Libertà di gossip

I mondiali di calcio in Russia sono stati l’occasione per alcune donne iraniane di portare a conoscenza del mondo una loro battaglia: quella per poter entrare negli stadi dove, al momento, è ammesso solo un pubblico maschile, come i giocatori. Per questo molte di loro hanno comprato i biglietti per le partite in Russia della nazionale iraniana ed hanno portato cartelli per far conoscere la loro rivendicazione.

È una battaglia importante? In un certo senso no, perché il problema della condizione della donna in una società ed in un sistema politico come quello iraniano conosce aspetti ben più significativi di questo. E però è comunque una battaglia di libertà. Quindi è una battaglia importantissima. E noi la sosteniamo.

Saltando di palo in frasca, registriamo alcune critiche nello spazio dei commenti di questo blog, lamentando che qui si darebbe ospitalità più al gossip che a critiche di merito sull’azione contrattuale e sindacale in generale.

Ci sarebbe facile far notare che, per quanto ci riguarda, non pensiamo di essere un sito di gossip ma di avere una linea di cultura sindacale ben precisa, che ha come primo punto quel riferimento nel nostro logo all’ “autogoverno delle categorie”. Con tutte quel che c’è a monte e tutto quel che ne segue a valle. Ma vogliamo invece accettare la sollecitazione e ci chiediamo, come per la questione delle donne allo stadio in Iran: è così importante avere la libertà di fare (anche), quando lo riteniamo, un po’ di pettegolezzo? E lasciare spazio a chi lo vuol fare nello spazio dei commenti?

Secondo noi sì, con tutte le controindicazioni che ci possono essere. Anche perché la Cisl è governata da decenni col sistema del gossip – “quello è un ladro…”, “quella è una zoccola…” – quando c’è da preparare il terreno a qualche operazione di avvicendamento o di epurazione. Ma mai a viso aperto, e mai per fare pulizia, solo per controllare meglio l’organizzazione. Il che segna una notevole differenza rispetto a quel che può accadere nel nostro spazio libero.

Perché contro chi usa il gossip come strumento di potere, noi rivendichiamo anche il gossip come strumento di libertà. E, se qualcuno se lo fosse scordato, rilanciamo il nostro gossip preferito: ma è vero che il dottor Sbarra dell’Anas – oltre ad avere lo stipendio fuori regola ai tempi di Bonanni, come denunciato da Fausto Scandola – si era fatto assumere presso il coporatimento di Catanzaro mentre era segretario della Cisl della calabria, ma senza mai fare un solo giorno di lavoro?

E non è che questo gli sarebbe servito per gonfiarsi la pensione, come altri sindacalisti in distacco retribuito hanno fatto?

Illazioni? Forse. Ma che il dottor Sbarra dell’Anas potrebbe aver smentito da anni rendendo pubblica la data della sua assunzione, che invece tiene nascosta più del terzo segreto di Fatima. E allora noi, di fronte a questo atteggiamento arrogante, lo stesso che ha portato lui ed i suoi colleghi a far espellere Fausto Scandola, rivendichiamo anche una libertà bassa e poco nobile come quella di gossip.

Per noi e per i nostri lettori.

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13 Commenti - Scrivi un commento

  1. Come il terzo segreto di Fatima pure l’arcana questione Sbarra sarà rivelata… ma in realtà ufficiosamente si conoscono da tempo entrambe le verità. … che un giorno saranno confermate.

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  2. L’attuale pseudo dirigenza confederale di oggi, a tutti i livelli, sta affogando lentamente nel pozzo che prima si sono riempiti di letame da soli (leggasi tutte le porcheria che solo marginalmente trapelano proprio grazie al “gossip” che possiamo immaginare come la versione moderna del buffone di corte.
    La novità che li fa imbufalire e che hanno fatto la fine del topo, chiudendosi in trappola da soli perdendo qualunque credibilità e fiducia e come per il pd anche loro, pur suonando la stessa musica di qualche mese fa non incantano più nessuno anzi più ripetono il refrain e più la gente li manda a quel paese.

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  3. Come sta scritto in un libro che non hanno mai letto, sono simili ai sepolcri imbiancati, fuori belli e sfarzosi ma dentro pieni di vermi. Farisei dalla Furlan in giù.

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  4. Basta con gli attacchi proditori alla Marchesa del Grillo: ha pure sottoscritto l’appello al CONI e a Giorgetti per sostenere la candidatura di Cortina per le Olimpiadi invernali!

