Il mondo sta cambiando

La Repubblica di oggi riporta un paio di notizie significative.

A pagina 25 si legge la notizia che Leonardo Del Vecchio ha fatto come Sergio Marchionne: via Luxottica dalla Confindustria. O, per essere più precisi, via dai livelli orizzontali territoriali di rappresentanza, giudicati inutili, mentre rimane l’adesione all’organizzazione verticale di settore. Dove si parla di cose concrete.

A pagina 26 si racconta di un accordo nell’hub Carrefour di Santa Palomba, vicino a Roma. Cioè di un mondo del lavoro che è al tempo stesso nuovo e antichisimo, nel senso che si lavora molto con le mani e con la schiena anche nell’era del “4.0”. Un accordo in una realtà difficile da sindacalizzare perché si tratta di immigrati provenienti da paesi diversi, che parlano lingue diverse e che operano in un settore dove i sindacati tradizionali, ufficialmente fortissimi, sono quasi irrilevanti (d’altra parte se gli iscritti li fai con gli enti bilaterali e i servizi, chi te lo fa fare di andare dove c’è da lavorare?). Un accordo raggiunto, par di capire dall’articolo , dai Cobas e in rottura con la Cgil, cioè con il mondo del sindacato tradizionale.

Intanto, dai risultati parziali per le Rsu nel pubblica impiego e nella scuola, par di capire che siano stati cresciuti sindacati autonomi e professionali che hanno contestato i contratti appena sottoscritti.

Forse sono solo notizie sparse, e fatti marginali. O forse il mondo della rappresentanza sta cambiando, e chi non lo capisce in tempo, perché distratto dall’amministrazione di enti e fondi, rischia di restare spiazzato.

 

Condividi il Post

8 Commenti - Scrivi un commento

  1. ALLA LUCE DELL’EPILOGO POLITICO CHE IL PRESIDENTE MATTARELLA HA PROSPETTATO AGLI ITALIANI possiamo dire che lo svolgimento della crisi, comunque, un risultato importante l’ha già raggiunto ed è quello di avere consegnato alla storia la certezza di ciò che finora tutti stentavamo a credere. Tanto era grave.
    Mi riferisco al fatto che, dal comportamento tenuto da tutta la classe dirigente italiana, compresa la nostra sindacale, salvo qualche mosca bianca e i due partiti marchiati di populismo da alcuni, ed onorati per lo stesso motivo col voto da tanti altri.
    Il loro comportamento, ma meglio sarebbe dire la loro totale assenza anche fisica, da qualsiasi dibattito è la prova provata che avendo venduto l’Italia e il suo popolo alle multinazionali, in cambio dei famosi trenta denari e per questo degradati da caporali a servi, oggi possono e vogliono solo tacere, temendo la vendetta del padrone. Dunque ora che ogni dubbio è fugato, auguriamoci che il nuovo che avanza riesca a resistere ai potenti condizionamenti che dovranno sorbirsi .

    Reply
  2. Non è soltanto un rischio quello del sindacato di restare ai margini del diritto contrattuale e della missione di giustizia sociale. È già una realtà. Basta vedere i contratti finti del pubblico impiego e della scuola che dovrebbero causare vergogna su facce di bronzo, rotte invece a ogni mistificazione. Senza dimenticare i contratti inattendibili del commercio e dell’agricoltura sbeffeggiati dalle aziende associate alle confederazioni padronali mediante caporalato e lavoro nero.
    Lo abbiamo già scritto e letto più volte: fin quando gli enormi proventi dei fondi sanitari e dei fondi bilaterali per la finta formazione professionale ingrasseranno padroni e sindacati non importerà niente a nessuno di fare contratti veri e di farli rispettare. Organizzazioni come Confcommercio Confartigianato e Coldiretti invocano ogni anno di aumentare i flussi migratori non perchè mossi da compassione verso le miserie del terzo mondo, ma per avere sempre maggiori disponibilità di disperati che accettano di fare lavori nelle note disumane condizioni che, dicono ipocriti, gli italiani non vogliono più fare.

    Reply
  3. Nella mia azienda anche se di modesta dimensione ma per metà dipendenti iscritti alla cisl, attendiamo da oltre un anno un’assemblea sindacale per discutere dei nostri problemi che sono davvero tanti. Abbiamo saputo che i segretari sono occupati a discutere di potere , di soldi, di sedi, di tutto tranne che di noi che li foraggiamo mensilmente. Diteci voi se è possibile rimanere ancora iscritti a questo tipo di sindacato….

