La democrazia, la rappresentanza e la libertà

In questi giorni si svolge a Firenze l’annuale parata di volti noti della Tv e del giornalismo con cui la Fnp dimostra la propria potenza organizzativa ed economica allo scopo di far morire di invidia le altre organizzazioni della Cisl e far capire a tutti che “c’è chi può e chi non può”. E la Fnp può.

Il cosiddetto festival delle generazioni (che poi sarebbe uno di quei momenti in cui gli anziani dicono ai giovani di prendersi il futuro ma intanto si guardano bene dal mollare il presente) ha per tema quest’anno “Rappresentanza è democrazia”. Un tema interessante, al quale ci permettiamo di aggiungere qualche nostra considerazione che non sarà saggia e illuminante come quella degli illustri invitati dalla Fnp. Ma almeno è gratis.

Che fra democrazia e rappresentanza ci sia un rapporto di reciproca necessità è qualcosa di vero e di importante. Il problema è che la rappresentanza non basta, altrimenti anche il fascismo sarebbe stata una democrazia, e una democrazia fondata sul lavoro, attraverso la Camera dei fasci e delle corporazioni.

Al fascismo non mancava l’idea di rappresentanza. Anzi, aveva portato la rappresentanza del lavoro dentro alle istituzioni politiche. Quello che mancava era la libertà. A cominciare dalla libertà di parola, dalla possibilità di criticare il capo, di riunirsi per esprimere le proprie posizioni e di organizzarsi in associazioni.

Per questo la rappresentanza senza libertà non è democrazia; e può essere anzi qualcosa che assomiglia molto al fascismo.

Naturalmente i nostri lettori hanno capito che non stiamo facendo solo un discorso di storia, ma stiamo parlando del sindacato italiano e della Cisl. Che rivendica di essere un soggetto della rappresentanza, ma poi si scorda della libertà al proprio interno. Tanto è vero che chi ha preso la parola per porre il problema del rispetto da parte dei vertici delle indicazioni del regolamento sulle retribuzioni è stato espulso, come Fausto Scandola. E una federazione come la Fai, il cui congresso aveva votato contro le indicazioni di Via Po 21, è stata commissariata e poi ridotta ad un cagnolino scodinzolante dalla gestione proterva e vendicattiva (non è un refuso) del dottor Sbarra dell’Anas. E poi i commissariamenti sono diventati pane quotidiano a tutti i livelli.

Insomma, Via Po 21 è una centrale di rappresentanza (di qualità invero non elevata), ma senza libertà di parola. E quindi senza democrazia. Anche perché chi comanda è la Fnp, e anzi il gruppo di potere che la controlla e che organizza eventi che sono una bella dimostrazione di forza economica e di diffusione di alcune buone idee. Con tanto di gadget annessi.

 

Condividi il Post

31 Commenti - Scrivi un commento

  1. Scusate ma di norma i Generali, alla democrazia preferiscono metodi più spicci e non mi pare che quello della fnp sfugga a questa regola, ora che ne è diventato il padrone assoluto e indiscusso; non che prima non desse ordini categoricii ma erano addolciti con quisquiglie di “beneficienza” oggi invece con la disastrosa fuga d’iscritti il potere della sua armata che pur decimata in proporzione, resiste meglio delle altre in via d’estizione non si premura neanche di salvare la faccia e i suoi ordini sono diventati imperativi. tutti in riga in fila per due e chi sgarra è espulso o commissariato. Questa è diventata la democrazia nella CISL del terzo millennio.

    Reply
  2. Bruno Della Calce · Edit

    Ma in Piemonte si potrebbe iniziare una rivoluzione e costruire una alternativa raccogliendo il dissenso e con estrema radicalità uscire e fare un’altra cosa? Cosa? Una casa senza vetri…aperta…si può iniziare da pochi.

    Reply
  3. Che bello sarebbe stupendo.Quando ci svegliamo dal torpore? Il potere,diceva un grande uomo politico, logora chi non non ce l’ha. Bisogna creare le alternative e certamente un pletora di gente di grande capacità come quelli che hanno partecipato al seminario del 22 ottobre può essere un ottimo viatico.

    Reply
  4. Bruno Della Calce · Edit

    APPELLO AI FUORIUSCITI, AGLI ESPULSI, A QUELLI CHE NON HANNO MAI VOTATO NEI CONGRESSI DI BASE MAI CELEBRATI, AGLI ISCRITTI CHE NON SANNO, AI DISSENZIENTI, AI COMMISSARIATI: USCIRE E RIFONDARE IL SINDACATO DELLE CATEGORIE SIGNIFICA NON PAGARE UN SOLO CENTESIMO …COSI SI AZZERA TUTTO…Riappropriarsi delle risorse ! Non c’è un’altra via o si tagliano i viveri o inutile parlare. Serve agire .

