Dopo 51 anni Armando dice basta

Riprendiamo dal sito sindacalmente.org la lettera con cui Armando Michelizza, sindacalista da mezzo secolo, annuncia ai suoi amici torinesi la decisione di lasciare la Cisl. Una scelta motivata col fatto, ci permettiamo di riassumere così il suo pensiero, che se un’organizzazione sindacale non fa più nulla per affrontare dal punto di vista del lavoro e della giustizia per tutti i problemi urgenti del nostro tempo, allora vien meno la ragione per aderire.

Chi fa questa scelta, e c’è anche chi la sta facendo in silenzio, ha molti motivi; così come ne ha chi invece decide di restare dentro e provare a fare qualcosa. Ma una cosa è certa: che di troviamo davanti ad una Cisl che non fa più nulla, se non occuparsi dei propri organigrammi. Mentre in passato ha fatto molte cose, ha combattuto molte battaglie, ha proposte molte idee. Cose, battaglie e idee che possono essere state giuste o sbagliate, vincenti o perdenti, e possono essere ancora attuali o no. Ma erano segno di vitalità, erano un contributo ad andare avanti, a migliorare la condizione di chi vive del lavoro, a costruire un po’ di giustizia sociale.

Chi ha ancora a cuore quest’idea di sindacato non ha più grandi ragioni per restare nella Cisl di oggi. Se non quella di provare ancora a smuovere le acque, a mettere assieme chi sia ancora interessato a costruire qualche piccola realtà critica, a fare, per così dire, la Cisl dentro alla Cisl.

Noi del 9 marzo abbiamo amici che hanno lasciato, più o meno spontaneamente, la Cisl, altri amici che hanno deciso di continuare l’impegno sindacale in altre organizzazioni, altri ancora che hanno deciso di restare e provare a fare qualcosa da dentro. Ognuno di questi ha le proprie ragioni, e nessuna di queste scelte ci pare tutta giusta o tutta sbagliata. E l’unica cosa che possiamo fare è dar voce alle ragioni di ciascuno, raccontare le loro storie, proporre le loro idee per un dibattito ed una riflessione sul senso del “fare giustizia assieme”.

Per questa riflessione la lettera di addio di Armando ci sembra un documento prezioso e toccante, che merita di essere letto e meditato tanto da chi pensa che la sua scelta sia quella giusta come da chi pensa invece che sia giusto non mollare.

il9marzo.it

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Cari amici e compagni,

non sono più iscritto alla Cisl, ho dato revoca per l’adesione nei giorni scorsi. A voi, con cui ho condiviso molta strada della vita, con le speranze, il lavoro, il pensiero, ho il bisogno di dirlo. Forse di giustificarmi. Non certo per invitarvi a fare altrettanto. No. Era una cosa che meditavo da anni, se non l’ho fatta prima è proprio perché nella Cisl continuano ad esserci persone come voi che conosco e a cui mi lega, oltre e ancor più che la stima, l’affetto.

Andarsene dopo 51 anni e aver tanto ricevuto in formazione, educazione ovvero crescita, incontri con persone per me veri maestri, non è stato facile. Ma non ce la facevo più. Lo scandalo del sindacato italiano, e la Cisl in esso, che sui diritti delle persone migranti volta lo sguarda altrove, mi è insopportabile. E sono decine di anni. Qualcuno di voi fece parte di una piccola delegazione che incontrò l’allora segretario della Cisl di Torino, Nanni Tosco, per sollecitare una iniziativa della Cisl sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie. Lo cito per dire a quanti anni fa risale la mia insoddisfazione, che quell’incontro non fece che aggravare.

Non è cosa da oggi, insomma, anche se il perdurante silenzio davanti alle iniziative dell’attuale governo mi fanno chiedere cosa mai dovrà succedere perché il sindacato italiano si ricordi di essere stato una organizzazione di lavoratori migranti; forse a Dusseldorf c’è ancora qualche sede di patronato Inas per la tutela previdenziale dei “nostri” migranti e se non c’è è solo perché la telematica non rende necessaria la presenza fisica.

