L’intervento di Savino a Bologna

“Dopo avere letto i quotidiani, ho deciso di dare sfogo all’indignazione che da un po’ di tempo mi attraversa e di mettere da parte i miei appunti. Sì! Sono profondamente indignato per  come si sta governando il nostro Paese”:

Questo è il passaggio centrale nell’intervento di Pezzotta a Bologna il 22 settembre. Lo potete leggere in versione integrale sul blog di Savino, “In ricerca”.

 

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9 Commenti - Scrivi un commento

  1. Potrei cavarmela condividendo in toto il pensiero di Savino se fosse uno sprovveduto come me ma così non la differenza di cultura ed esperienza è abissale ed a uo faore quindi dovrei tacere ma non posoo la mia coscienza me lo impedisce e dunque dico la mia che è di guatdare avanti non indietro. Noi che abbiamo vissuto il dopoquera e conosciuto la vera democrazia (fino a quando l’hanno lasciata vivere) non dobbiamo vivere di nostalgia e speranza quell’esperienza non ritornerà (probabilmente mai più) e comunque no di certo a breve termine. Savino è un idealista ed è giusto che immagini un mondo al momento utopistico perchè la realtà che la quotidianità ci dimostra è gestito dal più becero neocapitalismo che mai come adesso dimostra tutta la sua potenza e prepotenza ifacendo e disfacendo governi fantocci in tutto il mondo (Italia comprea). In un mondo dominato dal dio denaro gestito da una combricolo di anomi personaggi che al massimo assommano al 3% della popolazione mondiale ma davvero pensiamo di affrontare i mulini a vento come tanti donchisciotti. I conti bisogna farli con la miseria che avanza, anch’io ho fatto i ragionamenti di Savino in piccolo con amici e conoscenti ma la gente non ascolta più e risponde ” Il sazio non crede al digiuno” invitandomi a provare vivere la loro vita nelle loro condizioni. Cosa voglio dire che il terzo mondo non è fuori o solo fuori dall’italia ma è anche da noi e se il populismo cresce è proprio perchè eè cresciuto e continua a crescere il nostro terzo mondo .

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  2. Caro Savino, ho letto il Tuo intervento, sempre puntuale e ricco di contenuti per una attenta riflessione, contesto solo una cosa: quando parli della nostra Cisl ti scordi che oggi non è più nostra, mai lo è stata in quanto è dei lavoratori, e questo ci comprende, quando lo dici ti scordi anche che oggi i lavoratori la percepiscono come un comitato di affari, forse lo stesso che ha contribuito a fare fuori una persona perbene e preparata come Te. Spero un giorno in un sindacato come la nostra Cisl, quella che fu.

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  3. La nostra Cisl per Savino come per tutti noi, va intesa in senso affettivo. Poi ci sta razionalmente affermare che questa Cisl non è più la nostra Cisl ma un contenitore vuoto freddo e imbarazzante

