0,04%

L’esecutivo della Cisl ha deliberato. E quando l’esecutivo Cisl delibera, le categorie si devono preoccupare. Questa volta non si tratta di qualche commissariamento, ma della tassa sugli iscritti per finanziare i servizi.

Per ripianare i “buffi” dei “servizi in rete” (perché così si mette nello stesso calderone chi ha problemi veri e seri e chi invece è solo un peso e andrebbe chiuso) il contributo imposto alle federazioni sarà pagato “attraverso un incremento della 0,04 calcolato sull’importo canalizzato da ogni Federazione nazionale della contribuzione ripartita dai conti correnti ciechi, sia a livello decentrato, sia centralizzato (quota di competenza confederale)”.

Perché i conti sono ciechi, ma chi ci mette le mani dentro ci vede benissimo.

 

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27 Commenti - Scrivi un commento

  1. Ma vi rendete conto del grado di sudditanza raggiunto dalla dirigenza Cisl di categoria il frutto del lavoro in categoria viene taglieggiato per pagare i megastipendi che sappiamo dei dirigenti dei servizi . E pensare che insistono nel dire il contrario e cioè che i servizi producono iscritti. Ma io ho visto e sentito nelle ore di attesa che mi è toccato fare che tutti la pensavano come me e cioè che i servizi non sono per niente un aiuto agli iscritti bensì un modo per sfruttarli. D’altra parte basta vedere come siamo trattati appena messo la famosa firma. Io vedo e prevedo che presto dovranno chiudere bottega perchè la gente comincia a dire che dopo aver raso al suolo la vecchia politica adesso tocca alle loro diramazioni a cominciare dai sindacati.
    Zorro

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  2. Secondo me, il progetto da seguire sarebbe quello di ridurre i contributi alle strutture nazionali (confederali e di categoria) che sono già ricche e a volte ridondanti di personale e ripartirli sul territorio (confederale e categoriale), per finanziare coloro che operano realmente sul territorio a contatto reale con iscritti/e lavoratori/lavoratrici e pensionati/e, disoccupati/e, precari/precarie.
    Se, infatti, si tengono, almeno in parte, gli iscritti e resiste, nonostante tutto, la rappresentatività delle tessere, non è certo per i valori espressi dal centro, ma per l’impegno quotidiano e quasi eroico dei delegati di base, di tanti piccoli grandi uomini che affrontano esigenze e problemi reali. Il sindacato è questo e non quello dei generali o dei comandanti !!!
    Certamente, è una strada difficile da seguire, perché chi detiene potere e risorse, impedisce questo processo, ma è, secondo me, l’unica strada per mantenere consensi e rappresentare al meglio i lavoratori ed i pensionati.
    I servizi sono importanti se diventano un reale aiuto alla nostra base, ma non possono essere fine a se stessi ed in ogni caso, chi li dirige, specie se già pensionato o ex segretario, dovrebbe svolgere il compito in modo assolutamente gratuito.

