Il problema

Chiusa la trattativa per l’Ilva, con un risultato che è probabilmente il migiore possibile nelle condizioni date e quindi è stato un successo dei sindacati, si apre un  nuovo problema. E non parliamo di Taranto, o della siderurgia. Parliamo, meno drammaticamente, di Via Po 21 e delle sue porte girevoli, con segretari confederali in entrata e in uscita come neanche alla casa del passeggero.

E parliamo di Marcolino Bentivogli, uscito dalla vertenza dell’Ilva confermandosi come il sindacalista maggiormente rappresentativo nella Cisl di oggi. Almeno a giudicare dalle presente in tv e dall’esposizione mediatica.

Ora che è diventato grande, Marcolino che farà? Andrà a Via Po 21, o resterà alla Fim per passare in politica fra qualche anno? O si inventerà qualche soluzione innovativa, come è nelle sue corde?

La cosa più semplice e più naturale sarebbe un passaggio per la segreteria confederale. Ma quelli che viviamo non sono tempi normali per la Cisl: sono tempi in cui un gruppo ristretto di potere ha preso il controllo dell’organizzazione e la gestisce nel proprio interesse politico, e tavolta personale: i nomi non ve li facciamo, perché basta guardare chi era in segreteria confederale e alla guida della Fnp sei o sette annifa e chi c’è oggi per capire chi è che comanda e chi sono state e sono oggi le comparse a via Po 21 e palazzi circostanti.

Di quel gruppo di comando, Marcolino non fa parte. E allora il suo passaggo eventuale a via Po 21 è esposto al rischio di avere lo stesso significato di quello del suo predecessore Farina: neanche il tempo di sfare i pacchi e sistemare l’ufficio che già ti trovi a dover pensare alla ricollocazione. E allora tanto varrebbe ricollocarsi subito.

C’è poi il problema ulteriore che un sindacalista dalle idee magari discutibili ma comunque non banali creerebbe oggettivamente degli squilibri in una segreteria confederale formata in gran parte da comparse in rapido avvicendamento. Per non parlare del candidato naturale al posto di prossimo numero uno, cioè il dottor Sbarra dell’Anas, Che non ama avere accanto a sé qualcuno che gli possa fare ombra. E che è molto permaloso, per cui non gradirebbe che i giornalisti, invece di intervistare lui, cercassero Marcolino.

Insomma, se il dottor Sbarra dell’Anas si trova accanto uno capace di parlare di questioni sindacali, rischia di fare una figuraccia. Cioè di apparire per quello che è.

Ecco perché l’attuale segretario generale della Fim è un problema per via Po 21: troppa visibilità per poterlo nascondere tenendolo alla Fim, troppo ingombrante per dargli un ruolo da comparsa che rischia di prendersi la scena ed oscurare l’aspirante mattatore.

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17 Commenti - Scrivi un commento

  1. Senza contare che aveva votato contro il commissariamento per la fp, e poi con un salto mortale ha ritrattato. Resta evidente che questa cisl non ha idee ed è solo presa da lotte interne… E poi calano le iscrizioni?? Bentivogli almeno ha una idea che può spaventare ma almeno ci prova e ha dimostrato che esiste una alternativa alla egemonia Fiom anche sui media. La questione non è salire al confederale… Ma far scendere quelli che ci sono.

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  2. Un antico detto contadino recita: tre sono i potenti della terra: il Papa, il Re e chi non ha niente da perdere.
    Ho voluto ricordarlo perchè penso che Marcolino (uso il termine come vezzeggiativo) oggi si trovi nella terza condizione. Non ha nulla da perdere dunque può osare sfidare il potere costituito della Cisl dimettendosi da tutti gli incarichi formalizzando una opposizione solare con un programma che metta al centro dell’attenzione non il lavoratore che in un mondo dove il lavoro scompare interessera sempre più minoranze esigue ma il cittadino qualunque che sta nel 99 % della popolazione che non ha nessun potere contrattuale con le multinazionali bisogna privolgersi ai padroni delle multinazionali sfidandoli alla ragione o diversamente utilizziamo il comune denominatore di tutti in qualità di consumatori sostituendo lo sciopero con il boicotaggio delle merci didelle multinazionali che non stanno alle regole precedentemente concordate.
    Mi scuso della grossolanità della proposta ma mi è venuta spontanea mentre ero partito per scrivere dell’altro. spero che si tratti di un seme deposto in un terreno fecondo.
    A mio avviso la cisl deve rinnovarsi negli uomini e nel programma. Cosa che si può fare in due modi : o dall’interno con una dirigenza illuminata cosa che nella cisl non se ne vede traccia da qualche decennio o dal di fuori creando una CISL rinnovata,
    L’IDEALISTA