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  4. LA REALTA’ E IL SENTIMENTO. Facciamo un esempio:
    Quando nel dicembre 2017 taluni decisero di mollare un partito in forze,
    oggi in calo, e lo fecero lasciando (per fortuna, a seconda di come la si pensi)
    il “grande condottiero” sulla strada del declino, fecero una scelta coraggiosa,
    perché chi lascia quando un carro è forte, significa che quei valori non ci
    sono più…dissolti. Lo stesso dicasi e a maggior ragione in presenza di regole e fatti
    altamente gravi in qualsiasi organizzazione.
    Se i fatti accaduti, come quelle espulsioni causate da lodi fatti ad hoc per togliere
    di mezzo il dissenso, i commissariamenti indotti e le firme raccolte sotto i
    congressi ( vedi Torino), sono veri allora non si può rimanere inerti. Non c’è
    giustificazione. I sentimenti sono per le cose personali e il romanticismo lo
    lasciamo da parte. Si può dire che sono faccende che non riguardano tutti e
    la storia, ah! già la storia, i mostri sacri sono altra cosa: ma cosa? Il sentimento
    appunto. Invece no perché bastano alcune macchie indelebili per far sì che o
    si cambia il vestito o è inutile piangere sul “ latte versato” e tutti sanno e
    tutti lo hanno verificato. E guardate che qualche macchia è sempre lì in
    agguato e ti spunta fuori quando meno te lo aspetti e ti rovina la festa, il
    sentimento e la storia. Fatti minimi diranno: certo riguardano una sparuta
    minoranza …e poi si dimenticano…almeno si crede. Ci sono partiti crollati
    che pensavano di esser eterni e scivolati su una buccia di banana.
    Ci posto si ribadisce che servono strumenti per rimuovere ciò che va
    rimosso o ci sono altre strade…alternative. Proviamo? Mentre i cittadini sono
    contribuenti che sono tenuti a pagare le imposte anche se lo Stato spende
    male i soldi (non possono sciogliere il patto), nelle organizzazioni sociali
    senza controllo statale come partiti e sindacati, o gli iscritti decidono di non
    versare e mettere in crisi un assetto ( sciogliere il patto) o se ne vanno e
    fanno altro…anche coltivare altri sentimenti.
    Le categorie, per tornare all’argomento sindacato, o si riappropriano di ciò
    che gli appartiene e rifondano il sindacato o parliamo di aria fritta con
    qualche sentimento consolatorio. Le cose non arrivano senza azione, né con
    la poesia per quanto vibrante ed efficace. Le azioni possono esser tante e
    prendere la parola … può causare turbamenti ma a piace pensare alle
    turbative. Diversamente conviene fare altre strade e la via dell’art 39 comma
    2 costituzione è quella che oggi atterrisce e che invece fa radicata nella
    politica. Il discorso di Maometto e la montagna insomma. Il tempo delle
    osservazioni scientifiche è finito. Pure quello delle illuminazioni postume o
    dei richiami agli antichi fausti. Favorevole a chi ha la testa tra le nuvole a
    condizione di auspicare quella pioggia che tutto porta via…torrenziale.

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  5. Certo che passare da Savino alla Furlan di oggi che scrive sull’avvenire uno dei soliti vuoti, ripetitivi ed inconcludenti pistolotti che ripete da quando a cominciato a parlare è come passare dal giorno alla notte più profonda.
    Quando si arriva a leggere Il solito papocchio ripetuto a macchinetta. ” Per questo occorre che il lavoro, attraverso relazioni industrialisia reso organicamente protagonista rendendolo elemento propositivo a valle e a monte dei processi, secondo una logica partecipativa e di democrazia economica”
    Una domanda alla signora e ai lettori ma se questa cura e quella che pedissequamente ripete da decenni in tutte le salse perchè le cose non sono mai cambiate?
    Penso che probabilmente non sono state attuate se giute medicine per curare la malattia oppure non erano giuste. nell’uno e nell’altro caso il medico o medici sono inadatti . Ma allora chi è quel pazzo di paziente che si fa curare da un medico che gli propina a profusione le medicine sbagliate?
    Un paramedico

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  6. http://www.luccaindiretta.it/primo-piano/item/128095-espulsa-dal-sindacato-l-ex-segretaria-della-fim-punita-per-aver-denunciato-un-illecito-ma-la-cisl-nazionale-mi-da-ragione.html

    Tra Fim e Cisl è iniziata la guerra tra probiviri…

    Espulsa ex segretaria Fim: “Punita per la mia denuncia”
    Giovedì, 27 Settembre 2018

    di Roberto Salotti

    Da paladina dei lavoratori, sempre in trincea come sindacalista, a lavoratrice che adesso deve difendersi da sola proprio di fronte a quel sindacato di cui per 9 lunghi anni ha fatto parte, occupando anche posizioni al vertice. E non accade ad un qualsiasi rappresentante dei lavoratori, ma alla ormai ex segretaria della Fim Cisl Toscana Nord. Narcisa Pellegrini, la battagliera sindacalista che a Lucca e provincia ha seguito personalmente alcune delle vertenze più significative per il territorio, da Snai a Kme, è stata infatti espulsa dalla Fim, con una sentenza dei probiviri a cui è seguita anche una revoca del distacco sindacale.