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  3. Fare sindacato dovrebbe essere prima di tutto servire, informando e formando i lavoratori e non sfruttarli come invece anche le ultime vicende testimoniano.
    Di seguito, per chi fosse interessato, cosa dice esattamente il decreto di dignità:
    CONTRATTO A TERMINE DOPO IL DECRETO DI DIGNITA’
    Le nuove regole del contratto a tempo determinato: durata massima, proroghe, nuove causali, quanti lavoratori si possono assumere a termine.
    Cambia profondamente il contratto a termine, con le modifiche apportate dal decreto Dignità, appena approvato dal Consiglio dei ministri: dalla reintroduzione delle causali, alla diminuzione del numero di proroghe, alla riduzione della durata massima del rapporto di lavoro, sono state cancellate parecchie disposizioni che consentivano una maggiore flessibilità alle imprese nell’utilizzo del rapporto a tempo. Sicuramente un ritorno al passato, rispetto alle previsioni del Jobs Act: alcune tra le nuove disposizioni saranno probabilmente modificate dal Parlamento, ma il restyling del decreto Dignità non potrà essere eccessivamente drastico. Le novità introdotte dal decreto, tra l’altro, saranno operative a breve, quindi chi ha assunto lavoratori a termine, o progetta di assumerli, deve rivalutare la situazione e rifare i conti, per non ritrovarsi con costi non preventivati e, soprattutto, per non rischiare che i contratti, con i nuovi limiti relativi a durata e proroghe, siano trasformati in rapporti a tempo indeterminato. Che cosa cambia, dunque, per le imprese che assumono lavoratori a tempo determinato? Quali valutazioni devono essere fatte? Facciamo subito, a questo proposito, il punto della situazione sul contratto a termine: come gestirlo, quali sono i nuovi adempimenti ed i nuovi costi, in quali casi si rischia la trasformazione del rapporto.
    Che cos’è il contratto a termine? Per contratto a termine s’intende un contratto di lavoro subordinato, cioè alle dipendenze di un datore di lavoro, che anziché essere a tempo determinato ha una scadenza. In pratica, parliamo di contratto a termine quando c’è una clausola del contratto che indica la data di cessazione.
    Come deve essere il contratto a termine? L’apposizione del termine, a pena di nullità della clausola, deve risultare dal contratto di lavoro o dalla lettera di assunzione, e deve essere redatta per iscritto.
    Se dal contratto non risulta il termine, il contratto è inefficace solo nella parte in cui risulta essere a tempo determinato, e si considera, dunque, a tempo indeterminato.
    Quando è vietato il contratto a termine?
    Il contratto a termine non può essere stipulato:
    per la sostituzione di lavoratori in sciopero;
    presso unità produttive nelle quali si è proceduto, nei 6 mesi precedenti, a licenziamenti collettivi che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro a tempo determinato, salvo che il contratto:
    sia concluso per sostituire lavoratori assenti o per assumere lavoratori in mobilità, oppure
    abbia una durata iniziale non superiore a 3 mesi;
    presso unità produttive nelle quali sono operanti una sospensione del rapporto o una riduzione d’orario, in regime di cassa integrazione, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a termine;
    da parte di datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi.
    In caso di violazione dei divieti, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato.
    Che cos’è la causale del contratto a termine? La causale del contratto a termine non è altro che la motivazione per la quale viene concluso un contratto a tempo determinato. In pratica, serve a spiegare perché il datore di lavoro assume il lavoratore “a scadenza” anziché a tempo indeterminato. La causale era stata abolita dal Jobs Act, ed è stata ora reintrodotta dal decreto Dignità.
    Quali sono le causali valide per il contratto a termine? Secondo il decreto Dignità, la stipula del contratto a tempo determinato è valida se le ragioni che la determinano sono:
    ragioni temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro, nonché sostitutive;
    ragioni connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria;
    ragioni relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali, individuati con decreto del ministero del lavoro.
    In passato, il contratto a termine era giustificato, congiuntamente o distintamente, da ragioni di carattere:
    tecnico;
    produttivo;
    organizzativo;
    Quando è obbligatoria la causale? La causale è obbligatoria se il contratto dura più di 12 mesi, e per ogni rinnovo del contratto.
    Qual è la durata massima del contratto a termine? In base alle previsioni del decreto Dignità, il rapporto di lavoro a termine stipulato tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, con le stesse mansioni o mansioni equivalenti, può avere una durata massima di 24 mesi, e non più di 36 mesi.
    Il contratto a termine può proseguire dopo la scadenza?
    Dopo la scadenza del termine originario o validamente prorogato, o dopo il periodo di durata massima complessiva di 24 mesi, il lavoro può proseguire di fatto:
    per 30 giorni (se il contratto ha una durata inferiore a 6 mesi);
    per 50 giorni (se il contratto ha una durata maggiore di 6 mesi);
    In queste ipotesi, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al dipendente una maggiorazione della retribuzione per ogni giorno di continuazione del rapporto, pari al 20%, fino al decimo giorno successivo, ed al 40% per ciascun giorno ulteriore.
    Se il rapporto di lavoro oltrepassa il periodo di prosecuzione di fatto, il contratto si considera trasformato da tempo determinato a tempo indeterminato, a far data dal superamento dei 30 o dei 50 giorni.
    Quante volte può essere prorogato il contratto a termine? Il contratto a tempo determinato, a seguito delle previsioni del decreto Dignità, può essere prorogato sino a un massimo di 4 volte, e non più di 5 volte. Perché sia valida, la proroga deve essere accettata e firmata dal lavoratore, nonché comunicata telematicamente ai servizi per l’impiego del proprio territorio, con modello Unilav.
    Tra due contratti a termine il lavoratore deve fare una pausa? Secondo l’attuale disciplina del contratto a termine, se il rapporto di lavoro cessa, e si intende stipulare un nuovo contratto a tempo determinato, è necessario che trascorra un lasso di tempo tra il primo e il secondo contratto, il cosiddetto periodo cuscinetto, o stop and go, pari a:
    10 giorni, se la durata del primo contratto è inferiore ai 6 mesi;
    20 giorni, se la durata del primo contratto è superiore ai 6 mesi.
    Gli intervalli sono stati ridotti dal Decreto del fare del 2013, in quanto la riforma Fornero del mercato del lavoro li aveva portati, rispettivamente, a 60 e 90 giorni.
    Il mancato rispetto di questo periodo di pausa determina la conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato. L’attuale proposta di modifica del contratto a termine non prevede novità nella disciplina del periodo cuscinetto. È possibile superare la durata massima del contratto a termine?
    Vi sono determinate ipotesi, ad oggi, nelle quali è consentito stipulare un nuovo rapporto a tempo determinato, nonostante sia stata raggiunta la durata massima cumulativa di tutti i periodi di lavoro a termine, compresi eventuali periodi di lavoro svolti in somministrazione, aventi ad oggetto le stesse mansioni o mansioni equivalenti.
    Il nuovo contratto di lavoro, perché sia valido, deve essere stipulato presso l’Ispettorato territoriale del lavoro competente, con l’assistenza di un rappresentante di una delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Possono essere poi previste specifiche deroghe al superamento del periodo massimo da parte dei contratti collettivi.
    Qual è il numero massimo di lavoratori a termine che possono essere assunti? Secondo la normativa attuale è possibile assumere un massimo di lavoratori a termine pari al 20% dell’organico totale. Se si supera questo limite, però, il contratto dei lavoratori “in eccedenza” non viene trasformato a tempo indeterminato, ma l’azienda è soggetta a delle sanzioni.

