Zero zero (ancora sulla versione di Giulio secondo)

Giulio secondo Romani ha ripetuto la sua versione dei fatti sulla storia del mutuo principesco, che secondo lui non è tale, in un’intervista al blog “Zero zero news”. E noi invitiamo a leggere anche questa, anche se ripete cose già dette, perché a noi piace far sentire la voce di tutti, sia di chi la pensa come noi che di chi la pensa in altra maniera. Gli interessati possono leggere da questo link.

Siccome però siamo fra i destinatari (almeno a livello di annunci) delle querele di Giulio secondo, ci permettiamo di far presenti alcune cose.

Giulio secondo afferma che chi scrive contro di lui lo fa su mandato dei “poteri forti”. E certamente non si riferisce a noi, che siamo stati commissariati, anche col voto di Giulio secondo, perché il congresso della Fai ha votato liberamente contro la mozione di autoscioglimento che Via Po 21, sia nella gestione Bonanni che in quella Furlan, voleva imporci. Quindi non siamo poteri né forti. Se poi Giulio secondo vuol dire che siamo al soldo di qualcuno lo dica chiaramente ed avrà la risposta che si merita. Se non lo dice ma si limita ad alludere, conferma di essere solo un guappo di cartone.

Giulio secondo dice poi che il movente dei “poteri forti” contro di lui sarebbero, fra le altre cose, le sue iniziative contro i superstipendi dei banchieri. Noi ci permettiamo di ricordargli che quando il veronese Fausto Scandola pose il problema dei superstipendi dei sindacalisti, lui avallò la decisione di espellerlo dalla Cisl. E quando qualcuno della sua categoria solidarizzò con Fausto Scandola e chiese trasparenza sulle retribuzioni nella Cisl, lui lo redarguì con accuse e insinuazioni acidelle. Per cui chi vuol credere a Giulio secondo come eroe della trasparenza e nemico dei compensi spropositati, può crederci al pari di Babbo Natale o dei bambini portate dalle cicogne. Questo blog ha sempre creduto invece che fosse da sostenere invece la battaglia di Fausto Scandola. Che era una cosa seria.

In terzo luogo, qualcuno dica ai blogger ammiratori di Giulio secondo che paragonare un articolo sul mutuo alla “strategia della tensione” è irrispettoso per i morti delle stragi con le quali quella strategia fu portata avanti. Perché va bene essere megalomani, ma di frotne a certe cose ci vogliono rispetto e serietà.

Infine una precisazione: “Zero zero” è il nome del blog degli amici di Giulio secondo, non il tasso di interesse del suo mutuo. Quello in effetti è più alto. Anche se non di molto.

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10 Commenti - Scrivi un commento

  1. Non c’è bisogno di proporlo ci ha già pensato lui da tempo quando la Marchesa del Grillo non era ancora ai vertici della Casa di Vetro ed era referente per il settore del credito.

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  2. IO PENSO CHE IL TAPINO HA LA CODA DI PAGLIA NEL SENSO CHE SA PER CERTO CHE QUALCUNO E QUALCUNA, A LUI MOLTO VICINI, ANZI PIU’ PRECISAMENTE SOPRA, STANNO STRUMENTALIZZANDO LA SUA DISAVVENTURA PER SVIARE L’ATTENZIONE DA SE STESSI CHE, SPECIE ALLA LUCE DEGLI ACCADIMENTI DEGLI ULTI GIORNI SU: CAPORALATO E E CASA DI VETRO POTREBBE DIVENTARE GRASSO CHE COLA PER CHI VUOLE SCREDITARLI, PIU’ DI QUANTO GIA’ SONO; ALLORA MEGLIO GUIDARE LE DANZE DANDO IN PASTO AGLI AVVERSARI UN PESCIOLINO CHE PER QUANTO GROSSO NON TEMONO AFFATTO. PERCHE’ IL MISERO NON HA MINIMAMENTE LA FORZA DI AFFRONTARLI DIRETTAMENTE.
    un cinese paziente, sulla riva del fiume

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  3. Sinceramente sul tema specifico le precisazioni di Romani sono inattaccabili. Non ha avuto alcun trattamento di favore. Siate obiettivi.