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  3. Condivido la puntuale analisi fatta. Comunque ci scordiamo o si scordano… sempre della Cisl!!! Bentivogli farebbe bene alla Cisl così come farebbe bene la cisl ad aprirsi al vero dibattito interno, per ridare quella giusta identità democratica alla organizzazione.

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  4. Quanto descritto è, purtroppo, più vero che verosimile. Molto potrebbe cambiare se Marco Bentivogli, per diffondere e confrontare le sue idee, scegliesse una strategia per il “campo” Cisl (organismi, rapporto-confronto con altre categorie, iscriiti) e non sostanzialmente quello dei media. Ed allora qualcosa di certo succederebbe, perchè come già sottolineato nell’articolo, il leader della Fim-Cisl è portatore di idee e di comportamento ben diversi, a volte alternativi, alla gran parte dello stato maggiore Cisl, che viaggia sull’onda e la sensibilità dei comitati d’affari, e comanda con il conformismo-clericalismo della peggior marca: genuflesioni e obbedienza.
    Può succedere? Forse. Non dipende solamente da chi sta in “cima” alle strutture del sindacato. Può succedere! Adriano Serafino

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  5. Perchè continuate a chiamarlo Marcolino irridendo (sembra) uno dei volti ancora presentabili di questa che fu la nostra Cisl, oggi occupata da sicofanti e masnadieri di cui ci si può soltanto vergognare ?
    Marco Bentivogli rispetto al carnevale dei Cerrito Sorgi Bonfanti Ragazzini Raineri e di Ginevra infedele resta ancora un giovane nel quale sperare.
    A voi non piace perchè non impugnò la spada della rivolta. Io invece credo che meglio degli avventurieri di via Rasella ci siano coloro che nel periodo dei pozzi avvelenati sia più saggio e utile andare in montagna ad aspettare che gli stessi pozzi annientino gli odierni trionfatori al gozzoviglio.

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    1. Ci permettiamo di dare due risposte a due delle affermazioni che fai:
      – se un po’ irridiamo è perché siamo un po’ irridenti. E non solo con Marco Bentivogli. È uno stile, che può piacere o non piacere, ma è il nostro stile
      – Marco Bentivogli ha 48 anni, e a quell’età Pierre Carniti divenne un ex segretario della Cisl; definirlo ancora “un giovane” rischia di essere, questo sì, irridente nei suoi confronti.

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      1. Carniti era Carniti. E il suo tempo appartiene a ere geologiche lontane.
        Se a 48 anni non si può più definire giovane allora gli ottantenni che ancora mungono la mucca Cisl cosa sono ?…..ah già siamo alle mummie e ai sarcofagi egizi.
        Il vostro essere orgogliosamente irridenti a volte piace lo riconosco. Ma di grazia spendete questo spirito verso i tanti sepolcri ambulanti dalle parti di via Po e dintorni.

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        1. Il termine è stato ammesso perché esprime una valutazione discutibile ma non del tutto isolata anche in ambienti dell’antifascismo storico; ferma restando la legittimità degli atti di resistenza contro un esercito invasore, e che la responsabilità della rappresaglia delle Fosse Ardeatine è tutta di chi l’ha compiuta, c’è chi ritiene che l’azione di via Rasella fosse stata non opportuna a causa della reazione che avrebbe provocato.
          Non era comunque nostra intenzione mancare di rispetto a persone che hanno fatto la Resistenza, e se questa può essere stata l’impressione ne chiediamo scusa.

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        2. Chiedo scusa sinceramente per aver provocato la nobile reazione contro la mia (lo riconosco) non felice espressione riguardo ai fatti di via Rasella. Non volevo insultare la memoria di alcuno.
          Già la risposta del Blog è stata significativa e vi ringrazio. Volevo soltanto dire che andare al massacro contro la mitraglia degli imboscati, delle spie e delle lettere anonime è un sacrificio che non si può chiedere a nessuno. Questo è di nuovo il tempo della inquisizione e dei roghi. Auguriamo al sindacalismo italiano di
          purificarsi delle sue scorie di ipocrisia, di ammuffite ideologie e di quel mercantilismo che oggi sembra trionfare ovunque.
          Caddero le mura di Gerico e i cedri del Libano. Tantomeno sono eterni questi venditori di fumo e fumatori di oppio.

