Lo chiamavano Gig Robot

Da quando non ha più interlocutori politici, a seguito del fallimento del Pd e dell’isolamento di altri amici diversamente collocati, Via Po 21 non sa più cosa fare. Finiti i tempi in cui si faceva una telefonata al ministro amico, a qualche sottosegretario o presidente di commissione ex Cisl, ora la confederazione è senza ruolo e senza voce.

Prendiamo l’Ilva, dove la Cisl ha avuto e avrebbe ancora un ruolo. Ma dove buona parte di questo ruolo è giocato, e giustamente, da Marcolino Bentivogli. Che è detestatissimo a Via Po 21 proprio perché, con tutti i suoi difetti caratteriali e nonostante qualche contaminazione politica anche per lui, di mestiere fa ancora il sindacalista. E soprattutto perché, al di là delle qualità della persona e delle sue amicizie extrasindacali, lui è a capo di una federazione di categoria ben presente nelle fabbriche con iscritti e delegati. E quindi ha titolo diretto per parlare della questione anche quando il cambio di ministro gli crea più di un problema.

Ma è soprattutto sulla questione dei rider, diventata simbolica del problema del precariato e della “gig economy”, che Via Po 21 fa quasi tenerezza per la sua irrilevanza totale.

Mentre infatti il neo ministro Di Maio parla direttamente con i gruppi dei lavoratori auto-organizzati e poi litiga direttamente con le imprese mentre prepara un intervento legislativo, Via Po 21 ha affidato la materia della “gig economy” al segretario generale aggiunto. Cioè al dottor Sbarra dell’Anas. Che, a differenza di Marcolino Bentivogli con l’Ilva, non ha alcun titolo per occuparsi della materia.

Questi lavoratori si sono organizzati al di fuori della Cisl e non accettano di essere messi sotto tutela da un’organizzazione alla quale non hanno conferito alcun mandato. Anche perché le categorie dei servizi della Cisl – dove domina ancora incontrastato “mister 300mila euri” Pierangelo Raineri, una delle colonne del sistema di potere furlaniano – hanno scelto da tempo di fare iscritti e garantirsi le entrate con i servizi e gli enti bilateriali.

E proprio a riportare questi lavoratori verso questo (pseudo)sindacato di servizi punta il dottor Sbarra dell’Anas quando chiede di fare per questi lavoratori un accordo nazionale con i sindacati tradizionali. Cioè con lui. Come se lui fosse un supereroe capace di rappresentare i precari che non ha mai visto (i rider pedalano su strade che non sono di competenza dell’Anas) perché dotato di super-poteri. Una specie di “gig robot”.

Solo che il sindacato non si fa con i super poteri. Si fa con il solo potere di rappresentanza conferito dai lavoratori. E per rappresentare chi pedala bisogna pedalare, non chiacchierare di corpi intermedi o ripetere a vanvera formule precotte come “meglio l’accordo della legge”. Bisogna organizzare i lavoratori, non pretendere di metterli sotto tutela dall’alto e da lontano. E per organizzare i lavoratori della “gig economy” non ci vuole “gig robot” né qualche funzionario dell’Anas. Ci vorrebbe qualche sindacalista.

Ecco perché, quando il dottor Sbarra dell’Anas parla a Labor Tv, manda i suoi comunicati all’Ansa o si fa intervistare dal Diario del lavoro su quel che è già stato fatto a livello politico sulla questione dei rider dalle regioni e dai comuni, o chiede di discutere queste misure con Di Maio, il ministro non perde neanche il fiato per mandarlo a quel paese.

Perché il nostro “gig robot” comunica molto, ma non rappresenta nulla.

E perché è finito il tempo in cui si alzava il telefono e si parlava col ministro. O col sottosegretario, o col presidente di commissione. Ora è tornato il tempo, ed è bene che sia tornato, in cui parli solo se hai ancora il consenso di chi vuoi rappresentare.