Ottocentomila minori privati della cittadinanza italiana, lavoratrici domestiche in nero che non possano far valere i loro diritti perchè “irregolari” e senza possibilità di regolarizzarsi, caporalato, esclusione dal voto amministrativo, frontiere chiuse mentre i dati demografici su denatalità e invecchiamento chiederebbero ben altre politiche.

Ho scoperto una cosa banale che conoscevo già: i diritti degli altri sono necessari a difendere i miei.

Ha ragione Tito Boeri: senza immigrati al lavoro e regolari, la mia pensione è a rischio.

E il sindacato? Quante assemblee si sono fatte in fabbriche, uffici, cantieri e per pensionati per spiegare che la solidarietà non è una fregatura, ma lo strumento per vivere meglio, che “il sindacato o è solidarietà o non è”. Che occorreva una diversa politica per l’immigrazione.

Sono 40 anni dalla riforma sanitaria: finiva il sistema mutualistico e nasceva il Servizio Sanitario Nazionale nasceva il diritto per tutti alla salute. Spiegammo e conquistammo i lavoratori della Fiat, della Olivetti, e di chissà quali altre aziende che avevano “mutue aziendali” che un sistema universalistico sarebbe stato più giusto e migliore. Anche allora c’erano paure di perdere condizioni di miglior favore, facemmo opera culturale e politica educativa (= aiutare la crescita).

Perché il sindacato italiano non ha fatto questo in questi 30 anni?

Partecipo spesso a iniziative, manifestazioni, dibattiti sul tema e, se escludo qualcuno di voi, la Cisl non c’è mai. In questi tanti anni ci sono state tante occasioni, la Cisl le ha perse. Direte che non si abbandona e si dà battaglia; accetto la critica. Avrei certamente potuto e dare più colpi al sonno della ragione che ha pervaso la dirigenza Cisl.

Ma ora, per me, è tardi. Ogni giorno sono in ritardo sulle tante cose che sarebbe necessario fare per frenare questo apartheid italiano che mai avrei creduto di vedere crescere nel mio Paese. Lavoro con altre persone con cui condivido fatiche e speranze di umanità. Spiace davvero perché, lo ripeto, dalla Cisl ho avuto tantissimo, ma non ne riconosco più il volto e non mi sento nessuna voglia di dare alcunchè.

A voi un abbraccio fraterno, sincero, e auguri.        Armando

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12 Commenti - Scrivi un commento

  1. Le gesta importanti e gli esempi da seguire. Invero, non ci vuole tanto a comprendere come il gusto della libertà di esprimersi e mandare a quel paese una intera organizzazione che nel bene e nel male ti ha rubato, sottratto anni di vita, non ha prezzo. Per fine anno credo sia un bel proposito. Mi chiedo, ma cosa ci si guadagna a traghettare ancora per qualche anno in questo grigiore e torpore generale. Suvvia se non ci si rimette in gioco a 50, 60 anni ( prima si è ancóra ipnotizzati, si può capire), quando farlo? Volete salvare qualcosa? Occupatevi di voi, occupate le sedi dissi un tempo…io rimpiango di non aver visto la occupazione della sede della fp 2 anni fa dopo il commissariamento …ops epurazione. Se fosse giunta la forza pubblica sai che pubblicità. Sarebbero bastati un centinaio di persone . Recuperate la follia, recuperate la ribellione deponente ogni titubanza. Bastano un centinaio di Armando? Ma si chi non ne può più si organizzi faccia qualcosa di eclatante. Chi può farlo ovvio è chi ê ( ancora )dentro . Per il sindacato sclerotizzato confederale poi in generale credo sia prossimo un capolinea. Da capofila e capolinea nella società e nei posti di lavoro. La gente è disinteressata, annoiata. Il 2019 si apre con nemmeno un sussulto ( per i contratti del,pubblico impiego lo capisco..non è facile come non lo era, ad onore del vero, anche prima)….ma almeno uno straccio di idea uno straccio di pensiero, di coinvolgimento…nulla niente di niente. E allora a chi come il sottoscritto ha passato un paio di decenni resta il compiacimento del bel gesto di Armando e dello esempio da seguire. Bravo Armando.