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  5. La domanda che nasce spontanea, alla presa di posizione della Iena ridens pro Cortina é, l’ha fatto per aiutare la ridente zona alpina o per danneggiarla?
    Perchè CIRCOLA VOCE che la marchese goda di una brutta nomea “TUTTO CIO CHE TOCCA FINISCE MALE IN POCO TEMPO” DC, PD, Cisl ecc. e i napoletani rimastegli fedeli si sono offerti di scomodare il conterraneo Totò in quanto noto specialista di iella iellati e iellatori per un intervento purificatore. Sciò sciò ciucciuvè.

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  6. in tema di gossip perdonatemi l’intrusione ma socializzo l’articolo allegato perche lo ritengo eloquente di tante parole circa il valore ed il sensio della italianità dei nostri ex vertici industriali che dopo aver allattato alle mammelle statili tutto il posibile e di più ecco come si comportano
    Confindustria ciao, anche Marcegaglia scopre che è inutile
    di Giorgio Meletti | 8 luglio 2018
    L’uscita del gruppo siderurgico Marcegaglia dalla Confindustria andrà custodita dall’Unesco e dalla memoria nazionale come monumento della crisi italiana, dominata dal disfacimento culturale ed etico della classe dirigente. Lo strappo in casa degli industriali avviene mentre il governo giallo-verde affronta il problema del lavoro con un balbettio propagandistico chiamato “decreto Dignità” che, al di là delle condivisibili intenzioni, non servirà a niente. Non creerà nuova disoccupazione, come strombazzano gli industriali e i loro amici politici. Però gli uomini nuovi – epigoni di una politica analfabeta che vorrebbe governare a colpi di slogan e tweet – come molti predecessori non praticano la disciplina mentale che fa convertire i buoni propositi in un testo normativo efficace. Ci ha pensato un loro simpatizzante tecnicamente evoluto come Giulio Tremonti a metterli in guardia con paterna ironia sui pericoli di una norma scritta come un post di Facebook: “Che cos’è un investimento produttivo? Che cos’è l’attività economica interessata ovvero l’attività analoga? Che cos’è la conclusione dell’attività agevolata? È il collaudo del macchinario, la messa in funzione, il taglio del nastro, o il rinfresco per i festeggiamenti?”.
    Mentre il Paese affronta così il dramma dei milioni di posti di lavoro che mancano e la frenata dell’economia getta luci fosche sull’autunno, il Gruppo Marcegaglia esce dalla Confindustria. Il punto non è l’ingratitudine di Antonio Marcegaglia, che dieci anni fa patteggiò una pena per corruzione (tangenti a un dirigente Eni in cambio di appalti) ma non fu cacciato dalla Confindustria perché la presidente (sua sorella Emma) era sollecitata dall’amico Antonello Montante a espellere chi pagava il pizzo alla mafia e non chi allungava le stecche all’Eni. Non conta che il Gruppo Marcegaglia sia anche di Emma, oggi presidente dell’Eni, una delle maggiori associate di Confindustria. E neppure che se ne va la ex presidente e attuale presidente della Luiss, l’università della casa.
    Il punto è proprio nei motivi dell’uscita. Sostiene l’azienda di Mantova che nella discussione sui dazi l’associazione di categoria Federacciai (quella che viene tecnicamente abbandonata) si è schierata dalla parte dei produttori di acciaio contro i trasformatori come Marcegaglia, provocandogli “particolare amarezza e un profondo senso di isolamento”. Ogni amarezza ha la sua dignità, penserà magnanimo il padre di famiglia in cerca di lavoro che da anni sente lo stesso senso di isolamento ogni volta che gli dicono no. Ma restiamo al fatto che i siderurgici sono divisi, talmente divisi da divorziare, manco fossero il Pd. Del resto l’esempio lo dette Sergio Marchionne il 3 ottobre 2011 annunciando l’uscita della Fiat dalla Confindustria perché l’accordo sindacale del 21 settembre smentiva quello del 28 giugno, e quindi rischiava di “limitare fortemente la flessibilità gestionale”. La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia amabilmente gli rispose: “Motivazioni che non stanno in piedi”. Marchionne, cocciuto, se ne andò lo stesso.
