Fact checking sul ticket

Da quando Giulio secondo ha detto che quella sul suo mutuo principesco è una fake news alimentata dai poteri forti che ce l’hanno con lui per le sue coraggiose battaglie a difesa dei lavoratori del settore, ci è venuta la mania del fact checking, di chiedere cioè l’aiuto dei nostri lettori per controllare se i racconti corrispondono, e se sì in che misura, alla realtà.

Per ora abbiamo appurato che la notizia del sindacalista della Cisl, in particolare della Filca, che ha distrutto la sua Ferrari investendo un cinghiale era vera, ma non era uno scandalo perché si trattava di persona proveniente da una famiglia benestante. Quindi l’incidente fatale alla Ferrari del povero sindacalista – e povero anche il cinghiale, canterebbe Enzo Jannacci – è sì una notizia vera e un po’ particolare perché un sindacalista te lo immagina al volante di auto più sobrie, ma non uno scandalo perché quella macchina era pagata con i soldi propri e non con quelli dei lavoratori.

Nessun riscontro abbiamo avuto finora, ma c’è tempo per mandarci le vostre risposte, alla domanda se ci sono persone che, nelle stesse condizioni, hanno ricevuto un mutuo alle stesse condizioni di Giulio secondo.

In attesa di scoprirlo, vi proponiamo un’altra notizia che a noi risulta vera, ma che magari è stata alimentata dalla Russia per conto di poteri forti che vogliono mandare in frantumi i vetri della casa della signora Anna Maria. Uno storia che parla dell’Inas e dei buoni pasto.

Una volta i dipendenti del patronato ricevevano i ticket erogati da una nota società, leader a livello internazionale, i cui buoni sono i più diffusi ed i più accettati. La soluzione migliore per i dipendenti. Fino al giorno in cui Via Po 21 disse: basta con queste società straniere. abbiamo qui per voi la società Qui Ticket, che è italiana ed è partner della Cisl.

I ticket Qui, ignoti a molti fino a qualche tempo fa, sono diventati famosi quando diversi locali hanno cominciato ad esporre cartelli per avvertire che non li avrebbero più accettati. Per problemi che riguardano i rapporti fra la società ed i risoratori dei quali hanno parlato i giornali e che noi ora diamo per noti. Come è ben noto che molti dipendenti in particolare delle pubbliche amministrazioni si sono trovati così a doversi pagare il pasto con i soldi in contanti.

La stessa cosa è accaduta all’Inas. I cui dipendenti si sono visti ridurre, in termini reali, la retribuzione per l’inutilizzabilità dei buoni imposti da Via Po 21. Questo almeno è ciò che ci viene raccontato. E noi chiediamo a tutti se sanno quanto c’è di vero in questo racconto.

E magari se sanno come mai Via Po 21 avrebbe insistito tanto perché l’Inas mollasse una soluzione solida ed efficiente per una che si è rivelata non altrettanto valida.

 

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21 Commenti - Scrivi un commento

  1. Un commilitone di leva usava ripetere spesso un detto ligure. Chi non cianze non tetta. Mi scuso se l’originale non è esatto ma penso che il significato sia chiarissimo. Se si considera la campagna di risparmio lanciata dalla genovese iena ridens viene da pensare all’infante furbetto. Si perché mi domando con quale faccia osano bersagliare di provvedimeti che neanche i vecchi padroni della Ferriera osavamo. Com discriminazione di trattamenti incredibili tra super protetti e figli di un dio minore. Ma i loro super stipendi mon si toccano. Tutti fermi tutti zitti chi si muove è un disoccupato.

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  2. Ma quale società? Quella di Genova? Quella della tessera carta di credito prepagata? Proposta o imposta da chi? Da qualcuno che ora è all’inas? O in cisl?