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  2. Chi ama la CISL, non ha scelta. Armando non ha lasciato la CISL, è la cisl che ha lasciato molti come Armando. Se i valori, le idee, la dignità si ritirano perché in contrasto con la pochezza avarizia superficialità e perfidia. Quello che rimane è qualcos’altro. Per favore non chiamatela CISL , cambiate almeno il nome…

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  3. Le storie di migliaia di donne e uomini che ogni giorno nei luoghi di lavoro pubblici e privati, nelle RLS e nelle sedi dei servizi ci mettono la faccia per rappresentare la CISL sono come tanti pezzetti di quel puzzle che oggi non si riesce più a ricomporre, perchè l’oligarchia della CISL confederale nazionale ha deviato l’obiettivo dal bene comune al bene di poche decine di persone i cui interessi vanno da un’altra parte. Ha ragione Armando il problema sono le politiche degli ultimi decenni della CISL, scelte lontane dalla partecipazione attiva delle persone e scelte troppo deviate dall’idea che un sindacato composto di categorie deve avere un ruolo esclusivamente contrattuale e non impegnarsi piuttosto per le condizioni del lavoro, del sociale e della società in generale. Il sindacato deve recuperare un potere che nasce dalla sua natura di colazione sociale, basata sulla rappresentanza democaratica e la militanza. Però ad Armando voglio dire che l’attuale CISL non è malata solo di queste carenze politico – organizzative che riguardano anche altre grandi organizzazioni e non solo quelle sindacali, ma in questi anni la CISL ha contratto una grave malattia, un cancro che la sta divorando dentro e fuori, la scelta di concentrare il potere assoluto in mano a poche persone che hanno ridotto la CISL ad una loro propietà personale e che hanno selezionato gruppi dirigenti di veritice nazionale, regionale e territoriale che rispondono esclusivamente a questa ,logica. Per questa ragione, a mio avviso, la CISL, che nei decenni ha sempre saputo distinguersi e in qualche fase storica ha fatto da “lepre” per il sindacalismo italiano, oggi ha assunto un ruolo di “basso livello” ancora più arretrato di altre organizzazioni, e per questa stessa ragione bisogna lottare per evidenziare, colpire ed abbattare questa “incrostazione” che se lascaita maturare ancora qualche anno impedirà definitivamente la possibilità di un cambiamento politico – organizzativo nella CISL, se per fare questo serve toccare il fondo cioè denunciare all’esterno nei mass media e alla giustizia ordinaria le “malefatte, gli scandali e altro…” di questa organizzazione dobbiamo farlo per il bene della CISL e di quelle migliaia di donne e uomini che ogni giorno nelle seconde fila del potere lavorano, militano e partecipano con il proprio impegno per la CISL.

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  4. Tommasino ex iscritto cisl · Edit

    Manovra. Furlan: “Dal Presidente Conte molta attenzione sulle proposte del sindacato”
    Roma, 10 dicembre 2018. “Speriamo che possa esserci una continuità nel confronto ed una interlocuzione costante con il Governo su crescita e lavoro, infrastrutture, fisco, riforma della Pa, contratti, formazione, scuola. Abbiamo bisogno di patti forti che puntino a rafforzare la crescita ed il benessere dei cittadini”. Così la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan al termine dell’incontro di Cgil, Cisl e Uil, Ugl, Confsal e Cisal con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte che ha avanzato la proposta di avviare un tavolo di confronto periodico sui maggiori temi all’attenzione del paese.

