Commissariamenti per grandi e piccini

Mattino Cittadin - Copia

 

Tutti i commissariamenti si assomigliano fra di loro, eppure ognuno ha qualcosa di speciale.

Quello del racconto di oggi, a differenza dei più famosi, riguarda una realtà piccola, certo non determinante per il controllo della Cisl. Eppure neanche il fatto di essere una specie di piccolo villaggio alla periferia dell’impero ha salvato la Cisl Università di Padova da un ennesimo commissariamento politico. Un atto di forza – e già dirlo suona involontariamente ironico – contro una piccola struttura locale che serviva a controllare la struttura regionale di categoria che serviva a garantire l’unanimità nella Cisl regionale che serviva a garantire l’unanimità a livello nazionale, che serve …

… buona lettura del contributo che pubblichiamo di seguito

il9marzo.it

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La storia della CISL UNIVERSITA’ in VENETO…

Un altro esempio di ordinaria follia politica ed organizzativa durante la gestione Furlan

Soluzione: Commissariamento dopo un anno e mezzo, un altro a Padova e in Veneto

La volete un’altra storia surreale ma molto documentata e purtroppo vera di questa stagione Furlaniana in CISL: la vicenda CISL UNIVERSITA’ del Veneto.

Nei primi mesi del 2017 come in tutte le categorie e a tutti i livelli si apre la stagione congressuale, nel caso della CISL UNIVERSITA’ con lettera inviata dalla Federazione Nazionale ad ogni struttura territoriale.

Nel frattempo la confederazione regionale (USR) invia alle confederazioni territoriali (UST) le medie congressuali, che sono calcolate sulla base dei dati del tesseramento degli ultimi 4 anni, necessarie per svolgere i congressi. La tabella evidenzia il dato della media per tutte le categorie della CISL UNIVERSITA’ di Padova-Rovigo, Verona, Vicenza, Belluno-Treviso e Venezia a conferma che i Congressi Territoriali si devono svolgere in tutti questi territori considerato l’assetto territoriale ed organizzativo della CISL UNIVERSITA’. Infatti la Federazione dell’Università non ha subito alcuna modifica, peraltro la federazione nazionale nel tempo ha confermato di essere sempre molto attenta alla sua identità e specificità organizzativa anche a fronte di alcune ipotesi di accorpamento proposte dalla confederazione.

Lo Statuto della CISL recita “esiste una federazione territoriale, anche con pochi iscritti, deve esserci un livello congressuale”; e nel caso della CISL UNIVERSITA’ del Veneto le federazioni territoriali sono state confermate nel loro assetto territoriale del precedente congresso.

Vedremo come in seguito la segreteria nazionale sostenga che dove ci sono meno di 50 iscritti non si deve fare il congresso, perché previsto dal loro regolamento; in realtà nel loro regolamento è scritto, come in molti altri regolamenti di federazione, che sotto i 50 iscritti non si fanno le assemblee aziendali e si possono accorpare i posti di lavoro.

A seguire l’indizione nazionale della fase congressuale le federazioni della CISL UNIVERSITA’ svolgono regolarmente il Congresso Territoriale, la federazione di Padova-Rovigo lo svolge il 2 febbraio 2017 eleggendo gli organismi della federazione e i delegati al Congresso Regionale della CISL UNIVERSITA’ e della UST CISL di Padova- Rovigo.

I segretari Generali ricevono una lettera di complimenti da parte della segretaria nazionale e i verbali congressuali vengono inviate ai livelli superiori che predispongono inviti ai congressi e liste delle istanze superiori, senza alcuna osservazione da parte della Federazione Nazionale.

A seguire si svolge, in data 31 marzo, il Congresso Regionale della CISL UNVERSITA’ che elegge quale segretario generale una persona diversa da quella gradita alla segreteria nazionale e al Segretario Generale CISL VENETO Rota.

A quel punto la Federazione Nazionale della CISL UNIVERSITA’ inizia un percorso per disconoscere tutti i congressi svolti in Veneto, ipotizzando il mancato rispetto dello Statuto e dei Regolamenti congressuali, argomentazioni infondate come dimostrato dai segretari delle rispettive federazioni.

Nello specifico il 4 aprile 2017 la segreteria nazionale scrive alla CISL UNIVERSITA’ di Padova – Rovigo che il congresso non è valido trovando un cavillo subito smontato dalla struttura, sostenendo l’annullamento e la possibilità di rifare il congresso su due piedi, stesso trattamento a Verona e Venezia e conseguentemente annullando il congresso regionale vero obiettivo da perseguire. Insomma la Segreteria nazionale con una semplice nota decide i destini congressuali di una categoria a seconda del livello di piacimento del gruppo dirigente votato al Congresso; in questo modo è annullata la democrazia congressuale, peggio si profila un “abuso di potere” da parte del segretario nazionale pro tempore di turno, esattamente il contrario di quanto recita lo Statuto della CISL, senza alcun intervento della Segreteria Confederale Nazionale che è stata puntualmente informata sullo svolgimento della vicenda.

La nota di risposta della Segretaria Generale CISL UNIVERSITA’ di Padova – Rovigo conferma l’infondatezza delle argomentazioni.