    Reply
    1. Caro Bruno hai proprio detto bene togliamogli le risorse e soprattutto facciamo in modo che non possano più essere considerati portatori di interessi dei lavoratori ! Non devono più fare danni ai tavoli negoziali allora di che si potrà scrivere una bella pagina di democrazia !
      La mia parte l’ho fatta nel momento in cui non risultavo nell’anagrafe degli iscritti, ora non ci sono più visto che ho inoltrato formale disdetta rigorosamente in posta pec !
      Al tuo appello quindi rispondo PRESENTE !

      Reply
  5. Pensionato critico · Edit

    Democrazia nella FNP ????
    Vorrei ricordare che gli iscritti o soci (come si preferisce chiamarli oggi) che, pur per Statuto CISL, avrebbero il diritto di eleggere i propri rappresentanti di base, grazie ad alcune silenziose modifiche statutarie attuate dalla federazione nazionale dei pensionati, oggi non godono più di questa facoltà.
    Infatti, come ben sanno tutti quelli che hanno partecipato ai congressi della FNP, i responsabili della RLS (ex capi lega) non vengono eletti dagli iscritti durante le assemblee di base, ma solo “espressi”. Tale espressione (cosa voglia dire bene, non si capisce) è poi sottoposta alla ratifica ed alla nomina del Consiglio Generale FNP, su proposta della segreteria. Ergo, se uno, pur espresso dalla base, fosse antipatico o lo diventasse (perché potrebbe succedere anche quello), potrebbe non essere nominato responsabile o coordinatore della RLS, nonostante il gradimento degli iscritti. Chi decide tutto è la segreteria e quindi la maggioranza che l’ha eletta. Se qualche iscritto è contro la linea ufficiale (dettata dai generali), non verrà mai nominato o, se eletto, potrebbe essere rimosso !! Si tenga conto che poi “i nominati” RLS fanno parte dell’esecutivo delle FNP territoriali e quindi approvano i bilanci, con quale autonomia di giudizio, possiamo immaginare. Se quindi non si modifica questa norma della FNP e non la si riporta al rispetto del principio di democrazia, enunciato nello Statuto Confederale, non si può poi pensare che si possa praticare la democrazia interna. o la partecipazione critica e consapevole. Come ben ricordato da qualche altro prima di me, se non c’è democrazia nella FNP, non può esserci manco nella confederazione, dato il peso numerico degli ex lavoratori. Non si muove foglia che la FNP non voglia , per parafrasare un vecchio proverbio, riferito ai gesuiti !!! A proposito di bilanci, ma il codice etico non prevede che essi debbano essere pubblicati sui siti ? Ed invece vengono tenuti rigorosamente segreti…….. saluti.

    Reply
  6. Non so se quello che citi sia stato un grande uomo politico, di sicuro ce ne sono stati in passato di molto più grandi, ad ogni modo caro Robespierre beccati sta pernacchiona

    Reply
  7. Senti Robespier, se ti ispiri al politico Robespierre detto l’incorruttibile, hai dimostrato la tua ignoranza degna della pletora di attivisti che mangiano le briciole avanzate in via Po.

    Reply
  8. Amici pensionati, che stoicamente resistete a tutte le angherie possibili, che il vostro generale CON LE STELLETE (gadagnate al fronte degòli imboscati) con i suoi ascari vi infligge vi domando perchè. Mettiamo pure che una buona parte abbia intressi ridotti ma simili a quelli dei capi mi risulta che la maggioranza dei sopravvisuti alle varie purghe sono persone, di sani principi e degne di rispetto. E’ a quest’ultime che chiedo perchè li aiutate prestando loro le vostre facce e coscienze pulite? Non parliamo di bene della cisl perchè quello è finito da qualche decennio. In guerra quando la ferita tende ad incacrenirsi viene asportata in modo drastico. Ora attesso che la purulenza non intende ne fare mea culpa e tantomeno abbandonare il taglio netto diovreste darlo voi io ed altri amici l’abbiamo fatto ai tempi di Fausto voi che aspettate?