    Reply
  4. Sommando la lettura dei primi due interventi a “il mondo sta cambiando” mi è sorto un dubbio atroce per non dire certezza. Per anni abbiamo assistito ad un distacco continuo e crescente della dirigenza sindacale (in particolare confederale) CISL da quella che comunemente si chiamava base, fino al punto di viaggiare su direzioni diametralmente opposte). Tutto finiva sempre con una condanna per gli iscritti: ignoranti, conservatori e retrogradi ed incensata ai personaggi che pro-tempore ricoprivano la carica di dirigente sindacale considerandosi in tutto e per tutto alla pari dei manager di professione, anche loro hanno messo su Holding, società nel Lussemburgo, costituite società di vario genere e via discorrendo. Dirigenti che proprio in virtù di queste alte considerazioni si sono ritenuti in dovere di pretendere gli stipendi denunciati da Scandola.
    Così per qualche decennio e forse più, oltre al danno ci siamo beccati pure la beffa di passare per autentici cretini che non capivano i tempi moderni fatto di brandy, manager, finanza, servizi ecc. altro che il vecchio sindacato di lavoratori con tutti i problemi che quotidianamente vivevano.Questi si sono tanto immedesimati nel ruolo da fare di tutto pur di non perderlo (anche vendersi il lavoro e i lavoratori) come evidenziato nei due interventi. Ma la cosa veramente grave di tutta la faccenda è che se il teorema sta in piedi allora vuol dire che le società dei servizi e gli enti bilaterali sono stati la contropartita alla deindustrializzazione che si andava a realizzare e che doveva garantire loro di sopravvivere da Lord inglesi comunque. Ma così c’è la premeditazione ovvero i reati se ce ne sono stati sono premeditati il che aggrava enormemente le loro colpe allargando enormemente i margini d’intervento d’ufficio della magistratura.

    Reply
    1. L’ anonimo del 12 maggio ore 19.30 ha centrato l’argomento : la premeditazione nel disarmare la vertenzialità e la costituzione di società matriosca sono iniziate negli anni novanta quando grazie a Marini la Cisl fu occupata da gente che con la sua storia non c’entrava nulla.
      Arrivarono manager addetti al gioco in borsa e i grandi azionisti della FNP e della Funzione Pubblica che costruirono il proprio potere economico e i loro insulsi privilegi ereditati oggi dagli inquilini della casa di vetro. Con le deleghe dei pensionati in gita permanente, continuano a sostenere le bandiere ammainate di un Sindacato che si parla addosso. Intanto operai, impiegati e pensionati se grattano, come si dice a Roma.

      Reply
  5. Bruno della Calce · Edit

    Il livello sindacale confederale va abolito. Non serve più in un Paese cambiato che è saggiamente insensibile, persino giustamente indifferente ad accorati discorsi su ogni aspetto dello scibile umano, BASTA con interventi su tutto lo scibile umano: dai temi della immigrazione, della questione femminile, dagli incidenti sul lavoro con il seguito di accorati e strazianti appelli, sull’innovativo ( si fa per dire) modello contrattuale per finire con la pace del mondo. OGGI SI PARLI SOLO DI LAVORO E DI CHI E COME RAPPRESENTARLO. IL SINDACATO è soggetto che rappresenta il lavoro . Esso deve SCIOGLIERE IL PATTO CONFEDERALE E RIFONDARSI PONENDO LE SOLE CATEGORIE A RAPPRESENTARE IL LAVORO eliminando quel livello orizzontale supplementare, superfluo, oggi in caduta libera.. Non abbiamo bisogno di taumaturghi, di leader ormai non più carismatici. Si è chiusa una epoca. Prima se ne convincono meglio sarà per tutti quelli che oggi lavorano senza esser rappresentati perchè il lavoro non lo conoscono più. Esso è cambiato e non si sente nulla nulla nemmeno un vagito di novità. Prova ne sia che alcune riforme importanti organizzative si assumono senza nemmeno informativa ai sindacati. il sindacato confederale italiano è out, come un pugile suonato che fa finta di stare sul ring . Scomparsi dall’etere se non qualche secondo di videata.. L’ultimo penoso contratto pubblico che nemmeno il Brunetta dei tempi raggianti avrebbe osato proporre è oggi realtà firmata e che al di là dei trionfalismi di facciata, vede le sigle autonome incalzare pesantemente la realtà del mondo del lavoro. C’è stato un momento in cui abbiamo temuto che parlare male del contratto potesse integrare fattispecie criminose…( qualcuno ipotizzava la lesa maestà) . Io, per fortuna già espulso per aver osato profanare il tempio del consenso e dei nominati non eletti, ho temuto che potesse accadere anche ad altri soggetti che si sono lasciati scappare qualche incauto commento sui sociali. L’oscuramento dei social come misura sarebbe auspicabile ( meno traumatica dell’olio di ricino). Condivido l’editoriale in cima a questo post. . Vorremmo esser rassicurati ( e non solo esser…ehm…A-S-S-I-C-U-R-A-T-I) che qualcuno finalmente metta mano all’obbligo di registrazione dei sindacati ex art 39 secondo comma cost. e inviare mail a tale proposito…magari qualcuno prima o poi mette mano. Vorremmo vedere un azzeramento completo e una rifondazione ( la riforma del sindacato che se la fa in casa è una pietosa bugia) . Non è più il tempo delle parole garbate e delle attese rispettose. Se la seconda Repubblica come si sente dire è finita, lo è anche per i riti e le raffigurazioni plastiche dei quadretti e delle litanie confederali…almeno si spera.