    Ecco diceva la iena ridens non più di due settimane fa, oggi insieme a UIL e CGIL minaccia di scendere in piazza a gennaio. Una volta si scendeva in piazza prima dell’approvazione della manovra finanziara.
    Ecco come sono cambiati i modi per difendere i lavoratori, pensionati e cittadini con le manifestazioni postume. Siamo ormai un popolo senza speranza, sopratutto con questi gruppi dirigenti ( autoproclamati vedi cisl) inetti e orientati a difendere la propria poltrona. Rimpiango i francesi. C’è bisogno di una rivoluzione sociale, sopratutto nella cisl. Buon Natale a tutti

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  5. Il 10 Gennaio la Fisascat di Venezia farà il suo congresso “farsa”. Molti delegati delusi lasceranno l’organizzazione in quanto non coinvolti volutamente nella fase congressuale. Le Iene sono avvisate.

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  6. Ci mancava solo la ciliegina sulla torta che la trimurti ha confezionato ai lavoratori ed italiani tutti schierandosi con i neoliberisti. Ma ha tranquillizzare tutti è arrivato l’ordine direttamente dai fratelli e la maledetta (dai lavoratori) trinità ha provveduto ha indire una trita manifestazione nazionale per gennaio prossimo. E’ vero che quando si è servi si può solo ubbidire ma la dignità e l’onore? Ha dimenticavo questi sono valori oramai scomparsi dalla CISL.
    Ben venga dunque la manifestazione che da trinurti l i trasformerà in 3 morti viventi. Uscita più ingloriosa dalla scena neanche il contestatore più incallito poteva sperarlo e loro glielo hanno servito su un piatto d’argento. Immagino che data la forte affluenza preevista il raduno si terra in piazzaSanti Apostoli regolabile in capienza da 100 a 300 posti circa . Buon pro le faccia ma penso che per la rivincita sperata, se mai ci sarà dovrànno aspettare anni ed anni…..

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  7. Sapessero almeno rinnovarli i ccnl…. Ormai tra epurazioni e commissariamenti il livello è talmente basso che vanno avanti d’inerzia

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  8. SU FAMIGLIA CRISTIANA DEL30 DICEMBRE PROSSIMO – MESSAGGIO A “CANALI UNIFICATI E UNIDIREZIONALI” DELLA JENA RIDENS. TRATTASI DELLA ABUSATISSIMA LISTA DELLA SPESA DI LUOGHI COMUNI CHE, RIPETUTI PER L’ENNESIMA VOLTA SENZA ALCUN FONDAMENTO E TANTO MENO COSTRUTTO; FA SOLO IMBUFALIRE I LAVORATORI (SEMPRE DI MENO); GLI EX LAVORATORI SEMPRE DI PIU’ COME PURE I DISOCCUPATI E PENSIONATI.
    ANCORA UNA VOLTA L’UNICA SUA PREOCCUPAZIONE E’ LA CONSERVAZIONE DEL POTERE “DEI CORPI INTERMEDI” NELLA SPERANZA DI BLOCCARE LA MORTE CERTA DEL SINDACALISMO CONFEDERALE, IN ASSENZA DI UN RECUPERO DELL’ABBANDONO CAUSATO COL TRADIMENTO.
    PERCHE’ LA NEGLETTA PRIMA SI E’ VENDUTA AL PADRONATO MULTINAZIONALE, IL MONDO DEL LAVORO ITALIANO, SOTTOSCRIVENDO DI TUTTO E DI PIU’ SENZA PORSI MINIMAMENTE IL PROBLEMA DELLE CONSEGUENZE CHE AVREBBE COMPORTATO. POI, CANDIDAMENTE PENSA DI CAVARSELA CON UN SEMPLICISSIMO PUNTO A CAPO, RIPRENDENDO COL SOLITO GIOCHETTO DELLE TRE CARTE : SARA’ IL CASO CHE QUALCHE MENTE FUMANTE, A LEI VICINA LA CONSIGLIASSE MEGLIO PERCHE’ TUTTO DIVENTA PIU’ CHIARO QUANDO SI VEDE LA PORTATA DELLE PROTESTE E COLORO CHE VI ADERISCONO, QUASI SEMPRE ANZIANI PENSIONATI CHE SUPPORTANDO IL PEGGIOR SINDACALISMO MAI CONOSCIUTO FINORA SONO FINITI PER ESSERE ACCOMUNATI AI VERI MALFATTORI CHE LI STRUMENTALIZZANO.
    DOMANDA PER LA IENA RIDENS COME E’ POSSIBILE RECITARE NELLA COMMEDIA CONTEMPORANEAMENTE IL RUOLO DI VITTIMA (OGGI) E CARNEFICE (COL GOVERNO RENZI)? A ME RISULTA CHE IL DOTTOR JEKILL E MR HYDE FOSSE FRUTTO DELLA FANTASIA DELL’AUTORE