    Reply
  9. Da alcuni giorni sono aumentati coloro che chiedono di prendere decisioni drastiche riguardo alla uscita da questa Cisl. Le loro idee sono l’utopia di molti. Io non so cosa tanti di loro pensavano quando la Fisba e poi la Fai proposero alla fine degli anni ’90 e a metà dei due mila che la FNP venisse sciolta e i suoi soci restassero o tornassero nei settori dove avevano militato negli anni di attività.
    Quella proposta nasceva dalla consapevolezza dei danni causati alla democrazia interna dalla FNP per l’uso che ne facevano molti segretari delle Unioni provinciali e regionali e da via Po. Fummo coperti di insulti e quando ci andò meglio ignorati con sarcasmi.
    Ricordo il disprezzo di uomini come il potentissimo Melino Pillitteri e la non entusiastica accoglienza anche di gente onesta come Pezzotta. Le loro odierne proposte le condividono in molti ma tutti o quasi fecero e fanno parte della chiesa del silenzio.
    L’unica via percorribile (sono d’accordo) sarebbe fondare un nuovo sindacato ma oggi non ci sono nè i leader di un tempo nè i soldi dei sindacati americani…
    Inoltre la conventio ad excludendum tra sindacati confederali e organizzazioni padronali è muraglia invalicabile, costruita sulla connivente spartizione di enormi risorse della bilateralità : su tutti Fondimpresa senza dimenticare i Fondi sanitari e le casse provinciali agricole dove gli abusi a danno dei lavoratori sono una vergogna.
    La notte è buia e durerà molto più di quanto si possa temere purtroppo. E comunque proviamoci. Si apra un conto e vediamo quante risorse vi potranno affluire. Poi si deciderà cosa fare.

    Reply
    1. Gentile anonimo del 15/10/18 ore 12:14 a mio avviso per cominciare basterebbe revocare l’iscrizione a questo che non possiamo più definire “sindacato” levandogli l’acqua in cui navigare ! Il dopo sarà tutto da scrivere

      Reply
      1. Hai proprio ragione Paola!
        Noi qui in Piemonte, tra similpreti, pastori, comode madame, sagome di pensionati e falsi sindacalisti ne abbiamo viste di ogni…
        Non è più un sindacato ma una associazione di altro stampo.
        Non bisogna fare gesti eclatanti. Basta revocare la tessera, chiudere i rubinetti e togliere la possibilità di credersi dei padroni.
        Gruppi di falso potere che per mantenere prebende e distacchi non esitano a non coinvolgere gli iscritti per fare i congressi. Fanno le segreterie sulla base della capacità di eseguire e di non oscurare i manovratori o per avere contribuito a far fuori con mezzi disonesti chi non era gradito alla Madama.
        Questi pensano di essere padroni di sedi sempre più vuote mentre i c.d. Sindacalisti sono sempre più spesso dipendenti dell’organizzazIone o dei servizi.
        Prendere la parola non significa chiedere permesso ed in punta di piedi.
        Vuol dire urlare con forza da fuori le molte verità che sappiamo ma al tempo stesso andare avanti per nostro conto.
        Il sessantotto fu un modo di prendere la parola. Un modo pesante di prendere la parola. Ma da quelle prese di posizione nacque una società più consapevole e libera.
        Prendiamo la parola! Abbiamo la consapevolezza ed il dovere di cambiare la sostanza di in sindacato apparato ucciso dai sindacalisti di mestiere.

        Reply
    2. Approvo le cose scritte dall’animo del 15 ottobre Ore 12.14. Capisco la sua poca fiducia che qualcosa si riesca a fare per riprenderci una storia che ci è stata defraudata dal saccheggio in corso. Ad ogni modo qualcuno ci dica se e dove possiamo cominciare a versare la quota associativa. Io che non verso dal 2007 alla FNP vorrei tornare a sentirmi membro di una nuova avventura sperando di uscire tutti da questo anonimato che ci umilia.
      Annoto infine (cosa risaputa) che i danni alla democrazia interna in Cisl sono opera della consorteria FNP….FP….&…di quei “viri” detti probi. Quando in una nazione (o associazione) viene meno la separazione dei poteri… Nel caso Cisl i componenti del collegio PPVV si possono ben definire (non da oggi in verità) i coppieri dei mezzadri. Una volta almeno (fino all’epoca di Carniti e negli anni di Pezzotta) agivano dentro una generale condizione di leadership autorevoli politicamente e moralmente. Oggi siamo al servo encomio verso le maschere.

