La pensione del professore e altre vicende

Da alcuni commenti al post precedente viene sollecitata chiarezza sulla questione della pensione che Raffaele Bonanni, ex segretario generale della Cisl e oggi professore di diritto del lavoro, riceve mensilmente ormai dal 2011. E noi facciamo presente quel che sappiamo e quello che ci sembra di aver capito, pronti a rettificare se dovessimo erroneamente attribuire qualcosa di sbagliato a qualcuno.

Punto primo: per la Cisl la questione non esiste e non c’è niente da chiarire. Questo disse la signora Anna Maria, appena eletta segretario generale, e poi non ha mai detto nient’altro. Quindi, se ci fosse qualcosa di irregolare nella posizione di Bonanni, la dirigenza Cisl lo starebbe coprendo e ne sarebbe complice.

Punto secondo: a differenza dei due sindacalisti dello Snals di cui parlava il post precedente, ma anche a differenza di moltissimi dirigenti della Cisl anche ai massimi livelli (Furlan, Sbarra, Ventura, Ragazzini, Petriccioli…) Bonanni non era in distacco retribuito e quindi non aveva la doppia busta paga, quindi non può aver fatto la stessa operazioen di cui sono accusati i due di Palermo. L’aumento della retribuzione e quindi dei contributi versati a qualsiasi titolo era tutto a carico della Cisl, la cui dirigenza era partecipe dell’operazione.

Punto terzo: quel che non avevano scritto i giornali, come il Fatto, a proposito della crescita delle retribuzioni di Bonanni negli ultimi anni che ha portato a far crescere l’assegno della pensione, lo ha rivelato Fausto Scandola: e cioè che non c’era solo Bonanni ad aver preso retribuzioni più alte del dovuto, ma che la cosa coinvolgeva tutta la segreteria confederale. In altre parole, la pensione di Bonanni era una conseguenza di uno scandalo più grande, che Fausto Scandola ha fatto conoscere a tutti, venendo espulso per questo su disposizione di alcuni dei protagonisti dello scandalo: nostra signora delle poste Anna Maria Furlan, il dottor Sbarra dell’Anas, l’ex futuro segretario generale della Cisl Maurizio Petriccioli e Piero Ragazzini, custode della cassa per conto prima di Bonanni e poi della Furlan.

Punto quarto: la signora Anna Maria aveva fatto versare (o erano stati versato a sua insaputa) dei contributi più alti del dovuto per alcuni anni, a rischio di ricevere una pensione a sua volta più alta del dovuto quando sarà il momento. Solo che l’errore stavolta è stato scoperto dall’Inps in tempo e non ha prodotto effetti (resta da chiarire una questione: le somme versate in eccesso dalla Cisl sono tornate alla Cisl o sono andate alla signora?).

Punto quinto: la posizione da chiarire più delle altre resta quella del dottor Sbarar dell’Anas. Che se ha lavorato all’Anas prima di fare il sindacalista ed andare quindi in distacco retribuito è a posto con la legge e con il decoro. Ma se fosse vero che si sarebbe fatto assumere quando era già segretario regionale della Calabria senza lavorare neanche un giorno al compartimento di Catanzaro, autorizzarebbe il sospetto che l’operazione sarebbe servita a preparare un irrobustimento della pensione (oltre a quello ottenuto comunque dall’irrobustimento dello stipendio denunciato da Scandola).

Naturalmente questo sospetto può essere facilmente smentito rendendo nota la data di assunzione presso l’Anas, che era stata sbianchettata dalla busta paga che fu resa pubblica tre anni fa.

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24 Commenti - Scrivi un commento

  1. Punto uno: è tutta una truffa. Bonanni Furlan…non ci sono differenze nella sostanza ma solo all’apparenza. State disquisendo su chi è piu’ o meno disonesto. E tutti sono stati e sono omertosi nella cisl. Complimenti all’università che ha assunto bonanni. Gli studenti hanno un grande esempio etico e culturale da seguire. Poi non ci sono solo le pensioni la carta stampata ha omaggiato la cisl con grandi e precise inchieste sulle società legate alla cisl: o avete già dimenticato?