Insomma la segreteria nazionale si assurge a Commissione elettorale, a Collegio dei Probiviri e decide quando un congresso è valido oppure no, perché il delegato regionale eletto non è di loro gradimento e quindi la volontà degli elettori e la democrazia congressuale viene immolata “all’altare della fedeltà al capo”.

Nel contempo la segreteria nazionale non si rende conto che in questo modo mette in discussione i congressi confederali territoriali già celebrati e conseguentemente il Congresso Confederale USR CISL VENETO. A conferma dell’infondatezza del metodo utilizzato e su sollecitazione dell’allora Segretario Generale della CISL di PADOVA Dorio Sabrina, Segretario che interviene sulla paradossale vicenda, la segreteria USR CISL VENETO con nota conferma che i congressi UST sono validi perché in fondo la CISL UNIVERSITA’ conta poco, giustificazione ridicola sul piano statutario ed organizzativo perché i congressi sono svolti dove c’è la presenza di una struttura legittimata a prescindere dal numero degli associati che rappresenta.

Insomma i congressi della categoria non sono validi ma i congressi dei livelli superiori sono validi malgrado il mancato invito di un delegato eletto, sistema confermato da Refosco ai tempi segretario organizzativo, oggi segretario generale USR CISL VENETO.

Nel contempo la stessa segreteria USR CISL VENETO decide però di non invitare al suo congresso il delegato regolarmente eletto nel congresso della CISL UNIVERSITA’ del Veneto, insomma con il metodo di sfogliare la margherita sceglie i petali che le fanno comodo e gli altri li butta.

Il Segretario CISL UNIVERSITA’ VENETO regolarmente eletto chiede chiarimenti al collegio dei probiviri della CISL università nazionale e la cosa più ridicola è che il collegio conferma che il congresso regionale è annullato perché sono annullati i congressi provinciali; quindi il Collegio dei Probiviri abdica al suo ruolo e conferma che una segreteria politica può annullare i congressi contro ogni regola statutaria e senza un ricorso alle diverse istanze congressuali e per ultimo sugli organi eletti al Collegio dei Probiviri, ma per altro è ormai cosa nota che gli organi di garanzia interna alla CISL lasciano molto a desiderare

Ma come è proseguita la vicenda fino ad oggi? La segreteria nazionale continua a ribadire la sua posizione e non vuole riconoscere la struttura della CISL UNIVERSITA’ di Padova-Rovigo, la struttura regionale e altre nel Veneto. Infatti ha interrotto, contro ogni regola statutaria e regolamentare, i trasferimenti della quota parte delle risorse per la gestione della federazione, nega l’apporto politico -organizzativo alle strutture.

La scelta della Segreteria Nazionale non è stata come previsto dallo Statuto e dal Regolamento di intervenire con una reggenza e/o commissariamento della struttura perché in questo modo avrebbe dovuto riconoscere che la federazione esiste, e fuori da ogni regola lascia la federazione e quindi gli iscritti alla CISL UNIVERSITA’ di Padova – Rovigo in balia di sé stessi, senza risorse economiche, senza informazioni organizzative e contrattuali e senza supporto politico.

La Segreteria CISL UNIVERSITA’ di Padova – Rovigo interviene con una lettera molto articolata per esprime a tutti i livelli dell’organizzazione le difficoltà e il disagio in cui si trovano ad operare dirigenti sindacali regolarmente eletti, e mai destituiti, e gli iscritti nei luoghi di lavoro soprattutto in questa fase di rinnovo contrattuale e di prossima competizione per le elezioni delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) in tutti i luoghi di lavoro.

La vicenda della CISL UNIVERSITA’ del Veneto è la punta dell’iceberg di un sistema CISL che in nome della fedeltà al capo sceglie di depauperare le strutture ed abbandonare gli iscritti della CISL a sé stessi senza una rappresentanza operativa e legittimata.

La totale confusione politica ed organizzativa ha portato la disaffezione di delegati ed iscritti e cosa ha ben pensato di fare la CISL con il ritardo di un anno e mezzo di commissariare la federazione regionale e quella di Padova, dopo mesi di richieste di quale decisione assumere, dopo mesi di blocco nazionale delle risorse.

Si è ben pensato prima di far morire di inedia una federazione e poi di commissariarla, ovviamente a partire dalla federazione di Padova. La signora Cittadin, a suo tempo commissariata per evidenti difficoltà gestionali, diventa il commissario della CISL UNIVERSITA’.

