Un sistema nuovo, anzi vecchissimo

Tutto risolto per i rider? A leggere qualche tweet, o l’articolo di Conquiste del lavoro, si direbbe di sì: è stato infatti firmato il contratto collettivo. O meglio, è stato “articolato” quanto già previsto nel contratto della logistica, firmato nel dicembre scorso.

Il fatto però è che il contratto, e la sua “articolazione” di ieri, lo hanno firmato la Fit e le consorelle aderenti a Cgil e Uil, che però non risultano avere moltissimi iscritti fra i pedalatori che si sono mobilitati in questi mesi, a Bologna e in altre città. E non è neppure questo il problema principale. Più rilevante è il fatto è che, se non andiamo errati, le aziende che fanno pedalare i pedalatori non aderiscono alle organizzazioni della logistica, quindi non sono tenute né hanno interesse ad applicare il loro contratto.

E comunque c’è una cosa che taglia la testa al toro: i rider sono inquadrati dalle aziende come lavoratori autonomi, e i giudici per ora lo hanno confermato. Quindi le tutele contrattuali per il lavoro dipendente possono fare poco per risolvere i loro problemi.

A meno che la questione non si vada ad incrociare con quella delle regole sulla rappresentatività. E la cosa non è da escludere visto che il biministro Di Maio del lavoro e dello sviluppo ha posto tutti e due i problemi: deciso e convinto come tutti i ministri neoassunti che in politica volere sia potere, il biministro ha detto che vuole le regole di tutela per i rider, e vuole le regole sulla rappresentatività dei sindacati.

A questo punto, basterebbe fare una legge sulla rappresentatività dei sindacati, compresi quelli delle imprese, per dire che i sindacati grossi sono rappresentativi e quelli piccoli no, e che i contratti dei sindacati grossi si applicano in tutte le imprese inquadrate per legge nella stessa categoria. In questo modo il contratto firmato da chi aderisce alle confederazioni grosse e rappresentative potrebbe essere esteso erga omnes; mentre i sindacati piccoli, tipo Riders union e gli altri creati spontaneamente da chi pedala, non avrebbero più alcun ruolo.

Perché il paradosso della rappresentatività definita per legge è sempre questo: non conta il potere di organizzarsi in relazione al conflitto in atto, quel che conta è rientrare nei requisiti generali fissati dalla legge. Per cui un sindacato può avere zero iscritti fra i lavoratori coinvolti in una vertenza ma essere ammesso a negoziare in loro nome perché ha ottenuto il bollino della rappresentatività a livello generale; mentre può essere escluso un sindacato che abbia consenso ma non sia considerato rappresentativo secondo i criteri generali.

È su una soluzione di questo tipo che ci si sta avviando per i rider? Prendere cioè a riferimento le norme del contratto della logistica ed estenderle a tutti con una legge sulla rappresentatività che inquadri anche le imprese? Una legge che magari recepisca i contenuti dell’accordo scritto “pro domo sua” da Confindustria-Cgil-Cisl-Uil, quattro organizzazioni in forti difficoltà a cominciare da quella delle imprese?

Certo è che in questo modo sarebbero contenti quasi tutti: certamente le organizzazioni, certamente il biministro che potrebbe dire “ho dato le tutele a chi non le aveva”, e (forse) potrebbero essere contenti i pedalatori, tutelati in qualche modo. Solo le aziende del settore si troverebbero a dover accettare una soluzione sgradita, ma si sa che le aziende hanno tanti modi per consolarsi delle sconfitte e rifarsi delle spese.

Il vero problema, però, sarebbe un altro: in questo modo ci si avvierebbe ulteriormente su di una strada per cui è possibile fare sindacato e fare contrattazione senza i lavoratori, ed a prescindere dalla capacità di organizzarli. Basta che ci sia una legge che ti dia il potere di farlo, e a quel punto il gioco è fatto. Con la gestione della bilateralità a garantire le entrate al posto della libera contribuzione degli associati. E per le imprese ancor di più.

Ecco perché, quando leggiamo il tweet in cui il dottor Sbarra dell’Anas dice al biministro che Via Po 21 è “disponibile” per la definizione delle regole sulla rappresentatività, visto che il “processo” è già in una “fase avanzata” con accordi fra le parti a noi viene il sospetto che si tratti di una fase avanzata del processo di decomposizione del sindacato.

