Dario Di Vico, Mario Sassi e gli intellettuali

Dario Di Vico ha segnalato ieri sul Corriere della Sera un problema che Mario Sassi ha ripreso e rilanciato dal suo blog: quello del rapporto, che non c’è più, fra la Cisl e gli intellettuali.

In realtà, i due parlano di sindacati e organizzazioni di rappresentanza in generale. Ma siccome l’occasione per le riflessioni è quella dell’anniversario dell’uccisione di Ezio Tarantelli, è lecito riferirle in primo luogo alla Cisl.

Di Vico ha sottolineato che ancora all’epoca di Tarantelli la collaborazione era “intensa ed efficace”, e serviva a “elaborare soluzioni di sistema”. Cioè a dare risposte utili al paese oltre che agli interessi rappresentati. Cosa che ora, con uno sforzo di ottimismo, Di Vico si augura che possa ripetersi in una fase in cui “serviranno idee che sappiano ricucire istituzioni e società ma che al tempo stesso non rinneghino i valori della competenza”, e per aiutare un sindacato “chiamato a difendere lo spazio sociale dalle incursioni della disintermediazione populista e nello stesso tempo obbligato a pensare più in grande di quanto abbia fatto negli ultimi anni”.

Ma si può ripartire per un semplice atto della volontà? Non è forse necessario capire qual è stata la radice prima del venir meno del rapporto col mondo del pensiero? Un rapporto fecondo, intendiamo dire, perché oggi di rapporti – e finanziamenti – forse ce ne sono, ma non producono nulla.

Sul punto, il contributo di Mario Sassi va più al fondo del problema che Di VIco ha posto. Perché non si limita ad indicare l’involuzione di organizzazioni alle quali “non è rimasto altro che rinchiudersi nei propri riti e nelle proprie liturgie”, con “strutture e uomini scelti per difendere sempre più il proprio recinto organizzativo sempre meno aperti a convergenze e a mettersi in discussione”. Ma richiama la mancanza di un “modello aperto, disponibile al confronto, sperimentale nelle idee e determinato nelle iniziative che ha accompagnato le organizzazioni di rappresentanza dagli anni 50 e fino agli anni 80″.

Parole alle quali ci permettiamo di aggiungere una considerazione: l’esaurimento di un sindacato aperto, disponibile al confronto, sperimentale nelle idee e determinato nelle iniziative – e la cosa è più grave per la Cisl che su questo terreno era stata la forza trainante – coincide con l’esaurimento del confronto interno. Con l’interruzione della vitalità del dibattito negli organi democratici. Con la fine del confronto fra posizioni differenti anche con momenti drammatici di rottura e discontinuità, come quando Mario Romani lasciò la Confederazione e creò la Fondazione Pastore a seguito dello scontro con Storti.

Qui sta la prima radice della decadenza culturale della Cisl: se non si deve più discutere, è inutile avere un rapporto con chi, per mestiere, ti aiuta a sviluppare le tue idee per poterle confrontare al meglio con quelle degli altri. Anche perché per confrontarsi con loro, un pochino bisogna studiare. E ve la immaginate la coppia Furlan-Sbarra che studia? No, meglio studiare poco e pensare a controllare l’apparato.

Per questo gli intellettuali, invece di essere preziosi per aiutare il confronto di idee e proposte dentro alla Cisl, con le altre organizzazioni, con le controparti e col governo, diventano un orpello, a volte anche un po’ fastidioso.

Al massimo, li si usa come un taxi: quando c’è da farsi scrivere un discorso o una celebrazione, li si paga per il servizio.

Oppure si appalta tutto l’elaborazione del pensiero della Cisl al solo Giuseppe Gallo, che in fondo costa meno di un professore esterno.