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20 Commenti - Scrivi un commento

  1. Grandi o piccoli che siano si tratta di regole e democrazia assenti nella loro applicazione. Ormai questo gruppo dirigente fuori controllo pare una élite massonica che decide fa e disfa a dispetto di tutto e tutti. C’è più democrazia nella Repubblica Popolare Cinese che nella Ciao odierna. Ma il tempo come si suol dire é galantuomo…

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  2. Oramai, i generali e attendenti della CISL hanno perso la testa e come Cadorna a Caporetto usano fare sindacato nell’unico modo che conoscono che sia valido o meno, corretto o meno dal punto di vista etico-morale non gliene può fregar di meno loro come Cadorna fucilano (commissariano) i dissenziente e avanti cosi MIEI PRODI SERVITORELLI.
    POVERA CISL COSA MAI HAI FATTO PER MERITARTI UNA SIMELE IATTURA?
    IL SILURATO IGNOTO

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  3. Non avendo più niente da fare per dimostrare la loro importanza e autorevolezza perché venduta alla controparte dei governi precedenti ed ignorati dall’attuale che giustamente sta alla larga da simili malfattori per non rischiare di esserne corrotti; si trovano essi stessi disoccupati e degradati a semplici rompiscatole che come le mosche danno solo fastidio. Ecco da dove nasce questo autoritarismo di chi ha saputo rendersi inutile e traditore allo stesso tempo. Ma un vecchi saggio diceva che non è mostrando i muscoli che si fa strada anzi si precipita nel burrone che con caparbia insistenza e insipienza si sono costruito. Ci auguriamo che il precipizio li conduca all’iferno che meritano liberandocene una volta per tutte.

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  4. Dal Resto del Carlino riporto la prima parte del pezzo a firma di Raffaele Marmo
    CHE RENDE BENISSIMO L’IDEA DI COSA E’ DIVENTATA LA TRIPLICE E PERCHE’
    LA TRIPLICE IN RITARDO
    Il sindacato confederale (che è cosa ben distinta dalle vitali federazioni di categoria) ha segnato la sua esistenza in vita con la certificazione che “il Def è insufficiente” e che “serve il confronto con il governo” sulla base dell’immancabile “piattaforma unitaria”. Seguirà, forse, mobilitazione. Insomma, Susanna Camusso, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo, dopo mesi di sonnacchioso torpore alla ricerca della concertazione perduta e di qualche aggancio con lo “strano” esecutivo nato dal 4 marzo, hanno deciso all’improvviso di fare la faccia feroce.
    Così hanno messo in scena lo stanco rito della riunione delle segreterie unitarie, per proclamare che il sindacato esiste e lotta insieme a noi. Raccontano che dalle parti di Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sono immediatamente preoccupati e, allarmati, hanno dato disposizione di riaprire la mitica Sala Verde di Palazzo Chigi, teatro di mille, agitati, confronti e di altrettanti repentini e notturni accordi tra i governi e i sindacati che furono.
    Diciamolo, fossero rimasti nel limbo stagnante di questi ultimi anni, i leader di Cgil, Cisl e Uil avrebbero evitato anche di mostrare la vacuità autoreferenziale – anche nel trito linguaggio novecentesco – di un mondo e di un modello di sindacato confederale NEANCHE PIU’ IN CRISI, MA PROPRIO COMPLETAMENTE FUORI DALLE STAGIONI POLITICO-SOCIALI CHE STIAMO VIVENDO, CON LA CONSEGUENTE EMARGINAZIONE DAI PROCESSI DECISIONALI CHE TOCCANO IL CUORE DELLA POLITICA ECONOMICA DEL PAESE

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  5. In tutta questa vicenda fa specie la cisl regionale che trova il tempo per dire, dopo un anno e mezzo, che ci sono state irregolarità. E quali sarebbero? Quelle supposte dalla Federazione Nazionale che sostiene che nelle federazioni territoriali sotto i 40 iscritti non si deve fare il congresso. Il regolamento della CISL UNIVERSITA’ dice che nei luoghi di lavoro sotto i 40 iscritti non si fanno i congressi aziendali, ma i congressi territoriali se esiste una federazione si devono fare, dove c’è una federazione ci deve essere lo svolgimento del congresso. Il tema vero è perché la CISL NAZIONALE ha lasciato in tutti questi anni che una federazione di pochi iscritti fosse dimensionata su base territoriale. La CISL REGIONALE dovrebbe spiegare, viste le irregolarità di alcuni congressi territoriali e di quello regionale della CISL UNIVERSITA’, come è possibile che siano regolari tutti i congressi delle UST e a seguire quello della USR fino a quello del livello nazionale. Se irregolarità ci sono state a caduta compromettono l’esito di tutti i congressi dei livelli superiori. Quindi le motivazioni avanzate dalla CISL REGIONALE al giornale sono “misere giustificazioni” non suffragate da alcuna regola statutaria, ma si sa statuto e regolamento oramai sono “carta straccia” per l’USR del Veneto e non solo..

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  6. Ormai il delirio di persecuzione e di onnipotenza di cui e’ Affetta ( da anni ) la postina sta raggiungendo i suoi massimi livelli … credo che solo uno psichiatra ( bravo ma molto bravo! ) possa dare una mano alla cisl … e se chiedessimo all’ ONU di lanciare un allarme / ultimatum come quello sul clima che attesti che per la Cisl ci sono ancora solo pochi giorni prima che la sua rovina sia irrimediabilmente irreversibile ?! Chiedi scusa per il profondo e tagliente sarcasmo , ma ormai a me resta solo quello …

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  7. bruno della calce · Edit