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  6. Per grandi obiettivi servono azioni imponenti. Avendo il privilegio del non anonimato e dovendo e ovviamente potendo, dire la mia, credo che grandi vecchi e attempate madame come tanti finti giovani balzati sul carro, dalla naftalina ove erano deposti e matrioske uscite per docile e obbediente passato, avrebbero bisogno di una uscita dal comitato. Chissà, magari potrebbero trarne giovamento non solo per sè stessi, ma soprattutto per un estremo di tentativo di raddrizzare una barca che oggi non esprime che ovvietà e nessun pensiero. Sarebbe una bella visione non per me ovvio, ma per il tempo futuro. Occhio però ai probbbbbbi vires sempre in agguato ( per me non più) come il braccio sia pure malandato somigliante ai cavalieri templari…esilaranti quanto si vuole ma pur sempre in sella “sorretti”.

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  7. Mi permetto una precisazione il nuovo per il quale dobbiamo impegnarci tutti (a mio avviso) dovrebbe necessariamente nascere con la precondizione che il nostro impegno è votato alla costruzione di una cisl rinnovata tale che a regime deve essere retta da giovani dai 18 ai 50 anni; questo non per castigare gli anziani ma per cercare di mantenere il passo dei cambiamenti della società.

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  8. SULLA NAZIONE-RESTO DEL CARLINO- GIORNO DI OGGI FUGA DAI SINDACATI, TRA CHOC E MEA CULPA
    IN 2 ANNI PERSI MEZZO MILIONE D’ISCRITTI.
    <> LI ABBIAMO DIMENTICATI HANNO DICHIARATO CANDIDAMENTE. MA UNA AFFERMAZIONE DEL GERNERE DOVEVA ESSERE PRECEDUTA DALLE DIMESSIONI IMMEDIATE E PUBBLICHE SCUSE OLTRE CHE AMMISSIONE DI INCAPACITA’.
    E VOLONTA’ DI RIFONDERE I DANNI CAUSATI PER INCAPACITA’ COME VOGLIONO FAR CREDERE O PER DOLO COME PENSO POCO IMPORTA
    ZORRO

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  9. Come nella società imperversa da tempo l’economia virtuale a discapito di quella reale, così la soluzione di Marco a guidare la Cisl darebbe nuova linfa a un sindacato reale tutto da ricostruire rispetto ad un finto sindacalismo che sovrasta tutto e tutti oggi. Ne avrebbe di lavoro da fare Marco sotto tutti i punti di vista, politico sindacale e organizzativo. Speriamo che sia supportato a sufficienza dai sindacalisti ancora di buona volontà.