      Reply
  10. Convengo con l’analisi dell’anonimo delle 12.14 e dico che il sindacato dei lavoratori osì com’è diventato è un morto che cammina. Fino a quando la politica non farà altrettanto con i partiti che continuano a sperare nell’intervento del loro potente padrone ovvero le lobby economiche sovrannazionali ignorando, o facendo finta, di non sapere che per loro è suonata da tempo l’ora del de profundis. Il futuro non sarà assolutamente la continuazione del passato magari rinfrescato con qualche elemosina sociale.
    Il cambiamento sarà radicale come avvenne con la rivoluzione indiustriale e francese tanto per citare due esempi arcinoti. Con molte differenze anche particolarmente significative come la creazione del proletariato che serviva alle fabbriche adesso invece scompare, l’energia del carbone e del vapore che creava grossi agglomerati industriali e che oggi invece scompare il lavoratore sostituito dal consumatore; l’energia da carbone e nucleare diventa pulita, rinnovabile e di bassissimo costo e così via. Ma la cosa più importante per il sindacato è che l’intermediazione è superata dalle nuove tecnologie e difficilmente sopravviverà e se mai nascerà qualcosa sarà molto ma molto diverso dalla realtà odierna.
    L’idealista

    Reply
  11. https://www-gonews-it.cdn.ampproject.org/v/www.gonews.it/2018/10/15/festival-delle-generazioni-bonfanti-cisl-la-rappresentanza-questione-seria/amp/?amp_js_v=a2&amp_gsa=1&usqp=mq331AQCCAE%3D#referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com&amp_tf=Da%20%251%24s&ampshare=http%3A%2F%2Fwww.gonews.it%2F2018%2F10%2F15%2Ffestival-delle-generazioni-bonfanti-cisl-la-rappresentanza-questione-seria%2F
    Mamma mia che iniziativa superlativa ha tirato su il Generale… e che parole memorabili nella sua intervista… peccato sia il primo a non credere a cotanta referenzialita’. Ma almeno ha fatto notare, ai pochi che ovviamente se ne sono accorti, che la Cisl sta sempre sul pezzo. Mah

    Reply
  12. …il sindacato, che resta un’isola di democrazia, ad assumersi nuove responsabilità nel cercare di creare un effetto moltiplicatore di un’azione rivolta a sollecitare la partecipazione e la passione dei giovani, dei lavoratori e dei cittadini tutti, investendo….
    COSI PARLO’ il generale, segretario della Fnp-Cisl, Bonfanti. SOLO UNO CHE HA LA FACCIA […] può arrivare a giocarsi la sua “SAGGEZZA” da volerla distribuire. Facendo la sbandierata beneficenza ma i pensionati cislin,i che l’hanno mandato a quel paese negli ultimi anni, sono così tanti da dimostrare che la fiducia e credibilità che gli riservano sottozero e continua.