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  3. Per me , LA CISL, COME L’ITALIA INTERA SONO’ FINITE IN MANO AD UN’INSIEME DI ASSOCIAZIONI A DELINQUERE CHE LA CONTROLLANO IN OGNI SUO MINIMA ARTICOLAZIONE SUPPORTANDOSI A VICENDA . MA STAVOLTA L’HANNO FATTA FUORI DAL VASO E POTRANNO PURE SUPPORTARSI QUANTO VOGLIONO MA LA SOCIETA’ CIVILE ORAMAI NON LI SOPPORTA PIU’ DA PARECCHIO, CONSIDERANDOLI DEGLI ZOMBI E PRESTONO FARANNO LA FINE CHE MERITANO

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  4. Chiedere a Graniero Antonio vice presidente Inas riguardo la cisl card del gruppo Qui! Ticket. E dei costi di tale tessera ovviamente.

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  5. La differenza tra dipendenti inas e sindacalisti cisl sta nel fatto che mentre i primi hanno dei ticket restaurant inservibili, i secondi pranzano due volte perché oltre i ticket usufruiscono di carta di credito per pagare il conto

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  6. Maxistipendi dei dirigenti CISL… com’è andata a finire?
    Di Sergio Scorza da contropiano del 20 marzo 2018
    Tre anni fa scoppiò lo scandalo dei stipendi d’oro della CISL: compensi che sfioravano i 300mila euro. Il caso più eclatante era quello di Raffaele Bonanni, l’ex segretario generale della CISL dimessosi il 24 settembre del 2014 per andare a fare il broker assicurativo. Ebbene, dal 2006 al 2011 la retribuzione dell’ex dirigente aveva raggiunto cifre record, ben oltre il tetto massimo dei grandi manager di Stato e ciò consentì a Bonanni di intascare ben 336.000 euro di pensione annui.
    Fausto Scandola, dirigente della CISL di Verona e pensionato Fisascat, aveva pazientemente messo insieme un dossier che svelava i compensi stratosferici dei componenti delle segreterie nazionali del suo sindacato. Una bomba.
    Aveva inviato tutto al segretario nazionale Furlan chiedendone le dimissioni e poi ai segretari delle categorie nazionali e regionali, parlando di un «sistema immorale», che si finanziava coi contributi dei lavoratori e poi riempiva le tasche dei dirigenti.
    La CISL non smentì mai quelle cifre ed espulse Scandola nel luglio del 2015. Vane furono le proteste e le petizioni per il suo reintegro. Nel dossier rivelato da Repubblica e firmato da Fausto Scandola, un atto d’accusa corredato di nomi e cifre: retribuzioni che sfioravano i 300mila euro l’anno, che superavano  il tetto fissato per i dirigenti pubblici (240mila euro; più di quanto prendeva Barack Obama alla Casa Bianca!). Fausto Scandola, però non ha potuto finire di condurre la sua battaglia perché è morto un anno dopo la sua denuncia, nel 2016.
    Ma com’è finita la vicenda delle retribuzioni d’oro CISL? Il comitato esecutivo nazionale confederale del sindacato, dopo la denuncia di Scandola, approvò, in tutta fretta ed all’unanimità, un nuovo regolamento presentato dalla segreteria generale in cui si parlava di “trasparenza” ed in cui si fissavano delle “regole sugli stipendi”. Ne conseguì la decisione di pubblicare sul sito del sindacato le retribuzioni dei dirigenti apicali del sindacato.
    Sul sito web della CISL sono oggi presenti attualmente le dichiarazioni dei reddditi dei dirigenti sindacali ed il compenso annuo lordo percepito dall’attuale segretaria, Anna Maria Furlan, risulta essere di 130.000 euro circa annui mentre per gli altri dirigenti siamo su cifre che si attestano tra i 70.000 ed i 100.000 euro lordi annui. NON COMPAIONO, OVVIAMENTE, I RIMBORSI “FORFETTARI”. SI TRATTA DI RETRIBUZIONI SIMILI A QUELLE DEI DIRIGENTI PUBBLICI DI ALTO LIVELLO CERTO GIUSTIFICATI DAI GRANDI RISULTATIdi OTTENUTI PER I LAVORATORI ITALIANI!!!!! CHE HANNO LE RETRIBUZIONI PIU’ BASSE D’EUROPA E PER I GIOVANI COSTRETTI A SCAPPARE ALL’ESTERO PER NON FINIRE PRECARI IN UN CALL CENTER ODA FOODORA PER 500 EURO AL MESE.
    Se è vero che, dopo il clamore sollevato dal dossier di Scandola, le retribuzioni dei dirigenti sindacali si sono ridotte, tuttavia, la possibilità che gli stessi vadano in pensione con importi molto più alti delle retribuzioni medie percepite negli ultimi anni di attività sindacale non è affatto debellata.
    La risposta sta tutta in un particolarissimo privilegio di cui godono i dirigenti sindacali apicali: in base alla Legge 564/1996 (approvata un anno dopo la riforma Dini che ha cancellato le pensioni di anzianità) i medesimi godono di una pensione “retribuitiva”, cioè, calcolata sull’ultimo mese di retribuzione e nulla impedisce che questi ultimi si facciano un bel ritocchino prima di andare in pensione alzando così il parametro ed incrementando decisamente l’importo. Eh sì, perchè il tanto vituperato calcolo retributivo per i dirigenti dei sindacati che avallarono nel 1995 la riforma Dini e poi anche tutte le successive, (compresa la legge Fornero) vale ancora.
    avete capito come si sono ridotti lo stipendio? altro che trasparenza hanno fatto il gioco delle tre carte

