La sostituzione

Se fossimo allo stadio, oggi l’altoparlante avrebbe annunciato: “Sostituzione nella segreteria della Fai-Cisl: esce Cornelli, entra Benaglia”. E tutti applaudirebbero, un po’ l’uscente e un po’ l’entrante. Anche se poi, non ce ne voglia il buon Attilio, gli applausi sarebbero soprattutto di sollievo perché chi entra, a giudizio di molti, è più forte di chi esce. E a volte una sostituzione azzeccata può cambiare l’andamento della partita.

Ma non sempre va così. E non è che se metti dentro Cristiano Ronaldo, il Pizzighettone ti diventa la Juventus o il Real Madrid. Uno forte su cinque non basta a fare una buona squadra di segreteria. Al massimo chi entra può far bene il ruolo che gli viene affidato; e nello specifico, ora la Fai potrebbe avere, al tavolo del contratto per gli alimentaristi, una certa autorevolezza, visto che Roberto Benaglia è un sindacalista d’esperienza, compresa l’esperienza nel settore alimentare, e quando apre bocca, a differenza del dottor Sbarra dell’Anas o della signora Anna Maria, parla poco ma dice molto.

Una volta tanto, quindi, da Via Po 21 non è arrivato un pacco vuoto, né un peso morto, e neppure uno sfaticato ben stipendiato, o, men che meno, un arrogante distruttore del lavoro altrui, come l’illegittimo commissario nominato illegittimamente da Via Po 21 il 31 ottobre 2014.

Ma se noi non battiamo le mani alla sostituzione il motivo è un altro, ed è un motivo politico: anche questa sostituzione rientra, politicamente, nel solito schema: Via Po 21 manda un suo funzionario – con il relativo stipendio – a Via Tevere 20, e rafforza l’equilibrio del potere imposto quattro anni e mezzo fa. Un sistema imperniato sui grandi numeri della forestazione e su qualche competenza proveniente dall’industria alimentare. Cancellando la tradizione del sindacalismo agricolo.

Certo, anche nella Fai e prima ancora nella Fisba, i numeri della forestazione pesavano: ma ne era premiata soprattutto la Sicilia, come leader delle regioni meridionali, che non era solo forestazione. Oggi invece quella regione è solo un misero protettorato dell’impero calabrese, mentre al nord i veneti rotali, servili coi padroni e padronali con i servitori. obbediscono a chi comanda a Via Po 21 e comandano a chi deve obbedire nella Fai.

Siccome poi ogni tanto c’è bisogno di qualcuno che sappia fare qualche cos’altro oltre che servire o comandare a seconda se sei incudine o martello, allora si chiama qualcuno che viene dalla vecchia guardia Fat pre-unificazione: come fu per Claudio Risso con  il commissariamento di Latina, e come è ora con Benaglia in segreteria.

Chi viene dalla vecchia Fisba, se non è già stato fatto fuori con le buone o con le cattive (per esempio le lettere anonime contro Carmine Santese e l’uso teppistico che ne ha fatto la Cisl-probiviri) è stato ridotto a mera forza lavoro, a tirare la carretta a Via Tevere 20, a lavorare per altri e stare zitto, ora con il ricatto della perdita del posto, ora con la lusinga di qualche mancetta.

Se queste vi sembrano considerazioni opinabili – ma la politica è sempre opinabile, oppure non è politica ma mero esercizio del potere – allora aggiungiamo un dato oggettivo: Benaglia è un sindacalista di esperienza. Cioè non giovane. Cioè vicino alla pensione. Alla fine della fiera, la sua nomina non serve a dare alla Fai una dirigenza nazionale più forte e stabile, ma a tenere il posto per qualcun altro che arriverà in tempi non lunghi.

Perché la vera sostituzione la deciderà il dottor Sbarra dell’Anas quando avrà preso il controllo definitivo a Via Po 21 e vorrà mettere alla Fai qualcuno meno esperto ma fedele direttamente alla sua persona: un Manca qualsiasi, o qualcosa del genere.

A quel punto anche l’area ex Fat avrà esaurito la sua funzione. E della Fai nata dalla dialettica, talora vivace, fra Fisba e Fat non resterà nemmeno la parvenza.

