Chi l’ha vinto?

Qualcuno nei commenti chiede informazioni su come sono andate le elezioni per le Rsu nel pubblico impiego e nella scuola. Piacerebbe saperlo anche a noi chi l’ha vinto questo turno elettorale. Perché sul sito della Cisl leggiamo che ha vinto la Cisl, ma poi sul sito della Cgil ha vinto la Cgil, su quello della Uil leggiamo di grandi progressi della Uil e su quelli delle altre organizzazioni leggiamo numeri che dimostrerebbero il grande successo di altre organizzazioni.

Inutile poi andare a cercare i risultati sul sito dell’Aran, perché pare che ci vorrà ancora parecchio tempo.

Insomma, tutto come in politica, però molto più lentamente. E più confusamente.

A questo punto è necessaria un po’ di autogestione. E allora chiediamo a tutti non di dirici chi ha vinto su scala nazionale ma quali notizie certe sono state raccolte da ciascuno nel suo ambiente di lavoro o sulla stampa locale. Mandateci i numeri, se volete con un breve commento (più è breve e più sarà letto). E così ci potremo fare un’idea su cosa è successo senza dover aspettare i tardivi dati ufficiali e senza dover credere alle autocertificazioni dei concorrenti.

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24 Commenti - Scrivi un commento

  1. I vincitori che vuol dire tutti (secondo le loro stesse dichiarazioni) dovrebbero cortesemente RENDERE NOTI, PER IL CONFRONTO SERIO, I RISULTATI DEFINITIVI CERTIFICATI DELLA PASSATA CONSULTAZIONE DA confrontare coi nuovi e non imitare la politica raccontando frottole a gogò a secondo della propria convenienza.

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  2. Convengo con la richiesta di chi mi ha preceduto.
    Se tutti hanno vinto a cosa servono l’elezioni senza sconfitti?
    Qual’è l’organismo che deve controllare e certificare i risultati? Mi hanno detto che è l’Aran ebbene dopo una giornata di ricerche sono ancora qua senza risposta. Se qualcuno ne sa di più e lo socializza farebbe un po di chiarezza su quella che temo, sia una ennesima presa per il […] dei cittadini e della democrazia.
    Che fiducia si può dare a delle persone come i soggetti in gioco, dopo tutti i brogli e bugie che ci hanno propinato in questi anni e che, comunque sono solo la punta dell’Iceberg.
    Continuano imperterriti a considerarci e trattarci come degli incapaci di intendere e di volere.

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  3. Perchè affannarci a conoscere i risultati delle votazioni RSU nel pubblico impiego ? Esse dopo tutto sono arrivate troppo presto. Ancora non si sa chi andrà al governo e dunque in quegli ambienti di furbacchioni nessuno si muove salvo pochi illusi che credono ancora che il loro voto conti qualcosa.
    E però mi viene un dubbio : se sono veri certi risultati che dicono di una Cisl trombettiera, allora dobbiamo dedurre che il pur modesto principino di Pontremoli sia comunque più digeribile delle arroganze del Favero padovano… piacerà questo alla signora e al suo alfiere ?
    Oggi cantano il brindisi ma spesso accade che dopo si rompono i bicchieri.
    Costoro sanno servire bevande urticanti, per non esagerar dicendo, nel mezzo dei più esibiti festeggiamenti.

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  4. Con questi personaggi la democrazia è diventata una farsa perché viene usata per ammantare di democraticità i loro loschi traffici che oramai tutti hanno capito.
    Anch’io mi domando ma chi ha gestito queste elezioni e come con quali regole. Possibile che non si possono conoscere i risultati delle tornate precedenti e qual’è la procedura con cui si sono indette e svolte chi ne porta la responsabilità del controllo. Scommetto che sono i sindacati stessi.
    Spero che qualcuno smentisca con fatti queste mie supposizioni che temo fortemente siano la verità., anche perchè solo così si spiega l’assenza di sconfitti.