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  10. Incuriosita dall’intervento delle ore 11.47 ho scoperto come era facilmente prevedibile che la notizia non è certo un fulmine a ciel sereno dopo tutte le Pxxxxxxx fatte finora. Ma pur ammettendo che dalla loro torre d’avorio non avessero percepito l’arrivo del temporale è da anni che per la società i sindacati sono vissuti come nemici dei lavoratori come dimostra questo pezzo di Gomez apparso su “ Il Fatto Quotidiano, 28 luglio 2015”
    Sindacati, tutti li odiano. Landini e Camusso, fate qualcosa
    “I sindacati hanno rovinato l’Italia”, era la frase che quando cominciavo a fare il giornalista andava di moda nelle intemerate della cosiddetta maggioranza silenziosa che marciava al soldo del padronato più becero, intrisa di revanscismo postfascista. Robaccia che sarebbe stata rapidamente sconfitta dalla storia.
    Qualche giorno fa, alla stazione Termini, mentre in pieno sciopero bianco con una folla di altri disperati aspettavo un convoglio della metro che non sarebbe mai arrivato ho sentito tanti, troppi, inveire contro “i sindacati di merda”.
    Parole non diverse saranno echeggiate venerdì scorso a Fiumicinodurante l’agitazione Alitalia e all’ingresso di Pompei con i cancelli sbarrati per un’assemblea “selvaggia” del personale mentre lunghe file di turisti giunte da mondi civili cuocevano sotto il sole, pentiti probabilmente di avere scelto il Belpaese come meta del loro viaggio. Per questo mi rivolgo a Landini e Camusso, e a quanti come loro difendono i diritti del lavoro sotto le più diverse bandiere e chiedo come sia stato possibile che la gloriosa parola sindacato venga pronunciata oggi con tanto livore e disprezzo, confusa con le mille sigle di un sindacato ricattatorio che spadroneggia nei pubblici servizi imponendo a milioni di cittadini disagio e infelicità.
    Qui non m’interessa entrare nelle dispute contrattuali e do quasi per scontato che conducenti, custodi e piloti abbiano le loro ragioni da fare valere contro manager e funzionari di sovrintendenze e municipalizzate che per inettitudine, malafede o peggio meriterebbero di essere cacciati a calci nel sedere. Né mi convince la reazione del leader Cisl, Annamaria Furlan che accusa di “demagogia” e “polveroni” Renzi perché dopo la scandalo Pompei e lo sciopero Alitalia una volta tanto ha detto la cosa giusta e cioè: “DOVREMO DIFENDERE I SINDACATI DA SE STESSI”. Ma è proprio così. E anche se il premier approfittasse dell’occasione per mettere fieno in cascina nella sua personale guerra contro l’ala dura di Cgil e Fiom, PENSARE DI CAVARSELA CARA FURLAN COL SOLITO SINDACALESE DEL “PRENDERE LE DISTANZE DA COMPORTAMENTI CHE NON CONDIVIDIAMO” SERVE SOLTANTO A LASCIARE LE COSE COME STANNO, ANZI PEGGIORARLE ANCORA.
    Non ci si rende conto che il disfacimento dei servizi di pubblica utilità (compresa la non raccolta rifiuti che espone Roma all’universale ludibrio) sta creando situazioni di ribellismo sempre più incontrollato e il sindacato responsabile, se ancora ne esiste uno, non se ne può lavare le mani dicendo: non ci riguarda. E invece vi riguarderà eccome, cari Landini e Camusso se il sindacato, buono o cattivo che sia, nel clima di esasperazione generale verrà individuato come il nemico pubblico da abbattere.
    Anche perché la crisi dell’istituzione sindacale, purtroppo, non si ferma qui. Nel lontano 2008, un bravo giornalista dell’Espresso, Stefano Livadiotti pubblicò con Bompiani un libro dal titolo: L’altra casta, che documentava “privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale” di Cgil, Cisl e Uil. Ripensavo a quell’inchiesta sabato scorso a Savona quando dopo un dibattito sulla criminale centrale a carbone di Vado Ligure (protetta da politici e affaristi e chiusa per ordine della magistratura), a me e a Ferruccio Sansa raccontavano degli strani silenzi di certi sindacalisti, casualmente favoriti dal sistema dei distacchi e delle relative prebende. Così simili ad altri silenzi di altri sindacalisti a Taranto, Ilva.
    Nessuno può discutere il contributo decisivo del sindacato al consolidamento della nostra democrazia: dalla lotta al terrorismo, alla concertazione con i governi che negli Anni 90 impedirono il default del Paese, allo straordinario impegno per la difesa dei diritti e del lavoro culminato nella grande manifestazione del Circo Massimo del 2002 guidata dalla Cgil di Sergio Cofferati. Proprio per questo colpisce il declino di un’organizzazione che da troppo tempo non è più capace di farsi carico, come si diceva una volta, degli interessi generali del Paese. Concentrata sulla difesa dei propri iscritti: pochi lavoratori produttivi e soprattutto pensionati e pubblico impiego. Rinchiusa nelle proprie roccaforti e indifferente al degrado della cosa pubblica. E adesso indicata come il male da cui liberarsi. Fate qualcosa.
    Speremo ben

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  11. chi pensa a Marcolino come speranza di rinnovamento per la Cisl fa un grosso errore: o non conosce bene le cose o è in malafede. La sua gestione non ha niente di diverso dalla gestione confederale: nessuna linea sindacale, forse belle parole, gestione interna basata sulla fedeltà e sul terrore. Nessuno parla più. Marcolino non è vero che non ha niente da perdere. La cisl invece potrebbe perdere lui e non sarebbe grave. Grave, anzi gravissima, la totale mediocrità del gruppo dirigente.

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