    Reply
  13. Il Generale con le stellette e senza dovrebbe leggersi quanto allegato per cominciare a capire i lavoratori e non gli imboscati ed arrivisti come lui che hanno venduto l’anima al diavolo pardon nemico per un piatto di lenticchie. da facebook ho appreso qualcosa che dovrebbe farci riflettere tutti in particolare la “la democratica” dirigenza cisl Scontro sulla manovra, ma poi c’è l’intesa. Riforma delle pensioni e sgravi alle imprese ALESSANDRO BARBERA, CARLO BERTINI ROMA
    Il New Deal giallo-verde è pronto, o quasi. Luigi di Maio cita Franklin Delano Roosevelt, ma alla fine del Consiglio dei ministri torna alla mente Paolo Cirino Pomicino, nella prima Repubblica grande esperto nell’approvazione di Finanziarie ancora prive di dettagli. Per chiudere l’accordo sulle «questioni fondamentali» (cit. il sottosegretario Giancarlo Giorgetti) sono stati necessari tre vertici in ventiquattr’ore e vari corpo a corpo fra il leader Cinque Stelle e Matteo Salvini. La politica è l’arte del possibile, ed entrambi ottengono più o meno quel che chiedevano. Il capitano leghista ha in dote quota cento per le pensioni entro febbraio e senza apparenti penalizzazioni: valore sette miliardi l’anno. Si potrà andare in pensione a 62 anni, purché si siano pagati 38 anni di contributi. Di Maio può sbandierare il reddito di cittadinanza, o meglio un nuovo sussidio a favore dei più poveri senza lavoro. Arriverà con legge ordinaria dopo Natale e costerà nove miliardi: circa 2,5 verranno ereditati dal superamento del reddito di inclusione. Nelle ultime ore della trattativa il motivo di scontro fra i due azionisti del governo è stato un altro, ovvero i confini del condono fiscale: la Lega voleva allargarlo fino al limite dei cinquecentomila euro, i grillini erano contrari. Salvini premeva poi per far passare la cosiddetta dichiarazione integrativa, così da scontare non solo sanzioni e interessi, ma anche l’imposta dovuta.
    I Cinque Stelle volevano invece rafforzare il cosiddetto ravvedimento, che evita lo stralcio dell’imposta. Il compromesso raggiunto in serata permetterà di fare emergere fino al 30 per cento di quanto evaso nei cinque anni precedenti fino a un massimo di centomila euro. Non solo: verranno cancellate tutte le multe e le tasse non pagate di valore inferiore ai mille euro dal 2000 al 2010. Di Maio su Facebook dice che «ci sarà la galera per gli evasori», anche se molti di loro intanto potranno mettersi in regola con il fisco. Se Di Maio ha costretto Salvini al compromesso sul condono, il giovane vicepremier ha dovuto mandar giù la richiesta dei Quirinale di stralciare dal decreto fiscale (approvato insieme alla Finanziaria) tutta la materia previdenziale: mancava il requisito della necessità ed urgenza. I Cinque Stelle avrebbero voluto imporre un taglio a tutte le pensioni dai tremila euro in su: dovranno accontentarsi – così dicono le ipotesi accreditate – di assegni non inferiori ai quattromila euro, forse cinquemila. Da quella voce arriverà un miliardo in tre anni. Per far tornare i conti Salvini ha messo a disposizione 1,3 miliardi dal taglio dei fondi alla gestione degli immigrati. Ci saranno anche nuove tasse, quasi tutte a carico di banche e assicurazioni. Resta solo da capire se i maggiori costi non verranno scaricati su clienti e correntisti. 
    Il resto – a meno di modifiche sempre possibili dell’ultima ora – è noto: ci saranno il forfait al 15 per cento per i lavoratori autonomi che dichiarano fino a 65 mila euro, al 20 fino a centomila euro. Le imprese che reinvestono gli utili pagheranno solo il 15 per cento dell’Ires (invece del 24), ma per finanziare queste misure vengono aboliti l’Ace (Aiuto alla crescita economica) e l’Iri, l’Imposta sul reddito delle imprese, che avrebbe dovuto entrare in vigore nel 2019. Ora per il governo è il momento della verità in Europa: giovedì Giuseppe Conte è atteso a Bruxelles dove il piano sarà analizzata punto per punto. Rispetto alle prime ipotesi si sono rafforzate la parte a favore delle imprese e le coperture, che arriveranno anche da tagli lineari alla spesa. Non sarà abbastanza per avere l’indulgenza delle burocrazie europee, potrebbe essere sufficiente a salvarci dal downgrading delle agenzie di rating. La prova del fuoco sarà il passaggio in Parlamento: la maggioranza dovrà evitare ulteriori appesantimenti di una Finanziaria che vale complessivamente più di 37 miliardi di euro e fa salire il deficit del 2019 al 2,4 per cento, ben oltre gli impegni presi dall’Italia con i partner comunitari pochi mesi fa. 
    http://www.lastampa.it/2018/10/16/economia/scontro-sulla-manovra-ma-poi-c-lintesa-riforma-delle-pensioni-e-sgravi-alle-imprese-RlGuttfCuUxHL3bZbtd1tO/pagina.html
    .

    Reply
  14. La democrazia di Bonfanti si è concentrata sul commissariamento della Fnp di Padova Rovigo.
    Ha eseguito in tutta fretta gli ordini ed ha interrotto le assemblee congressuali senza curarsi delle norme dello statuto e del regolamento. Democrazia non fa rima con Bonfanti. Ma almeno i pensionati, che non perdono distacchi, perché non si dimettono? Quale contrattazione fanno ormai se non quella per le loro comodità?
    Cui prodest?

    Reply
  15. Lascia pure che arrivi chi vuole perchè al massimo sarà segretario di se stesso. Chi ne ha voglia provi a fare un salto in qualche sede cisl dei pensionati come delle altre categorie e faccia il confronto con la realta di solo uno due anni fa e se ne rendera conto. Il sindacato è finito perch è nel momento del bisgno si è trovato alla guida dei brocchi non di cavalli ma addirittura di asini e muli la cui insipienza e prosopopea sono proverbiali; dunque quello che accade oggi è solo la logica conseguenza di quanto sopra.
    AMEN O

    Reply
  16. I pensionati dicon nulla perché sono a libro paga da buoni ex confederali. Lavorare per il sociale gratuitamente dopo anni di lauti guadagni e rendita di posizione? Manco per sogno. I veri pensionati sono altri… ma oramai han quasi tutti abbandonato la Cisl nella quale non si riconoscono neanche un po’.