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  4. Praticamente considerando in difetto una media contributiva di 100 € a iscritto significa 4 € x 3 milioni di iscritti (non credo siano di più. ..) che fanno 12 milioni, sempre in difetto, annui in tasca ai servizi. In sostanza quello che hanno intascato gli ultimi 8-9 anni i nostri capi dirigenti. Una riforma strutturale quella approvsta dell’esecutivo. … bravi! I miei complimenti!

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  5. Alla faccia del bicarbonato di sodio direbbe Totò.
    Ed io misero tapino pensavo che lo 0,04 % fossero quisquiglie ma 12 MILIONI e SOTTOLINEO MILIONI sono ben altro che quisquiglie. Ora si che tutto diventa più chiaro questi un OSSO COSI POLPOSO non lo molleranno mai se non gli si taglia la testa.

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  6. Quello che meraviglia e’ l’approvazione all’unanimita’ del provvedimento nessuno che eccepisca ne’ che si ricerchino le vere cause del dissesto finanziario dei servizi che da gallina dalle uova d’oro sono diventati un onere finanziario che sottrae risorse alle categorie.
    A proposito di categorie mi chiedop quale sia l’utilita’ della Federazione dei pensionati.
    Gli iscritti .vendono dalle categorie degli attivi ed in larga parte dai servizi il welfare e’ competenza confederale quindi cancelliamo le strutture della fnp attribuendo l’esazione della quota tessera direttamente alle usr ed alle ust per rafforzare la politica degli iscritti.