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  2. E’ vero sono tutte prepotenze arcinote perché i sindacati, finora sono stati parte organica del progetto di deindustrializzazione dell’italia e d’impoverimento del ceto medio portato avanti nascondendosi dietro la foglia di fico di “l’ Europa lo vuole” Ma oggi a scompaginare le carte sono arrivati i risultati elettorali del 4 marzo che hanno terremotato gli innumerevoli schemi truffaldini che foraggiavano le varie élite, sindacati compresi. Che qualcosa di grosso è successo lo si capisce dalla reazione scomposta ed altezzosa di tutti coloro che sapendo di avere la coda di paglia sono quasi rassegnati a vedersela bruciare. Perché se sono furbi (e non lo sono) lascerebbero il campo prima che cominci a bruciare ma la loro illimitata presunzione glielo impedisce. Allora ai tanti pazienti cinesi conviene accomodarsi e godersi lo spettacolo che si sta approntando. in onore del compianto Fausto

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  3. Pur volendo essere benevoli con Bonanni sul fatto che non l’ha sporca come gli insegnanti di Palermo e le altre migliaia in giro per l’l’italia quello che ha fatto resta comunque di una gravità inaudita perchè, da quanto ho letto, ha ammesso candidamente che i soldi avuti dalla cisl (denunciati da Fauto) non li ha mai presi perchè servivano per aumentare i contributi che avrebbero poi determinato l’entità della pensione che sta prendendo. e pur non considerata la porcata fatta alla Cisl perché comunque è stato fatto un imbroglio bello è buono cambia il danno economico che si riduce ma non certo quello morale inferto all’immagine della cisl e tutti i suoi iscritti. Per l’inps invece le cose cambiano si tratta di un ente pubblico che se documentato sarebbe schiacciante e il Presidente dell’ente dovrebbe agire d’ufficio per sottrarsi all’accusa di omissione..

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  4. ma c’e’ nessuno che fa riferimento ‘politico’ al blog che interviene alla kermesse della cisl denunciando un po’ di fatti? oppure si continua a gossippare in anonimato? grazie

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  5. Mi pare che oggi l’invitato Di Maio abbia dato una lezione di tutele all’assemblea Cisl a cominciare dal decreto dignità. Che avranno detto i nostri? Avranno annuito o magari dato ragione alle imprese? Oppure un po di qua e un po di là come sono avvezzi a fare? Oppure si saranno presi i meriti per la loro politica sindacale incisiva negli ultimi anni?

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  6. A Onofrio Rota
    Segretario Generale Fai
    Segretario generale, oggi comincia la cosiddetta conferenza dei Servizi e ti scrivo pur senza sperare che da essa emerga qualcosa di nuovo.
    Ora tu sei il capo di questa nostra categoria, hai tanti consiglieri tra i quali il prelato Nunzio apostolico che riferisce in via Po ogni cosa che rilevi un rischio per l’ortodossia dei lavavetri.
    In questo luogo tu sei stato chiamato a proseguire il commissariamento perchè (lo sai) i voti che ti hanno nominato hanno l’odore acre della imposizione dei despoti dai quali temo non riuscirai ad affrancarti.
    Ma tu sei uomo di mondo e dici sempre il contrario di ciò che pensi e pensi solo a ciò che desideri.
    Se tu avessi mantenuto la purezza dei primi anni oggi saresti la fortuna di questa Fai umiliata. Purtroppo sei passato dentro le vasche anodizzanti della Cisl veneta e hai cambiato pelle e colore al giusto punto di verniciatura per essere ciò che sei oggi, uomo al servizio di chi non dovresti stimare.
    Guarda almeno quello che accade nelle tue province : nei contratti e nella gestione delle casse bilaterali dove imperversano collettori di gettoni in combutta coi pari di uila e flai. Guarda quello che succede nei Fondi sanitari dove comanda il signore della uila in commercio con Unipol e Unisalute, mentre i tuoi non vedono o fa loro comodo non guardare i danni ai diritti dei lavoratori.
    In Enpaia pure comanda il manager di via Savoia dove il suo Direttore generale ad interim gestisce finanze e immobili secondo le direttive del suo dante causa.
    E i tuoi rappresentanti dormono : fanno i giuristi azzeccagarbugli o fischiettano davanti agli abusi come quello in via Gramsci del referente ministeriale che briga da anni per divenire direttore generale.
    Guarda infine come Caf Inas e Anolf curano gli interessi della Fai. Sicilia – Calabria – Puglia – Campania – Lazio sono luoghi in cui sale giorno per giorno il rimpianto di quella che fu la Cisl.
    Ma temo che tu, prigioniero dei tuoi padroni non potrai farci nulla. Ma ricordati : nessun regno dura per sempre. predisponi pure tu un piano B. Al cader dei cipressi procurati una via d’uscita per te e per l’onore della Fai.
    Anonimo per necessità.

