Il Corriere punge la signora

Il supplemento Economia del Corriere della Sera, nella rubrica “Spilli” a cura di Raffaella Polato a pagina 15, sfotte la signora Anna Maria “lacisèunacasadivetro” Furlan. La quale, davanti ai problemi del paese, si dice ottimista perché negli incontri con i lavoratori vede “un buon clima di partecipazione”, ed una “buona attenzione … in particolare rispetto alla legge di bilancio”. “Sarebbe strano il contrario. Forse”, è il commento della giornalista.

E, in effetti, che i lavoratori siano interessati a quel che li riguarda non dovrebbe essere una novità per chi fa di mestiere il/la sindacalista. Ma il punto è proprio questo: chi guida la Cisl non è un/una sindacalista. Infatti in quattro anni non è stata capace di produrre un’idea, di indicare una direzione da seguire. Anni persi ad aspettare che il governo di turno aprisse qualche tavolo al quale essere invitati. Anni nei quali i lavoratori non hanno avuto alcuna rappresentanza efficiente da parte di una Cisl, muta e rassegnata di fronte agli eventi.

Ed il peggio deve ancora venire.

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6 Commenti - Scrivi un commento

  1. L’unico risultato degno è stato l’accordo del 30 novembre 2016, opera di Faverin, che ha portato ai rinnovi del pubblico impiego. Contratti che se fossero stati gestiti da Faverin e Volpato, sicuramente non sarebbero stati così osceni. Adesso dopo 2 anni è chiaro il progetto della Signora di via Pò, eliminare l’unico antagonista (faverin) e liberarsi di quel personaggio ingombrante di petriccioli per sfinirlo e liberarsene al momento giusto, considerando che in un anno da quando è segretario della FP, ha distrutto la categoria contornandosi di incapaci e spolpando i territori con la assicurazioni obbligatorie in tessera, a favore di chi??? certo non degli iscritti e dei territori.

    Così la CISL muore in una dolorosissima e costosissima agonia.

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  2. Il problema è che, come tutti gli osannati che faticano a pensare e per non soffrire, l’ombra o il comando di quelli che lo fanno molto meglio, preferiscono liberarsene circondandosi con una corte di servi ossequiosi e omaggiosi fino all’inverosimile di vedere il re nudo vestito (nel nostro caso la jena, novella Giulio cesare della CISL) fino a quando arriva il bambino nello specifico l’articolista del corriere che semplicemente dice quello che tutti sappiamo e sanno (anche gli scodinzolatori di professione che si foraggiano profumatamente alla corte della jena sempre meno ridens e più inc…. .dicono le voci di corridoio perchè ne i grillini ne salvini l’hanno accettata come candidata alla prossime europea . Pare che i suoi consigliori padani abbiano poco appeal da quelle parti. Così ha pensato di fare da se con una opera di avvicinamento fatta di ammiccamenti ed offerte di collaborazione non richieste . Mala tempora currunt per madame la marchese

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  3. Difatti l’evidenza dei fatti é disarmante: nessuna idea, nessun progetto, nessuna proposta e conseguentemente nessuna azione da proporre. Zero assoluto come le loro zucche vuote e come quasi zero sono i direttivi nei territori in quanto non c’è nulla cui discutere. I lavoratori ormai si informano sui fatti che li riguardano perlopiù attraverso i social ma non quelli targati cisl casadivetro perché sono monotoni e privi di contenuti come quelli che ci guidano più interessati a difendere la propria esistenza che a difendere gli interessi collettivi.

