Il sondaggio di oggi e quella lettera di tre anni fa

Il Messaggero, quotidiano romano di proprietà del signor Caltagirone, si è esibito in questi giorni in una finta degna del grande Garrincha. E la signora Anna Maria c’è cascata come un modesto terzino di periferia.

Sabato scorso, un fondo di Luca Ricolfi sulla prima pagina del quotidiano di Caltagirone aveva parlato dei sindacati come di una delle poche realtà del nostro paese capaci di continuità, almeno come sopravvivenza, nell’epoca dell’ondata che sta travolgendo la politica.

Il giorno dopo, la signora Anna Maria è intervenuta sullo stesso giornale per dire che sì, il sindacato resiste e gode di grande fiducia. Come confermerebbero anche i dati sulle elezioni delle Rsu (che però, a quel che ci risulta, non si conoscono ancora). E se lo scrive anche Luca Ricolfi sul quotidiano di Caltagirone che i sindacati resistono meglio dei partiti, dev’essere proprio vero!

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Stamattima, festa del Primo maggio, il quotidiano di Caltagirone pubblica però un sondaggio che rovescia tutto: la fiducia nei sindacati crolla al 17 per cento. Mentre invece nella funzione dei sindacati, cioè in quello che devono fare ma non in quel che sono, la fiducia è più alta, il 42 per cento. Insomma, molti pensano che di sindacato ci sia bisogno, e qualcuno crede ancora che in qualche modo i sindacati esistenti sia meglio averli che non averli. Ma se chiedi se i sindacati come sono vanno bene così come sono, quattro su cinque dicono di no.

vuol dire sfiducia

Insomma, con il fondo di Ricolfi, il Messaggero ha lanciato un messaggio favorevole ai sindacati, la signora Anna Maria lo ha rilanciato dicendo “è vero, la gente si fida di noi”, e invece poi il messaggio finale era l’opposto. Il terzino è andato da una parte, il pallone e l’attaccante sono passati dall’altra.

[Detto fra parentesi: l’articolo di Ricolfi evocava, a proposito della funzione dei sindacati confenderali e della loro permanenza, le posizioni sulla legge Fornero o la richiesta di ripristino dell’articolo 18. Ma se uno va sui siti della Cisl non trova molte notizie su quale sia il giudizio dell’organizzazione su queste vicende. È molto più facile trovare notizie di convenzioni, servizi e assicurazioni varie].

Ma cosa c’è poi di tanto sorprendente in questo sondaggio. Quale fiducia può avere anche chi, come noi, crede che il ruolo dei sindacati sia non solo importante ma prezioso ed essenziale, se a guidare la Cisl ci sono Nostra signora delle Poste e il dottor Sbarra dell’Anas? Chi, al di fuori della cerchia dei beneficiati, affiderebbe loro qualcosa di importante o comprerebbe da loro la proverbiale auto usata?

Il Primo maggio 2015, Fausto Scandola rendeva pubblica la sua denuncia inviando ai membri del comitato esecutivo della Cisl la lettera in cui aveva chiesto alla signora Anna Maria di dimettersi perché i suoi redditi, superiori alle indicazioni del regolamento confederale, non erano compatibili con la funzione di rappresentanza che le era stata affidata. Per questo venne espulso dalla Cisl. Non sappiamo quanti di coloro che hanno risposto al sondaggio conoscevano questa storia, in particolare fra i molti che giudicano necessario il sindacato ma disistimano quello che oggi il sindacato italiano è. Evidentemente però c’è molta gente in Italia che ha capito con chi abbiamo a che fare senza neanche aver avuto bisogno di conoscere la vicenda di Fausto.

Ad ogni conto, ripubblichiamo quel documento. E ci chiediamo se dare una risposta diversa dall’espulsione dell’autore avrebbe aiutato la Cisl a dare di sé un’immagine capace di ispirare maggior fiducia.