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  7. l’intervento delle 18.25 direi che con piccole varianti è valido per tutte le categorie. Praticamente è cominciato il de profundis della cisl e giustamente è bene che chi finora ha mangiato il pesce adesso mangi pure la pisca magari mentre vede un po di cielo a scacchi.
    Pazienza amici pazienza ricordatevi “il cinese”

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  8. All’anonomo delle 18:25 dico bravo! Rota un tempo sembrava diverso adesso sembra uno di loro… sporco nei fatti e nei contenuti. Lontano dalla gente che soffre vicino alla gente che gode vedendo soffrire gli altri. Questa di oggi sarà la solita passerella per autoincensarsi perché cosi solo si fa carriera oggi in cisl.

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  9. Bonanni il professore si proprio quello della pensione d’oro e tutto il resto; pontifica con un “AFFONDATI SUL LAVORO” su quanto AVVIATO ieri dal Ministro di Maio INERENTE IL MONDO DEL LAVORO. Ora fermo restante che la levata di scudi in tal senso di buona parte dei sindacati dei lavoratori e delle imprese unite a tutto il resto degli sconfitti alle elezioni è comprensibile ma non giustificabile. Comprensibili perché come è ovvio a nessuno piace perdere ingiustificabile perchè col loro comportamento dimostrano di non aver capito un accidenti di quello che è realmente accaduto e ancor meno che reazioni simili alimentano la convinzione dei cittadini di aver colpito il bersaglio. D’altra parte i nuovi inquilini cominciano a mettere in atto quello che avevano promesso di fare. Dov’è il problema ? Temono che così il paese va in malora? Ma gli elettori che li hanno abbandonati in malora ci sono già e ce li hanno portato loro compreso i Bonanni e ichini falsi paladini dei lavoratori.
    Probabilmente i loro padroni ricchi dovranno si rivedere un pò al ribasso i loro introiti e chi se ne frega. MUORE SANSONE CON TUTTTI I FILISTEI. Se proprio i tanti bonanni rggicoda del èpotere prima se ne fanno una ragione di essere entrati in un lungo anzi lunghissimo purgatorio e meglio è . Se poi si tolgono di mezzo fanno ancora meglio.
    Zorro

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  10. Ieri all’assemblea Cisl c’era l’immancabile Franco Marini. Mi domando come mai non sia stato invitato il prof Bonanni. Ospite sgradito ai suoi ex compagni di merende?

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  11. La Iena ridens ha resistito fin che a ha potuto agli ordini del lupo marsicano ma alla fine ha dovuto ubbidire al padrone e organizzare una iniziativa per onorare la memoria di Pierre. Pensate il grado di coerenza di queti signori che da vivo Osteggiavano apertamente l’unità sindacale di Pierre. E adesso, a pochi giorni della dipartita dell’uomo simbolo della CISL che senza volerlo oscurava il lupo mannaro se ne fanno porta bandiera. Capite come va la vita ? Tra Iene lupi e Signori come pier e fausto?