    Lo so. Si può pensare che sia facile parlare contro un sistema organizzato quando non si sta dentro. Tuttavia serve riflettere su questi eventi. Essi rappresentano la certificazione di quel cambiamento, ormai giunto a piena maturazione, a fronte del quale si possono prevedere solo soluzioni radicali. Cosa fare e come non è forse tardi per dirlo. Io ho sempre pensato che laddove la resistenza formale mediante le difese statutarie non è efficace e per certi versi dopo averne viste tante non lo è di certo, non rimane che una strada. È la strada della rivolta aperta, fatta con azioni dirompenti. Le categorie sono il fulcro di una organizzazione. Esse devono chiudersi, blindarsi.
    La confederazione apparato per come si atteggia ed è strutturata va superata. La disobbedienza, la resistenza e la non consegna della chiavi in caso di commissariamenti e persino chiudere la porta a ispettori e ispezioni e presentando bilanci in ordine ovvio. La occupazione se occorre delle sedi e tutte quelle azioni che in tempo di resistenza servono a restituire il sindacato alle categorie e ai lavoratori. Non si va per il sottile. Serve ribellarsi e serve farlo con tanti associati a difesa di quanti vengono commissariati per futuri o futili motivi. È un atto di giustizia sostanziale. Le cose importanti si fanno con coraggio e a volte basta un segnale forte imponente a condizione di avere la base associativa pronta a tutto. Ripeto mai consegnare le chiavi e le sedi. Bisogna lottare e farlo non prendendo la parola, ma raccogliendo consenso e facendo resistenza attiva e passiva con ogni mezzo delegittimando e rendendo vani gli interventi esterni. Ovviamente questo discorso vale laddove davvero i fatti e le circostanze siano andate nel modo come è stato narrato e non si ha motivo di dubitare che gli eventi siano poi diversi dalle esperienze del passato. Sfidare apertamente e non consentire nessun atto di apertura a meno che non ci siano esecuzioni di atti giudiziari. Costringere a un contenzioso richiede però gruppo dirigente coeso e determinato. Si sarebbe potuto fare per i ben noti casi di qualche anno fa? non so ma di sicuro immaginare cosa sarebbe accaduto forzando il sistema e cacciare fuori ispettori e chiudere i rubinetti è cosa intrigante. Giornali, TV e dare risonanza. Non servono reprimende o altro. Serve reagire. Se si ritiene di esser dalla parte giusta si resiste e lo si fa con ogni mezzo. È per questo che ritengo superata la condizione della discussione critica, del richiamo alla etica e della moderata attesa. O si agisce con la gente o non non serve far altro che lasciare questo luogo e dedicarsi ad altre occupazioni.. Serve l’azione e la intraprendenza, la follia non ragionata e la passione.

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  8. LA CAMUSSO e furlan ovvero IL GIGANTE e la bambina. Della prima leggo oggi: La CGIL deve restare autonoma dalle incursioni esterne IL CONGRESSO RESTI NELLE MANI DEI MILITANTI DELLA CGIl
    Della seconda mi vergogno perfino a fare l’elenco delle […], […] e bugie che ha detto e dice a profusione.
    Meglio stendere un velo pietoso.
    POVERA CISL CHE FINE INGLORIOSA CHE HAI FATTO

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  9. Il diritto di parola ha un senso tra gente che vuole ascoltare. Ma la cisl è ormai un rettilario umido e paludoso. E i rettili non parlano, non ascoltano, divorano i loro simili e poi fingono di piangere.
    Non è con la disobbedienza passiva che si torna ai valori fondativi.
    Bisogna agire e amaramente sono giunto alla conclusione che si debba dar vita ad una nuova organizzazione. Nuova nelle persone e nei valori e nella configurazione di una rete snella, senza orpelli e pastoie confederali, vicina ai lavoratori e ai loro bisogni.
    Altro che elefantiache sedi popolate da zombie che fuori dal sindacato sarebbero solo mediocri figure retoriche. Le frustrazioni, l’incapacità e l’arrivismo, oltre alla sete di potere (economico), sono le loro uniche bibbie.
    Ribelliamoci nell’unico modo che comprendono: togliendo l’adesione e il consenso.

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  10. Convengo pienamente con quanti scrivono di sedi vuote non occasionalmente come attadeva fino auno due anni fa no adesso le eccezioni son quando si vede qualcuno. Si è cominciato colridurre le sedi sul territorio poi i locali della sede centrale poi il numero degli addetti a libro paga o distaccati, poi col ridurre quelli a libro paga, poi col restringere gli orari e i giorni di servizio e via di questo passo.
    CHE BRUTTA FINE

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  11. Rifondare dalle fondamenta. Chiudere le fnp riassorbendole nelle categorie, snellire di parecchio gli apparati confederali, dare voce ai pensionati veri ex sindacalisti attraverso la formazione dei giovani con il loro bagaglio esperienziale ed umano. Lasciare alla Ciao la sola gestione dell’alta formazione del Centro Studi e la rappresentanza politica su indicazioni delle categorie. Togliere a Cisl e fnp la gestione dei servizi mettendo questi sotto il controllo di una rete categoriale. De entrare risorse economiche trasferendo alla prima linea i distacchi legge 300, delegati rsu compresi. Rinunciare ai distacchi aziendali pubblico impiego e privato cui fanno gran uso con federazioni e suoi apparati per trasparenza e coerenza. Ridare dignità alle persone per bene emarginate e ridare democrazia alla Cisl.

