L’articolo 17 non si tocca

Articolo 17 – Sindacati di comodo – È fatto divieto ai datori di lavoro e alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori.

Il settore dei marittimi, del quale ci siamo occupati nei giorni scorsi per raccontare la storia di Beniamino Leone, è meno marginale di quel che si può credere dalla terraferma. In un certo senso, sta diventando anzi il banco di prova per un confronto fra diversi modelli di azione sindacale e di relazioni industriali di importanza generale.

Per chi non lo sapesse, le acque del settore sono agitate da uno sconto fra due grandi gruppi: Onorato da una parte, Grimaldi dall’altra. Uno scontro che coinvolge anche le rispettive organizzazioni di appartenenza, Assarmatori e Confitarma, e le stesse organizzazioni sindacali, visto che le federazioni dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil firmano il contratto con la tradizionale Confederazione italiana armatori, meglio nota come Confitarma, ma questa organizzazione ha subito la scissione della AssArmatori che ora cerca di farsi spazio anche contrattualmente e con il confronto con nuove organizzazioni sindacali.

E qui cominciano i guai, perché se la nascita di una nuova organizzazione datoriale è fisiologica dove ci sia la libertà di organizzazione, nel sistema italiano il pluralismo della rappresentanza crea un problema grave: disturba la spartizione delle risorse fra le organizzazioni sindacali.

Nel settore marittimo, c’è da tempo un accordo che prevede un forte sostegno da parte dell’associazione datoriale alle tre organizzazioni sindacali. In termini di soldi ed in termini di distacchi retribuiti. E finché tutti erano dentro allo stesso insaccato, nessuno obiettava niente.

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Ma con la divisione del fronte datoriale, ed il conseguente scontro degli spazi di rappresentanza, le cose non stanno più così. E allora si pone il problema se e quanto sia lecito che un’organizzazione datoriale finanzi le proprie controparti direttamente con i soldi e indirettamente con i distacchi. Soprattutto quando, come abbiamo spiegato la volta scorsa, dall’accordo con le controparti dipende la possibilità per gli armatori di ingaggiare personale in paesi dove le paghe sono molto più basse di quelle italiane.

Un sindacato che vivesse solo dei contributi dei soci non avrebbe alcun interesse a favorire chi viene pagato di meno a parità di lavoro, perché diminuirebbero anche le sue entrate; ma un sindacato le cui entrate arrivano direttamente dalla controparte senza passare dalle retribuzioni dei dipendenti non ha alcun interesse in questo senso. Anzi, ha l’interesse opposto a non dare fastidio ed a non prosciugare la fonte dei propri introiti.

Il fatto è che un sindacato foraggiato dalla controparte non ci può essere. Sia perché non è giusto, sia perché lo vieta l’articolo 17 della legge 300/1970, nota come statuto dei lavoratori. Un articolo per il quale si potrebbe usare al rovescio lo slogan “non si tocca”, invocato più volte per l’articolo successivo. Solo che per l’articolo 18 “non si tocca” voleva dire “non si cambia” (ed invece è stato cambiato e ricambiato più volte); per il 17 “non si tocca” sembra che voglia dire “non lo si usa”, o “nessuno lo prende in mano”. Lo si lascia lì, come se non fosse stato scritto.

Per la verità, qualcuno ora ha sollevato il caso: una segnalazione alla Guardia di Finanza è partita dall’associazione Marittimi per il futuro. In una conferenza stampa assieme all’armatore Vincenzo Onorato (ognuno ha i suoi padroni preferiti…) Vincenzo Accardo, dell’associazione Marittimi per il futuro ha sostenuto, a quanto riporta il sito “Ship2Store”, che i finanziamenti non sono di per sé illeciti, ma almeno ci devi pagare le tasse, cosa che non sarebbe stata fatta. E si pone anche il problema dei bilanci, che per la Fit è già sollevato anche da Beniamino Leone.

Con tutto il rispetto, e nell’auspicio che la Finanza accerti con precisione se ci sono state effettivamente violazioni fiscali, a noi sembra che se si porta il problema su questo piano si perde un’occasione per fare chiarezza nei rapporti sindacali. La questione importante non è il fisco, e neppure la polemica sull’assunzione di lavoratori extracomunitari (che per un sindacato non esistono come tali; esistono solo lavoratrici e lavoratori che a parità di lavoro devono ricevere tutti la stessa retribuzione) ma la genuinità della rappresentanza.

Negli Stati Uniti, per dirne una, sono proibiti anche gli enti bilaterali, perché si teme che possano diventare una maniera con cui le imprese finanziano i sindacati e se li fanno amici. Siamo sicuri che in Italia ci sia la stessa attenzione ad impedire queste forme di commistione?

Forse la vicenda del settore dei marittimi potrebbe essere l’occasione per fare una riflessione su questo punto. E non solo in mare ma anche sulla terraferma.

 

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Un Commento - Scrivi un commento

  1. Osservatore interessato · Edit

    se il sindacato confederale non pone al primo posto del confronto con il governo il tema della verifica seria della rappresentanza e’ destinato ad una fine ingloriosa chiunque oggi puo’ costituire una associazione datoriale ed un sindacato di comodo che firmi contratti a condizioni di gran lunga peggiorative . lL LEGGE SULLA PRIVACY vieta di fare verifiche sulla appartenenza delle azienda ad una associazione di categoria e non esiste alcun obbligo su quale contratto approvare dal momento che e’ stato aggiunto il sostantivo” comparativamente” alla originaria dizione “maggiormente rappresentativi”. A ruota segue la costituzione del patronato e del caaf facendo concorrenza sulla maggiore risorsa attuale del sindacato confederale i cui introiti compensano la riduzione delle entrate per la quota tessera quindi minori distacchi apparato ridotto e sostanziale abbandono dei posti di lavoro. Urge immediato intervento prima che il declino sia irreversibile se non e’ gia troppo tardi

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