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  7. Confermo di chiedere ad Antonio graniero sulla questione dei buoni pasto … la qui ticket e’ a Genova .. ma di Genova preferisco parlare per la tragedia immensa che l’ha colpita … forza Superba !

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  8. Grazie di cuore da genovese. Una cosa inconcepibile il disastro avvenuto, un pensiero alle vittime e ai feriti, un brivido nella consapevolezza che quel ponte noi genovesi lo percorriamo chi quotidianamente e chi quasi. Un pugno allo stomaco per le conseguenze a livello di viabilità cittadina commerciale e portuale che si ripercuoteranno per Genova, la Liguria ed il Paese a livello di mesi e anni . Un pensiero a come sono state concepite le privatizzazioni in Italia, ampi margini al business dei soliti noti, scarsi investimenti in servizi e sicurezza. La solita storia all’italiana per un Paese che non merita questi accadimenti, speriamo che le cose cambino.

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  9. Lettore che si informa e verifica prima di scrivere · Edit

    Forza Genova
    Qui l’ha portata in Cisl giulio secondo con aletheia con gestione bottegal
    Infatti i dirigenti first ricevono rimborso su carta Qui e la first prende una percentuale sul montante gestito di tutti i rimborsi come retrocessione
    Bottegal è genovese come la furlan e suo fedelissimo tutti in first lo sanno ma nessuno parla perché il duo romani/furlan ti espelle o ti querela.
    Gente! sveglia!!! prendete uno per uno i vostri amici first è chiedete loro conto o ci fanno o ci sono
    Vergogna

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  10. Rinvangando il passato ho trovato tante amare notizie ma questo articolo mi pare dimostra in modo lampante che la casa resta un sogno perchè tutto è rimasto anzi peggiorato rispetto a qualche anno fa:Stipendi d’oro alla Cisl. Dopo Bonanni è cambiato poco. C’è chi guadagna ancora 300mila euro l’anno