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    1. Mi permetto di osservare che non vi è niente che possa essere rifondato dalle fondamenta partendo dalle macerie su cui sta finendo inesorabilmente la cisl. Qui occorre pensare ad un soggetto totalmente nuovo che non ricalchi assolutamente il vecchio schema del passato poiché il rischio sarebbe solo di far nascere una pessima copia del presente.
      Quindi nel nuovo soggetto occorre progettare ciò che oggi è necessario nel mondo del lavoro e per darvi attuazione lasciamo stare anche in questo caso ciò che ne è di fnp dobbiamo soprattutto evitare l’abominio di consentire che la mediocrità possa occuparsi della materia sindacale.
      Osservando l attuale pseudo cisl vedo tutto ciò che non vorrei contenesse il sindacato da cui vorrei rappresentata o che vorrei rappresenti i miei figli e nipoti.
      Innanzi tutto ho visto in cisl sempre meno sindacalisti provenire dal mondo del lavoro e questo purtroppo ha influito sulla sensibilità di saper intercettare i bisogni dei lavoratori da rappresentare.
      Vedo che alla competenza questo pseudo sindacato predilige la fedeltà e, quindi, in questo modo si penalizzano i lavoratori iscritti per garantirsi privilegi che non i sarebbe modo di permettersi diversamente se fossero coerenti con la missione che compete ad ogni buon sindacalista.
      In una telefonata un vertice cisl mi disse personalmente che la mia condotta era stata deludente nel momento in cui mi ero presa la libertà di agire nei riguardi di quel segretario generale che non era propenso a rispettare le regole e che sarebbe stato mio compito appoggiare il mio segretario nel bene e nel male. Concluse dicendomi che delle mie competenze non sapeva che farsene se non sapevo essere fedele evitando di interferire con le decisioni del segretario generale.
      Ricordo, in fase di accorpamento delle strutture, la faccia sconcertata di un componente di segreteria Ust quando gli dissi che personalmente non avrei esitato un attimo a fare un passo indietro tornando in servizio presso l azienda di provenienza qualora non fossi più stata necessaria in Cisl. Costui al riguardo invece affermò che piuttosto che lasciare sarebbe morto perché non poteva assolutamente tornare a svolgere servizio come operatore cimiteriale poichè Egli considerava quella mansione improponibile e anche disonorevole rispetto al ruolo che aveva in Cisl.
      Costui come anche tanti altri hanno barattato la loro sudditanza per la certezza di non tornare nel rispettivo posto di lavoro ed alcuni invece, che il posto di lavoro lo avevano già perso, hanno appoggiato l’opera demolitrice dei vertici pur di avere uno stipendio assicurato !
      Di casi di questo genere, anche dalle testimonianze che compaiono su questo blog, ve ne sono a iosa per cui, salvo qualche sporadico caso in cui la passione e la competenza ancora sopravvivono tra le macerie di una gloriosa organizzazione, tutto il resto è avidità, lucro talvolta spinto sino alla corruzione, nepotismo, assenza di competenze che sostengono un sistema clientelare trasversale tra sindacato imprenditoria e politica.
      Cosa mai ci può essere ancora da rifondare in un simile mix ?
      Al contrario di quanto sempre più frequentemente ho visto accadere nell’ultimo decennio in cisl, sarò anche banale ma un buon sindacalista deve necessariamente provenire dal mondo del lavoro perché solo in questo modo può conoscerne tutte le sfaccettature e può quindi intercettare meglio i bisogni dei lavoratori e pertanto rappresentarli e tutelarli meglio. Occorre inoltre che i sindacalisti oltre al consenso dei lavoratori e degli iscritti possano contare su una formazione continua che li ponga nella condizione di stare al tavolo di trattativa senza temere il confronto con la controparte imprenditoriale grazie alla preparazione fornitagli con la formazione sindacale.
      Un modello di sindacato tagliato sul nuovo mondo del lavoro e che quindi sarà molto diverso dal vecchio schema sindacale dal quale si potrà trarre insegnamento soprattutto per evitare i tanti errori che potrebbero originarsi se cercassimo di far sposare il nuovo sindacato col vecchio schema.
      Dovrà essere un sindacato in cui la bandiera della democrazia sventoli costantemente con determinazione ed ostinazione, sarà la casa in cui possano abitare giustizia ed equità, un luogo dove il confronto e la diversità di pensiero possano essere il patrimonio più importante per far crescere la sindacalizzazione fra le genti.
      Un sindacato in cui lo statuto possa determinare un patto generazionale tra i giovani ed i meno giovani che potranno quindi ritrovare la dignità che gli è stata appunto strappata costringendoli a subire ogni sorta di vessazione ed emarginazione nella pseudo cisl delle macerie .