Del sindacato, intendiamo dire, come libera associazione, non come ente di tutela che si finanzia imponendo contributo ai lavoratori tutelati in forza di una legge sulla rappresentatività e con contratti efficaci erga omnes.

Perché questo sistema non sarebbe affatto nuovo. In Italia c’è già stato un po’ di tempo fa, esattamente fra il il 1926 ed il 1943.

 

 

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15 Commenti - Scrivi un commento

  1. Ovviamente ai confederali frega nulla dei lavoratori. … a loro interessano i sistemi che possano garantirne il potere politico e quello economico. Loro il futuro lo vedono solo in questa maniera, la loro capacità profetica è divenuta sterile. Conta solo il dio denaro. Difatti ormai è tutto un coro autoreferenziale e se qualche rompiscatole pone quesiti o problemi viene tacitato o estromesso a ogni livello sia dirigente che attivista o iscritto.

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  2. Nulla di nuovo sotto il sole, la disponibilità dello stradino è la semplice dichiarazione di asservimento al nuovo padrone. Visto che collaborando con i vecchi padroni avevano contribuito in modo determinante estinguere il lavoro e dunque i lavoratori che giustificavano la loro esistenza: Ben venga dunque un riconoscimento per legge che li manleverebbe dallo scomodo ed improbo compito di dover rispondere agli iscritti o peggio legare ad essi l’entità del potere. Molto meglio garantirselo per legge. Non vi pare?
    MA NON HANNO CAPITO CHE NELLA SOCIETA’ CHE HANNO CONTRIBUITO A FAR NASCERE PER GENTE COME LORO ED UN SINDACATO COME E’ QUELLO DI OGGI NON SERVE E NON LO VUOLE PIU’ NESSUNO.

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  3. Vedrete che alla fine per i Riders troveranno il modo per…tutelarli! Un bel fondo sanitario targato Unisalute e una tassazione tipo CAC illuderanno i poveretti e arricchiranno i soliti mangia a ufa.
    Già si possono immaginare gli artigiani a delinquere all’opera a costruire i soliti specchietti come quelli che gli spagnoli e i portoghesi rifilavano agli indios americani in cambio di argento e oro…
    Siamo tornati ai tempi della colonizzazione di quelli che gli emancipati europei chiamavano selvaggi. Solo che gli emancipatori oggi hanno le facce della genovese, del calabrogreco e di quell’individuo di Barbagallo…E i Riders si attaccheranno al tram nel recapitare la merce.

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  4. Certo che bisogna avere proprio uno stomaco di ferro o essere degli animali amorfi per soggiacere ai voleri di simili dirigenti. MI RIFERISCO AI SOLONI CHE DI TANTO IN TANTO SPROLOQUIANO FRASI SENZA SENZO

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  5. Pare sia stato pure siglato il contratto chimico leggendo alcuni cinguetti esaltanti ma dei contenuti manco l’ombra. Siccome il contratto chimico è considerato l apripista a molti altri contratti sarebbe bello sapere qualcosa di più.

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  6. Incredibile ma vero su facebook è in atto una querelle sull’assunzione REGOLARE da parte del misistro di Maio di una èpersona di sua fiducia nel pieno rispetto della legg. Fin qui nulla da eccepire. Quello che invece infastidisce molto e parecchi è che a pontificare sono in particolare alcuni docenti Cisl che notoriamente in occasione della denuncia di fausto sui megastipendi della Iena ridens e compani rimasero rigorosamente in silenzio.
    POVERA CISL- POVERA ITALIA

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  7. Marcolino Bentivogli (il segretario con le mani pulite che tuttavia tiene sempre in tasca) ha detto in televisione che prossimamente chiederà al nuovo AD di FCA che fine faranno i diesel. Qualcuno per favore glielo spieghi prima così potrà fare la domanda di riserva!

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    1. Pure se ai redattori di codesto Blog sta antipatico, a me il segretario della FIM Bentivogli piace. Non so e non mi interessa sapere da dove nasce l’astio che viene esibito nei vostri editoriali e in alcuni commenti.
      Mi interesserebbe qualora vi fossero motivi politici che non conosco e che forse potrei pure condividere rivedendo così il mio giudizio su di lui. Ma per favore non insistete sulle cosiddette mani pulite in…tasca.
      In cinquant’ anni di dirigenti pro domo sua e con le mani in tasca (anche nel prendere ogni mattina la Comunione come si conviene ai sepolcri imbiancati) ne ho conosciuti una intera foresta.
      Provateci voi oggi a tirar fuori le mani e ad alzare in Cisl la bandiera della discussione. Non della rivolta ma della semplice dialettica interna. È troppo facile sentenziare da dietro le maschere dell’anonimato.
      È comunque un merito dimostrare dentro e fuori la Cisl che in questo sindacato c’è
      ancora qualcuno che pensa ed è apprezzato in mezzo a tanti ridicoli di cui vergognarsi. Io penso che di questo Bentivogli ci si possa fidare e mi auguro che la Cisl sappia utilizzarlo al meglio piuttosto che sprofondare del tutto tra genovesi in bikini e calabresi mascherati.

