L’antipopulista sfortunato

Fai, Flai e Uila hanno preparato l’ipotesi di piattaforma per il contratto nazionale degli alimentaristi. E la linea è quella che il segretario della Fai, Onofrio Rota aveva appena respinto sdegnosamente come improponibile.

Un mese fa, nella solenne cornice del Cnel e alla presenza dei rappresentanti delle controparti, Onofrio Rota disse una solenne sciocchezza; chiedere un forte aumento salariale è solo “populismo sindacale”. Come se il mestiere dei sindacalisti fosse diventato quello di evitare che chi lavora guadagni troppo (e così lasciare che la redistribuzione la facciano i governi, ieri con gli “ottantaeuri” e oggi col “redditodicittadinanza”).

L’attacco di Rota era rivolto alla proposta di un aumento da eur. 250 preannunciata dalla Uila. Al che il pari grado Stefano Mantegazza gli aveva risposto che questa richiesta era giustificata dal buon andamento del settore e dal fatto che la durata del contratto era stata allungata a quattro anni (in Germania, aggiungiamo noi tanto per fare il solito esempio, i contratti durano un anno o al massimo due, e le imprese non vanno fallite per questo).

Alla fine, le tre organizzazioni sindacali hanno convenuto su di una proposta che prevede 205 di aumento salariale, più 22 per il welfare, totale 227 (perché ora i conti vanno fatti così). Cioè qualcosa di più vicino ai 250 che aveva proposto la Uila che alla posizione di Rota.

E quando le imprese hanno detto che la richiesta è troppo alta, le tre federazioni hanno risposto unitariamente che il settore va bene e che l’aumento sarà l’unico per i prossimi quattro anni. Insomma, esattamente la linea che Rota aveva respinto come “populismo sindacale” e che ora deve sottoscrivere.

Insomma, dopo essere stata superata sul terreno delle adesioni nell’agricoltura, la Fai deve rincorrere la Uila anche su quello delle politiche contrattuali.

Certo, in questa mano Onofrio non è stato fortunato con le carte da giocare. Aveva appena finito di celebrare il convegno al Cnel che due giorni dopo è arrivata la notizia dell’arresto del segretario della Fai di Latina. Cioè di una struttura che il dante causa di Onofrio, il dottor Sbarra dell’Anas, aveva governato in regime di doppio commissariamento (come commissario nazionale e come commissariatore della federazione provinciale).

La notizia ha evidentemente indebolito la Fai-Cisl sia rispetto alle altre organizzazioni sindacali che come interlocutore privilegiato delle controparti (anche perché le indagini continuano e forse potrebbero esserci altri coinvolti. Noi avevamo chiesto a Rota di dire cosa sa ed eventualmente sospendere gli altri indagati, ma si vede che lui non ci legge e nessuno gli ha riferito la richiesta).

Onofrio però non molla e, nel commentare la piattaforma sul sito della Fai, fa un lungo discorso nel quale non parla mai di numeri ma solo di tutto il resto: la staffetta generazionale, la formazione, il welfare contrattuale, il miglioramento delle relazioni sindacali e così via. L’aumento salariale è un tema che deve risultargli fastidioso come il suono del trapano del dentista, perché su questo non gli esce neanche una sillaba.

Nascosta sotto la copertura di una piattaforma unitaria rimane dunque la divisione fra due linee: quella di chi dice che in Italia c’è una questione salariale, e quindi è legittimo chiedere aumenti significativi in un settore che è andato bene, e la linea di Rota. Che probabilmente cercherà di essere l’interlocutore della controparte quando questa cercherà di diluire la rivendicazione salariale.

Ma, visto l’infelice precedente, per un po’ dovrà mordersi la lingua quando avrà voglia di accusare gli altri di “populismo sindacale”.

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6 Commenti - Scrivi un commento

  1. Eppur si muove. …
    Una volta tanto una bella notizia. Cisl Romagna: Francesco Marinelli Segretario generale. Viene dalla Fai e proveniva dalla FIM.
    Ricordo quando qualcuna cercò di tagliargli le gambe…come si dice. Ma lui fu più bravo di certe tricoteuses. Anche in questa Cisl nascono ogni tanto dei fiori fuori stagione. Unico rammarico essere stato eletto alla presenza di madama vetril. Questo non lo meritava perchè lui viene da scuole nobili come Fai e FIM che con i personaggetti di oggi non hanno nulla da condividere.
    Auguri di buon lavoro Francesco…per quanto ti permetteranno di fare.

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      1. Ho letto soltanto oggi il commento dell’ amico dell’ una e diciannove del 23 febbraio.
        …credo che non sia giusto aggregare la Fim e la sua storia a nani tremebondi come Ragazzini e quelli prima di lui, carrieristi silenti in Cisl e quasi intellettuali in politica. Costoro si sono potuti digerire grazie al patrimonio morale e politico di uomini come Carniti e di altri “neutralizzati” negli anni della sonnolenta democrazia interna.
        Se nella discarica buttiamo anche la Fim (pur con tutti i suoi nei ideologici del passato) allora non c’è più speranza e questo nostro Blog non avrebbe più molti motivi per resistere.
        Mi auguro che sappiamo sempre distinguere il grano dal loglio.

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    1. Fra padrini e madrine, ce n’erano un po’ troppi alla sua elezione, peraltro con il 30 per cento di assenti, perché Marinelli possa essere interprete del glorioso passato invece che dell’inglorioso presente della Cisl

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  2. Scusate ma parliamo sempre del tizio che voleva chiudere la Fai per annetterle alla filca e poi, ironia della sorte, ne diventa segretario generale! Comunque parliamo di uno che la coerenza nemmeno la conosce per sentito dire!!! Parliamo di uno che si arrampica sulle spalle del potere, facendolo veramente da fuoriclasse!!! Però nel nuovo ruolo si scontra con Mantegazza, uomo sindacalmente preparato e furbo, che lo porterà allo sfinimento. Così si spera che allo sfinimento ci arrivi Sbarra nello scontro con Landini!!!

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  3. Che il Rota fosse un chierichetto era risaputo. Ha sempre sussurrato in eco ciò che recitano gli altri. Mica si fa carriera altrimenti in questa Cisl di giganti. Ma il tarantino, nato per tenere i piedi in tante scarpe, da furbetto si muove per non dispiacere nessuno (com’era quella massima…a dio piacente e ai nemici sui ?). Così se in cisl non dovessero aprirsi le porte del paradiso potrà andare domani a lavorare in Federalimentare o in Coldiretti. Lì potrebbe svolgere un buon lavoro opponendo il suo guerriero sterno contro il populismo sindacale e contestare che esista in Italia un certo fenomeno detto caporalato.

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