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  5. l’altra campana sulle rsu:
    LEZIONI RSU, SALE IL NUMERO DI ASTENUTI CHE NON DA FIDUCIA AI SINDACATI
    Analisi di Libero Tassella su Professione Insegnanti, sul numero di astenuti alle recenti elezioni per le RSU.
    1) Alla fine i voti complessivi saranno circa 850.000.
    2) I voti espressi saranno in più rispetto alla elezione del 2015, per l’aumento del personale della scuola (circa 60.000 voti in più).
    3) Il numero degli addetti rispetto al 2015 è stato però incrementato di 100.000 unità. (si cita il piano straordinario di immissione in ruolo di cui alla legge 107/2015).
    4) Il numero dei non votanti è quindi di 40.000 unità.
    5) La percentuale dei non votanti è di circa il 20% secondo la Flc Cgil, nazionale ha votato circa l’80% del personale. Essendo aumentato il numero dei votanti di 100.000 unità è cresciuto anche il numero di chi nella scuola si è astenuto dal voto.
    Abbiamo al momento notizie di 30 scuole dove non si è raggiunto il quorum del 50% + 1 e le elezioni dovranno essere ripetute tra trenta giorni.
    Il segnale di astensione dal voto per protesta contro i sindacati, pur considerando la particolarità di questo voto, ha lasciato il suo segno.

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  6. Trascorso un mese dal 31 marzo, chi ha notizie riguardo al tesseramento dei sindacati agricoli ? (chiamiamolo così…anche se in alcune province dovremmo chiamarlo “mercato delle vacche”, oggi come ieri e l’altro ieri perchè in questa finzione nessuno ha mai potuto dire io non sapevo o non c’ero…).
    In questo mercato il vincente è sempre la UILA del manager Mantegazza che detta legge per l’incapacità dei fanciulli Fai e le distrazioni di vecchi tromboni Flai. Si conferma infatti la caduta verticale della Fai e l’inesistenza certificata della Flai Cgil, priva ormai di idee e della dirigenza del passato, ma con intatta la supponenza dei nobili decaduti.
    Quanto alla Fai, dopo tre anni di trombettine e di clarinetti comizianti, di piccole donne et ommeni finti, qualcuno spera nell’usato sicuro Rota. Certo che risollevare le sorti politiche e organizzative della Fai, sedotta e violata da tanta mistificazione non sarà facile.
    Ma noi che pur dall’esilio continuiamo ad amare la sua storia e la sua bandiera facciamo gli auguri sinceri di buon lavoro a Onofrio. Che sappia avere occhio vigile e schiena dritta per dividere il grano dalle erbe infestanti e si liberi da coloro che fanno danni pure quando dormono.

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  7. Scusa anonimo delle 18:25 ma Rota non era quello che voleva chiudere la Fai per regalarla alla Filca perché deciso dal suo “amico del tempo” Bonanni? Oggi viene premiato a segreteraio generale della Fai perché voleva chiuderla? Quanti fatti che non tornano in questa gestione dittatoriale e di facciata… perché di concretezza non né vedo per nulla, nemmeno in Rota!!!

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    1. Mi permetto di inseririmi nella discussione per precisare: Rota voleva chiudere la Fai per regalarla alla Filca perché gli era stata promessa in cambio la segreteria generale in Veneto, poi ha sostenuto attivamente il commissariamento, ha collaborato in maniera più attiva di altri a licenziamenti ed epurazioni di padri di famiglia per ottenere che la Sbarra e la Furlan mantenessero la promessa fattagli da Bonanni. Poi in Veneto è successo quello che questo blog ha raccontato perché gli era stato promesso un posto nella segreteria confederale; in attesa di riscuotere, viene parcheggiato alla Fai.
      Rota non può essere la soluzione perché è parte del problema.