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  7. osservatore interessato · Edit

    i servizi quello che doveva costituire la gallina dalle uova d’oro per il sindacato sono diventati un onere economico ed invece di affrontare i motivi della debacle si riducono le risorse delle categorie. Complimenti! Domanda di un pensionato che paga la tessera da 15 anni senza averla mai ricevuta a cosa serve la categoria dei pensionati. ll welfare lo dovrebbe difendere la confederazione , gli iscritti alla fnp vengono in larga parte dai servizi aboliamo questa infrastruttura inutile iscriviamo i pensionati direttamente alla cisl regionale o territoriale che utilizzano le risorse per i servizi e liberiamo un sacco di risorse che attualmente serve solo al sostegno di un apparato faraonico ed inutile. Garantiamo la presenza di un pensionato in ogni segreteria a garanzia dei loro diritti

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  8. L’utilità della fnp è unidirezionale nel senso che agli iscritti serve solo per salassarli direttamenre con l’iscrizione ed indirettamente con la scusa di fornire servizi che in teoria dovrebbero essere scontanti ma nella realt° per i soldi che prendono sono altamente scadenti nel rapporto qualità prezzo. Senza parlare poi della gentilezza, competenza ed attenzione con cui trattano i clienti che in quanto iscritti danno loro da vivere. Cortesia e gentilezza sono spesso vocaboli sconosciuti.
    Ma riprendendo l’intervento dell’anonomo delle 9.28 ritengo che la categoria dei pensionato ha perso qualsiasi ragione di esistere da quando col fiscal compact è venuta meno totalmente la trippa per i gatti che fino ad allora in ogni comune si contrattava e che oggi nessuno si sogna minimamente neanche di nominarla.

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  9. Servizi: la vergogna della Cisl

    FNP: l’ arma letale contro la democrazia

    Quando la FAI nel 2001 e nel 2005 propose in tutti i Congressi territoriali, regionali e nazionali la soppressione della FNP e il mantenimento della iscrizione dei pensionati nella categoria di appartenenza come lavoratore attivo fu irrisa da molti e insultata da troppi (soprattutto segretari delle UST e delle USR) perchè per essi la FNP era (ed è) la polizza di assicurazione a tutela delle loro posizioni soprattutto di quelle immeritate politicamente, moralmente e per palese incapacità salvo quella degli intrallazzi dove più si è incapaci più si è animalescamente scaltri.
    Nel 2005 neppure l’onesto uomo Pezzotta apprezzò la dirompente proposta della Fai. Ciò dimostra che ormai quella Federazione è endemicamente fisiologica ad un sindacato che tale non è più da molti anni.
    I leader sono stati sostituiti dai lader (come si dice in Brianza) e i buoni Amministratori sono stati soppiantati dai biscazzieri e questo da molti anni…
    Ricordo quando, vivo ancora Donat Cattin, in settembre si tenevano le settimane di politica a Saint Vincent Hotel Bilia… Certi Califfi siciliani e calabresi si giocavano al Casinò milioni di lire ogni sera. Tutti sapevamo tutti vedevamo e molti si vergognavano di quello schifo. Ma tutti tacemmo mettendo le premesse all’avvento dei Saraceni…
    Ora ci rimane soltanto celebrare le esequie di una grande Cisl che non esiste più dal giorno in cui arrivò il Messia Marini….Requiem !