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5 Commenti - Scrivi un commento

  1. Incentivo assunzioni senza incremento occupazione
    Certo che la dirigenza italiana, salvo rare eccezioni è veramente strana; quella sindacale poi svetta per incoerenza. Se non erro prima, durante e dopo, le votazioni, sindacalisti in testa hanno sempre contrastato il reddito di cittadinanza che non avesse un collegamento con la ricerca di un lavoro. Può essere sbagliato o meno ma è una idea e pertanto va considerata. Peccato però che, a posteriore scopriamo che si tratta di una falsa notizia (quasi totalmente); leggere per credere:
    Incentivo assunzioni senza incremento occupazione
    Certo che la dirigenza italiana, salvo rare eccezioni è veramente strana; quella sindacale poi svetta per incoerenza. Se non erro prima, durante e dopo, le votazioni, sindacalisti in testa hanno sempre contrastato il reddito di cittadinanza che non avesse un collegamento con la ricerca di un lavoro. Può essere sbagliato o meno ma è una idea e pertanto va considerata. Peccato però che, a posteriore scopriamo che si tratta di una falsa notizia (quasi totalmente); leggere per credere:

    Incentivo assunzioni senza incremento occupazione

    Bonus assunzione di giovani Neet e disoccupati nel Mezzogiorno non richiedono il requisito dell’incremento occupazionale salvo casi particolari: facciamo chiarezza.
    Per utilizzare i due bonus assunzioni giovani destinati ai Neet e al Sud non è sempre necessario il requisito dell’incremento occupazionale, nel senso che la nuova assunzione, per usufruire del beneficio contributivo, non deve necessariamente aumentare la forza occupazionale dell’azienda. Se però viene superata la soglia degli aiuti de minimis, il discorso cambia.
    Incentivi assunzione: la guida dei Consulenti
    27 marzo 2018IE’ una delle precisazioni contenute nelle FAQche i consulenti del Lavoro dedicato ai due benefici fiscali previsti dalla Legge di Bilancio 2018 per le assunzioni di giovani Neet, che non studiano e non lavorano, oppure impiegati nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).
    In pratica, contrariamente a quanto previsto per la fruizione di altri benefici fiscali sulle assunzioni, in questo caso non è prevista l’incentivazione dell’occupazione incrementale, ma di tutte le assunzioni di giovani con le caratteristiche previste dai due provvedimenti. Se però le assunzioni incentivate superano le sogliepreviste per gli aiuti de minimis, ovvero 100mila euro per il settore del trasporto merci e 200mila euro per gli altri settori, nel corso di tre anni, allora il beneficio fiscale si può utilizzare solo se l’assunzione comporta anche un incremento occupazionale.
    La misurazione dell’incremento avverrà prima presuntivamente rispetto all’anno precedente e poi, mese per mese, a consuntivo, in modo da consolidare l’effettiva spettanza mensile dell’incentivo. Se l’impresa riduce l’organico nel periodo agevolato, per motivi economici, questo influisce sul mancato incremento occupazionale.
    Incentivo Occupazione Mezzogiorno
    20 marzo 2018Il beneficio per l’occupazione nel Mezzogiorno è introdotto, per il 2018, dal comma 893 della legge 205/2017: prevede uno sgravio contributivo al 100% per l’assunzione di giovani fino a 35 anni, oppure over35 se disoccupati da almeno sei mesi, in tutti i casi da occupare presso sedi di lavoro localizzate in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
    Incentivo Occupazione NEET
    21 marzo 2018L’incentivo occupazione Neet, invece, è regolamentato dal decreto Anpal 3/2018: è sempre un esonero contributivo al 100% ma è destinato ai datori di lavoro privati che assumono giovani dai 16 ai 29 anni di età iscritti a Garanzia Giovani.
    Ricordiamo che la Legge di Stabilità 2018 ha previsto un altro incentivo contributivo al 100% per l’assunzione di giovani, rivolto ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato studenti che hanno svolto attività di alternanza scuola lavoro o periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione.
    Anche in questi casi, non ci sono norme che richiamino la necessità dell’incremento occupazionale. E’ invece escluso dall’incentivo il datore di lavoro che ha in atto processi di riorganizzazione aziendale. La regolamentazione è contenuta nella circolare INPS 40/2018.