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    2. Mi permetto di rispondere…timidamente a coloro che mi rimproverano di essere tenero con Rota. Non condivido tanta acredine verso di lui e non ho alcun desiderio di farmi ricevere nella sua benevolenza. Ormai faccio parte di un’altra vita e so che in via Tevere nonostante Rota non ci starei per nulla a mio agio. Troppe erbe infestanti.
      Non condivido il giudizio che vorrebbe fare di Rota un Giuda. Nel sindacato e nella Cisl di gente in carriera ce ne sono stati e ce ne saranno sempre tanti. Chi è senza peccato… Non si può sempre dividere il mondo con l’accetta tra santi e demoni.
      Spesso anche quelli che dicono di avere alti ideali poi nel quotidiano inciampano in buche di piccoli egoismi. Dico soltanto : aspettiamo. Il tempo dirà se Onofrio meriterà o meno di essere considerato una cura o parte della malattia.
      Nel breve nemmeno Sansone potrebbe curare i mali profondi della Fai. Essi hanno metastasi profonde e la prima è l’ipocrisia, matrice del servilismo, costume di piccole donne e uomini e badanti.
      Una grande riforma organizzativa ancorata a una seria e rigorosa formazione sarebbero i primi capitoli di una cura ma temo che non gli permetterebbero di farla. In questa Cisl ormai il clima è oppresso da una cappa di piombo che non permette altro che gli applausi nord coreani e gallerie fotografiche selezionate dalle cameriere del principe.

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      1. Un altro anonimo · Edit

        Che Rota non sia un Giuda lo conferma il fatto che dopo non ha sentito alcun rimorso … sta di fatto che qualcuno si è trovato in croce e qualcun altro con la sua parte dei trenta denari in tasca. Perché lì di Giuda ce n’era tutta una cooperativa, e ognuno ha avuto la sua quota; ma Rota, che ama le posizioni di vertice, probabilmente ne era il presidente.

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        1. Invidio i puri che nessun dubbio li sfiora.
          Non difendo e non debbo ingraziarmi Rota del quale conosco pregi e limiti. Ho solo detto che non è il peggiore che potesse capitare. C’era di meglio ? A Roma nel bivacco di via Tevere ? Nelle Fai regionali ? Ovunque c’è più supponenza che competenza, poco di autorevole e tanta ipocrisia salvo rari casi di persone degne che ancora resistono…oggi come ieri d’altronde. Se penso a certi dirigenti degli anni ottanta, novanta e duemila…
          Giudizi tanto assertivi circa la sua complicità coi carriarmati in via Tevere li considero solo in parte giusti. Non è un guerriero ma dove sono gli eroi ? Certo, non si è dato fuoco come Jan Palach, ma quanti roghi si sono visti dal giorno del commissariamento nella conigliera della Fai ? verrò deluso ? Sarà un suo problema e io non potrò che convincermi una volta di più che la malattia è inguaribile…dovremmo concludere che il povero Scandola, che pure aveva molte ragioni, si sbagliava sul fatto

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  8. Memoria insulare · Edit

    I dati RSU sono rinvenibili sul sito Aran-accertamento rappresentatività….per il triennio 2016.18….per queste elezioni occorrerà aspettare…Ognuno continuerà a raccontare di avere vinto!

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  9. Dopo il doveroso ringraziamento alla memoria insulare, sempre efficiente ed ironica quanto basta; mi domando ma che senso ha ratificare i risultati dopo avere indetto le nuove elezioni per scadenza dei termini?
    Praticamente usando lo stesso metodo in politica il governo Gentiloni rimarrebbe in carica fino alle nuove elezioni.
    QUESTA E’ LA DEMOCRAZIA SINDACALE? annamo bene proprio bene. questo a Napoli l’appellano in tutt’altro modo certo alquanto colorito ma che rende appieno il concetto.

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  10. Questa è la realtà in cui ci ha precipitato la Iena ridens con i suoi bravi
    Eurostat, cresce il divario sociale. Sempre più poveri, sale la quota di reddito dei benestanti L’Eurostat per il 2016 conferma l’aumento delle differenze fra chi ha redditi più alti e chi invece fatica ad arrivare a fine mese. La fetta più povera della popolazione infatti nel 2016 poteva contare su appena l’1,8% dei redditi, mentre quasi un quarto del reddito complessivo andava ad appena il 10% dei cittadini Tweet – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Eurostat-cresce-il-divario-sociale-Sempre-piu-poveri-sale-la-quota-di-reddito-dei-benestanti-b94e6444-c7ff-4b64-afa5-4cd7c64c4e91.html

