Il trio che non c’è, il duo che ci sarà

Un paio di anni fa, i sindacati dei metalmeccanici firmarono un contratto normale, ma talmente normale da essere definito storico.

In effetti, dal punto di vista dei contenuti, si trattava del solito contratto come se ne fanno fin troppi da parecchio tempo a questa parte, ossia molto prudenti sulla parte salariale come se fossimo ancora all’epoca dell’inflazione a due cifre e se la domanda interna debole non fosse un problema di sistema (ma la leva della redistribuzione in Italia ormai la usa solo la politica: ieri gli “ottantaeuri” di Renzi, oggi il “redditodicittadinanza” di Di Maio, domani chi lo sa…)

Il fatto era che, dopo qualche tornata nazionale e dopo gli strappi con la Fiat di Marchionne, era accaduto il miracolo: il contratto lo aveva firmato anche Maurizio Landini. In persona. Il quale dimostrava così di aver compiuto il percorso di disintossicazione dai veleni del passato che lo avevano reso un paria intoccabile agli occhi dei commentatori più autorevoli, e tornava invece ad essere presentabile in società. Fino addirittura a poter immaginare che un giorno potesse diventare il segretario generale della Cgil.

Di più: il commentatore forse più autorevole di tutti, Dario Di Vico, si spinse a parlare di un ritorno dei metalmeccanici alla guida delle tre confederazioni, sulla spinta di quel contratto fin troppo normale: Bentivogli, Landini e Palombella vennero profetizzati da Di Vico come “il trio metal”, capace di cambiare la musica del sindacato italiano. Un po’ come avevano fatto cinquant’anni fa Trentin, Carniti e Benvenuto (l’autunno caldo – ci si perdoni la bonaria osservazione – è un po’ il ventre materno nel quale aspira a tornare un’intera generazione di non più giovanissimi)

Due anni dopo quel contratto “storico”, però, il trio non si è ancora formato. L’unico arrivato a dama è proprio il simpatico e confusionario sindacalista reggiano, che alterna qualche proclama nel vecchio stile anti-Marchionne con molte prese di posizione all’insegna di una prudenza perfino eccessiva che si impone a forza. Gli altri due, pur partiti con largo anticipo, sono ancora per la strada.

Rocco Palombella è riuscito ad entrare nella segreteria confederale della Uil, ma si è dovuto mettere in fila e rischia di arrivare prima al pensionamento che alla guida della confederazione. Perché Barbagallo, che sembrava destinato a farsi proclamare leader in eterno, ora ha scelto (o dovuto scegliere?) un erede designato, nominandolo segretario generale aggiunto. Un tappo ben difficile da rimuovere per tutti gli altri aspiranti.

Quanto a Bentivogli, a lui il tappo è stato messo ancor più a monte, sbarrandogli (è il caso di dire) la strada all’ingresso stesso nella segreteria confederale se non accettando una posizione precaria tipo quella dei vari Farina, Luciano e Bernava che in questi anni non hanno fatto in tempo a sfare i pacchi del trasloco a Via Po 21 che erano già stati “ricollocati” altrove. E Marcolino non è così lesso da cadere nella trappola.

Insomma, sabato c’è la prima manifestazione con Landini sul palco, ma non ci sarà la musica metal profetizzata da Di Vico. E anche Landini dovrà suonare qualche vecchia mazurca di periferia, al massimo alzando un po’ i decibel in qualche momento salvo poi riabbassarli per non infastidire troppo la sua stessa organizzazione.

Semmai, invece del trio metal, si profila all’orizzonte quello che potremmo simpaticamente chiamare “il duo della ‘nduja”. Perché per una singolare coincidenza, la Uil e la Cisl si trovano ad avere due principi ereditari che vengono dalla stessa zona. Sono tutti e due “made in Locride. Praticamente sono vicini di casa.

C’è solo da sperare che quello della Uil sia un po’ meglio del dottor Sbarra dell’Anas. Altrimenti la musica sarà sempre più inascoltabile per tutti.

Condividi il Post

13 Commenti - Scrivi un commento

  1. Il Marcolino purtroppo è destinato a rimanere tale perché avrebbe dovuto osare molto tempo fa. Spesso quando si fanno troppi calcoli si perdono treni che difficilmente ripassano.

    Reply
  2. Marcolino dalle mani pulite che però teneva sempre accuratamente in tasca! E poi la Leopolda!!! Mamma mia …. direbbe la Antonelli!