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  9. Deve proprio crollare il sistema affinché sto sindacato si rinnovi veramente. E non manca molto. Un sistema più umano e un sindacato più serio e credibile.

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  10. Non c’è di certo da meravigliarsi per la scelta compiuta da Armando, dobbiamo farcene una ragione ed elaborare in fretta il lutto perché il sindacato è ormai il caro estinto !
    Riprendo nella sua interezza quanto è stato pubblicato di recente su sindacalmente e che ci fa comprendere che possiamo solo elaborare il lutto e unire le energie per pensare ad un nuovo progetto di tutela di lavoratori, di lavoratori precari, pensionati e disoccupati lasciandoci alle spalle ciò che è stato.
    Tratto da sindacalmente
    SINDACATO DOVE SEI? – R.Armeni – la crisi dei corpi intermedi, la democrazia semplificata –
    PostDateIcon Lun, 24/12/2018 – 17:27 | PostAuthorIcon Redazione
    Sulla mia bacheca Facebook ho posto di recente la seguente domanda: sapete che fine ha fatto il sindacato? Ho avuto molte risposte, in gran parte ironiche se non sarcastiche, alcune drastiche del tipo «non c’è più», «è stato ammazzato», «si è suicidato ». Tutte, però, concordavano sulla scomparsa del sindacato, nessuna dava un giudizio positivo, nessuna indicava un’iniziativa, un avvenimento che segnalasse la presenza dell’organizzazione dei lavoratori, nessuna, infine, contestava il carattere provocatorio del mio quesito. Che il sindacato in Italia sia scomparso dalla scena insomma è apparsa ai miei interlocutori una verità incontrovertibile.

    Proprio in questi giorni in Francia è nato un grande movimento di protesta. Il motivo ufficiale è l’aumento del prezzo del gasolio, in realtà le ragioni della contestazione sono molto più ampie e riguardano la situazione di disagio di una buona parte dei cittadini francesi e lo scontento contro le misure sociali del «presidente dei ricchi» cioè di Emmanuel Macron. Movimento di destra o di sinistra? Egemonizzato da Jean-Luc Mélenchon leader di La France insoumise o da Marine Le Pen leader del Fronte popolare? Ancora oggi non è chiaro: non è facile nelle nuove proteste distinguere la destra dalla sinistra, districarsi nel groviglio delle rivendicazioni, delle identità, dei sentimenti di rivolta.

    Solo una cosa appare evidente: anche in Francia, anche in questo movimento appena nato, si può constatare l’assenza del sindacato, la mancanza nei cortei e negli striscioni delle parole d’ordine delle organizzazioni dei lavoratori che pure fino a pochissimo tempo fa erano presenti in tutte le manifestazioni anche in quelle non direttamente promosse da loro.