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    1. Sono ahimè d’accordo sulle considerazioni intorno alla FNP, ai califfi ludendi al Grand Hotel Billia di Saint Vincent e a quelle dei danni procurati alla cisl dai mariniani e dai dantoniani che resistono in molti ambienti della Cisl a Roma e in Italia.
      Purtroppo queste sono soltanto le analisi e il resoconto fallimentare della Storia. Mancano le terapie e il male si è diffuso ormai in questa Organizzazione che nacque grande ma che da dopo Carniti è venuta sfaldandosi in tanti feudi di vassalli e valvassini.
      Nella Cgil con tutti i suoi difetti le minoranze comunque vengono rispettate e si dà ad esse spazio in ogni livello categoriale e confederale. Che poi producano nulla è motivo di altra frustrazione.
      Nella Cisl invece si uccide il pluralismo a prescindere e si paga il silenzio di quelli che sanno.
      È mai possibile che in via Po non sorga mai un punto di vista diverso su tutto ciò che riguarda i contratti, i servizi, le politiche del lavoro e le condizioni in cui vivono milioni di persone povere per non parlare dell’uso delle risorse ?
      L’ intervista di Bentivogli sul Foglio è il pensiero di un dirigente cisl o di uno che vive in esilio ? Ma cosa pensano gli altri : alimentaristi – agricoli – chimici – trasporti – edili – commercio – scuola ecc ?
      In mezzo a tanto silenzio si coltiva un sindacato di troppe sinecure ma senza futuro, una consorteria di benestanti dalla pancia troppo sazia per produrre un minimo pensiero e per correre il rischio di vedersi mettere all’indice dal Sinedrio.
      Tutto questo perchè il Tempio è presidiato dai pretoriani della FNP, origine di tutto e concime del nulla.

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  10. All’anonimo delle 23,54: tutto vero compresi i tavoli del casinò dove pensavamo di salvarci con il nostro seppur indignato silenzio, e invece contribuivamo alla liquidazione della cisl.
    Bisogna però ammettere che i comportamenti umani sono frutto delle situazioni e nella cisl era stati divelto l’equilibrio fra orizzontali e verticali voluto dalla sua nascita, dove per orizzontali intendiamo le numerose unioni sindacali provinciali e per verticali le numerose federazioni categoriali. E siccome l’appetito vien mangiando, si violarono gli equilibri interni del verticale e dell’orizzontale per riconoscere quei centri di potere che sarebbero diventate le usr unioni sind.regionali, superando la struttura squisitamente politica (i consigli regionali cisl) istituita perchè necesswaria ad affrontare l’avvento delle regioni, mentre sul versante delle categorie l’equilibrio fu violato con la teoria degli accorpamenti e con la istituzione di una categoria anomala, quella dei pensionati, appartenente alla sfera intercategoriale e quindi portatrice di interessi orizzontali. Tante risorse, semplificazione del controllo organizzativo, poche idee, disattenzione al cambiamento della società, accettazione di sistemi iniqui fiscali in cambio di riconoscimenti di strumenti di potere nei servizi, illusione di dirigere le masse.
    Nemmeno quello che chiamiamo a buon titolo l’onesto uomo Pezzotta se ne è accorto, perchè anche lui arrivato con il nuovo equilibrio realizzato dalla usr . Dopo Storti e Carniti infatti non c’è più stato il segretario generale ma il laziale (po si sono accorti che era abbruzzese), il siciliano, il lombardo, l’abbruzzese….perfino liguria e chissà anche il calabrese con doppio impiego: sono arrivati nell’ubriacatura regionale a governare una organizzazione che invece doveva avere visione economica, sensibilità territoriale e progetto generale.
    L’analisi di questo degrado era presente nelle posizioni della fai nei congressi e assemblee organizzative ricordate: Anche io ricordo le tesi della fai che ci veniva ad illustrare Gorini e i segretari della fai che però non venivano minimamente ascoltati se non derisi e combattuti.
    Tutti puntavano a una cisl con un orizzonte generale, con una sua influenza elettorale sule masse( l’illusione di poter contare sulla influenza dei pensionati era l’attrazione dei politici della prima e seconda repubblica) dimentica della sua natura di rappresentanza di interessi nei vari settori dell’economia. Abbiamo visto come è finita.