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    1. Per ora l’unica cosa che obiettivamente si può dire è che Romani, al quale avevamo offerto come a chiunque altro di commentare, precisare o correggere quel che riteneva, non lo ha fatto ma è passato direttamente all’annuncio della querela. Come, di solito, fanno quelli che hanno il carbone bagnato. A questo punto, l’unico giudizio obiettivo che conta è quello del giudice, e per scelta di Giulio Romani. Quindi lui e i suoi incaricati si possono scordare che da questo blog venga alcun riconoscimento delle sue ragioni, cosa che ne agevolerebbe la strategia proccessuale e comunicativa.
      Lui ha scelto un altro terreno di confronto e lo avrà.
      il9marzo.it

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  4. Non so quanto corrisponda a vero il detto “mal comune mezzo gaudio” ad ogni buon fine segnalo la notizia che segue :
    RAGUSA: SEQUESTRATI 1,2 MILIONI DI EURO A 5 EX SINDACALISTI DELLA SCUOLA
    Si tratta di 5 insegnanti di scuola secondaria distaccati presso il Sindacato Nazionale Autonomo Scuola (SNALS)
    Ragusa – Le Fiamme Gialle di Ragusa hanno eseguito un sequestro per equivalente di oltre 1,2 milioni di euro nei confronti di 5 insegnanti di scuola secondaria distaccati presso il Sindacato Nazionale Autonomo Scuola (SNALS), denunciati lo scorso anno per reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. Dopo aver passato al setaccio la documentazione acquisita dagli istituti bancari e collaborando con l’INPS, i militari sono riusciti ad accertare che gli indagati avevano indebitamente percepito una quota pensionistica integrativa dagli Enti Previdenziali, facendo falsamente figurare di aver ricevuto nell’ultimo anno di servizio retribuzioni maggiorate per indennità integrative. Gli ex insegnanti nell’ultimo anno di servizio, prima di essere collocati in pensione, avrebbero percepito dal sindacato indennità aggiuntive mensili inesistenti con conseguente versamento delle contribuzioni, maturando poi il diritto a ricevere, oltre al normale trattamento pensionistico, una ulteriore pensione integrativa facendo nettamente lievitare le mensilità…….

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  5. Sbaglierò ma oggi leggendo su “il giornale” l’articolo di Nicola Porro che riporto mi è parso di trovare la conferma di quello che molti di noi hanno sempre pensato ovvero che le rappresentanze sindacali dei lavoratori come delle imprese si fossero accordati con le restanti elitè italiane a non creare problemi alla deindustrializzazione dell’Italia in cambio delle laute ricompense ovviamente a carico dello stato e dei lavoratori: Confindustria sotto ricatto si spacca fra Roma e il NordNicola Porro- Sab, 11/08/2018 Il Giornale