    La crisi dei corpi intermedi

    Abbiamo l’impressione che, sia pure in forma e gradi differenti, questo sia avvenuto in molti altri paesi europei. E che alla scomparsa del sindacato si affianchi quella di gran parte dei cosiddetti «corpi intermedi » cioè delle tante organizzazioni, gruppi organizzati che rappresentano la società civile e che interagiscono con le istituzioni dello Stato in modo da rendere più fluido, più veritiero, il rapporto di queste con i bisogni e gli interessi dei cittadini rappresentati.

    A volte i corpi intermedi hanno vita breve, giusto il tempo necessario per affrontare e risolvere un problema. A volte – ed è il caso dei sindacati – hanno una storia più che centenaria e rappresentano interessi e bisogni ancora presenti e pressanti. Sicuramente – lunga o breve che sia la loro storia – queste organizzazioni hanno svolto un ruolo importante e sono stati un cardine della democrazia. Particolarmente importante, anzi decisivo, è stato il ruolo del sindacato che è intervenuto e ha regolato per decenni i rapporti di lavoro.

    La sua scomparsa dalla scena è quindi particolarmente grave. La causa principale è stata l’incapacità di rispondere ai cambiamenti e ai nuovi problemi posti dalla globalizzazione a cominciare dalla precarietà, dalla flessibilità e dalla fluidità del lavoro. Di fronte alla condizione di quella working class sulla quale negli ultimi due decenni dagli Stati Uniti ai paesi dell’Est si è abbattuto un uragano che ha sradicato ogni sicurezza e ha portato instabilità, paura e solitudine i sindacati si sono ritirati.

    In poche parole hanno abdicato al loro ruolo e hanno rinunciato alla loro ragione sociale. Il passaggio dall’inefficacia, al decadimento, alla scomparsa è stato inevitabile. Hanno contribuito a costruire quest’assenza anche i partiti e i governi – anche quelli di sinistra – che fiduciosi nelle moderne e progressive virtù della globalizzazione hanno considerato il sindacato (e con esso i rappresentanti di tutti i corpi intermedi) sostanzialmente inutili, parte di una vecchia cultura partecipativa da ridimensionare perché non adeguata alla modernità che irrompeva nelle aziende e nei mercati.

    Democrazia semplificata

    È direttamente ai cittadini, al popolo, che la politica in questi anni ha voluto rivolgersi per chiedere il consenso, senza intermediazioni, proponendo una democrazia semplificata che voleva essere più veloce e che invece si è rivelata asfittica: chi governa e chi esegue, chi comanda e chi obbedisce. Nel grande teatro della politica chi recita e chi applaude o fischia. Non stupisce che su questo terreno privato dalla mediazione sociale dei corpi intermedi, del sindacato in primis, siano cresciute in Italia, ma, come sappiamo non solo in Italia, le forze che si pongono in un rapporto diretto con il popolo, che si rivolgono direttamente ai lavoratori che si offrono addirittura di difenderli da quelle che sono state le loro organizzazioni.

    Negli Usa è Trump che si è proposto come difensore della working class impoverita e indebolita dalla globalizzazione, in Italia è il governo del movimento 5stelle e della Lega, non i sindacati, che propongono di intervenire sui redditi e sulle pensioni dei più poveri. Non c’è da meravigliasi che in questa nuova situazione il sindacato ne esca stritolato.

    Ce n’è consapevolezza? Ci si può attendere dopo anni d’imbarazzante silenzio almeno la presa d’atto di un’enorme sconfitta? Sarebbe questo il primo passo per tentare una risalita. Il prossimo congresso della Cgil, la probabile leadership di Maurizio Landini, un sindacalista più attento di altri ai grandi cambiamenti, potrebbe almeno avviare una pubblica presa di coscienza. Per il resto ci vorrà un lavoro di anni, forse di decenni.
    Ritanna Armeni Rocca n. 12 dicembre 2018

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