Il cambio di rotta

Con la sostituzione nella segreteria della Fai e la discesa in campo di Roberto Benaglia, la Fai sembra aver fatto come quelle squadre che si accorgono, meglio tardi che mai, di essersi schierate in maniera sbagliata in campo ed allora cercano di correggere la situazione.

L’errore di schieramento lo aveva commesso Onofrio Rota, quando nel gennaio scorso aveva tacciato di “populismo sindacale” chi aveva detto (nello specifico ce l’aveva con la Uila) che il rinnovo del contratto degli alimentaristi doveva segnare un forte recupero salariale. Secondo Rota, invece, il modulo doveva essere quello degli anni precedenti: “legare le retribuzioni all’innalzamento della produttività, all’innovazione, all’evoluzione di relazioni industriali sempre più partecipative”.

Nonche ci sia nulla di sbagliato nel legame salario/produttività o nelle relazioni partecipative; il fatto è che in un settore che cresce e che ha allungato la vigenza del contratto nazionale a quattro anni, presentarsi con lo stesso schema delle volte precedenti e ripetendo la stessa tiritera (per di più con la cantilenante cadenza veneta più adatta ad una ninna nanna che ad una rivendicazione sindacale), avrebbe significato avere, più o meno, gli stessi aumenti. Cioè meno di quel che deve essere per avere un po’ di equità.

Per fortuna di chi lavora nel settore, la linea Rota non è passata; e ora Benaglia, nel video che trovate a questo tweet,

 

 

 

fa un discorso da sindacalista: e colloca correttamente la questione salariale come esito di una visione innovativa, che non ripudia certo la questione del legame salario/produttività né la partecipazione, ma dice esplicitamente che ci vuole “una stagione contrattuale partecipativa sì, ma assolutamente forte”. Cioè il contrario di quel che aveva detto Rota il 15 gennaio 2019 nella sala grande delle feste al Cnel, alla presenza dei rappresentanti delle controparti.

Buone notizie, dunque, per i lavoratori del settore alimentare, che possono sperare in un contratto di miglioramento delle loro condizioni.

E l’agricoltura? Qui la discesa in campo di Benaglia, che viene da forti esperienze industriali, non dà altrettante garanzie. E preoccupa anzi il fatto che la Fai di Rota, ripetendo giuliva e acritica la posizione di Via Po 21 sul salario minimo – no alla determinazione per legge, sì alla legge che renda validi erga omnes i contratti nazionali – non si sia accorta che, senza garanzie specifiche, in questo modo si ripristinerebbe l’onnipotenza del contratto nazionale, e si andrebbero a danneggiare le fondamenta del sistema costruito dalla grande riforma contrattuale realizzata dalla Fisba nel 1995.

Già allora, contro il parere di Via Po 21.

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Un Commento - Scrivi un commento

  1. Osservatore interessato · Edit

    Finalmente una scelta azzeccata come san Paolo sulla Via di Damasco miracolo speriamo che non gli facciano fare la stessa fine

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