Processi napoletani

«Denza è un dipendente della Cisl che non ha un ruolo politico. Sono venuta a conoscenza del fatto che fosse stato rinviato a giudizio da organi di stampa, ma al momento non abbiamo ricevuto comunicazione ufficiale. Nel momento in cui dovesse arrivare comunicazione ufficiale, saremo nelle condizioni di fare delle valutazioni e di poter prendere eventuali provvedimenti …»,

Sono parole di Doriana Buonavita, attuale segretaria generale della Cisl in Campania, che si riferiscono alla posizione di Salvatore Denza, a processo per appropriazione indebita.

Richiesta dal sito di informazione Stylo24 di un chiarimento sul perché non sia stato adottato alcun provvedimento di sospensione nei confronti di Denza, la massima esponente della Cisl campana risponde che ancora non le è stato notificato nulla. Il che vuol dire che lei non ha intenzione di prendere, o non può prendere, alcuna decisione. Forse perché chi ha messo Denza al suo posto ha poi messo anche lei nell’incarico attuale. E come ce l’ha messa ce la può togliere, al limite con le cattive maniere usate con chi l’ha preceduta nell’incarico.

Il fatto è che la signora Buonavita non avrà mai alcuna comunicazione sul processo contro Denza, perché non ne è parte. E quindi, se lo vuole sospendere, come sarebbe il caso, è lei che si deve attivare. E anzi, se non volesse danneggiare l’organizzazione avrebbe dovuto già muoversi. Anche perché i due procedimenti su Denza sono piuttosto delicati.

Un procedimento per il quale il pubblico ministero ha disposto la citazione diretta in giudizio riguarda “appropriazioni per 172.455 eur”, come riporta sempre Stylo24 che riferisce anche di indagini patrimoniali sul suo conto (e su suoi conti).

Un secondo procedimento riguarda le intercettazioni su Lina Lucci nella sede della Cisl, registrazioni abusive che poi furono messe a disposizione di alti dirigenti della Cisl e poi prodotte in una burrascosa riunione di segreteria confederale provocando le proteste di Maurizio Bernava contro il commissario Ragazzini.

Per questo secondo procedimento, è stata respinta dal giudice la richiesta di archiviazione, per cui ora Denza potrebbe trovarsi imputato in un secondo processo.

Certo, con i tempi della giustizia lui può puntare alla prescrizione con ragionevoli probabilità di arrivarci. E la signora Buonavita può continuare a ripetere che lei non sa nulla di ufficiale e lasciarlo lì in attesa di comunicazioni che lei sa bene che non le arriveranno mai.

Solo che i processi in corso hanno cominciato a scoperchiare qualche pentola. E l’impressione che ad altre pentole dalle parti di Napoli potrebbero presto saltare il coperchio. Soprattutto dalle parti della Filca, già oggetto un anno fa di un servizio delle Iene.

E la Filca di Napoli è il punto di incrocio di tante carriere di gente che non vuol mollare la presa…

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Un Commento - Scrivi un commento

  1. Neppure ai tempi in cui la Fai in via Tevere si chiamava Fisba erano tutte rose e fiori. Ma d’altronde nessuno ha mai preteso che il sindacato e la politica siano abitati dagli Angeli custodi.
    Frequentavo la Fisba per la stima condivisa con Paolo Sartori e ricordo uomini del sud padroni delle tessere. Ricordo la vita dispendiosa di uno di essi e di altri come lui garantita dai Dirigenti del Nord per averne il consenso. Pagavano gabella ma (almeno Sartori) ne ricavava prestigio politico per la Fisba dentro e fuori della Cisl. La Fisba era rispettata e (mi si permetta di dire) anche temuta. Il progetto di unità sindacale fu avversato da molti ma solo dalla Fisba e dalla Flaei per nobili motivi politici.
    In quegli anni non c’era ancora il cartello FNP, droga della democrazia interna e la malapianta dei mariniani non aveva ancora radicato. Poi Carniti se ne andò e fu grande ruina come direbbe Macchiavelli. Oggi pagano gabella ma da mezzadri e il prestigio non c’è perchè esso è come il coraggio: se non lo hai non te lo puoi mettere addosso come un mantello. Così puoi indossare soltanto un cappuccio per fare il boia oppure la maschera per il ballo di carnevale.

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