    Il decreto Dignità, un obbrobrio che ricorderemo come la Fornero del lavoro, ha un merito. Ha fatto capire a tutti la situazione in cui versa Confindustria.
    O meglio, una parte di essa. Quella che sogna il metodo Marcegaglia e che non passa il questionario di Emma. Il metodo prevede un certa perseveranza. Il rampollo di una famiglia di industriali (o una nuova leva in cerca di veloce fortuna cardinalizia) viene avviato al cursus honorum di viale dell’Astronomia sin da giovanissimo: meglio che tenerlo in azienda. La prima attività si svolge a Roma e poi tra Santa Margherita e Capri. Poi si viene cooptati tra i grandi. Qualche cda del sistema confindustriale. Una fitta rete di rapporti romani. Nel caso della Marcegaglia con qualche inciampo, come il suo vicino di banco, Antonello Montante, paladino della legalità indagato per questioni siciliane. E poi rapporti con la stampa e la capacità unica di contare i voti, con cui scalare le assemblee confindustriali. Obiettivo: la poltrona pubblica.
    Insomma, il metodo Marcegaglia è quello che affascina una parte dell’associazione datoriale: la carriera in Confindustria, non per difendere l’interesse legittimo delle imprese, ma per recuperare un buon posticino di lavoro al termine del mandato. Fate questo test agli attuali vertici di Confindustria, il «questionario di Emma»: chi di voi accetterebbe la presidenza di Eni ed Enel? Ai molti che direbbero di sì, occorrerebbe togliere ogni incarico sociale.
    Questo banale ragionamento la Casaleggio & associati lo ha fatto da tempo. E lo ha spiegato bene al ministro Di Maio. Che lo ha girato con astuzia a suo favore. Per la verità anche Matteo Renzi aveva capito il giro del fumo. Se la Confindustria romana, che ogni anno spende circa 500 milioni di euro per stare in piedi, si permette di criticare il governo oltre una certa soglia di rumore e in specie il deCretino, inizia l’uscita delle aziende a partecipazione pubblica da Confindustria. Fuori Eni, Enel, Leonardo e via cantando. E poi son guai, finanziari of course. Lo ha fatto la Fiat, non si capisce perché aziende a controllo statale non possano fare altrettanto. Non sarebbe uno scandalo. Anzi a vedere è più uno scandalo andare all’assemblea annuale di Confindustria a maggio e notare come le prime file siamo zeppe di manager pubblici, banchieri e politici. E l’industria dov’è?
    Essa c’è. Ed è viva e vegeta. Basta vedere cosa sta succedendo nelle associazioni territoriali del Nord, firmatarie di un appello, edulcorato rispetto alle intenzioni iniziali, pubblicato dal Foglio e ispirato da un industriale doc come Marco Bonometti, presidente degli industriali della Lombardia. Sono arrabbiati, nerissimi con le «favole» raccontate nel decreto Dignità. E lo vogliono denunciare in tutti i modi.
    Sui giornali, nei dibattiti, sembra che ci sia una doppia regia. Di critica attutita da parte di Roma, speriamo ci smentiscano. E di circostanziata e dura opposizione della Confindustria del Nord. Da segnalare anche le uscite del sempre moderato presidente veneto Matteo Zoppas, che sul decreto Dignità va giù nettissimo. Ecco, il Paese, quello industriale, è spaccato in due. Con i romani che adottano il metodo Marcegaglia e gli industriali del Nord che più che aspirare alla carta di credito da vicepresidenti o a incarichi pubblici, continuano a fare i sindacalisti delle imprese.
    Il rischio, più probabile di quanto si immagini, è che la Confindustria si spacchi. Più che appellarsi al buon senso dei suoi rappresentanti nordici, che non ce la fanno più, conviene che a Roma qualcuno rinsavisca.
    Ps: vi ricordate quanta propaganda confindustriale fu fatta per il sì al referendum renziano. Il quotidiano schierato, il centro studi piegato, le interviste dei suoi vertici tutte nella stessa direzione. E ora che potrebbero a miglior ragione difendere gli interessi diretti delle loro imprese e dei loro lavoratori, sembrano invece adottare un linguaggio felpato, da circolo degli scacchi. Maddai.

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  6. Quante nuvole ha tolto dal mio cervello il post delle 0.18 non potete neanche immaginarlo ora si spiegano tante cose che prima risultavano fantasie. Altro che fantasie qui siamo ben oltre. Il metodo Iena ridens-stradino è applicato e diffuso in tutte le elitè italiana.
    Questi malfattori, ricordano un detto popolare circa i ladri di Pisa che, di giorno litigavano e di notte andavano a rubare tutti assieme appassionatamente. Così la Iena ridens stradino, Generale ecc. ecc. nelle assemblee coi lavoratori minacciavano sfracelli e poi invece, passata la sceneggiata, si spartivano la torta.
    CHE SCHIFO non se ne salva proprio nessuno ora mi spiego l’exploit della lega e cinque stelle.

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  7. anonimo che si informa · Edit

    amico anonimo delle 8.40 aspetta a parlare.
    vedrai che ci saranno novità su giulio secondo poi ti invito a leggere e approfondire le cose che vengono pubblicate e vedrai che il sito ha pubblicato un allegato che dimostra che il romani paga un tasso pari allo 0,31% annuo e poi tu dici che non è di favore?
    non fare come i sindacalisti bancari che sanno benissimo che detto tasso è da dipendente ed è simile a quello che aveva precedentemente.
    vergogna vergogna
    Sto leggendo gli atti e tante cose dette dal romani non tornano.
    finiti gli approfondimenti chiederò spazio a questo sito e ai giornali.
    fai anche tu uno sforzo vai in conservatoria e chiedi copia degli atti lo puoi fare da ogni parte d’Italia.
    chi di balle ferisce di balle perisce, credimi tutto quello che ha scritto questo sito sul romani è vero e infatti non è mai stato smentito.
    alla prossima con fatti e non parole.

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