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  12. Un titolo a caso dai giornali di oggi: A MILANO 12.000 IN CORSA PER 50 POSTI ALLA ESSELUNGA – STIPENDIO INIZIALE 1.150
    NON ERA CERTO QUESTA LA MILANO CHE VIDE LA NASCITA E CRESCITA DEI SINDACATI –
    ALLORA IL DETTO ERA “chii volta le spalle a Milan volta le spalle al pan” e oggi grazie a tutti i sindacati ed in particolare (in quanto cislino) alla Cisl che, con l’avvento in segreteria nazionale dello stradino ha dato un segno tangibile della svolta copernicana che si intende dare al problemal lavoro in vece che crearlo anche nel sud togliamolo anche al nord.
    GENIALE TIPICO DI MEGA-DIRIGENTI CISLINI LAUTAMENTE STIPENDIATI PER SIMILI risultati e SCEMPIAGGINI.

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    1. Bruno Della Calce · Edit

      Paola ha toccato il tasto giusto. Io ho sempre pensato che serve uno strappo, una FUORIUSCITA. NON IL DISSENSO…MA L’USCITA!! L’alternativa è alternativa di azione non di critiche perenni. La qualità dei profili di rappresentanza si genera da formazione e da idee innovative che conoscono “non per sentito dire o stando rintanati in sedi desolatamente scariche..” ALTERNATIVA SINDACALE RADICALE che usi un linguaggio forte, agile, diretto e con competenza rappresenti la realtà quotidiana, le contraddizioni, metta alla berlina poteri e apparati che perpetuano loro esistenza. Serve un sindacato senza prodotti da banco come tanti in giro. La realtà del mondo del lavoro impone solo un modello: la presenza senza improvvisazione. Troppa accondiscendenza in giro che riguarda tante “case sindacali”.. Nel pubblico impiego e sullo stato della categoria dei pubblici dipendenti ad esempio solo pietoso velo c’è da calare. Punto zero. Sul piano generale invece ALTERNATIVA significa USCIRE DALLE COMODITA’, DISSENTIRE, ABBANDONARE CASE DI VETRO E INCALZARE. Come farlo? Strappare il consenso. Uscire da un sindacato confederale che non ha più nulla da dire e non ha nemmeno indetto uno scioperucolo per inadempienza del Governo sul contratto. Il linguaggio sia duro, in linea con i tempi che vedono la gente o stufa dei soliti appelli sermoni scontati o indolente perchè sfiduciata e disinteressata.

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    2. Condivido, struttura snella, radicata sul posto di lavoro, quindi Federazioni non confederazioni, al quale bisogna tornare alla fine dei mandati e dopo aver costruito una nuova generazione di sindacalisti.
      Tra non molto nasceranno nuove forma di tutela, è inevitabile.

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  13. Alla iena ridens che, come un disco rotto, ripete con assillante monotonia il refrain della crescita; ricordo semplicemente che il problema esiste da qualche decennio (in tutto il mondo) ovvero dall’avvento del neoliberismo e che anche lei col suo sindacato esisteva già eppure non mi risulta che sia stata presa mai una seria iniziativa in tal senso. Ma solo con richieste di agevolazioni che hanno innescato così una concorrenza al ribasso i cui effetti sociali tutti conosciamo. Il giudizio che il giornalista Passerini (che di certo non è un rivoluzionario) ha espresso in un suo art. sulla Stampa di torino è molto chiaro e severo in tal senso. “la concorrenza al ribasso si è rivelata un totale fallimento di una simile sciagurata politica penso sia alquanto pesante nei confronti di chi avrebbe dovuto difendere e non affossare i salari., non vi pare?