    La morale della storia è spietata. Questi industriali pieni di sé e del ruolo autoassegnato di salvatori della Patria, mostrano di non avere la minima idea di che cosa sia l’interesse generale con cui amano sciacquarsi la bocca. Fronteggiano le difficoltà presenti pensando solo a se stessi, qualcuno cercando la soluzione pagando tangenti, qualcun altro impegnandosi in liti da ballatoio per piegare ai propri interessi la forza lobbistica della Confindustria. Talmente accecati dal loro infantile egoismo da non accorgersi che quella forza non esiste più.
    Confindustria ciao, anche Marcegaglia scopre che è inutile
    di Giorgio Meletti | 8 luglio 2018
    L’uscita del gruppo siderurgico Marcegaglia dalla Confindustria andrà custodita dall’Unesco e dalla memoria nazionale come monumento della crisi italiana, dominata dal disfacimento culturale ed etico della classe dirigente. Lo strappo in casa degli industriali avviene mentre il governo giallo-verde affronta il problema del lavoro con un balbettio propagandistico chiamato “decreto Dignità” che, al di là delle condivisibili intenzioni, non servirà a niente. Non creerà nuova disoccupazione, come strombazzano gli industriali e i loro amici politici. Però gli uomini nuovi – epigoni di una politica analfabeta che vorrebbe governare a colpi di slogan e tweet – come molti predecessori non praticano la disciplina mentale che fa convertire i buoni propositi in un testo normativo efficace. Ci ha pensato un loro simpatizzante tecnicamente evoluto come Giulio Tremonti a metterli in guardia con paterna ironia sui pericoli di una norma scritta come un post di Facebook: “Che cos’è un investimento produttivo? Che cos’è l’attività economica interessata ovvero l’attività analoga? Che cos’è la conclusione dell’attività agevolata? È il collaudo del macchinario, la messa in funzione, il taglio del nastro, o il rinfresco per i festeggiamenti?”.
    Mentre il Paese affronta così il dramma dei milioni di posti di lavoro che mancano e la frenata dell’economia getta luci fosche sull’autunno, il Gruppo Marcegaglia esce dalla Confindustria. Il punto non è l’ingratitudine di Antonio Marcegaglia, che dieci anni fa patteggiò una pena per corruzione (tangenti a un dirigente Eni in cambio di appalti) ma non fu cacciato dalla Confindustria perché la presidente (sua sorella Emma) era sollecitata dall’amico Antonello Montante a espellere chi pagava il pizzo alla mafia e non chi allungava le stecche all’Eni. Non conta che il Gruppo Marcegaglia sia anche di Emma, oggi presidente dell’Eni, una delle maggiori associate di Confindustria. E neppure che se ne va la ex presidente e attuale presidente della Luiss, l’università della casa.
    Il punto è proprio nei motivi dell’uscita. Sostiene l’azienda di Mantova che nella discussione sui dazi l’associazione di categoria Federacciai (quella che viene tecnicamente abbandonata) si è schierata dalla parte dei produttori di acciaio contro i trasformatori come Marcegaglia, provocandogli “particolare amarezza e un profondo senso di isolamento”. Ogni amarezza ha la sua dignità, penserà magnanimo il padre di famiglia in cerca di lavoro che da anni sente lo stesso senso di isolamento ogni volta che gli dicono no. Ma restiamo al fatto che i siderurgici sono divisi, talmente divisi da divorziare, manco fossero il Pd. Del resto l’esempio lo dette Sergio Marchionne il 3 ottobre 2011 annunciando l’uscita della Fiat dalla Confindustria perché l’accordo sindacale del 21 settembre smentiva quello del 28 giugno, e quindi rischiava di “limitare fortemente la flessibilità gestionale”. La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia amabilmente gli rispose: “Motivazioni che non stanno in piedi”. Marchionne, cocciuto, se ne andò lo stesso.
    La morale della storia è spietata. Questi industriali pieni di sé e del ruolo autoassegnato di salvatori della Patria, mostrano di non avere la minima idea di che cosa sia l’interesse generale con cui amano sciacquarsi la bocca. Fronteggiano le difficoltà presenti pensando solo a se stessi, qualcuno cercando la soluzione pagando tangenti, qualcun altro impegnandosi in liti da ballatoio per piegare ai propri interessi la forza lobbistica della Confindustria. Talmente accecati dal loro infantile egoismo da non accorgersi che quella forza non esiste più.