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  12. Furlan (non si tratta di una omonima ma proprio della iena ridens originale) ovvero come si voltagabbana rilancia, cambiando treno in corsa in men che non si dica (RENZI BYE BYE)
    A favore della quota 100 si è espressa, come riferisce l’Ansa, la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, a margine della Conferenza nazionale dei servizi del sindacato.
    La Furlan ha definito positiva la misura, troppi invece i 64 anni anni come requisito minino relativamente all’età anagrafica.
    Queste le Sue parole:
    “bisogna aprire un dialogo sociale vero, uscendo dalla logica elettorale e portando proposte concrete. Bene la ‘quota 100’, ma 64 anni di età sono troppi. Se accompagnato da 41 anni di contributi può essere un meccanismo da valutare“.

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  13. Quello che segue per rinfrescare la memoria di chi avesse dimenticato:
    DAI SINDACALISTI ai magistrati Ecco i vampiri delle pensioni
    Basta un incarico fittizio e scatta subito l’assegno extra: le pensioni d’oro grazie ad apposite leggine non sono sparite Mario Giordano 28-02-17
    I rappresentanti dei lavoratori sono in buona compagnia. Tra i «vampiri» delle fortunate categorie passate al setaccio nel nuovo libro di Mario Giordano, ci sono giornalisti, banchieri, magistrati, burocrati di Stato, politici e affini.
    Le pensioni d’oro favorite spesso da apposite leggine non sono affatto sparite. Caduto perfino il contributo di solidarietà per mano della Consulta, un esercito di privilegiati continua a godere di assegni sproporzionati rispetto ai contributi versati. Ecco parte del capitolo sui sindacalisti
    Giugno 2016. A Castel Mella, comune di undicimila abitanti in provincia di Brescia, si scopre l’esistenza di un professore che prende una pensione un po’ speciale. Anzi, di pensioni ne prende due. Oltre al regolare assegno dovuto per i suoi quarant’anni nella scuola, infatti, incassa altri 1.500 euro al mese. E perché? Perché ha fatto per un paio di mesi il sindacalista nello Snals. Ebbene sì: a un sindacalista bastano un paio di mesi, una contribuzione aggiuntiva, un (finto?) stipendio, per maturare una rendita fissa per il resto della vita. Ovviamente a carico dei contribuenti. Cioè di quei lavoratori che il sindacato in teoria dovrebbe difendere. E che invece, in questo modo, finisce per spennare.
    In realtà il professore non era il solo nello Snals a sfruttare questo gioco di prestigio, l’incastro magico, la scorciatoia per arrivare alla pensione d’oro. A Brescia, la guardia di finanza ne ha scoperti undici come lui, a cominciare dal segretario amministrativo nazionale del sindacato, Roberto Soldato, accompagnato nel business anche dalla moglie. Il meccanismo è sempre lo stesso: i lavoratori vicini alla pensione trascorrono gli ultimi mesi in distacco sindacale. Il sindacato per quei mesi paga (o finge di pagare: in questo caso non sono state trovate tracce di reali versamenti effettuati) uno stipendio aggiuntivo (dai 2.000 ai 4.000 euro) e versa i relativi contributi all’Inps. Il lavoratore, a sua volta, dona al sindacato una somma equivalente ai contributi versati. Risultato finale del giochetto: il sindacato non ci perde una lira, il lavoratore ci guadagna una pensione aggiuntiva. E l’Inps paga per tutti, alla faccia delle buste arancioni di chi la pensione non la prenderà mai.
    Un caso isolato? Macché. Un sistema generalizzato che si basa su una legge del 1996, la numero 564, che ha consentito a schiere di sindacalisti di esibirsi in questa prova olimpica di salto triplo della moralità: basta un passaggio di un mese, vero o finto, nell’organizzazione sindacale per maturare il diritto a un consistente assegno per il resto della vita. Ma quanti sono ad avere goduto di questo privilegio? Tenetevi forte. La cifra esatta l’ha fornita il ministro Giuliano Poletti nell’aula della Camera, l’8 luglio 2015, rispondendo nella disattenzione generale a un’interrogazione del deputato di Scelta civica Giulio Cesare Sottanelli. Ribadisco: tenetevi forte. Sono 17.319. Proprio così: 17.319 sindacalisti che prendono un surplus di pensione non giustificata dai contributi versati, ma basata su privilegi così assurdi che lo stesso autore di quella legge, l’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu, se n’è pentito: «Quella norma si è rivelata troppo costosa e ingiustificata», ha detto. «A pensarci bene si poteva pensare a dei limiti…».