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  14. A proposito di agevolazione e privilegi sindacali ne segnalo uno tenuto nel dimenticatoio ma di portata esorbitante me l’ha segnalato un amico confesso che non so se quanto riportato sia ancora valido oggi lui sostiene di si.
    È partita la caccia a chi non paga l’Ici. Si allarga il fronte politico di chi vorrebbe maglie più strette per far pagare le tasse anche alla Chiesa. Il presidente della Cei Bagnasco venerdì ha mostrato disponibilità «a valutare la chiarezza della norma». Ma allo stesso tempo l’Avvenire passa al contrattacco segnalando che non soltanto i beni ecclesiastici sono esentati dal pagamento delle tasse sugli immobili.
    MARCO CAPPATO MARCO PANNELLA PASQUALINA NAPOLITANO – COPYRIGHT PIZZI
    In effetti l’elenco è lungo, e comprende tutti gli edifici di proprietà di organizzazioni internazionali e Stati esteri (compreso però il Vaticano), così come le fondazioni culturali e liriche, le Camere di Commercio, le università, le scuole. Anche i musei, ma a patto che non comprendano attività commerciali come book-shop o caffetterie (il che li esclude praticamente tutti). Sono poi esentate tutte le associazioni impegnate nel sociale, e in questo novero finiscono anche attività ricreative, come buona parte dei 5.500 circoli Arci.
    LE STIME – Ma torniamo ai beni ecclesiastici. Secondo stime dell’Anci aggiornate al 2007 – quando ancora esisteva l’Ici sulla prima casa – l’esenzione vale 400 milioni di euro l’anno, al netto dell’inflazione e della rivalutazione degli estimi catastali prevista dalla manovra.
    Come è noto, solo i luoghi di culto, di pertinenza religiosa o che svolgono funzioni di assistenza ai bisognosi sono esentati dalla legge. Ma da più parti sono stati sollevati dubbi sul rispetto delle norme. Al punto che lo stesso Bagnasco ha chiesto che vengano sanzionati gli eventuali abusi. Il controllo «fiscale» sui beni della Chiesa spetterebbe alle amministrazioni, che però su questo fronte fanno poco o nulla.
    Secondo alcune rilevazione, addirittura il 20% del patrimonio immobiliare italiano farebbe capo alla Chiesa. Il catasto comprenderebbe 100mila fabbricati, il cui valore si aggirerebbe attorno ai 9 miliardi di euro. Le stime di settore parlano di circa 115mila immobili, quasi 9mila scuole e oltre 4mila tra ospedali e centri sanitari. Solo a Roma ci sono 23mila tra terreni e fabbricati, 20 case di riposo, 18 istituti di ricovero, 6 ospizi. Ma di questi quanti realmente dovrebbero essere tassate?
    MARIO STADERINII CARDINALI BERTONE E BAGNASCO
    L’INCHIESTA DEI RADICALI – I Radicali da anni, spesso come voce solitaria, segnalano l’anomalia dei beni di proprietà della chiesa sfruttati a fini commerciali e tuttavia esentati dall’Ici. Il consigliere comunale di Milano Marco Cappato ha presentato un’interrogazione per conoscere quali solo i beni della Chiesa e quanti controlli fiscali sono stati fatti fino ad oggi e con quale risultato: «Non ho ancora ricevuto risposta – spiega – nell’attesa ho chiesto conferma del trattamento riservato ad alcuni dei beni ecclesiastici chiedendo se fossero esentati. Ed ottenuta risposta positiva, abbiamo provveduto noi a fare una piccola verifica».
    Il segretario dei Radicali Mario Staderini si è presentato in alcuni studentati e convitti ecclesiastici chiedendo una stanza per qualche notte. Ha così scoperto che in qualche caso, dietro la parvenza di una struttura religiosa, si celava un vero e proprio albergo, con tanto di tariffe perfettamente in linea con i costi del mercato. Il tutto filmato da una telecamera nascosta.
    SAN PIETRO E IL VATICANO
    LA FISSAZIONE – Per Avvenire bisognerebbe diffidare dalla «Fissazione radicale». Come spiega il direttore Marco Tarquinio, quella in corso è un’offensiva contro la solidarietà: «I promotori della nuova campagna anti-Chiesa, che ha risposto acremente agli appelli del mondo cattolico per misure fiscali pro famiglia e anti evasione, vogliono in realtà tassare la solidarietà». Il giornale dei vescovi ribadisce che l’esenzione compensa il welfare erogato dalle strutture ecclesiastiche.
    LE ALTRE ESENZIONI – In un altro articolo appare anche una breve elencazione degli «esenti meno noti», ossia «partiti, circoli culturali e sindacati». Tesi poi ribadita anche da alcuni esponenti politici di primo piano, come Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo alla Camera del Pdl: «Esistono esenzioni fiscali per le attività non lucrative – prosegue – di cui beneficiano non solo le confessioni religiose ma ad esempio anche i sindacati e la vasta galassia dell’associazionismo».
    VIA COL VENTO IN VATICANO
    Avvenire cita il caso delle sedi associative che diventano ristoranti: «Vi è mai capitato di entrare in un locale dove si ascolta musica, si mangia e si beve allegramente? Prima di entrare vi fanno pagare una piccola quota associativa con tanto di tesserina? Bene, quel locale, noto circolo di una nota associazione ricreativa, non paga l’Ici». E in un duello che inevitabilmente riporta la memoria ai tempi di don Camillo e Peppone, passa poi alle case del popolo. «Così pure i partiti politici», aggiunge il quotidiano, elencando le categorie che, in virtù della loro funzione sociale, sarebbero esenti dall’imposta.