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    Per la Fim la Pellegrini non ha più alcun incarico sindacale: deve rientrare al suo posto di lavoro, senza ricoprire nessun ruolo. Ma contro questo ’lodo’ emesso dopo l’udienza del 21 giugno scorso davanti alla commissione della Fim nazionale a Roma, ce n’è un altro di segno opposto che ribalta le decisioni della sigla dei metalmeccanici. E’ firmato dai probiviri della Cisl nazionale, che invece il 18 luglio scorso – meno di un mese dopo l’espulsione – decidono che Narcisa Pellegrini deve restare nel suo ruolo: quello cioè di operatrice Fim referente per la zona di Lucca. Tutto risolto? “Assolutamente no – spiega l’ex segretaria della Fim Toscana Nord -: nonostante il lodo della Cisl nazionale, infatti, la Fim nega il mio reintegro. Per vie informali mi sono stati, è vero, proposti altri incarichi ma che inevitabilmente mi porterebbero comunque a dover lasciare gli impegni che ho preso personalmente con le tante persone le cui battaglie sul lavoro ho seguito per tanti anni”.
    Ma, secondo Pellegrini, “la cosa peggiore è il motivo che ha scatenato tutta questa situazione che per me è stata e continua ad essere un’enorme causa di stress. Tutto – racconta Narcisa Pellegrini – è nato dopo che, venendo a conoscenza di quello che a mio avviso era stato un comportamento scorretto di un Rsu Fim, ho denunciato i fatti. Mi sono subito rivolta al segretario della Cisl Toscana Nord, spiegando l’accaduto e soprattutto fornendo anche documenti a sostegno delle accuse”. Ma secondo la Fim il presunto illecito “lo avrei dovuto denunciare al reggente della Fim Toscana Nord – spiega Pellegrini – che per tutta risposta, appreso della segnalazione che avevo comunque fatto, ma alla Fim e alla Cisl regionale, mi ha deferito ai probiviri per una sorta di lesa maestà: avrei dovuto dirlo a loro e non ad altri”.
    L’ex segretaria Fim Toscana Nord, che nel frattempo ha affidato il suo caso all’avvocato Giulio Guarnieri di Lucca, si è dovuta difendere: “Da un lavoratore che si era rivolto a me per una consulenza ho appreso che un Rsu della Fim, nell’ambito di una vertenza per la ristrutturazione di una importante azienda del pistoiese aveva richiesto e da lui ottenuto il versamento di una presunta quota da dare al sindacato, contestualmente all’accordo per la sua fuoriuscita volontaria dall’azienda, che mi è sembrata subito esorbitante. Si trattava – racconta Pellegrini – di 6500 euro e, quel che è peggio, versati sul conto personale del rappresentante sindacale. Una volta ottenuti dal lavoratore in questione i documenti che provavano questo illecito l’ho denunciato. Ma il risultato mi ha lasciato spiazzata: oltre ad avermi fatto passare un calvario, la Fim mi ha espulso dal sindacato mentre il collega che ho deferito è stato sospeso per un anno e rientrerà nel giugno prossimo nel suo ruolo”.
    Una vicenda nata in seno al sindacato ma che ora rischia, insomma, di approdare anche nelle aule di tribunale. Perché Pellegrini, oltre ad aver impugnato la sentenza dei probiviri della Fim, sta valutando una causa legale e per mobbing: “Questi mesi per me – racconta – sono stati un vero inferno. Sono stata come messa in stato d’accusa e mi sono dovuta difendere, io che avevo fatto solo quello che ritenevo fosse un mio preciso dovere: denunciare al mio sindacato, alla Fim e alla Cisl, quanto avevo appreso da un lavoratore”. Un atto di coraggio ma anche di onestà che, osserva Pellegrini, le si è inspiegabilmente “rivoltato contro”.
    Del resto, stando alla versione dell’ex segretaria della Fim Toscana Nord, la sua nomina, benché confermata nel febbraio del 2017 a larga maggioranza, aveva creato malumori a Pistoia. Pellegrini spiega inoltre che a luglio 2017, per una inspiegabile decisione della Fim Nazionale viene stabilito l’azzeramento delle cariche e la Fim va al regime di reggenza con una guida nominata dal nazionale stesso. A Pellegrini viene confermato il ruolo di operatrice Fim referente per la Lucchesia, dove incontra il lavoratore che nel frattempo era stato impiegato in una azienda del territorio. “Chiedendomi una consulenza – spiega Pellegrini – quel lavoratore mi racconta una vicenda che lo aveva interessato qualche anno prima. E confessa di aver avuto più di un dubbio quando versò quella cifra al rappresentante Rsu Fim. A quel punto alla Cisl Toscana Nord ho fatto immediatamente presente la situazione: quella cifra così alta non poteva essere quella dovuta al sindacato per aver seguito il lavoratore nella vertenza, né si sarebbe in alcun modo potuta versare su un conto corrente personale, semmai su quello del sindacato”.
    Nel frattempo il risultato è che nonostante un lodo favorevole della Cisl nazionale, la Pellegrini, in ragione della revoca del distacco non può tornare a ricoprire incarichi in Fim. Al riguardo l’avvocato sta preparando una diffida ai vertici nazionali della Fim perché annullino il provvedimento e restituiscano l’incarico alla sindacalista. “In questi mesi e a causa di una reazione scomposta tenuta da una parte della Fim nazionale che ha deciso di condannarmi per lesa maestà invece di sostenermi per il merito di quanto portato all’attenzione dell’organizzazione sindacale ho avuto un ripensamento sull’opportunità o meno di essere onesti, ripensamento che ho superato facendo quello che ho ritenuto più giusto, invece di quello che, alla luce dei fatti, più mi sarebbe convenuto – spiega Pellegrini -. E di questo i probiviri della Cisl Nazionale mi hanno dato atto. La cosa che più mi ferisce è pensare ai miei ragazzi. Ai colleghi e ai tanti lavoratori che con spirito di sacrificio, senza mai guardare l’orologio, ho seguito per tanti anni perché credevo in quello che facevo. Perdere questo contatto, spezzare questo lungo filo è la peggiore punizione e in questo caso anche ingiusta che possa essere riservata a chi al sindacato ha dato tanto.”

