La diffida ad iscriversi alla First

La First-Cisl è quasi il primo sindacato del settore. Nel senso che è il secondo, anche se era nata per cercare di diventare il primo. Proprio per cercare di diventare il primo era stata fatta la fusione fra la Fiba-Cisl ed un sindacato autonomo, la Dircredito, ed era stata svolta una costosa campagna acquisti fra ex dirigenti di altri sindacati autonomi come Falcri e la stessa Fabi (alcuni dei quali con qualche problemino con la giustizia).

La fusione, con conseguente immissione nella Cisl, non deve essere però piaciuta a tutti gli iscritti Dircredito, che non si sono iscritti alla First.

E infatti, molti di loro si sono visti recapitare in questi giorni una raccomandata che contiene una formale diffida ad iscriversi alla First o, se pensionato, alla Fnp “entro il termine tassativo di 30 giorni dalla ricezione della presente”. Con tanto di pagamento delle quote per gli anni precedenti.

diffida

Bisogna infatti sapere che con la fusione la Dircredito non si è dissolta fino a scomparire (come sarebbe invece successo alla Fai in caso di fusione con la Filca), ma si è trasformata da associazione sindacale in “associazione culturale”. Quindi un’entità distinta ed autonoma dalla First. Ed è ben possibile che ci sia chi, riconoscendosi nella storia di questa organizzazione ma non apprezzando il presente della First, abbia scelto di restare iscritto alla Dircredito e conservarne la tessera; e a maggior ragione, se pensionato, abbia deciso di non aderire alla Fnp, che non è neppure una vera associazione visto che non consegna le tessere agli iscritti (come dimostra il caso di Gianni Italia).

Anzi, è probabile che ad aver fatto questa scelta siano in molti, se il presidente della associazione culturale Dircredito, Agostino Cassarà è stato costretto a diffidare i renitenti ad iscriversi. Dimostrando così di non avere alcuna considerazione per il fatto che l’adesione al sindacato è una scelta libera e volontaria.

D’altra parte, da quando la Cisl è diventata una caserma dove gli ufficiali comandano e la truppa deve marciare senza rompere le scatole, anche la sindacalizzazione è diventata una coscrizione.

Con tanto di sanzioni per renitenti alla leva ed obiettori di coscienza vari.

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6 Commenti - Scrivi un commento

  1. Se questo è quello che sa videomessaggiare al congresso della UIL la segretaria della cisl italiana allora si capisce ampiamente la terra bruciata che si è fatto dell’industria e della società Italiana.
    FURLAN E L’INDUSTRIA 4.0
    Un videomessaggio, invece, da parte della segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan: “Ieri -ha detto – ho respirato clima positivo nel sindacato italiano. Rappresentiamo tantissimi milioni di persone, un bel patrimonio di solidarietà e conoscenza. Abbiamo trascorso questi 4 anni  di grande sofferenza ma grazie ai sindacati anche durante questa crisi abbiamo potuto salvaguardare tanti posti di lavoro. Attraverso il lavoro creiamo la centralità delle persone e della dignità. Dobbiamo ripartire dal lavoro e dalla sua centralità, dalla crescita, sviluppo e investimento su ciò che crea qualità del lavoro. Oggi è un momento di grande cambiamento: la nuova tecnologia, impresa e industria 4.0 diventano una grande opportunità per costruire qualità. La nuova sfida sono i nuovi lavori, attraverso la contrattazione abbiamo cambiato un modello contrattuale e l’abbiamo reso aggiornato. Siamo un paese di migranti, in vari momenti della nostra storia, sappiamo come sia difficile adattarsi a nuove comunità, per questo il tema dei migranti per noi e fondamentale, con accoglienza e umanità, la solidarietà lo stare insieme sono elementi fondamentali”.
    Zorro

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    1. Che tristezza leggere quel timballo indigesto di parole vuote inviate al congresso della Uil dalla signora vetri puliti !
      Ma d’altra parte cosa volete ? Non si può trovare di peggio nel sindacalismo italiano di questi fiori del male come essa medesima e quell’ ometto di Barbagallo. L’una circondata di ascari e sicari, l’altro da commercianti in doppio petto avvezzi a crociere in vela e a combutte a pagamento coi padroni e coi Caporali.
      Lasciamo perdere poi il riferimento di Crudelia agli immigrati !….. degli abusi consumati in Anolf verso quei disgraziati dovrebbe vergognarsi ma forse più che responsabile non sa neppure dove stiano i bisogni degli stranieri tanto lei e i suoi commensali vivono in un altro pianeta perchè indiani, africani e bengalesi puzzano. Hanno l’odore della miseria !

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  2. Certo che se è vero, come recita il detto che IL PESCE PUZZA DALLA TESTA la triplice è messa proprio male perchè tra uno stradino che non conosce le vie, ed un barbacano che chiude ballando siamo all’apice del ridicolo, pronti per spiccare il salto verso cariche europee.
    Totò in situazioni paradossali simili, usava dire: VAI AVANTI TU CHE A ME MI VIENE DA RIDERE:!!!!!!

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  3. Concordo sul film ma ribadisco di aver sentito la battuta molto prima che Banfi comparisse sulla scena, esattamente, Totò rivolgendosi alla spalla alias Carlo Campanini per farlo entrare per primo in un posto pericoloso, così lui, entrando per secondo, avrebbe preso meno botte.
    D’altra parte per Banfi, vissuto artisticamente dopo Totò era possibile che ciò potesse accadere e non viceversa. Per esempio diverse volte l’ho sentito raccontare la barzelletta dello scambio di persona che gli procurò molti amichevoli schiaffi senza che reagisse e alla domanda della spalla del perchè, rispondeva Pasquale non ero io. Ebbene anche questa fu presentata in televisione da Totò ospite di Mina a una canzonissima degli anni sessanta.

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