Al Segretario Generale
CISL Nazionale
Annamaria Furlan

Via Po 21
00198 Roma
RACCOMANDATA A/R

Oggetto: Richiesta di dimissioni per incompatibitità morale e etica con chi rappresentiamo.

Cara Furlan,
mi presento: sono un pensionato iscritto alla FNP CISL di Verona, ed alla CISL ininterrottamente dal 1968; il mio reddito complessivo, anno 2013, è di 54.125,00€.
Mi considero un pensionato fortunato, per la mia buona pensione, certamente superiore alla media dei pensionati e di molti lavoratori dipendenti italiani.
Oltre che aderire come socio alla CISL, mi sento parte di questa indispensabile Organizzazione Sindacale, nel panorama italiano e per i lavoratori e pensionati di questo nostro Paese.
Sono profondamente indignato, non ritengo MORALE, ETICO, GIUSTO l’utilizzo che i Dirigenti di questa Organizzazione fanno delle risorse provenienti dalle adesioni dei lavoratori dipendenti e dei pensionati al minimo, e/o con pensioni medie di 7-800€ al mese (per la verità anche per valori un po’ più consistenti, in possesso di comuni mortali) che mettono i propri contributi a disposizione dell’Organizzazione Sindacale e nelle mani del suo gruppo dirigente, che li usano per i loro compensi e per costruire pensioni super, o per attività finalizzate ad interessi personali e non per coloro che rappresentiamo (difficilmente qualificabili e compatibili con un Sindacato).
Di certo siamo di fronte ad un sistema immorale, non a singole eccezioni di qualche dirigente inadeguato: sono troppi i casi di mia documentata conoscenza di dirigenti che superano anche i 250.000,00 € di reddito; se lo ritieni posso dartene conto. Dirigenti che al massimo si spostano, pensionati o no, ma nessuno imbocca l’uscita: vengono ricollocati, mantengono od aumentano i compensi, quando invece dovrebbero andare a fare i pensionati altrove, o ritornare nei posti di lavoro, o cercarsi qualche altra attività.
Alla faccia dello scandalo dell’immorale ex-Segretario Generale Confederale Raffaele Bonanni!
Tutto questo non lo ritengo compatibile con gli associati che si dovrebbero rappresentare. Il Paese è in difficoltà, gli stipendi e le pensioni sono fermi da anni, nelle famiglie i figli sono senza lavoro e prospettiva, i lavoratori e i pensionati finanziano con le loro adesioni questo Sindacato, ed assistono a questi sprechi di risorse, autentica offesa ai nostri disagi.
Serve rompere il sistema, per portare i nostri dirigenti compatibili ed in sintonia con chi rappresentano: gli iscritti.
Non è giusto confondere la linea politica dell’Organizzazione con il comportamento censurabile del proprio gruppo dirigente.
Questa nostra CISL ritengo vada riformata, MORALIZZATA: dobbiamo cambiare profondamente, specie soprattutto nel gruppo dirigente. Dobbiamo fare entrare in questa organizzazione l’ONESTÀ, la TRASPARENZA (dall’alto verso il basso, e dal basso verso l’alto), la RESPONSABILITÀ, far pagare a chi usa l’organizzazione per la propria pancia!
Servono ricambi veri dei dirigenti, e questo è indispensabile anche negli Enti CISL, nelle Associazioni della CISL e nei Servizi CISL.
Di tutto questo non ti sei accorta, troppo integrata e interessata al mantenimento del sistema. Cara segretaria, ti consiglio di dimetterti con urgenza.
Rimango in attesa dei tuoi movimenti, per capire dove rivolgermi per ottenere la rottura del sistema.

Distinti saluti,

Fausto Scandola

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12 Commenti - Scrivi un commento

  1. Dalla denuncia di Fausto ad oggi la cisl ha fatto tanta strada PURTROPPO NELLA DIREZIONE OPPOSTA a quella dei lavoratori iscritti e non confermando tutte le previsioni peggiori previste dal Compianto Fausto.