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      1. Una breve precisazione, sollecitataci dall’anonimo commentatore che ringraziamo del suo contributo: non rispondiamo delle antipatie di altri commentatori anonimi per Bentivogli e ci limitiamo a dare spazio alle loro opinioni quanto a quelel opposte. Quanto a questo blog (che non ha “redattori” e non scrive “editoriali” perché è solo un blog) non ha alcuna antipatia speciale per lui; il fatto stesso di chiamarlo “Marcolino” ci sembra esprimere semmai qulcosa di molto diverso, la speranza di vederlo crescere in autorità e provare a prendere in mano la situazione. Anche a rischio di perdere la partita, visto che quando sei sotto per uno a zero e mancano dieci secondi alla fine, a volte attacchi anche con il portiere, che una volta su mille fa gol. Anche se poi è più facile prendere il due a zero.
        E per un momento abbiamo creduto che il momento fosse arrivato, ma poi Marcolino è rimasto il bravo sindacalista che è, chiuso nella sua bravura ma senza essere diventato il leader che ci sarebbe piaciuto che diventasse. Barricato a difesa della sconfitta per uno a zero invece di giocare il tutto per tutto alla ricerca del gol.
        Pronti a rimangiarci tutto il giorno che dovessimo essere smentiti.

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        1. Grazie per la precisazione di admin. Potrei essere d’accordo se ci trovassimo in quella Cgil dove, tra molti limiti, comunque le minoranze si rispettano. Avveniva pure nella Cisl di Carniti e di Pezzotta. Ma oggi da via Po vi sembra ci siano le condizioni per dire qualcosa di problematico ? I martiri sono tanti e molti gli esuli. Il cordone sanitario è asfissiante e la notte sembra non passare mai. Non voglio santificare Bentivogli ma penso che egli rappresenti oggi almeno una voce che faccia parlare della Cisl senza vergognarsi.

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          1. Solo per farti presente che la libertà devi avere anche la forza di prendertela. Soprattutto se vuoi fare il leader. Per il resto, d’accordo su tutto.

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  8. Per casa sua il sindacalista bancario ha contrattato un mutuo da sogno
    Giulio Romani della Cisl ha avuto la concessione di un mutuo (per acquisto della casa) di 300.mila euro per tassi stracciati 0.6% provate a chiederlo voi e vi renderete conto che i 55 mila euro stimati come risparmio sono più che credibili.
    La cosa che lascia davvero tutti basiti è l’arroganza di questi dirigenti rampanti che sfidando il ridicolo e la forca impongono il loro rango di MARCHESE DEL GRILLO
    MA PURTROPPO PER LUI/LORO ESISTE ANCHE UN PARTITO DEL GRILLO

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  9. Concordo con admin, la libertà deve pretenderla, altrimenti resta opportunismo senza il coraggio di osare. Facile per Bentibogli giocare in attacco aspettando l’errore altrui, intanto il potere cisl azzera la dirigenza scomoda. In questa vita e in questa cisl ci vuole coraggio e lealtà.

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  10. Di martiri come Scandola ne ho visti pochi in tanti anni. Ho invece conosciuto molti che enunciavano battaglie nei corridoi salvo ritrarsi al momento decisivo, pure in periodi in cui non c’era il coprifuoco di oggi perchè il tengo famiglia è abitudine antica. La critica a coloro (Bentivogli ?) che oggi non cantano la Carmagnola potrebbe essere giusta se ci trovassimo all’epoca di Carniti quando tra lui e Sartori c’era opposizione di vedute ma si rispettavano. Poi arrivarono Marini e Dantoni e fecero il deserto con quella che chiamarono pace. Insisto : nel pesante mutismo e nel mezzo di tante banalità meno male che vi sono ancora uomini come Bentivogli che reggono una discreta reputazione della Cisl per quanto possibile.

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