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  7. Per rifondare il sindacato servono scelte coraggiose. Se una categoria decidesse di chiudere i rubinetti e facesse versare tutti i soldi in altro fondo agli iscritti riprendendosi il controllo e la autonomia cosa accadrebbe? I probi viri interverrebbero? A me viene da dire…e allora? Pernacchia…alla Toto’. Le rivoluzioni si fanno quando hai le palle e non temi nulla, non hai nessuno che ti condiziona, sei libero, libero, libero, libero e non dipendi da nessuno. Einaudi sosteneva che la libertà dipende da quella economica…si è liberi quando si decide di rivoluzionare il sistema e si ha coraggio non is temono conseguenze e non si ha nulla da perdere. Quanti possono fare questo??? E ci si lamenta dei cinque stelle e della lega??? O si fanno rivoluzioni epocali facendo il contrario di ciò che si è fatti per 30 anni oppure meglio tacere. Le rivoluzioni non sono indolori, ma richiedono atti di insubordinazione. Perché non muovere pensionati e categorie e chiudere i rubinetti e recuperare autonomia contabile, organizzativa e avere categorie con capacità doppie di spesa e interventi sui posti di lavoro senza problemi?

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  8. Mai più appropriato di questo momento mi sembra, adatto a decrivere la vita sindacale della cis odierna,l richiamare alla mente la scena del film TITANIC che precedette l’affondamento con i passeggeri che continuavano a festeggiare mentre il tramsatlantico affondava.

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