    Reply
  6. Sante parole Bruno, anche perchè In un modo capovolto come è stato ridotto ‘Italia; che senso hanno i Mìmorti che camminano come partiti, e dunque la politica ideologica come pure i sindacati?
    A me pare che l’italia, come Stato, ha conservato solo il nome perchè di fatto è ristornata “l’espressione geografica di sempre”. Basta pensare che si continua considerarla una- res pubblica- (potere al popolo NO POTERE ALLA FINANZA)) fondata sul lavoro (scomparso e sottopagato); che deve assicurare una vita dignitosa ai cittadini (!!!!!!!!!) Quando grazie ai nostri professionisti politici e sindacali siamo ridotti nello stato che tutti riscontrano ogni giorno. con uno stato sociale ridotto ai minimi termini ed in larga parte privatizzato
    Temo che continuando a vendere fumo (falsità) prima o poi la storia presenterà il conto ai supermanager che non vogliono mollare l’osso neanche di fronte all’evidente bocciatura dell’elettorato

    Reply
  7. SE QUESTO E’ UNO STATO A RIDATECI L’ITALIETTA
    Il seguito è tratto Da un’articolo di Marro del Corriere della sera
    L’Italia si svuota: raddoppiano i laureati in fuga all’estero
    Il nostro Paese spende circa il 4% del Pil (stime Ocse) per l’intero ciclo di istruzione dei suoi cittadini: quasi 69 miliardi di euro, pari a circa 20 volte la famigerata Imu-Tasi sulla prima casa abolita qualche anno fa. Nel 2016 il saldo migratorio dei giovani laureati italiani non solo è negativo, con la perdita di circa 10mila “cervelli”, ma rappresenta quasi il doppio di quello registrato nel 2012: il rispettivo tasso risulta pari a -4,5 per mille laureati residenti (era -2,4 per mille quattro anni prima). Rispetto al 2015 il tasso è in ulteriore diminuzione». Il nostro Paese vede così proseguire la perdita di giovani altamente qualificati, con competenze specialistiche e skill avanzati. Cosa significa tutto ciò per un’Italia che investe il 4% del Pil in istruzione ma è incapace di trattenere i talenti che ha formato? «Questi dati ci restituiscono il quadro di un Paese nel quale il capitale umano maggiormente qualificato, formato grazie a un cospicuo un investimento dello Stato e delle famiglie, che potrebbe essere motore di innovazione e portatore di creatività, viene ad essere in parte perduto» le stime più recenti fornite dall’indagine Istat sulle forze lavoro non sono incoraggianti: dopo una lieve crescita, tra il 2015 e il 2016 il numero di giovani laureati stranieri residenti in Italia non ha presentato variazioni significative. Un pessimo segnale sul fronte dell’innovazione e della competitività del Paese, ma anche su quello del gettito fiscale e della sostenibilità del sistema previdenziale
    Sud, doppiamente colpito dalla fuga di cervelli (sia al Nord che all’estero). «È soprattutto nel Mezzogiorno che la perdita di talenti è particolarmente critica e rischia di influenzare negativamente il benessere e la sua sostenibilità – concludono le due ricercatrici Istat : essa infatti non è solo un sintomo di una carenza strutturale di adeguate opportunità lavorative, ma si traduce a sua volta nel perdurare di uno stentato sviluppo del tessuto produttivo».

    Reply

Commenti