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  2. Dopo che qualcuno ha ascoltato sbarra stamattina in tv parlare di morti sul lavoro la fiducia nei sindacati e’ scesa allo 0%

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  3. Ergersi a paladini della sicurezza loro che, i diritti dei lavoratori li hanno massacrati (sicurezza compresa) vendendosi per 4 denari larga parte della industrializzazione italiana e ricacciando, i più fortunati a fare i contadini, pizzaioli e camerieri o peggio i disoccupati è veramente il colmo.
    E’ proprio vero al peggio non c’è mai fine . Chi l’avrebbe mai detto, alla defenestrazione di don Rafele che i successori l’avrebbero ampiamente superato nell’indecenza e insignificanza.

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  4. Fin quando il sindacato avrà le facce di Barbagallo, Furlan e Camusso non avrà alcun ruolo nella società. Essi sono ormai soltanto amministratori di servizi (Caf patronati enti bilaterali) il cui compito è di essere esattori per conto di uno Stato avido e ingiusto e non promotori di riforme profonde di cui avrebbe bisogno l’Italia del lavoro, dei pensionati e delle imprese.
    Legge Fornero – la sbiadita vertenza fisco – il dimenticato sfascio della sanità – una strutturale legislazione per il lavoro dignitoso – una complementare regolazione tra ammortizzatori sociali e obbligatorio lavoro di pubblica utilità – una profonda riforma delle leggi e delle procedure inerenti le malattie professionali – una seria e cogente regolazione contrattuale sulla produttività attraverso la centralità o meglio la primazia della contrattazione di secondo livello sarebbero la piattaforma necessaria di un sindacato che volesse essere soltanto un sindacato.
    Invece assistiamo alle esibizioni comiziali di gente che con le radici del movimento operaio non ha nulla da spartire (Furlan e Barbagallo) o dimostra (Camusso) di rappresentarle soltanto ideologicamente o, peggio, con linguaggio di un arido burocratese.
    Se poi pensiamo al lavoro impiegatizio e intellettuale, questi signori dimostrano di esserne del tutto estranei.
    Non parliamo poi di tutto quel mondo di lato dei sindacati della cosiddetta area autonoma. Se i confederali sono distratti e autoreferenziali, questi ultimi si dedicano soltanto a raccogliere gli scarti di un frustrato populismo.

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    1. Che i sindacati odierni abbiano le facce di Camusso, Furlan e Barbagallo è desolante. Ma che una rivista della sinistra per parlare del lavoro nell’epoca della quarta rivoluzione industriale e della economia globalizzata senta il bisogno di intervistare Marini Pizzinato e Benvenuto conferma il vuoto di idee e di ideali di una sinistra affetta da inguaribili vertigini. Per non dire di certi giornalisti che non sapendo cosa scrivere interpellano chiunque, indifferenti se l’intervistato abbia qualcosa da dire o lo abbia mai avuto.