È per questo che una Cisl affidata al tandem signora Anna Maria-dottor Sbarra dell’Anas non riuscirà mai ad andare alla velocità necessaria per stare al passo dei rider. Solo che, invece di accelerare, pensa di far rallentare gli altri soggetti per farsi riconoscere la rappresentatività necessaria ad avere un ruolo contrattuale, e così altri enti da gestire ed altre entrate a prescindere dalle iscrizioni e dal consenso dei lavoratori.

Ed altre polizze assicurative da far stipulare, a maggior gloria di Aletheia.

 

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15 Commenti - Scrivi un commento

  1. Lo stradino sa solamente leggere le cose che gli scrive qualcuno. Senza le cose scritte nemmeno riesce a ciarlare e quindi cosa volete che faccia con le categorie di lavoratori che necessitano di essere tutelati. Poi oggi senza punti di riferimento o amici certi in politica uomini come Sbarra sono destinati a perire, sempre politicamente parlando, e a perdere solo i lavoratori e le famiglie che un giorno si vedranno difesi da questi ignoranti in materia sindacale.

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  2. Dopo la trattativa sulla vertenza Telecom, comunicati trionfali di Di Maio che si è intestato il successo (!?!?) dell’accordo raggiunto ed ha aggiunto:” Ora l’accordo passa per il referendum tra i lavoratori “!!! ma questa non è una prerogativa sindacale ed i referendum non li organizza il sindacato ?

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  3. State sicuri che se la postina trovasse qualcuno del nuovo governo e/o della nuova compagine politica che le desse un minimo di spazio … opla’ ! … la cisl diventerebbe … giallo – verde … un sindacato giallo lo e ‘ già da tempo purtroppo ! E l’ Assordante silenzio che la cisl sta tenendo su argomenti fondamentali sia del lavoro che dello stato sociale la dice lunga con quali personaggi abbiamo a che fare ..

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  4. Che siano in cerca di nuovi padroni è fuori dubbio il problema è che i potenziali ed abituali padroni fino al 3 marzo giocavano la loro stessa partita e parlavano lo stesso linguaggio, pertanto il salto della quaglia era possibile in qualunque situazione e con qualunque partito. Stavolta però la sfortuna (per loro), anzi no il popolo ha voluto dare una svolta, radicale mandandoli a casa tutti in un solo botto. Capite bene che tranne i vincitori tutti gli altri partiti, sindacati, stampa (èlite dominanti) si sono trovate come si suol dire in mezzo ad una strada senza ne arte ne parte nel senso che non sanno che pesci pigliare perchè tutti sappiamo come venivano selezionati ovvero in modo inversamente proporzionale alla capacità di intendere e di volere e direttamente al servilismo. Qualità quest’ultime che servono a poco per riconquistare i favori dell’elettorato.
    Ergo si prospetta, per lor signori un lungo purgatorio che non so quanti saranno capaci di affrontare. Certo non dimentichiamoci che hanno la faccia come il……e se San Pietro riuscì a rinnegare in una notte tre volte Gesù vi lascio immaginare di cosa saprebbero essere capaci questi autentici………. Penso che alla fine il cinese aveva ragione a pazientare sulla riva del fiume come pure noi. Lo so è una magra consolazione vederli storditi e rimbambiti più di quando fosse prevedibile però cerchiamo di non fare gli schizzinosi e godiamoci la tanta polvere e sottomissioni unite ad autentiche umiliazioni che dovranno subire per cercare di stare a galla. Come diceva un vecchio carosello questo è un giorno di letizia per i frati e lo convento tutto Vedere nella polvere il nome di siffatti personaggi che si sono venduti quel poco di industrializzazione fatta nel dopoguerra che ci aveva portato ad essere la quarta/quinta nazione più industrializzata del mondo ed oggi, dopo pochi lustri del loro tradimento, come siamo ridotti in braghe di tela al punto che circa 2 milioni di ex contadini passati alle fabbriche oggi sono ritornati alla terra e sono stati ancora fortunati.