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  4. Scusate ma quanto accaduto alla CISL è la logica conseguenza di un errore di partenza fatto dai fondatori del sindacato lavoratori (accomunanto con questo termine lavoratori pubblici e privati e successivamente i pensionati) converrete che gli obiettivi ovvero tutele garanzie a tant’altro ,sono completamente diverse per ognuno se non addirittura in contrapposizione. Il mondo del pubblico impiego è tutelato dalla certezza del lavoro e dello stipendio (per quanto ridotto possa essere) e quello dei pensionati dalla pensione appunto (vogliamo considerarlo un salario minimo che gli altri lavoratori non hann?) sufficiente a garantire loro una sicurezza di sfangarsi la vita in qualunque situazione al contrario del lavoratore privato che lo può perdere in qualsiasi momento. Dico questo perchè fino a quando il lavoratore non protetto predominava nel sindacato questo ha funzionato da quando hanno prevalso i protetti il sindacato , governato da chi il posto lo aveva assicurato e dunque poco gli importava se la deindustrializzazione tagliava il posto degli altri . Questo spiega la deriva del sindacato dei LAVORATORI. il inese

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  5. Convengo con l’intervento delle 14.32 anche perchè questa chiave di lettura spiega come si è consumato il tradimento dei lavoratori non protetti, detto papale papale, la deindustrializzazione dell’Italia non è stata per nulla casuale ma consumata con il consenso del sindacato che come contropartita ha avuto perte dei servizi che venivano erogati dallo stato gratis e a tutti, ma bisognava sopperire ai fondi che venivano meno con la riduzione e delocalizzazione delle fabbriche, ed ecco l’uovo di colombo, togliamo quello che prima lo Stato dava gratis e passiamolo ai patronati enti bilaterali assicurazioni ovvero trasformiamo i sindacati in Holding . E se gli iscritti caleranno tanto meglio ci liberiamo dei rompi…… e manteniamo quelli che manovriamo a piacimento con pochi spiccioli; naturalmente i dirigenti dovranno essere ricompensati a dovere alla pari dei grandi della terra.

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  6. Vorrei integrare brevemente quanto scritto dai due precedenti commenti: in uno si legge riguardo ai dipendenti del pubblico impiego … “uno stipendio (per quanto ridotto possa essere)”. Secondo alcuni dati dell’INPS, apparsi in questi giorni ma sono dati noti da tempo, le pensioni del pubblico impiego, come media, superano la soglia dei duemila euro mensili, contro la media delle pensioni private che superano di poco la soglia dei mille euro. Certo, in parte questo fatto è determinato dai metodi di calcolo che, in passato, erano più vantaggiosi per i pubblici che per i privati, ma in ogni caso significa che nel pubblico impiego, nonostante tutte le vere o presunte penalizzazioni subite per opera degli ultimi governi, si guadagna di più durante il lavoro e anche in stato di quiescenza. E, tutto sommato, per fortuna si hanno più garanzie: non ho mai visto un pubblico dipendente, sempre per fortuna, licenziato per chiusura del proprio ufficio/reparto e nemmeno ente !! E’ logico poi che, nel sindacato, i sindacalisti pubblici siano avvantaggiati ( e lo siano stati di più ancora negli anni passati), perché portatori di “ricchezza”, dovuta ai permessi e distacchi retribuiti. Non so se sia questa la presunta motivazione della crisi, ma è comunque un fatto assodato e acclarato. A ciò si aggiunga la mancanza di adesioni ideali. Spesso, specie nella FNP, l’adesione avviene tramite CAF o Patronato. Raro che un lavoratore che va in pensione si iscriva perché condivide i valori della CISL. Anzi, in molti casi, chi era iscritto da lavoratore attivo, non vuol sentir parlare di adesione ai pensionati. Non lo dico io, ma lo sostengono anche molti segretari della stessa fnp, (ovviamente non in pubblico) !! Ma lasciare che le adesioni vengano dai soli servizi, è un grosso errore e non dimostra lungimiranza, perché lo Stato può migliorare i suoi, rendendo inutile l’opera di CAF o INAS, e la tecnologia alla lunga, consentirà ai singoli di poter fare a meno dei servizi di patronato. Quello di cui non si potrà fare a meno è invece l’adesione a valori e principi che la CISL in passato ha sempre comunicato ed oggi si stenta invece a riconoscere nell’attività di tutti i giorni.

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