    Ecco sì: si poteva pensare a dei limiti. Ma non è stato fatto. E continua a non essere fatto. E così, come certifica l’Inps, i sindacalisti continuano ad avere un regime privilegiato: «Hanno regole contributive diverse dagli altri lavoratori perché possono, prima di andare in pensione, farsi pagare dalle proprie organizzazioni incrementi delle pensioni a condizioni molto vantaggiose» scrivono i tecnici dell’Istituto di previdenza. E il sindacato può farlo? Può aumentare gli stipendi? Senza perderci nulla? Ma sicuro: basta che i privilegiati restituiscano la cortesia rendendo la somma ricevuta, sotto forma di elargizione. Come diceva il vecchio Carosello? Io do una cosa a te, poi tu dai una cosa a me. Tanto nessuno lo scoprirà mai, dal momento che ancora oggi i bilanci di Cgil, Cisl e Uil, che pure muovono miliardi di euro, hanno gli stessi obblighi contabili della bocciofila di Arquata Scrivia o del Club di Topolino. Dentro ci si può nascondere qualsiasi magheggio.
    Quello di gonf la pensione con i maxistipendi degli ultimi mesi, per altro, non è l’unico privilegio concesso ai sindacati. Rimane anche quello, altrettanto assurdo, dei «distacchi» e dei «contributi figurativi». Chi fa il sindacalista, in pratica, ha davanti due strade: o ottiene il distacco (cioè continua a essere pagato dal suo datore di lavoro) o prende un’aspettativa non retribuita. Se ottiene il distacco, i suoi contributi continuano a essere pagati dal datore di lavoro, che è sempre lo Stato, dal momento che nel settore privato non ne vengono concessi praticamente mai. Se prende l’aspettativa non retribuita, invece, i contributi continuano a essere a carico dallo Stato, perché sono «figurativi», cioè conteggiati senza essere realmente versati. In entrambi i casi, è evidente, paghiamo noi.
    Ed è proprio il meraviglioso meccanismo dei «contributi figurativi» che, come abbiamo già avuto modo di ricordare, ha consentito a D’Antoni di cominciare a incassare la pensione da professore universitario alla tenera età di 55 anni: 5.233 euro netti al mese, somma riguardevole, cui poi l’ex leader Cisl ha aggiunto i suoi vari vitalizi. Che volete? «Ho rispettato la legge» risponde lui. «Rispettiamo sempre la legge», ribadisce Susanna Camusso, battagliera segretaria Cgil, difendendo i privilegi previdenziali. «Pure noi rispettiamo la legge» ripetono in coro tutti i beneficiati. E come dare loro torto? Rispettano la legge. C’è però da chiedersi se possa essere accettata, da coloro che dovrebbero difendere i diritti di tutti, una legge che consente a 17.319 sindacalisti di andare in pensione con assegni superiori rispetto ai lavoratori che rappresentano. Una legge che permette al «soggetto 18», così lo identifica l’Inps proteggendone l’identità, di incassare 9.500 euro lordi al mese (115.000 euro l’anno), il 66 per cento in più di quello che avrebbe dovuto percepire senza «regalini». E al «soggetto 19» di incassare 11.750 euro al mese, il 18 per cento in più di quanto avrebbe avuto diritto senza «regalino». I loro nomi, nonostante le nostre insistenze, a differenza di quelli dei parlamentari, restano sconosciuti. E anche questo, a pensarci bene, è un privilegio non da poco.

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  14. Ma allora è proprio vero quanto avevo letto direcente circa la pensione di D’Antoni e se tanto mi da tanto lo sarà anche ber Bonanni. A questo punto temo che il fenomeno sia molto ma molto più esteso di quanto appare. La prima cosa da fare sarebbe chiedere una autodichiarazione a tutti i dirigenti cisl in carica ed ex viventi dove sottoscrivono di non aver utilizzato o meno simili truffe perchè questo è il vero nome. DEvono presentarla obbligatoriamente tutti i dirigenti confederali e quelli di categorie regionali e
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