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  5. Si il tempo della telefonata al Ministro è terminato, vista l’inutilità dei confederali il nuovo corso gialloblu preferisce parlare direttamente con i lavoratori, saltando quindi il livello sindacale che, ahnoi, rappresenta le varie e complesse problematiche in modo generico, per cui tanto vale cercare di andare al sodo prediligendo il confronto diretto con i lavoratori. Bentivogli potrebbe essere la luce in fondo al tunnel, tuttavia tale luce diventa sempre più flebile quanto più il segretario sposta il dibattito sul piano politico allontanandosi dai temi prettamente sindacali, come se volesse spostare l’attenzione per coprire le mancanze della cisl tutta.
    Quanto al Dott. Sbarra dell’Anas, ma chi è costui? Non vale nemmeno l’energia di scrivere un commento in merito e tantomeno nel merito.
    Buonanotte ai veri cislini
    P.s : a me cmq la postina non ha mai recapitato la lettera di fine maggio…. si sarà persa nel vuoto.

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  6. Gli intermediari, da che il mondo e mondo, sono sempre stati dei PARASSITI che hanno vissuto sfruttando gli altri, nel nostro caso i lavoratori. Sono stati tanto egoisti ed ingordi da vendersi il mondo del lavoro che, a parole, dicevano di voler difendere. Dimostrandosi: omm’ e nient’ ovvero la vera feccia dell’umanità.

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  7. Ma quale Bentivogli! Se fosse stato un vero leader lo avrebbe fatto vedere congresso confederale quando doveva elevarsi a capo di una lista di minoranza per far capire alla Furlan e compagnia bella che in cisl c’è ancora la democrazia e non la dittatura. Ha perso un treno che non passerà più.

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    1. Non sono convinto delle accuse rivolte al Segretario generale Fim Bentivogli per non avere – come spesso alcuni dicono – lui capeggiato una lista di minoranza all’ultimo congresso Cisl.
      Se così fosse allora bisognerebbe mettere sotto accusa tutti coloro che negli ultimi 25 o 30 anni, pur non condividendo nulla o quasi nulla delle gestioni Marini, D’Antoni e Bonanni, se ne sono stati silenziosi nella loro personale tranquillità pur sofferta.
      Non ricordo leader delle grandi categorie e tanto meno delle Unioni Regionali e delle grandi Province alzare la voce verso chi gestiva il potere in Cisl da via Po. Difficile dimenticare il periodo Dantoniano.
      La luce non si è spenta con Bonanni. Lui apparteneva alla stessa scuola che ha comandato in Cisl da Marini in poi. Soltanto Pezzotta vi fu estraneo e infatti fu messo in condizione di abdicare. Non c’era posto per la sua onestà morale e politica…
      Che poi la signora dai vetri opachi abbia compiuto l’opera nel peggiore dei modi e con la complicità di pessimi sodali è incontestabile e la desolazione è sotto gli occhi di tutti coloro che non sono accecati dalla complicità.
      Una opposizione o una minoranza fatta di idee si può fare soltanto se esistono ancora le minime condizioni per un confronto democratico. Nel tempo della grande ipocrisia targata FNP e FP non c’è spazio per gli eroi e neppure per le persone per bene.
      Sarebbe come pretendere di far fiorire un giardino da una gettata di cemento armato.

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  8. Secondo il criterio di classificazione degli uomini usato da TOTO’ gli uomini si dividono in uomini e caporali e con tutta la buona volontà di questo mondo non si può certo considerare il Marcolino un Caporale

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  9. A proposito di Robot
    Dal fatto quotidiano di ieri riprendo l’articolo che segue
    LiICENZIATO E SOSTITUITO DA UN ROBOT, COSA PUO’ FARE IL LAVORATORE. F. Montoro*
    Il tema delle scomparsa di posti di lavoro a causa dello sviluppo tecnologico è da tempo trattato, anche su questo blog.