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  11. E’ SCOMPARSO IL LAVORO, IN PARTICOLARE QUELLO DI QUALITA’, E IL SINDACATO CHE FA ? DOV’E’ ?
    Con la sentenza emessa l’undici aprile scorso, il tribunale di Torino ha deciso che fare il fattorino per una societá di food delivery è un lavoro autonomo. I lavoratori non ci stanno, e promettono ricorso. Quella di fattorino non è certo un’occupazione nuova. Come non è certo una novità che i fattorini siano pagati a corsa o all’ora. La novità, come molti hanno sottolineato, emerge quando fare il rider diventa un’occupazione fissa, a volte addirittura l’unica fonte di reddito per un individuo o per un nucleo familiare in un’economia avanzata. È comprensibile, in quel caso, che certe condizioni contrattuali siano difficili da accettare.

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  12. Cgil, Cisl e Uil schierate contro il reddito di cittadinanza del M5s PERCHE’ ? MOLTI DICONO: PER NON PERDERE LA GREPPIA CHE TANTO FIENO DA LORO
    Per il presidente dell’Inps, Tito Boeri, lascerebbe solo macerie nei conti pubblici. Gli economisti, in coro, ne hanno dimostrato l’irrealizzabilità.
    l cerino è rimasto nelle mani dei 5stelle che lo hanno acceso (sapendo che sarebbe stata una potente arma di consenso elettorale). Il reddito di cittadinanza non trova (quasi) nessuno disposto ad avallarlo. Per uno che se ne intende come il presidente dell’Inps, Tito Boeri, lascerebbe solo macerie nei conti pubblici. Gli economisti, in coro, ne hanno dimostrato l’irrealizzabilità. Perfino il sindacato, di solito sensibile a ogni sussidio, lo boccia senza appello.
    Questo no dei sindacati è davvero uno schiaffo clamoroso per i pentastellati che vengono definiti «dilettanti allo sbaraglio» su temi delicati come il lavoro, la previdenza e le aspettative personali. Con la chiarezza che lo contraddistingue, Marco Bentivogli, segretario dei metalmeccanici Cisl, dice: «Non si può scambiare l’illusione per realtà ed abbracciare l’idea tutta californiana che un 10% di lavoratori iper-specializzati possa bilanciare il restante 90% che dovrebbero vivere con il reddito di cittadinanza. Questo rappresenta non solo un problema economico ma anche e soprattutto culturale ed etico».
    Quindi, dice Bentivogli, lasciamo stare, per favore, il reddito di cittadinanza e investiamo invece sulla concretezza della quarta rivoluzione industriale, che in Francia e Germania è già a buon punto mentre l’Italia è ancora indietro. Solo così verrà creato «vero» lavoro e si combatterà la disoccupazione senza nasconderla dietro la foglia di fico di un sussidio come il reddito di cittadinanza: «la digitalizzazione, e quindi l’Industria 4.0», afferma il sindacalista Cisl, «è l’unica chiave che può aiutare la gran parte del tessuto produttivo ad agganciare il motore di testa. Con buona pace dei luddisti del nuovo millennio, che credono che la tecnologia distrugga i posti di lavoro, mentre invece li crea. Secondo l’Istat, per esempio, negli ultimi tre anni le imprese innovative hanno aumentato le posizioni lavorative del 3,5%, cinque volte di più delle aziende non tecnologiche».
    Il sindacato dev’essere in prima linea nel contrastare la demagogia e il richiamo, forte ed esplicito, è al suo «collega», l’ex segretario dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, in corsa per succedere alla guida della Cgil al posto di Susanna Camusso: «Ci sono stati tempi d’oro del sindacato», dice Bentivogli, «ma sicuramente non sono questi. Landini, per esempio, fa solo denuncia, è un catodico, fa il sindacalista part-time. Bisogna studiare di più. Lui fa il bla bla rispetto a una retorica vecchia e morta, che chiamerei populismo sindacale».