    Reply
  17. bruno della calce · Edit

    5 ” manigoldi” disposti a tutto…ecco lo slogan ideale. 5 è numero tanto per dire. Tipologia: un quadro sindacale esperto per settore e capace di conoscere la categoria come le proprie tasche. Buone relazioni, disponibilità a esser interventista sui posti di lavoro selezionando quelli più critici e determinanti. Obiettivi predeterminati a incalzare i seduti, i soggetti in poltrona o impauriti di esprimersi, incalzare su contratto su carriere, su retribuzione accessoria su organizzazione e carenze vistose e attacco a testa bassa. Ecco gli ingredienti per aggredire lo stanco sindacato di regime. ..il sindacato chiuso nel carta vetrata, strappare il consenso posto per posto e alzando la asticella delle rivendicazioni. Senza fronzoli, senza burocrazie e senza scrivanie. Tempo un anno e lo stanco sindacato è al tappeto. Ci si può provare? Ma certo. Ma 5 manigoldi e poi altri 5 è così via….il consenso non si conquista…si erode.

    Reply
  18. Democrazia : La donna più violata che ci sia. Scusate questa banalissima rima baciata, ma pensare al Gigio parmesan ed evocare quel sacro concetto è come formulare il più risibile degli ossimori. Come dire ….Tu puoi dire ciò che vuoi purchè ti metti in ginocchio e ripeti lentamente ciò che dico io….. ormai di replicanti è piena la Cisl da nord a sud ma il peggio deve ancora venire. Dal fico maledetto del Vangelo non fioriranno se non frutti avvelenati. Ma loro festeggiano ogni giorno per le grandi conquiste raccontate in sogno e divulgate in autopromozione. Della serie la cronaca ce la scriviamo noi e della Storia chi se ne frega…

    Reply
  19. bruno della calce · Edit

    5 ” manigoldi” disposti a tutto…ecco lo slogan ideale. 5 è numero tanto per dire. Tipologia: un quadro sindacale esperto per settore e capace di conoscere la categoria come le proprie tasche. Buone relazioni, disponibilità a esser interventista sui posti di lavoro selezionando quelli più critici e determinanti. Obiettivi predeterminati a incalzare i seduti, i soggetti in poltrona o impauriti di esprimersi, incalzare su contratto su carriere, su retribuzione accessoria su organizzazione e carenze vistose e attacco a testa bassa. Ecco gli ingredienti per aggredire lo stanco sindacato di regime. ..il sindacato chiuso nel carta vetrata, strappare il consenso posto per posto e alzando la asticella delle rivendicazioni. Senza fronzoli, senza buricrazie e senza scrivanie. Tempo un anno e lo stanco sindacato è al tappeto. Ci si può provare? Ma certo. Ma 5 manigoldi e poi altri 5 è così via….il consenso non si conquista…si erode. Precisiamo….manigoldi in senso buono…un po’ di follia, intraprendenza è un bel contesto che aiuta…inclini a sfasciare i costrutti dhe tengono in piedi accondiscenza e tolleranza . Un tempo i corsi di formazione e alta formazione insegnavano la contrattazione…oggi servirebbe insegnare la demolizione dei santuari dei c.d. Ex professionisti della contrattazione compiacente.

