E a Latina?

Dopo il clamore dei primi giorni, il silenzio è sceso sulla vicenda degli arresti per caporalato a Latina. Anche la decisione, presa nei giorni scorsi dal Tribunale del Riesame di Roma, di respingere i ricorsi degli arrestati (che dunque restano chi in carcere, chi ai domiciliari) non è stata ripresa dalla stampa nazionale, e solo con quale giorno di ritardo da quella locale. Da cui resoconti è peraltro sparito ogni riferimento alla Fai e alla Cisl, nonostante che uno degli oggetti principali dell’indagine sia la presunta estorsione che sarebbe stata compiuta dai dirigenti della cooperativa Agri Amici ai danni dei migranti per costringerli ad iscriversi alla Fai. E nonostante che la Fai di Latina fosse stata gestita per via commissariale, nel periodo immediatamente precedente i fatti sui quali si indaga, da un personaggio importante su scala nazionale come l’attuale segretario generale aggiunto (con diritto di successione) della Cisl, il quale dovrebbe essere quindi chiamato a rispondere politicamente di incauta gestione, se i fatti dovessero essere dimostrati. Così come è rimasta senza risposta la nostra sollecitazione al segretario generale della Fai di dire pubblicamente se gli risulta che ci siano altri esponenti della federazione, o della Cisl, fra i cinquanta indagati.

Ma la strategia del silenzio non vale a cancellare il fatto che l’indagine è tutt’altro che finita, che il quadro è tutt’altro che completo, e che da Latina potrebbero arrivare altre notizie. Il fatto stesso che gli arresti siano stati tutti confermati vuol dire che la procura ritiene che ci siano ancora cose da scopire, e che i giudici del tribunale hanno condiviso questa opinione e considerato il rischio che gli arrestati potrebbero darsi alla fuga o inquinare le prove.

Visto l’uso un po’ estensivo che in Italia si fa della custodia cautelare, non ci sentiamo di escludere neanche che si possa usare questo strumento per far pressione sugli arrestati e convincerli a parlare. Ad esempio, uno degli arrestati, sempre secondo l’informazione locale, starebbe collaborando con la magistratura. Eppure la misura cautelare, nel suo caso gli arresti domiciliari, è stata confermata anche per lui. Come se le ammissioni fatte finora non bastassero.

A rompere questo silenzio, ma su un altro versante, ci ha pensato oggi Enrico Marro che, nella sua rubrica del Corriere economia ha rilanciato la notizia della richiesta del segretario della Uila, Stefano Mantegazza, di essere ricevuto dal ministro Di Maio per proporre alcune misure contro le “cooperative senza terra” che, come dimostra la vicenda della Agri Amici, spesso non sono cooperative, né agricole, ma possono essere usate per nascondere il caporalato.

In tempi di ritrovata unità sindacale, può colpire il fatto che la Uila prenda questa iniziativa da sola. Ma la cosa non deve sorprendere. Presentarsi assieme alla Fai, in questo momento e su questo argomento, non sarebbe una buona pubblicità per la causa. E la strategia del silenzio su questo non funziona.

E poi c’è il fatto che Latina è uno dei territori dove Fai e Uila stanno combattendo con più virulenza la guerra delle tessere che ha visto la federazione di Mantegazza prendere largamente il sopravvento da alcuni anni a questa parte. Insomma, se sabato erano assieme in piazza San Giovanni, da domenica Fai e Uila hanno ripreso la guerra. E la trincea passa anche da Latina e dalle vicende su cui indaga la magistratura.

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Un Commento - Scrivi un commento

  1. Augurandomi come tutti di vedere presto trionfare la giustizia e possibilmente in gattabuia i colpevoli
    approfitto di questa, agorà democratica, che fa onore a gestori, frequentatori e simpatizzanti per porre all’attenzione delle truppe cammellate partecipanti alla manifestazione di sabato scorso che sono rimasti solo 4 amici al bar a credere ancora nell’asino che vola. Apoco o niente servono organizzare manifestazione nelle quali i primi a non credere sono i diretti interessati.Non trovando risposte esaurienti a due semplici domande;
    è stato il sindacato e la cisl in particolare nei decenni passati a spingere per una riduzione del costo del lavoro (per vincere la concorrenza)? A nulla sono valse le osservazioni di tanti di noi che così s’innescava una corsa al ribasso infinita? Ma chi parlava così era un disfattista vuoi contestare il parere di Ichino?
    e oggi che è successo quello che avevano sempre escluso ovvero che gli stipendi sono scesi al disotto del minimo di sopravvivenza si viene ad incolpare il reddito di cittadinanza che è troppo alto? ma vi rendete conto delle sciempiaggini che dite o no? E non si può parlare certo di cai isolati; è di stamane, la notizia di stampa che, non solo i lavoratori meno qualificati hanno subito questa sorte ma anche:
    STIPENDI ITALIA ULTIMA IN EUROPA PER RETRIBUZIONE REALE DEI GIOVANI LAUREATI. IN TESTA LUSSEMBERGHESI E SVIZZERI “
    L’indagine della società di consulenza Willis Towers Watson ha riguardato principalmente i dipendenti di aziende multinazionali. Per gli italiani salario netto di 23mila euro contro gli oltre 51mila dei coetanei che guidano la classifica. Svizzera in testa anche per valori lordi: oltre 78mila euro di F. Q. | 11 Febbraio 2019
    I giovani laureati italiani, tenendo conto anche delle imposte e del costo della vita, sono i meno pagati d’Europa.
    Questi sono i risultati dei quali i cittadini italiani e lavoratori in particolare chiedono conto ai sindacati, confidustria i vari Ichino, Cazzola ecc. il resto sono parole a cui i primi a non credere sono proprio loro.

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