    In effetti Landini è l’unico sindacalista possibilista sul reddito di cittadinanza: «Necessità di una discussione, ha senso ragionare e discutere. La Cgil ha chiesto da tempo di aprire la strada a forme di sostegno al reddito per combattere povertà e precarietà. Dal 2010 la Fiom propone il reddito di dignità. Il problema di fondo però è dare un lavoro a chi non ce l’ha».
    Un netto no alla proposta 5stelle, a nome di tutta la Cgil, arriva però da Susanna Camusso: «Il reddito di cittadinanza? Il grande problema è la creazione del lavoro, le politiche di sussistenza non possono che essere temporanee. Aggiungo che un dramma del Paese è che c’è sempre una risposta di breve termine, senza ragionare in prospettiva. Ma o cominciamo a guardare nella prospettiva che abbiamo davanti oppure nella logica del contingente vince chi penserà al reddito di cittadinanza e non al lavoro. Continuiamo a essere convinti che la cittadinanza è fondata sul lavoro. Non c’è dubbio che un cambiamento del lavoro come quello che si prospetta ponga il tema della continuità. Ma allora il tema non è il reddito di cittadinanza, ma quali sono le forme di continuità, che poi è il grande tema proposto dalla precarietà».
    Aggiunge Michele Azzola, segretario Cgil del Lazio: «Sul reddito di cittadinanza non siamo per nulla d’accordo, ma anche i Cinque Stelle hanno già corretto il tiro: ora parlano di reddito di continuità, un sostegno in caso di perdita di lavoro. La Cgil è invece favorevole a una riduzione d’orario, con la redistribuzione del poco lavoro che c’è su una base più ampia. Anche per riallinearci con Francia e Germania, dove si lavora 300 ore l’anno in meno che da noi, pur con un costo del lavoro più alto. Con quelle 300 ore l’anno si creerebbero 4 milioni di posti di lavoro in più e avremmo risolto tanti dei problemi».
    Azzola mette anche in guardia contro i pericoli delle promesse che poi non vengono mantenute. Dice: «Il brodo culturale in cui Mussolini è cresciuto era la povertà crescente, l’emarginazione, la politica litigiosa e inconcludente che non sapeva dare risposte. Poi certo, la storia non si ripete mai. Ma la distanza tra cittadini e istituzioni oggi è molto forte. È stata attutita dai 5 stelle, che hanno promesso un mondo nuovo. Mi chiedo cosa accadrà quando si scoprirà che questo mondo nuovo non sono in grado di offrirlo realmente».
    Anche il terzo sindacato, la Uil, rimanda al mittente il reddito di cittadinanza. Dice il segretario confederale Antonio Foccillo: «Noi crediamo che sia una specie di assistenzialismo. Invece in Italia bisogna creare posti di lavoro, perché senza lavoro non si crea ricchezza e senza ricchezza creata non se ne può distribuire. Quindi è su questo che bisogna puntare non sui sussidi».
    Conclude Salvatore Monteduro, segretario Uil di Como: «Il problema dei giovani e la questione del diritto a una cittadinanza piena si risolvono creando lavoro e aumentando la competitività delle imprese. Ciò che serve è un’occupazione duratura e stabile che ridia ruolo sociale e stabilità. Un sussidio generalizzato non va in questa direzione. Abbiamo fatto un calcolo, per il reddito di cittadinanza occorrerebbero in provincia di Como, 400 milioni, un’enormità. Se avessimo davvero a disposizione tutti questi soldi dovremmo piuttosto investirli in sanità, infrastrutture, trasporti e servizi. Questo sì sarebbe l’inizio di un cambiamento reale».