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  5. La questione è complessa. La sfiducia verso partiti, sindacati, istituzioni è un dato di fatto. C’è poco da controbattere. E’ giusta la considerazione che tanti ritengono la funzione del sindacato rilevante, ma la fiducia è pochissima ed in caduta libera da anni, anche se molti – per fortuna – non conoscono i retroscena qui svelati. Opporre i risultati della partecipazione alle RSU del pubblico impiego sembra una difesa d’ufficio ed è poco convincente. Intanto perché il test riguarda una categoria di lavoratori che, nonostante le penalizzazioni in termini economici e normativi degli ultimi anni, comunque hanno un lavoro, relativamente sicuro. In secondo luogo, la partecipazione ed i successi (hanno vinto tutti, come tutti gli anni – bastava guardare i siti della CISL., CGIL, UIL, USB etc. etc il giorno dopo le votazioni !!!!) sono dovuti al traino dei delegati di base, molti dei quali neanche iscritti ai sindacati, nei quali evidentemente i lavoratori hanno stima. A promuovere la partecipazione non è certo il carisma dei “grandi” sindacalisti o le idealità messe in campo. Quali sono i valori sui quali entusiasmare e mobilitare i lavoratori ? Quali sono le idealità ? Non se ne vedono tante in giro. C’è il passo dopo passo……. ma non basta. E poi non dimentichiamo che una gran parte dei lavoratori non si può neanche iscrivere al sindacato (parlo dei precari, dei dipendenti delle piccole aziende, dei dipendenti delle aziende al di sotto dei 15). Cosa pensano costoro del sindacato e della sua politica ? Certo, forse gli iscritti non diminuiscono tanto (anche se poi ci sarebbe da controllare i dati reali del tesseramento), ma il fenomeno è dovuto al fatto che i servizi sopperiscono (Caf, inas etc.) e recuperano il dato associativo. Cosa pensare poi dei pensionati ? finiti gli anni d’oro quando i dati del tesseramento indicavano numeri e aumenti stratosferici, oggi, dopo la pulizia degli archivi, la riduzione degli iscritti è impressionante e dovrebbe indurre i dirigenti sindacali a dare le dimissioni immediatamente. La partecipazione alle iniziative sindacali è ridottissima (nell’ultimo congresso FNP in qualche regione di mia conoscenza ed in qualche provincia, i pensionati che hanno votato ed hanno partecipato sono stati meno del 3% del totale !!). Molti non sanno neanche se sono iscritti al sindacato e quando lo scoprono si cancellano. Ecco perché non si mandano le tessere a casa….. C’è tanto da fare e da recuperare in termini di riscoperta dei valori e di conseguente aggregazione nel territorio. Solo così si potrà risalire la china !!! E la CISL e la FNP (nonostante i proclami e le autocelebrazioni) devono fare molto.

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  6. Ma quali sono le facce che vanno bene??
    Siamo poi così sicuri che la sfiducia al sindacato non sia una “maschera” di egocentrismo e menefreghismo sempre più latente??
    Chiaramente le responsabilità ce le hanno anche i sindacati ma non enfatizziamo troppo la sfiducia come momento di cultura e consapevolezza elevate!!

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  7. Una volta si diceva che una democrazia senza sindacati è debole fino al punto di non essere più tale. Direbbero i giuristi: il combinato disposto della crisi della politica e del sindacato certifica una rappresentanza di carta pesta nell’uno e nell’altro campo.
    I chierici di questa liturgia e i sociologi a libro paga, polemizzando coi critici, domandano, a difesa retorica del sinedrio, dove siano i migliori in questo palcoscenico e chi essi siano.
    Difficile dare loro torto perchè il male profondo in politica e nel sindacalismo(anche padronale) è la mistificazione, mala pianta da cui nascono e crescono le più ridicole dittature e il ballo excelsior delle bolle di sapone.
    Per chi ha militato per tanti anni nella più bella e credibile esperienza sindacale europea come la Cisl di Pastore, Romani, Carniti, Merli Brandini, Sartori e tanti altri il grande rammarico è vederla oggi non più promotrice di giustizia sociale, ma ancella inerte di una politica allo sbando e alla difesa di privilegi consociativi, consumati nelle merende confindustriali e padronali in genere mentre la povertà dilaga nel Paese anche tra quei lavoratori i cui contratti e le cui condizioni di vita dovrebbero essere la sua nobile ragione di esistere a Crotone come a Torino, a Bergamo come a Nuoro.

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  8. Il valore del sindacato è morto ucciso da chi usa lo stesso per non lavorare e mantenere una rendita. Ucciso da chi trae qualche beneficio a scapito di tutti. Ucciso dagli indifferenti che accettano questa situazione. limitandosi a scrivere chiacchiere su un forum non cambierà la nostra condizione

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  9. Bene bravo sette più anonimo delle 22.40. Ma dopo la tua pregevolissima analisi del…cosa proponi tu non l’hai mica detto. Tutti siamo bravi a pontificare e poi?

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