    Reply
  20. Cari Paola e Bruno, in merito ai commenti agli articoli “La democrazia, la rappresentanza e la libertà” e “Commisariamenti per grandi e piccini” da voi animato con impegnativi post, per prima cosa vi ringrazio per l’impegno che avete sempre profuso nel sindacato, e per aver saputo sempre mettere la faccia. Che volete diffido dell’anonimato in quanto impossibile correlare le parole scritte con l’azione. Sulla rabbia e sull’indignazione che caratterizzano la gran parte dei messaggi, anche di altri post, non ho nulla da aggiungere; non solo la comprendo ma in molti parte la condivido. Condivido l’analisi severa da voi condotta sull’apparato Confederale – intendendo per esso sindacalisti a tempo piena a vita – che per quanto posso dedurre (dal conformismo imperante) è riprodotto nella gran parte delle categorie.
    Mi è difficile quindi trovare parole per dissuadere chi, come voi e altri, pensate di promuovere iniziative per dimissioni collettive, di gruppi (saranno visibili? Cioè lettere collettive sottoscritte), per scuotere l’apatia sindacale, “levandogli – scrive Paola – l’acqua in cui navigare! Il dopo sarà tutto da scrivere”. Sono esperienze traumatiche, che costano e temo che la gran parte di chi lascia la tessera, per il dopo si dedicherebbe ad altra attività, ma non sindacali.
    Il mondo Cisl nel suo insieme, gran parte delle Rsu e Rsa, una certa quota degli stessi dirigenti e operatori sindacali, porta avanti bene il “mestiere di sindacalista” come si è andato definendo nell’ultimo trentennio. Dico questo anche se il “mestiere sindacale” è ben diverso da quanto ho praticato, perdendo importanti battaglie per farlo avanzare. Ho sperimentato a lungo l’isolamento nel sindacato quando non sei conforme al “marchio” e fai “il controcanto” al leader.
    Non ci siamo mai interrogati a fondo sulla mutazione della Cisl e dei sindacati. Dei partiti. Tutti soffrono dello stesso male, quello richiamato da Domenico Cella nel suo intervento al Seminario di Bologna, del 22 settembre, sulle oligarchie con un finale dedicato alla Cisl, avanzando proposte, per modificare la catena di deleghe sfiancanti e incontrollate.
    Non ci siamo mai interrogati neppure perché il mondo delle Rsu e Rsa non si faccia coinvolgere nelle vicende che riguardano la scelta dei Segretari e relativi loro stipendi. Così pure sui Commissariamenti. Sul perché la contrattazione decentrata da anni sia diventata non tanto aziendale, giusta cosa, ma contrassegnata da aziendalismo e corporativismo.
    Non ci siamo mai interrogati che l’equazione vincente elaborata dalla Cisl nel lontano 1952 a Ladispoli (la contrattazione articolata) si è spuntata e necessita da parecchio tempo di una diversa strategia, fondata su una ripartizione diversa del tempo di lavoro e di vita, con molta formazione continua dei lavoratori per realizzare la mobilità, il cambio di mansioni con abilità professionali adeguate. Tutto ciò è diventato più marcato dopo il 1989 e la scoperta di Internet e la globalizzazione.
    Sono desolato di quanto avviene – forse anche di più di voi perché ho la tessera Cisl dal 1959- constatando l’inerzia e l’afasia sindacale che attribuisco alla carenza di idee alternative su grandi temi (democrazia partecipata e nuovo ordinamento economico) che sono le sole a dare forza al senso critico e all’indignazione. Poi arrivano i temi tipici della la contrattazione.
    Come sempre non sono stato breve. Aggiungo e concludo con un commento alla metafora “della mossa del cavallo”. Fare questa mossa in politica, alludendo al complesso gioco degli scacchi, s’intende un atto imprevisto che mette in crisi la strategia dell’avversario. E’ stata utilizzata da più leader, tra il quali con più insistenza Vittorio Foa e Fausto Bertinotti. Oppure, specie nel campo sindacale, quella mossa equivale ad “arrestarsi di fronte ad un ostacolo che si para davanti e al momento non è superabile”, come appunto fa il cavallo. Tradotta anche con il “non cercare di sfondare il muro con la testa.”.
    Nessuno dei commissariamenti subiti ingiustamente, così pure per le espulsioni, hanno avuto motivazioni collegate alla strategia rivendicativa sindacale. C’è molto da fare, a Bologna abbiamo tracciato una strada possibile, vogliamo percorrerla sia con chi ha la tessera sindacale, sia con chi non c’è la più, sia con chi la lascerà. Solo il tempo, un paio d’anni di buon lavoro e di crescita dei collegamenti, potrà dire sui risultati. Ma credetemi fare nuovi sindacati, come nuovi partiti, penso che per tali indicazioni non ci sia “aria”, non ci sia più interesse e spazio. Nel nostro paese sono già troppi, la credibilità per tali proposta è davvero labile. I Contratti Nazionali sono circa 800, una follia!
    Un grande abbraccio, con o senza tessera l’importante è rimanere sindacalisti con quell’idea originale della Cisl che fare il sindacalista non è solo professionalità ma “una missione”. E l’orizzonte di tale missione va indicato, oggi non c’è più e il sindacato non va oltre all’aziendalismo, rinchiuso su stesso come già accaduto in altre epoche della storia sindacale italiana. Cercare di portare idee alla causa di un chiaro orizzonte per l’eguaglianza e la solidarietà è cosa prioritaria..
    Adriano Serafino Torino 18 ottobre 2017

