Una risposta, anzi due

Il signor Giovanni Graziani, già presidente del collegio dei probiviri della Fai fino all’illegittimo commissariamento, è stato chiamato in causa dal commento che abbiamo pubblicato ieri e qui replica con due interventi: uno di carattere giuridico formale, e l’altro invece più personale.

Prima risposta – La presente per replicare, in veste di presidente del collegio dei provibiri della Fai-Cisl in carica nel periodo dal giugno 2009 al 31 ottobre 2014, a dichiarazioni pubblicate dal blog “www.il9marzo.it” che mi tirano in ballo come possibile complice di eventuali distrazioni di fondi della federazione.

Il commento pubblicato fa riferimento al ruolo del collegio dei probiviri in relazione a dei fatti sui quali si lascia intendere che io vi avrei preso parte, o li avrei tollerati essendone a conoscenza, oppure avrei omesso interventi che avrei potuto e/o dovuto compiere nella mia veste. E la stessa cosa vale anche per gli altri membri del collegio.

Tale illazione è destituita di fondamento, sia oggettivamente, sia in relazione alla posizione da me allora occupata nella Federazione. E comunque la sua strumentalità è resa palese dal fatto che l’autore del commento tira in ballo gli organi di garanzia statutaria e ignora la posizione di chi aveva la responsabilità dell’amministrazione della federazione, cioè la segreteria nella sua collegialità. Quasi facendo credere, con evidente inversione della realtà dei fatti, che sarebbero accadute cose che io avrei dovuto conoscere ed impedire e non l’ho fatto, ma che potevano essere ignorate da chi amministrava la Federazione.

Come è noto, i collegi dei probiviri – e quello della Fai non fa eccezione – non hanno poteri di controllo e di vigilanza, ma di decisione sui ricorsi presentati ed entro i limiti di questi. Né la partecipazione del collegio o del presidente è richiesta per alcun atto amministrativo o di disposizione del patrimonio. Eventuali responsabilità in tale materia, per poter essere portate alla decisione del collegio, avrebbero dovuto essere oggetto di ricorso o comunque di segnalazione da parte di qualche iscritto o dirigente. Ricorsi e segnalazioni che non ci sono stati.

Inoltre, e l’osservazione è dirimente, la persona cui l’anonimo commentatore addebita comportamenti illeciti era il segretario generale della federazione, sul quale il collegio della Fai non aveva alcuna competenza. Questa era in capo, come per tutti per i segretari generali di categoria, al collegio confederale in unica istanza. Per cui, se anche sussistesse – e non sussiste – una responsabilità di vigilanza del presidente del collegio dei probiviri competente, questa riguarderebbe non me, ma l’allora presidente confederale Carlo Biffi. Chiamare in causa il quale, che manca da Via Tevere 20 da trent’anni, sarebbe non meno assurdo che chiamare in causa il sottoscritto.

Alla luce di queste considerazioni, la cui inoppugnabilità mi consente di non perder tempo a formulare tutte le altre possibili, risulta chiaro che quanto da voi pubblicato, non avendo alcuna serietà, non merita alcuna risposta.

Giovanni Graziani

Seconda risposta – Buongiorno a tutti, mi chiamo Giovanni Graziani e vengo chiamato in causa dall’accusa anonima di aver avuto parte in qualche distrazione di fondi della Fai.

L’accusa mi indigna ma non mi sorprende, perché è da quando io e Giuseppe Pelli, che era presidente del collegio dei sindaci, abbiamo impugnato assieme ad altri l’illegittimo commissariamento della Fai che contro di noi si cerca di alimentare la calunnia del “non potevano non sapere”. Altri, che non hanno contestato l’illegittimo commissariamento, e anzi sono stati collaborazionisti, non sono mai stati accusati di nulla. Compresi alcuni che avrebbero potuto esserlo.

Quindi la fonte da cui attinge il commentatore è una fonte inquinata e putrida, e lui è un diffusore di terza o quarta mano di liquami maleodoranti.

A queste e ad altre calunnie non ho mai perso tempo a rispondere. Se stavolta lo faccio è per chiarire una cosa: di un conto corrente che sarebbe stato amministrato da Augusto Cianfoni (a proposito, mi sono giunte voci di un’archiviazione in sede penale ma non ne so nulla di più, né la cosa mi riguarda) sono venuto a conoscenza dopo l’illegittimo commissariamento della Fai. Per essere più precisi, rimasi molto stupito dal fatto che, appena arrivato, l’illegittimo commissario mandato dalla Cisl fosse andato a cercarlo, quasi a colpo sicuro. La mia impressione nettissima fu che a Via Po conoscessero l’esistenza di qualcosa che io ignoravo.

Se le cose stessero così, a maggior ragione non sono io che avrei avuto interesse a coprire, e poi a scoprire, qualcosa di irregolare (se qualcosa di irregolare c’è stato) nel periodo in cui Cianfoni era garante per Via Po – mi permetto di ricordarlo – del disegno, bonanniano e poi furlaniano, di sciogliere la Fai ed accorparla alla Filca. Disegno il cui fallimento ha poi determinato l’illegittimo commissariamento della Fai contro il quale abbiamo presentato un ricorso provocando per reazione la diffusione di queste calunnie.

Detto questo, non intendo rispondere oltre alle fantasie di un incauto anonimo.

Giovanni Graziani

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2 Commenti - Scrivi un commento

  1. Caro Giovanni bene hai fatto a rispondere a tono a questi infingardi perchè sono tanto falsi che diversamente avrebbero strumentalizzato il tuo silenzio come una ammissione di colpa che invece non c’è mai stata.
    D’altra parte noi che ti conosciamo bene non abbiamo bisogno di prove circà la tua rettitudine ed onestà; e gli altri (I VENDUTI) che non guardano con i propri occhi ma con quelli del padrone di turno, vedono quello che gli comandano e dunque contano quanto una scartina.
    E’ grazie alla tua opera meritoria di contrappeso se anche questo periodo buio della storia della cisl sarà minimamente salvato dalla totale vergogna che l’avrebbe sepolta senza alcun controcanto. avanti così perchè sei nel giusto
    Il solidale

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