state raccolte.

Intanto nessuno degli arrestati si trova ancora in carcere, perché il giudice ha attenuato le disposizioni cautelari: qualcuno è ai domiciliari, qualcun altro ha l’obbligo di firma.

Se fin qui arriva la storia, cioè i fatti certi, poi ci sono le narrazioni, cioè i modi diversi in cui questa situazione viene letta e raccontata sulla base delle ricostruzioni di ciascuno e soprattutto delle diverse interpretazioni degli stessi fatti.

La prima narrazione, diffusa fin dal gennaio scorso, è quella della procura della Repubblica: la cooperativa agricola Agri Amici non faceva attività agricola ma intermediazione illecita di manodopera, non applicava le retribuzioni contrattuali né gli orari di lavoro e mandava i lavoratori presso aziende che, da parte loro, non sapevano nulla di queste violazioni di legge e contrattuali (neanche quando i lavoratori stavano nei campi senza limiti di orario?). Nel fare questo, la cooperativa contava su di una rete di rapporti che la facevano sentire sicura dell’impunità, sia nelle pubbliche amministrazioni preposte ai controlli, sia da parte dei sindacati (in un’intercettazione si parla di “coperture sindacali ai massimi livelli”).

In particolare, la collaborazione sindacale sarebbe stata comprata imponendo ai lavoratori, se volevano essere impiegati, di fare le pratiche di disoccupazione con la Fai-Cisl, la quale si sarebbe così rafforzata per il numero delle adesioni ed avrebbe beneficiato dei relativi introiti. In cambio, non avrebbe rotto le scatole.

La narrazione alternativa l’ha offerta l’avvocato Giampiero Vellucci, difensore di Marco Vaccaro, al termine degli interrogatori: nessun lavoratore ha mai accusato Marco di aver subito pressioni né di essere stato costretto ad iscriversi alla Fai; gli iscritti nella cooperativa sarebbero 36 su circa 400 dipendenti, quindi è escluso che chi non aveva la tessera della Fai non potesse lavorare. La genesi delle accuse inconsistenti contro Marco, secondo l’avvocato, sarebbero da trovare in una “guerra tra sindacati”.

L’avvocato non ha detto quali sindacati si farebbero la guerra, e se Marco sia stato colpito dal fuoco nemico o da quello amico, ma questo passaggio ve lo spieghiamo noi: a Latina, più ancora che in altri territori, è in atto uno scontro fra la Fai e la Uila (compresi alcuni passaggi di sindacalisti dalla prima alla seconda prima ancora che questa tendenza si diffondesse in altri territori). In particolare, la Uila non avrebbe gradito che la Fai avesse conquistato spazio in ambienti già controllati in esclusiva dalla federazione della Uil. Sembra allora possibile – questo l’avvocato non lo ha detto, ma rischiamo un’interpretazione – che da questa irritazione della Uila siano nate segnalazioni che hanno portato all’apertura dell’inchiesta.

Accanto a queste due narrazioni ufficiali, sulle quali si dovrà pronunciare un giudice, c’è la versione fatta circolare nella Cisl per dire che il problema non riguarda né la confederazione, né la Fai.

Secondo questa versione, che viene bisbigliata senza che nessuno si prenda la responsabilità di raccontarla pubblicamente assumendosene la responsabilità, tutto nascerebbe dal fatto che Marco sarebbe stato un ragazzo inesperto, che si è trovato a fronteggiare la concorrenza sporca di altri sindacati nel raccogliere le iscrizioni e allora avrebbe cercato di difendersi sullo stesso terreno, finendo per mettersi nei pasticci per inesperienza più che per colpa. Ad ogni modo, si dice, il processo dimostrerà che non c’era alcuna responsabilità della Fai.

Delle tre, questa è la narrazione che serve alla Cisl e alla Fai. E serve molto soprattutto al dottor Sbarra dell’Anas, visto che Marco arriva alla guida della federazione di Latina all’esito di scelte fatte in regime di doppio commissariamento: il commissario della Fai nazionale, cioè lo Sbarra dottor Luigi, commissaria la federazione di Latina nel maggio 2015 e ci manda Claudio Risso, nonostante questi fosse oggetto di indagini penali per accuse relative all’esercizio di funzioni sindacali in Piemonte che solo successivamente si risolveranno col suo proscioglimento.

L’incauta designazione da parte del dottor Sbarra dell’Anas fa sì che Risso gestisca la federazione di Latina per un anno e mezzo, con i margini di autonomia che il dottor Sbarra dell’Anas concede a tutti i suoi collaboratori. Cioè nessuno, perché tutti devono fare quel che dice lui. Tanto più se hai un problema in corso che ti rende vulnerabile.

Al termine dell’anno e mezzo, Risso per conto di Sbarra – se non il dottor Sbarra direttamente – convoca Marco Vaccaro dalla vicina provincia di Frosinone (un territorio assai meno complesso di Latina) e lo designa a segretario provinciale. Per la festa di promozione intervengono il dottor Sbarra e il segretario della Cisl provinciale, a sanzionare il fatto che la designazione di Marco Vaccaro è volontà delle autorità superiori.

Tutto questo ci dice che se Marco Vaccaro è un ragazzino inesperto che si è messo nei pasticci, secondo la versione fatta bisbigliare nella Cisl, la responsabilità politica della situazione in cui si trova è della catena di comando che lo ha messo in questa situazione, finendo per coinvolgerlo in una guerra fra sindacati ed a farlo restare gravemente ferito, colpito non si capisce bene se dal fuoco amico o da quello nemico.

O magari da tutti e due.

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6 Commenti - Scrivi un commento

  1. Da alcuni conoscenti nelle comunità venete di quella provincia mi informano che a Latina la Uila è cresciuta negli ultimi anni grazie alla furbizia di alcuni ex cislini che hanno saputo organizzare una rete di “collaborazioni” con consulenti del lavoro e commercialisti.
    Il sistema prevede a) garanzia alle aziende di non disturbare b) un tot a pratica per le domande di disoccupazione pagato ai consulenti e ai commercialisti c) una quota per ogni suddetta pratica degli extracomunitari (indiani e bengalesi soprattutto) riconosciuta ai leader delle stesse comunità : I santoni del Tempio. Questo sistema diffuso in tutta Italia e soprattutto al centro sud lo conoscono molto bene le tre confederazioni e le rispettive associazioni degli immigrati (ANOLF in Cisl ). La differenza è che in Cgil e in Cisl ci sono o ci sono rimasti i piccoli chimici e gli apprendisti stregoni mentre nella Uila ci sono vecchi lupi di mare che sanno dove e come pescare i tonni.
    … altro capitolo su cui indagare sarebbe quello sui flussi migratori e sulle tangenti lucrate sui permessi di soggiorno e sui corsi per l’apprendimento della lingua italiana : il pozzo di San Patrizio è molto oscuro e profondo.

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  2. Edoardo Rixi, sottosegretario ai trasporti del governo Conte, è stato condannato in primo grado a 3 anni e 5 mesi per le spese pazze ( rimborsi di pranzi , cene…) in regione Liguria e,
    come da etica e morale, si è dovuto dimettere. Nella Cisl il segretario generale di Federazione che ha festeggiato in baita con gli amici a spese sindacali viene promosso in Segreteria Generale e chi lo denuncia viene espulso. Perchè ?
    ” Nella Cisl chi commette le malefatte viene gratificato e chi le denuncia espulso ”
    come da regolamento non scritto ma praticato.

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  3. Io direi semplicemente perchè la magistrratura interna svolge il ruolo di stampella al “padrone di turno” e per farla arriva a rendersi ridicola…

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