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  11. La matematica non è un’opinione. So benissimo di che parlo. Sarebbe interessante invece sapere su quale conto o conti confluiranno tali risorse dai conti ciechi. Ust? Servizi regionali? Altro? E sarebbe ancora più interessante sapere dove confluiranno gli 0,04% delle tessere centralizzate che ovviamente non fanno capo ai conti ciechi territoriali ma ai conti bancari nazionali. Confluiranno alla Cisl Nazionale? Ai servizi centrali? Rimpingueranno la Cisl Nazionale o i servizi? Casa di vetro ovviamente. …

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  12. Il conto è giusto, altroche’! Anzi calcolato al minimo annuo di risorse. Ma vorrei capire un paio di cose : dove e a chi confluiranno questi milioni di € annui? E ancora più importante….. prima che i servizi ricevano tale contribuzione (sempre che la ricevano tutta o parziale o per nulla ) non sarebbe stato meglio fare una mappatura dello stato dei servizi nei territori? Per capire quali vanno bene, quali male e in quali sarebbe necessaria una mini spending review soprattutto dove sono state effettuate assunzioni tipo parentopoli che magari non portano ritorno in produttività e bilancio. E per capire quali siano i veri territori virtuosi ma magari in difficoltà cui girare i contributi per vera solidarietà. Senza dimenticare che se da un lato molti dipendenti fissi imparentati portano solo danni ai servizi, il vero anello debole e sfruttato sono i dipendenti stagionali dei caf ma anche molti bravi operatori inas che tengono in piedi la baracca finché possono. E se tali risorse serviranno a rimpinguare gli stipendi e le pensioni di molti pseudo amministratori delegati, direttori e così via, che spesso e volentieri sono ex sindacalisti premiati perché schierati o trombati, ma che per lo più non capiscono un accidenti e scaldano per le usr le poltrone loro assegnate, allora saremo all’ennesima farsa.

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  13. Marini ovvero un minuscolo attila in versione moderna, dove è passato lui, a parte i propri interessi, tutto il resto lo ha semplicemente desertificato vedi CISL, DC e via dicendo

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  14. Dopo 30 anni non sono più iscritto alla Cisl, penso di aver fatto bene. Sarebbe il momento in cui in moltissimi facessero la stessa cosa. Anche per quanto sta avvenendo in Cisl. Usciamo dall’anonimato.

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  15. Anonimo delle 21,18 spiegaci tu a noi poveri ignoranti il conto corretto. Non basta dirci che non lo sappiamo a meno che tu non faccia il populista di mestiere. …

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      1. Chi ha scritto il post lascia che ciascuno dica quel che vuole. Se poi chi fa un’affermazione ha la cortesia di spiegarla, tanto meglio per tutti.

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  16. Amico caro, che usi il termine populista in modo dispregiativo (ed ho usato il termine meno volgare e pesante) che avete in mente, voii Fascisti nel sague prima ancora che nelle parole. Sappi che, populismo deriva da popolo che è fatto di tante teste e purtoppo anche quelle come la tua. Ora se consideri per un attimo che ti professi democratico dovresti sapere che in democrazia conta la maggioranza delle teste, proprio di quelle teste che formano il popolo che democraticamente hanno di recente, utilizzato il voto, per farvelo capire. Allora chi è il fascistone tra noi il sottoscritto che appelli populista o tu che ti professi monocratico, alias dittatorello? Se non lo sai ti informo che esiste una specie di libro che si chiama VOCABOLARIO dove di ogni parola si legge il significato delle parole.

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    1. Lezione di matematica: oggi la tassa sull’iscritto è 0,04%, fra un anno ci sarà ancora bisogno e allora sarà alzata allo 0,08%, poi ci sarà ancora bisogno e allora arriverà allo 0,12%.
      E alla fine, come diceva il professor de Curtis, “è la somma che fa il totale”. E io pago!

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  17. “Purtroppo” il popolo comprende anche la tua di testa che è palesemente priva di sfumature non riuscendo a cogliere l’ ironia del termine populista nel contesto del discorso. Evidentemente non hai colto che nel sindacato ci sono molti personaggi che riempiono di parole le platee senza spiegare i concetti esposti in quanto trattasi di refrain studiati a memoria e ripetuti all’infinito. Riguardo ai riferimenti fascisti e dittatoriali poi…. non ti riesco proprio a seguire….
    Ah dimenticavo. ..personalmente il termine populista non lo ritengo dispregiativo, anzi.

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