Un gesto simbolico

Nel suo intervento, Savino Pezzotta ha definito l’incontro di oggi a Bologna “un gesto simbolico”.

“Simbolico” vuol dire un gesto che ha un significato, un’importanza che va al di là di quel che ci siamo detti e di quel che abbiamo fatto.  E che sia stato “un gesto” vuol dire che il “prender parola” non è stato solo una parola, uno slogan magari efficace ma effimero. E’ stato qualcosa di concreto, efficace, visibile.

Per questo la giornata di oggi, per il solo fatto di esserci stata, è già un successo. E per questo la partecipazione attiva degli intervenuti è stata la conferma di questo successo. Perché dalle parole siamo passati al gesto, all’iniziativa pubblica. Senza bisogno di fare polemica ma esprimendo un giudizio chiaro sulla situazione della Cisl che è stato un momento di democrazia.

E nella sala di Bologna, non grandissima ma ben piena, si sentiva una sana fame di democrazia. Di una Cisl che non stia più a guardare ed a ritagliarsi un angolino di spazio pubblico senza disturbare troppo partiti e istituzioni, ma che sappia intervenire, sappia dar voce alle persone che deve rappresentare. E quindi sappia prima ascoltarle e sappia dare risposte alle loro domande.

Questa fame è un bel punto di partenza. Per questo il gesto simbolico di oggi – i cui materiali saranno messi a disposizioni di tutti nei prossimi giorni da parte dei siti promotori – non sarà solo un gesto isolato, e non sarà meramente simbolico.

Senza pretendere di rovesciare il mondo, cosa che sfugge alle nostre forze, ma senza rinunciare ad andare avanti sulla strada che abbiamo aperto a Bologna il 22 settembre 2018.

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2 Commenti - Scrivi un commento

  1. Io ho ascoltato tutti e con grande attenzione. Ringrazio Serafino che ha voluto citare la vicenda della mia espulsione e ringrazio tutti quelli che hanno espresso nelle relazioni contenuti che per un paio di ore hanno fatto rivivere quel clima di onesta e passionale partecipazione smarrita. I fatti accaduti sono gravissimi e …giustamente qualcuno ha detto che i vasi rotti non si riparano facilmente. Cosa dire: ci siamo lasciati con lo slogan ormai diventato noto: PRENDERE LA PAROLA. Farlo nei luoghi, con i modi e soprattutto nelle occasioni utili per chi non sa, non ha visto o peggio vorrebbe non si dicessero certe cose. La partecipazione attiva è una conquista difficile oggi e non più un dato scontato. Il tempo è questo. Serve reagire e a mio avviso un compito importante è affidato proprio a quella categoria di iscritti numerosa che sono il punto di forza di una organizzazione quali i pensionati che hanno la responsabilità di evitare il peggio. Serve preservare il futuro dalla deriva della finta e apparente democrazia formale e ritornare alla democrazia sanguigna e al confronto senza censure e senza paure. Lo può fare chi è libero, chi non ha “legami e fili” e possiede strumenti anche persuasivi che qualcuno ha suggerito. Serve lasciare ai posteri una testimonianza ma anche un segno forte . Non è una battaglia facile, ma forse serve al sindacato tutto se non vuole perdere…erodersi come è stato detto perchè non ha più nulla da dire…e poi da fare. Già oggi i lavoratori sono esclusi, non coinvolti, soggetti estranei ed esterni dal ciclo associativo, quasi destinatari di sterili iniziative e nemmeno le piattaforme come accaduto nel pubblico sono note alla base e persino i congressi di base sono bypassati. Un sindacato che non muove, non stimola, non ha coraggio in tempi in cui si affacciano venti e tendenze non favorevoli alla democrazia…non assolve alla funzione cui eravamo abituati a credere. I temi della democrazia e della partecipazione dal basso o tornano in auge o tutto si spegne lentamente e rinunciare a qualche piccolo privilegio nell’anonimato per guadagnare qualche attimo di sussulto e provocarne altri credo valga la pena. Proviamoci.

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