    Reply
    1. Caro Adriano, l’impeccabile analisi che hai compiuto giunge certamente da un cuore che crede fortemente nel cambiamento e tiene viva la speranza che qualcosa possa invertire questa tremenda deriva e che vuole percorrere la strada tracciata a Bologna.
      È un analisi ricca di input la tua su cui davvero vale la pena di fermarsi a riflettere tuttavia ciò che vedo dall’osservatorio privilegiato in cui mi trovo, ossia il mio posto di lavoro in un azienda di TPL, è un sindacato diverso da quello a cui ho dedicato buona parte della mia vita.
      Purtroppo vedo un malato terminale in fase agonizzante.
      La cisl (fit) poi non è solamente in declino ma praticamente inesistente.
      Non che le altre sigle godano di una salute migliore (compresi i sindacati autonomi) visto che da febbraio si interrogano sull’avviare le elezioni delle rsu, ormai scadute, nel mio posto di lavoro senza essere ancora giunti ad alcuna decisione.
      Problema che non si pone per cisl in quanto mi risulta che non abbia alcun candidato per presentare una lista e questo a dimostrazione che oramai è estinta, sebbene questo mi faccia davvero tanto male !
      Da ciò che poi rilevo anche dai tanti amici con cui sono rimasta in contatto e che lavorano in altre aziende di TPL in Piemonte ho la conferma che la cisl è latitante ovunque anche, purtroppo, nella prima azienda piemontese di TPL.
      Questa organizzazione sembra essere affetta da un cancro incurabile con metastasi che hanno ormai intaccato i suoi organi vitali: la democrazia, l’onestà, la solidarietà e la competenza !
      È un sindacato che si muove faticosamente arrancando di fronte alla velocità con cui avvengono i cambiamenti nel mondo del lavoro ed anche sul versante dello scenario politico.
      Per tale motivo, suppongo, che sia davvero insensato impegnare ancora energie per salvare un paziente moribondo in attesa che venga perfezionato l’antidoto contro il cancro che lo affligge visto che il cancro controlla totalmente ed inesorabilmente la cisl e per essere drastici occorrerebbe procedere con il trapianto dell’intera testa !
      Ripropongo quindi la frase che mi pare ti abbia colpito “leviamogli l’acqua in cui navigano” perchè a mio avviso non è solo un segnale per scuotere dall’apatia ma un azione necessaria per dare un sindacato ai giovani che oggi purtroppo nuotano senza salvagente nel mare della precarietà, sfruttati, bistrattati e alla mercé di imprenditori senza scrupoli.
      Inoltre levar l’acqua in cui nuota alla pseudo-dirigenza sindacale impedendogli di ergersi a portatori dei nostri interessi temo sia il solo modo per liberarci di coloro che hanno fatto di un grande sindacato il clan del malaffare, solo volto a produrre ricchezza per pochi a discapito di coloro che si sono fidati, con la speranza di essere tutelati e rappresentati, della sigla che avrebbe dovuto essere quella di un grande sindacato.
      In questo blog sono concorde nel diffidare di alcuni messaggi dell’anonimato nei quali spesso ho colto provocazioni e/o affermazioni distorte, in tutto e per tutto simili al modus operandi di coloro che si stanno divorando quel che rimane della gloriosa organizzazione alla quale molto di noi hanno profuso le proprie energie per tanti anni.
      Ho tuttavia anche rilevato purtroppo nei post “il posto all’Empaia” e “un precedente dell’Alto Adige Suedtirol” che le metastasi stanno in maniera inquietante formando una ragnatela che, oltre ad invadere ogni spazio dell’organizzazione, debordano nel mondo della politica, formando un entità che non è nè sindacato e neppure politica ma che credo sia un mostro molto pericoloso.
      Credimi è qualcosa di indescrivibile il dolore che mi procura leggere queste cose perché sono la conferma che neppure la tua contagiosa speranza può qualcosa contro il sistema radicato ed impenetrabile di questo clan del malaffare o comitato d’affari che dir si voglia !
      La mia iscrizione è venuta meno perché sono stata depennata dall’anagrafe a mia insaputa e l’ho scoperto casualmente accedendo ai servizi di inas per cui ho semplicemente formalizzato la revoca visto che cisl mi aveva anticipata d’ufficio.
      Sindacato è proprio una bella parola che proviene dal greco “dike”, cioè giustizia, e“syn”, insieme: syn-dike,“giustizia insieme”.
      Non c’è giustizia insieme se non è insieme agli esclusi di oggi. Questo non appartiene più al DNA dell’attuale cisl.
      Essere sindacalisti è quindi qualcosa che va oltre una tessera di iscrizione che va oltre ad una sigla sindacale è quell’impulso che viene dal profondo dell’anima e che ti porta a combattere ogni sorta di ingiustizia è quell’impulso che ti porta a cercare la verità ad ogni costo, pagando spesso di persona come è toccato a me.
      Se tuttavia potessi tornare indietro rifarei comunque tutte le scelte che ho fatto con una sola variante, terrei alla larga tutte le persone che sanno incantare le platee ma alla fine hanno a cuore esclusivamente la propria posizione e sono i primi che nelle battaglie di principio ti voltano la schiena perché la loro carriera è di gran lunga più importante di tutto il resto !
      Nonostante mi sia riproposta di non cedere a quell’impulso di occuparmi del mio prossimo mi rendo conto che è difficilissimo da dominare tanto è che spesso mi ritrovo comunque ad essere interpellata dai colleghi e non riesco ad evitare di dispensare loro consigli o addirittura aiuto in materia contrattuale.
      Biella, 19/19/2918
      Paola Bertona

      Reply

Commenti