    Reply
  3. Credo che alla Cisl occorra ben altro per tornare alla normalità. Non li conosco personalmente ma la semplicità e pacatezza di persone come i Segretari delle Ust di Torino e Bergamo (e ce ne saranno pure altre in giro per l’Italia) mi danno l’impressione che si possa e debba ricominciare da loro perché traspirano i valori veri dell’organizzazione. Marcolino non è l’uomo giusto.

    Reply
    1. Non conosco il segretario di Bergamo e non esprimo giudizi. Ma conosco molto bene quello di Torino e, ti assicuro, l’apparenza inganna. È l’esatto contrario della persona semplice che tu dici. Cura solo i suoi interessi e quelli della sua famiglia e dei suoi amici. E se non gli dici sempre di si ti fa fare la guerra senza sporcarsi le mani.
      È la continuazione di quello che c’è adesso. Anzi molto peggio!

      Reply
    2. A Torino Nanni Tosco Ha passato il testimone a fine 2012 se non erro ed effettivamente aveva le qualità descritte insieme a competenza ed un enorme bagaglio culturale che ha dato tanto lustro alla Cisl Torinese .

      Reply
  4. Per capire la irrilevanza del sindacatro confederale di oggi, basta un dato che in altri tempi avrebbe fatto ridere i polli; la trimorti prevede di portare in piazza domani 100.000 manifestanti il che vuol dire la metà vale a dire 50 mila che come al solito sarà in larghissima parte di stipendiati delle strutture (precettati) e pensionati pensionati con familiari al seguito.
    La postina e company non hanno alcun titolo di pontificare perchè per i lavoratori sono gli imputati e non i giudici

    Reply
  5. Sono d’accordo con tutti sulla decadenza del sindacato, sul basso livello della dirigenza, sullo squallore delle idee… ma dire (anonimo) che il sindacato paga i manifestanti…?!?! Ma da quando in qua???? Ma stiamo scherzando??????
    Sono un ex sindacalista ed ex operatore.. quindi stipendiato dalla cisl, ma non certo per andare a manifestare!!!!!!

    Reply
  6. Due cose oggi mi hanno colpito della manifestazione sindacale unitaria a Roma. La prima è una foto in cui Landini abbraccia sorridente la ns. Segretaria a sua volta sorridente : mi è parsa davvero surreale non per l’unitarieta’ sindacale che è un valore, ma bensì perché mi dà l’idea dell’appiattimento dei sindacati di oggi senza più un ragionamento è una proposta convincenti al di là delle apparenze superficiali che coprono interessi di parte e che non coincidono con quelli dei lavoratori.
    Per secondo la notizia che a tale manifestazione hanno partecipato pezzi di Confindustria del settore gas energia (trivellazioni in mare e non tanto per intenderci). Va bene difendere ogni tipo di lavoro ma a monte ci vorrebbe un ragionamento di prospettiva su certi business che potrebbero non essere condivisi dalla base e soprattutto dal buon senso rispetto il tema ambientale e ad ogni modo non mi è parso un sintomo di autonomia avere invitato alla manifestazione tali rappresentanti del mondo datoriale.
    Se il futuro del sindacato è sintetizzato da questi due aspetti non credo possa essere roseo….

    Reply
  7. Scusate ma, voglio sperare che alcuni interventi siano di provocatori e servi al soldo della accoppiata anas poste. Perchè diversamente devo ammettere di essere completamente fuori dal mondo. NO AMICO DELLE 10.02 NON STIAMO SCHERZANDO, mi domando in quale, beato, mondo vivi. quello che ho descritto è l’infinitesima parte di quello che conosciamo ne puoi essere certo. Probabilmente , se come dici sei un ex è probabile che ai tuoi tempi la situazione non fosse ancora degenerata come adesso e il peso delle categorie attive avevano ancora la forza di mandare tutti a casa . oggi invece, i pensionati più poc’altro permette loro di tenersi stretto il trono, fregandosene di regole, etica, morale, lavoro e lavoratori. Anche il fatto che alla manifestazione ci fosse confindustria dovrebbe allarmare non poco perchè sono proprio loro i primi veri responsabili la prova più semplice l’ho sentita stamane al bar dove alcuni ex metalmeccanici sostenevano di aver letto che il reddito di cittadinanza da poco in vigore super il reddito da lavoro di una caterva di giovani lavoratori e lavioratrici.
    Ecco la realtà che i signori che oggi protestano devono spiegare agli italiani è questa dove erano loro quando gli stipendi si riducevano alla fame?

    Reply

Rispondi a Uno della prima repubblica Annulla risposta