    Il caso che ci offre lo spunto per una ulteriore riflessione è quello di Osmu, operaio di 61 anni, licenziato perché dichiaratamente e specificamente sostituito da un robot. Il licenziamento è peraltro avvenuto dopo 30 anni trascorsi nella stessa azienda, presso cui, nel 1991, ha perso anche la mano destra sotto una pressa.
    L’impresa invoca il giustificato motivo oggettivo, il cosiddetto licenziamento economico. Nella lettera di licenziamento si legge: “Lei è addetto al posizionamento delle paint cup, ossia dei tappini provvisori sui fusti prima del processo di verniciatura degli stessi. La nostra società, in seguito a una riorganizzazione aziendale e ottimizzazione dei processi produttivi, in data 23 febbraio 2018 ha installato una macchina, denominata Paint cap applicator, che svolge in automatico il medesimo lavoro sino a oggi da lei svolto. E’ stata così soppressa la sua posizione lavorativa”. Inoltre: “Abbiamo valutato la possibilità di assegnarla ad altre mansioni (…). Purtroppo non è stata reperita alcuna, posizione lavorativa vacante (…)”.
    Quindi riduzione del personale umano sostituito, come dichiarato nella lettera, da una macchina: ragioni di efficienza, di costi, di utili. Senza alcuna concreta attenzione ai risvolti umani, etici, sociali. Per di più nei confronti di una persona che proprio in quella azienda ha subito la sua disabilità. Su questo punto torniamo poi.
    Sul piano strettamente normativo, il dibattito sulle motivazioni che l’impresa deve addurre e provare affinché si possa considerare legittimo un licenziamento oggettivo, alla luce delle normative vigenti e delle interpretazioni della Cassazione, non è semplice. Tutti d’accordo nell’ispirarsi ai principi costituzionali. Quando si tratta poi di declinarli nel caso specifico sorgono interpretazioni diverse.
    In linea di massima si può dire che il datore di lavoro deve motivare il licenziamento con una effettiva riorganizzazione, il relativo collegamento funzionale della posizione soppressa e l’impossibilità di ricollocare il lavoratore ad altre mansioni (tutto poi da dimostrare). Delicato e controverso il punto sulle finalità della riorganizzazione. Legittima solo se necessaria a “fronteggiare difficoltà economiche non contingenti” o anche “per una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività dell’impresa”?
    Vincenzo Martino, vicepresidente dei Giuslavoristi italiani, spiega che la decisione con cui gli ermellini hanno sdoganato l’aumento della redditività come “giustificato motivo” per lasciare a casa un dipendente non è una novità assoluta. Ma “rispecchia un clima sfavorevole”. Secondo Umberto Romagnoli resta maggioritaria un’interpretazione più restrittiva, ma “l’ascesa di questo filone rischia di facilitare l’aumento di casi limite”
    PERDONATE L’IGNORANZA:
    MA IL SINDACATO – NEL NOSTRO CASO LA CISL NON E’ DI QUESTO CHE DOVREBBE OCCUPARSI A TEMPO PIENO ??????? ED INVECE!!!!!

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  10. Nella mia lunga militanza nella Fisba e poi nella Fai ho sempre vissuto un doppio sentimento verso le Federazioni della industria, Fim e Flerica (si chiama ancora così ?) : invidia e poca stima di certe loro pretese di superiorità esibite per tanti anni.
    Ricordo uomini di livello ma troppo pieni di sè: per esempio bresciani e veneziani a capo della Fim poi evoluti a fare i professori o i sottoministri.
    La stessa FAT si sentì sempre alquanto orfana di quello che mi pare di ricordare fosse il cosiddetto Coordinamento industriale: il ramo nobile della rappresentanza che tra tanti veri leader annoverò persino un certo D’Antoni che si gloriò pure di essere stato dirigente della Fim siciliana… Poi venne avanti con Marini il sangue blu dei tanti rami del pubblico impiego e cominciammo a vergognarcene.
    Oggi tra tanto marcio sottobosco e fradici tronchi e ramaglie spezzate c’è poco da salvare tra via Po e dintorni.
    Però condivido chi, pur con le giuste e misurate riserve verso il segretario della Fim, lo considera una delle persone di cui non ci si deve vergognare anzi… Non è il dio Marte ma neppure un piccolo famiglio di questa grande abbuffata che è diventata la Cisl (Confederazione e Federazioni ad ogni livello) dalla Sicilia al Piemonte.

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  11. Se il meno peggio sono:lo stradino. la Jena ridens, il generale medico in pensione ,la Giovannona sventura e via dicendo; non riesco ad immaginare il peggio di tanta munnezza
    Il Cantoniere

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