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8 Commenti - Scrivi un commento

  1. Sono un ex sindacalista ora in pensione e vi confesso che non ho il coraggio di scrivere il mio nome e cognome. Ma siccome in questi giorni è avvenuta un’altra sostituzione in una categoria meno nota della Fai Nazionale, visti i tanti commenti sui social network, non ho potuto tacere e mettere per l’ennesima volta la coda tra le gambe. Si tratta della Femca di Venezia dove il segretario generale uscente Massimo Meneghetti è stato sostituito a scadenza di mandato dal suo collega di segreteria Giuseppe Callegaro. Meneghetti io l’ho conosciuto bene. Gli ho fatto la guerra sin dall’inizio. Un ragazzo bravo e sveglio, ma che per noi vecchi era troppo ingombrante. Credo abbia poco più di 45 anni e non credo arrivi ai 50. Ha guidato la categoria tra mille difficoltà, ma la sua gestione si è vista. Soprattutto uno al servizio della gente, che ha sempre fatto gli interessi dei lavoratori, non come noi che abbiamo sempre fatto quelli del partito o che in cisl governava al momento. Leggere tanti commenti di stima, di affetto e di riconoscimento del lavoro fatto e vi garantisco che sono davvero tanti, guardate la sua pagina in facebook, non mi ha lasciato indifferente. Non riesco a chiedergli scusa per il male che gli ho fatto insieme a molti altri. Scusate ma sono troppo codardo.. Lo faccio su questo pagina, in un commento che probabilmente non molti leggeranno, ma spero il contrario. Scusami Massimo per le bugie che ho raccontato sul tuo conto, per le difficoltà che ti ho creato. E se oggi non c’è una soluzione per te, molta della responsabilità è anche mia. Dico solo alla Cisl e alla sua categoria: proteggete persone come Meneghetti, valorizzatele. Se volete che l’organizzazione prosperi bisogna puntare su persone volenterose e cristalline come lui, invece che investire su dirigenti vicini all’età pensionabile. Chiudo qui e chiudo chiedendo ancora scusa a Massimo. Gli dico solo un ultima cosa sperando la possa leggere: non mollare mai. Sei bravo e sei giovane e quindi trova la forza per combattere e aiutare questa cisl a rinnovarsi negli uomini e nelle idee. Un uomo in meno come te sarebbe davvero una grande perdita per l’organizzazione tutta. Ciao Massimo e scusami ancora.

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    1. Complimenti. Ci fossero altri come te, magari tanti bravi sindacalisti non andrebbero via lasciando l’organizzazione schifati per tutto quello che sedicenti dirigenti gli hanno fatto passare. Menzogne, trappole, trame, di tutto, oltre l’immaginabile. Ma le scuse, pur importanti, non sono sufficienti. Deve cambiare l’aria.

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  2. Benaglia è bravo. Non si discute. Ma lui aprirà la strada alle future manipolazioni: Manca a Latina e nel Lazio……a via Tevere arriverà il calabro milanese Albanese conterraneo del gran Muftì di Roccella Jonica.
    Non è difficile prevedere tutto ciò che ha in testa il greco. A meno che in via Po non accada come in Vaticano: chi entra in conclave papa ne esce spesso cardinale.

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  3. Osservatore interessato · Edit

    Strano che Via Po’ abbia aperto le porte a Benaglia che non e’ facilmente omologabile si vede che stanno proprio alla canna del gas in alcuni territori vedi Latina sono scomparsi e la Uila ancora ride per il pieno di quadri in gamba e di iscritti di provenienza Fai. Ma siamo proprio sicuri che l’attuale aggiunto sia destinato a guidare la Cisl specie se verranno a compimento alcune situazioni giudiziarie a partire dalla vicenda napoletana per finire a quella pontina che potrebbero avere un esito come a suo tempo mani pulite per la prima repubblica: Sarebbe forse la salvezza della Cisl

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  4. nessuno parla dell’uscita per commissariamento di Stevanin Andrea della FISASCAT CISL di Venezia che ha sollevato le sorti di quella categoria,,,,,,,,ora al declino.

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  5. La cacciata di Stevanin dalla fisascat di venezia avvenuta per mano del duo Bizzotto/Raineri ha messo in seria difficoltà la categoria finita prima commissariata e poi nelle mani di un certo Nicola Pegoraro figliol prodigo del Rota di turno. Peccato che il congresso straordinario che lo ha eletto abbia coinvolto solo una piccola parte dei.delegati con assemblee fatte in un decimo delle aziende interessate. Si tratta quindi dell’ennesima cavolata combinata da dirigenti poco avvezzi al mestiere di sindacalisti, che pone a rischio commissariamento per l’ennesima volta la categoria. Una questione nota a pochi e tra questi pochi vi è il Segretario Usr Refosco a cui qualche segnale cartaceo pare sia arrivato. Ma non preoccupatevi, meglio un Pegoraro incapace ai posti di comando, ma che dice sempre si, che uno Stevanin capace ma che aveva il coraggio di dire anche no. Questa è purtroppo la cisl di questo periodo, anche in veneto, grazie all’eredità lasciata dal Rotino di scorta della Furlan

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