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  7. Segnalo ad amici e nemici (quest’ultimi in particolare) che su Famiglia cristiana del prossimo 15 luglio uscirà un articolo di Francesco Anfossi che riassume un dialogo col prof.re Luigi Campigli su. “ma per creare veri posti di lavoro la ricetta è un’altraco.
    L’argomento e il giornale in gioco mi hanno alquanto incuriosito al punto di leggerlo senza minima interruzione. ma quello che più mi ha colpito ve lo riporto pari pari o quasi di certo non ne snaturo la sostanza.
    Alla domanda di Anfossi se favorevole al reddito di cittadinanza o pensa che possa deprimere l’attività lavorativa italiana? Il prof. Risponde: se assimilato ad un sussidio di disoccupazione allora è opportuno. Oramai l’Italia fa parte di un piccolo gruppo con la Grecia di paesi che in cui non esiste UN SALARIO MINIMO.
    AD OPPORSI IN QUESTI ANNI SONO STATI I SINDACATI CHE SI VEDEVANO ESCLUSI DAL POTERE DI CONTRATTAZIONE. MA ORAMAI CE L’HANNO TUTTI, ANCHE GERMANIA CHE PURE HA UN SINDACATO FORTE E UN LIVELLO DI DISOCCUPAZIONE DEL 3% CONTRO L’11% DELL’ITALIA.
    Riflettete amici riflettete quali interessi hanno finora tutelati i confederali? I LORO O QUELLI DELLE CATEGORIE E DEGLI ISCRITTI?

    Zorro

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  8. Se la notizia è vera, cosa che scopriremo all’uscita del prossimo numero di Famiglia Cristiana, voglio sperare che non abbiano la faccia tosta di continuare a negare l’evidenza, di averci presi tutti per il …. in tutti questi anni e pertanto, si vergognino al punto di togliere il disturbo. Tanto al resto ci penserà la storia

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  9. All’amico Franco dico che, ammesso e non concesso che fossimo soli, come sostiene ebbene: MOLTO MEGLIO SOLI CHE IN CATTIVA COMPAGNIA

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  10. Da un post di Facebook:

    Sì lo so/molti sono al mare/a riposarsi/dopo un anno di sacrifici e di lavoro/e quando uno è in ferie non ha voglia nemmeno di pensare./Ma io stamattina sto andando a Carrara/a portare una rosa a un giovane di trentasette anni/morto sotto una lastra di marmo bianco./Non è il primo/purtroppo non sarà l’ultimo./Lo stato viene a rompere i coglioni a me/con questa stupida idea della sicurezza sui luoghi di lavoro/uguale per tutti/con imposizioni e cautele/per un piccolo studio legale/dove al massimo uno può cadere dalla seggiola/e non fa nulla per aumentarla nelle cave/in quei luoghi dove ogni anno/perdono la vita giovani/che buttano il sangue/per un tozzo di pane./Aveva un contratto di sei giorni questo ragazzo/che lascia una giovane moglie un figlio piccino./Un contratto di sei giorni./Ma non ci vergogniamo un po’ tutti/di aver consentito la lenta e inesorabile demolizione di alcune sacre norme dello Statuto dei Lavoratori?/Ma di cosa parlano durante i congressi dei partiti della cosiddetta sinistra?/Qual è l’ordine del giorno/si può sapere?/Il congresso?/La segreteria?/Le primarie?/Il potere?/Dove sono i poetastri di sinistra?/Snob e radical chic./A organizzare spettacoli e letture/festivals letterari?/Chi vuole costruire o ricostruire un partito del popolo ricominci da un sindacato del popolo/dei lavoratori./Per ricominciare la lotta/e chiedere il rispetto di norme elementari/di sicurezza e di giusto salario/di parità di salario tra uomo e donna/come ha fatto l’Islanda/di rispetto della dignità umana./Dio salvi il mondo.

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  11. Caro collega anonimo del 13 luglio ore 13.49 la tua amarezza è la stessa di migliaia di operai che ogni giorno vedono umiliati i loro diritti e la loro dignità.
    Purtroppo in Italia la crisi della politica è anche il risultato della crisi del sindacato. I migliori o sono morti o furono espulsi dagli odierni occupanti. Altri si godono silenziosi la pensione dopo una vita di cecità e di lingua di gesso.
    Può la speranza di giustizia di milioni di lavoratori essere coltivata guardando le facce di Barbagallo e della genovese ? Da ieri 14 luglio (!) piuttosto che sperare in un futuro di libertà e giustizia dobbiamo temere in Cisl il giorno della Locride. Uscire è l’unica via possibile: tutto il resto rischia di essere una litania sulla quale i commensali sghignazzano. Ma chi chiamerà a raccolta i liberi e forti ?
    Ardua è la via che conduce fuori dal tunnel.

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