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  13. L’anonimo delle 18,25 è l’omonimo che già in precedenza lo ha definito mite e che ora ritorna sul pezzo. Si vede che si vuole accreditare per uscire dall’esilio. In precedenza lo ha definito mite. A proposito di mite ho sentito parlare di un mite che intingeva il boccone nello stesso piatto, mangiava con Lui, metteva con Lui la mano sulla tavola, e perfino lo baciava……..timidamente.

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  14. I dati Rsu cisl per la regione che conosco, il Piemonte, sono in rosso dappertutto eccetto che nella mia federazione: Cuneo, dove ci siamo confermati primo sindacato. Forse perché non abbiamo dato le chiavi ai commissari…e perché abbiamo difeso bene il fortino? I risultati parlano da soli. Dove hanno piazzato i loro fedeli hanno fatto pena. A Torino, in particolare, Blandino ha fatto peggio di Porcheddu che aveva tanto criticato! Ha presentato poche liste e ha perso voti ovunque. Alle Molinette da secondi con uno scarto di una ventina di voti siamo terzi con centinaia di voti in meno. Malissimo al Mauriziano. Più di 200 voti in meno nelle centralizzate, pur avendo proposto il carosello dei coordinatori nazionali in visita di corteggiamento. Gli enti locali sono uno sfacelo nella città metropolitana e nei comuni della prima cintura. In centri grossi come Ivrea non ha presentato nemmeno la lista. In situazione normale le dimissioni del segretario avrebbero garantito dignità alla federazione e invece per meriti potrebbe essere promosso al regionale. Non c’è più religione e nemmeno morale.

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  15. Intervengo per contestare la finta meraviglia, manifestata da chi ha scritto: ” Perfino il sindacato, di solito sensibile a ogni sussidio, boccia senza appello il reddito di cittadinanza” pur conscio del fatto che oramai le false notizie spopolano, voglio comunque testimoniare che non tutti siamo allocchi come pensano e ci trattano.
    Pertanto dico che mi sarei meravigliato del contrario. Basta considerare per un attimo loro modo di intendere, vivere e usare il sindacato per convincersi che per una moltitudine di seggiole traballanti conta difendere il posto sulla barca e se per tenerla a galla bisogna alleggerirla si butta a mare anche il reddito di cittadinanza cioè di quei cittadini che si sarebbe dovuto difendere.

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  16. MA MARCOLINO LO SA CHE: pagare le Tasse è una cosa da poveri ?
    La Cina e gli arabi comprano terreni grandi come Nazioni in Africa, Asia, Oceania e America Latina. Le grandi multinazionali come Coca Cola si accaparrano fonti d’acqua ovunque. La rivoluzione dei robot potrebbe cancellare cinquecento milioni di posti di lavoro in pochi anni. Gli scienziati rivedono al peggio le previsioni sul surriscaldamento del pianeta. E la notizia del mese sulla rete quale sarebbe?
    Un sistema dove i ricchi sono sempre più ricchi e pagano meno tasse dei poveri e spesso neppure quel poco. La storia è cominciata con Ronald Reagan che fu il primo ad abbassare le tasse ai ricchi per combattere l’evasione e «far guadagnare tutti». Sarebbe stato, diceva, come versare champagne dall’alto su una pila di coppe. Questa bella idea si rivelò vincente e falsa, come tante altre.
    I super ricchi che possiedono da soli quanto i tre miliardi e mezzo più poveri erano, settanta cinque anni fa, ora sono otto. Chissà come mai?
    Il metallurgico che tutto vede e tutto sa, potrebbe di grazia illuminare noi miseri tapini, che vediamo il reddito di cittadinanza come liberazione dalla schiavitù in cui lui e quelli come lui ci hanno cacciati? Il reddito di dignità è il minimo per sopravvivere e non per vivere.
    FORSE E’ IL CASO CHE QUALCUNO GLI SPIEGHI LA DIFFERENZA

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  17. Condivido l’analisi dell’anonimo di Cuneo , a Torino nel DOG il ripescato dal segretario per la rinascita della Cisl tp , sulla scorta dei grandi risultati fatti negli anni “anta”, non si è rilevata mossa vincente. Anzi a vedere i dati non si è nemmeno raggiunto il numero di eletti del 2015, malgrado allora le cose si fossero fatte all’ultimo con gli stessi ripescati di oggi che boicottavano le elezioni. Questo vuol solo dire che le scelte fatte e le persone prescelte non equivalgono a quanto un vero sindacato dovrebbe essere. Si sono rivelate individualiste e non capaci di formare squadra. Non è con una persona che si vince, ma è con il gioco di squadra che si raggiungono i traguardi. Ma forse non era questa la volontà di chi ha fatto di tutto per far decadere, in tutti i modi, con argomentazioni lecite e non, chi aveva cercato di ricostruire un sindacato che fosse più vicino al lavoratore e che bisognava partire dal basso per capire i problemi e risolverli con la squadra. Le partite, di ogni genere, non si vincono con un uomo solo, o con i ricordi di come eravamo, i tempi sono cambiati, il passato è passato, oggi il mondo del lavoro è diverso, le esigenze sono diverse, pertanto, solo con il gioco di squadra puoi andare avanti e dare le giuste risposte. Il confronto tra le persone dev’essere costante e più democratico possibile, perché deve essere costruttivo e non distruttivo. Ma forse l’obbiettivo di chi oggi decide in cisl è diverso e meglio, il fine è diverso.