    La pensione dell’ex segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha fatto discutere per mesi, inquietare e promettere ai nuovi vertici del sindacato che si sarebbe voltato pagina. Bonanni, che percepisce 5.122 euro netti mensili dopo 47 anni di contributi versati, con un’incremento nell’ultimo periodo della sua segreteria, doveva essere l’ultimo caso: il sindacato è prima di tutto servizio e la segretaria Annamaria Furlan si era fatta garante di un nuovo corso. Con la crisi che c’è, e i lavoratori che fanno fatica ad arrivare a fine mese, avere dei rappresentanti che guadagnano più dei top manager delle maggiori aziende pubbliche e private è uno schiaffo agli iscritti. Ma le cose stanno andando veramente così? Neanche per niente. E gli stipendi di alcuni dirigenti Paperoni fanno rimpiangere la busta paga di Bonanni.
    ASSISTENZA D’ORO
    Partiamo da Antonino Sorgi, storico presidente del patronato Inas Cisl. Il presidente, 70 anni fatti il 22 marzo scorso, si porta a casa 304 mila euro l’anno. Oltre 60mila euro più del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Come fa a incassare una tale somma senza che la signora Furlan dica niente? Semplice: si somma il compenso erogato dall’Istituto di assistenza sociale Inas, pari nel 2013 a 135.380,63 euro, con lo stipendio di Inas Immobiliare, che nel 2013 è stato di 90.967,58 euro. Ma non finisce qui. Alla sua età, Sorgi è anche pensionato e per questo risulta percepire dall’Inps 77.694,63 euro l’anno. Fatte le somme risultano 304mila euro e spicci. Se c’era da imboccare un nuovo corso, alla Cisl non hanno certo iniziato dall’Inas. Una dimenticanza che stride con i tagli e le economie chieste dappertutto, fino allo storico quotidiano Conquiste del Lavoro rimasto senza carta e risparmiato solo nella versione online. Tagli che ovviamente non toccano tutti.
    TAGLI MA NON PER TUTTI
    Tra i sindacalisti che non si sono accorti della crisi c’è infatti il segretario generale della Fisascat Cisl nazionale, Pierangelo Ranieri. Strano, a prima vista, perché la Fisascat è la federazione nazionale dei sindacati addetti al commercio e al turismo, due attività che hanno visto chiudere negli ultimi anni migliaia di esercizi. Ranieri, alla guida della sua organizzazione niente di meno che dal 2006, è stato confermato all’unanimità dall’ultimo congresso del 16 maggio 2013. Forse però non tutti i delegati sapevano cosa guadagna questo signore, sommando la retribuzione di consigliere dell’Enasarco (la Cassa di previdenza privata della categoria) e altri Cda. Siamo andati a vedere e al Fisco risultano dichiarazioni di 274.422 euro nel 2009, che diventano 256.790 nel 2010, per salire a 283.025 nel 2011 e ridursi (si fa per dire) a 259.940 euro nel 2012 e a 236.846 euro nel 2013. Gli ultimi anni però non sono stati poi così duri, perché Ranieri ha una moglie – Patrizia Parodi – che invece ha visto aumentare i suoi di stipendi. E dove lavora la signora Ranieri? Neanche a dirlo, al Quadrifor, un ente bilaterale del quale la Fisascat del marito è socia. Sicuramente la signora è bravissima, ma siamo andati a vedere e la progressione di carriera della stessa lascia impressionati. Assunta nel 1997 come segretaria partime, è stata promossa al primo livello nel 2001, ha avuto un aumento di stipendio nel 2003, promossa quadro nel 2004, ha avuto un nuovo aumento di stipendio (250 euro lorde al mese) a gennaio 2005 e un altro aumento di 300 euro a settembre dello stesso anno. Nel 2012 è stata promossa direttore facente funzione e poi dirigente con uno stipendio salito a 80mila euro l’anno.TENGO FAMIGLIA
    A far diventare la situazione ancora più imbarazzante è però l’assunzione del figlio di Ranieri al Fondoprofessioni, altro ente bilaterale del quale la Fisascat è socio, e pure la fidanzata del figlio, presa a Coopersalute (neanche a dirlo, ente controllato dalla Fisascat). Se la Furlan vuole davvero seguire un nuovo corso – e non limitarsi ad annunciarlo – la strada da fare non le manca davvero.
    LA NOTIZIA IL GIORNALE.IT

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  11. Primo quidem, quia slandered et tunc habent excederet se omni calumnia fecit contra eorum adversarios
    —–
    Perdonaci l’ignoranza, ma “slandered” sarebbe latino?
    il9marzo.it

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