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  15. Chiedo scusa del pasticcio che sono riuscito a combinare con queste meravigliose macchine; perchè dell’articolo in oggetto , diviso in due parti o spedito quella che pur iteressante nel discorso generale lo era meno restringendo il campo a quello sindacale. Sperando che questa sia la volta buona ci riprovo:
    LUIGI ANGELETTI RAFFAELE BONANNI SUSANNA CAMUSSO
    I PARTITI PAGANO – Quindi anche il Partito Radicale, che da anni è l’alfiere della caccia all’esenzione, non pagherebbe l’Ici? «Non è affatto vero – replica Staderini – per la nostra sede noi paghiamo eccome, anche 2-3mila euro all’anno». È ancora più preciso il tesoriere del Pd, Antonio Misiani: «La normativa vigente prevede che i partiti politici siano soggetti al pagamento dell’Ici, salvo diversa deliberazione delle amministrazioni comunali». Che però vengono gestite dai partiti medesimi. Allo stesso tempo, tutte le sigle sindacali hanno provveduto a fare lo stesso comunicato: «Paghiamo regolarmente l’Ici». Su un patrimonio che del resto, restando solo ai confederali, sfiora quota diecimila immobili.
    2- LA CGIL: 3000 SEDI IN TUTTA ITALIA E NEPPURE UN EURO DI ICI
    Riccardo Ghezzi per http://www.questaelasinistraitaliana.org/2011/tremila-sedi-in-tutta-italia-non-un-euro-di-ici-altro-che-vaticano-e-la-cgil/
    Altro che Vaticano. I sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. Questo grazie ad una legge, la numero 504 del 30 dicembre 1992 (in pieno governo Amato), che di fatto impedisce allo Stato italiano di avanzare richieste ai sindacati.
    LBRLVDTT34 STEFANO LIVIADOTTI
    E i soldi sottratti, o meglio non percepiti, dalle casse statali sono davvero tanti: la Cgil, ad esempio, sostiene di avere circa 3mila sedi in tutta Italia, ma si tratta di una specie di autocertificazione, in quanto i sindacati non sono assolutamente tenuti a presentare i loro bilanci. Solo un altro dei tanti privilegi dell'”altra Casta”, come è stata brillantemente definita dal giornalista dell’Espresso Stefano Liviadotti, che con tale formula ha dato il titolo al suo libro/inchiesta sulla Triplice.
    Se la Cgil dichiara 3mila sedi, la Cisl addirittura 5 mila. E la Uil sarebbe in possesso di immobili per un valore di 35 milioni di euro.
    La legge, però, paragona in modo del tutto immotivato i sindacati alle Onlus, ossia alle organizzazioni di utilità sociale senza scopo di lucro.
    Senza scopo di lucro? I sindacati? Un paradosso.
    OCON37 SGARBI PRODI BASSANINI
    Ma c’è di più. Cgil, Cisl, Uil, Cisnal (poi diventata Ugl) e Cida hanno ereditato immobili dai sindacati del Ventennio fascista, senza dover pagare tasse. Tutto secondo legge, in questo caso la 902 del 1977, che con l’articolo 2 disciplina la suddivisione dei patrimoni residui delle organizzazioni sindacali fasciste.
    Non c’è da stupirsi: soltanto nella scorsa legislatura, 53 deputati e 27 senatori, quindi 80 parlamentari in totale, provenivano dalla Triplice. Logico che in parlamento si facciano leggi “ad personam”, o meglio ad usum sindacati.
    I regali più importanti, inutile dirlo, arrivano però sempre quando al governo c’è una coalizione di centro-sinistra.
    Eccone alcuni: nel maggio 1997 il governo Prodi, per iniziativa del ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini, ha tirato fuori dal cilindro la legge 127, la quale grazie all’articolo 13 libera le associazioni dall’obbligo di autorizzazione nelle attività e nelle operazioni immobiliari. Con la finanziaria del 2000 vengono invece istituiti fondi per la formazione continua gestiti da sindacati e associazioni degli imprenditori. Ancora con il governo Amato, nel 2001 è fissato l’importo fisso per i patronati calcolato su tutti i contributi obbligatori versati da aziende e lavoratori agli enti.
    Attraverso i patronati, i Caf (Centri di assistenza fiscale) e le deleghe sindacali sulle pensioni giungono fiumi di denaro nelle casse dei sindacati. Un meccanismo infallibile: i patronati si occupano di previdenza, richieste di aumento e pratiche di invalidità. E per ogni pratica l’Inps rimborsa.
    L’assistito del patronato è però logicamente anche un potenziale cliente dei Caf: i Centri di assistenza fiscale, nati ovviamente con la sinistra al governo (Amato, anno 1992), compilano le dichiarazioni dei redditi e le spediscono via internet all’Inps. Ad ogni spedizione corrisponde un rimborso, anche se i costi sono pressoché azzerati.
    In soccorso dei Caf è arrivato persino il decreto legislativo 241 del 1997, governo D’Alema, che concedeva loro l’esclusiva sulla verifica dei dati inseriti sui 730. Costringendo il Ministero delle Finanze a elargire un rimborso per ogni 730 inviato dai Caf.
    Peccato che tale decreto sia stato “bastonato” nel 2006 dalla Corte di Giustizia Europea, senza che nessun quotidiano nazionale sempre attento alle sanzioni europee ne abbia dato notizia. Ma su internet la notizia si trova.
    Alla fine le entrate che derivano dai tesseramenti, la cui revoca è pressoché impossibile, sono quelle meno importanti.
    Allora, i sindacati davvero meritano agevolazioni fiscali?
    Un casinista

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  16. LEGGERE CHE LA LEGG,E IN MODO DEL TUTTO IMMOTIVATO CONSIDERA I SINDACATI ONLUS, OSSIA ORGANIZZAZIONI DI UTILITA’ SOCIALE, SENZA SCOPO DI LUCRO E POI LEGGERE LE CIFRE INDICATE DA FAUSTO E MAI SMENTITE HO QUANTO RIPORTATO DALL’AMICO DEL 21.15 E’ DISARMANTE E ALLARMANTE ALLO STESSO TEMPO.
    PERCHE’ DIMOSTRA IL CONTRARIO DI QUELLO CHE DICHIARA SI PREDICA LA DEMOCRAZIA MA SI PRATICA LA DITTATURA PU’ BECERA E VILE CHE SI CONOSCA. SI PERCHE’ CHI LO FA NON HA NEANCHE IL CORAGGIO DI AMMETTERLO.

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