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  18. MI MERAVIGLIO SI PARLA DI ELEZIONI, DI CHI HA VINTO, HA VINTO CHI DOVEVA VINCERE I VOTI SONO TUTTA UN’APPARENZA CHI COMANDA ELEGGE I SEGRETARI GIÀ TUTTO STABILITO. HO VISTO DELLE SCHIFEZZE CHE VOI MANCO IMMAGGINATE : SI RIUNISCE LA PLATEA SI FA LE N PORCATE E POI TI OFFRONO PURE IL PRANZO CON I SOLDI DEGLI SCRITTI SCHIFO SCHIFO SCHIFO CHE ANDASSERO TUTTI A BUTTARSI AL MARE […]

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  19. Ha ragione l’anonimo delle 9.13. Raccontavano di centina di iscritti che sarebbero tornati in frotte solo per la fiducia nell’attusale segretario e invece gli iscritti, non solo non sono tornati ma se ne sono anche andati in frotte. Il ministero della giustizia, il DOG, (ministero di provenienza del segretario di Torino già commissario) ha perso 3 Rsu. Adesso ne ha solo due. La Cgil festeggia dappertutto a Torino e in Giustizia in particolare. Le critiche che la Usr aveva mosso al povero Porcheddu adesso nessuno le fa a Blandino. I tempi cambiano. Torino è una piazza difficile ed è meglio andare al regionale. Ci sono piu soldi. Si lascia spazio a Caserta come promesso. Arriva dove non era riuscito nel 2008. L’odio di 10 anni è stato vendicato. Certo la federazione e gli iscritti non hanno più alcun peso rispetto alla Cgil. Ma chi se ne frega! Vendetta è fatta.

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  20. Cisl meritocratica. · Edit

    In Piemonte le rsu, a parte il Cuneo, sono state un disastro. Non c’è l`alibi dell’abbandono dei dirigenti apicali commissariati, sono rimasti tutti iscritti tranne Della Calce espulso suo malgrado per aver nominato il sito 9marzo.
    Alla fine è palese che le responsabilità sono del commissario /segretario di Torino, il quale non rendendosi conto che dalla sua segreteria antecedente erano passati un decennnio e che il sindacato era cambiato, si è mosso come un elefante in una cristalleria, probabilmente perché pensava che i cocci erano di qualcun’ altro. Semmai ci sarà la volontà, ma non sembra, ci vorranno anni a ricostruire quanto distrutto.
    Tutte le scelte dell’ultimo anno sembrano andare verso una direzione: un forte ridimensionamento della Fp e soprattutto della sanità in Cisl Fp, a qualsiasi costo.
    Le scelte future saranno indicative.
    Blandino, dopo il disastro per i conflitti causati con un commissariamento proiettato a distruggere più che a risanare e dopo le scelte politiche nella composizione della sua segreteria, incolpevolmente non all’altezza( i risultati in termine di iscritti e di voti rsu lo certificano) pagherà un prezzo o sarà premiato e promosso? Manterrà tutti i distacchi anche per quelle persone che, non avendo mai realmente lavorato per la Cisl fp e ritrovandosi in posizioni di responsabilità hanno avuto un flop clamoroso?
    Le altre province, a parte cuneo, mediocri in termini di tenuta di iscritti e risultati rsu, pagheranno un qualche prezzo? anche soltanto in termini di risorse e distacchi?
    L’ ineguagliabile Cuneo, fiore all’occhiello della recente rsu, osannata ai quattro venti come cisl vincente, sarà messa sul piedistallo con una imponente iniezione di risorse ed incarichi di prestigio? Vedremo se compreso l’errore qualcuno si correggerà. Vedremo se l’obbiettivo sarà ricostruire riconoscendo il merito o distruggere premiando il demerito. La differenza tra chi ama la cisl è chi la usa sta nelle scelte che si fanno.

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