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  2. Il problema vero non è volerlo o meno ma chi lo gestisce OVVERO LA TRISTEMENTE FAMOSA INTERMEDIAZIONE CHE, NATA CON FINI NOBILI DI UGUAGLIANZA DEI TRATTAMETI E’ STATA TRASFORMATA IN UN POTETE STRUMENTO DI POTERE IN MANO A CHI LA GESTISCE; IN PROPOSITO LA jENA RIDENS E I SUOI ACCOLITI NE SONO UN CHIARO ESEMPIO. LA DIFFERENZA TRA NOI FUSTINIANI, DELLA PRIMA ORA E IL RESTO DELLA CISL STA TUTTA QUI. PROVATE A LEGGERLA IN QUESTO MODO E VEDRETE CHE I CONTI TORNANO

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  3. Mentre la casa CISL brucia i dirigenti giocano alla guerra (di potere) fregandosene degli iscritti:
    LA CISL E’ SCOMPARSA E NESSUNO SE NE’ E’ ACCORTO
    Il filo da tessere delle parti sociali dopo il voto del 4 marzo di Antonello Di mario
    Il voto del 4 marzo ha segnato una netta linea di demarcazione col sistema politico precedente. Anche i cosiddetti corpi intermedi hanno iniziato ad interrogarsi su come delineare la propria condotta in un futuro prossimo.
    I CONGRESSI DI UIL E CGIL
    In ambito sindacale lo stanno facendo le strutture verticali ed orizzontali della Uil in vista del Congresso nazionale che la Confederazione, guidata da Carmelo Barbagallo, terrà a Roma tra il 21 ed il 23 giugno. Lo stesso faranno tutte le realtà sindacali della Cgil dall’autunno in poi, dato che il loro congresso nazionale è programmato dal 22 al 25 gennaio a Bari.
    IL FORUM DELLA CONFCOMMERCIO A CERNOBBIO
    Ma un primo analisi sulle conseguenze della consultazione politica tenuta all’inizio di questo mese c’è stata nei giorni scorsi a Cernobbio grazie al “Forum” organizzato dalla Confcommercio presieduta da Carlo Sangalli.
    BARBAGALLO ED IL NUOVO GOVERNO
    “Non mi occupo di alchimie politiche – ha detto il leader della Uil Barbagallo rivolto alla platea dei “commercianti”- ma per me è necessario che ci sia un governo con cui confrontarsi su questi temi per il bene del Paese”. Il segretario generale del “sindacato dei cittadini” ha delineato di fatto quella che sarà la sfera d’azione dell’organizzazione in cui ricopre la massima responsabilità: “Il rallentamento dell’economia – ha sottolineato – dipende dal ridotto potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati e dal fatto che i giovani non trovano lavoro. Il potere d’acquisto può essere rivalutato solo in due modi, attraverso i contratti e l’aumento delle pensioni, da un lato, e riducendo il peso del fisco su lavoro e pensioni, dall’altro. Noi abbiamo il costo del lavoro più alto della media europea e i salari sono più bassi della media europea: bisogna agire sul cuneo fiscale a favore dei lavoratori”.
    CAMUSSO E L’OTTICA COMUNE CONTRO IL POPULISMO
    Nella medesima sede anche Susanna Camusso ha detto la sua ed il suo ragionamento contro il “populismo della spesa” è stato ben sintetizzato da Dario Di Vico sul Corriere della sera: “È necessario riporta l’editorialista del quotidiano milanese sottolineando l’ammonimento della leader Cgil- elaborare idee che superino la contingenza e muoversi con un’ottica comune delle parti sociali. Se non si opera questo salto di qualità è inevitabile che la domanda sociale, alimentata dalle crescenti diseguaglianze, finisca per essere egemonizzata dalle sirene della spesa pubblica e in particolare dal reddito di cittadinanza”.
    IL PERIMETRO DELLO SPAZIO SOCIALE
    È evidente il posizionamento del sindacato confederale in attesa che il quadro politico appaia meno nebuloso di quanto è ora: rispetto a chi vorrebbe saltare ogni forma di intermediazione sociale occorre ridefinire il perimetro dello “spazio sociale”, prima attraverso una rinnovata elaborazione politico-culturale e poi mediante un’incisiva azione conseguente. I due congressi confederali di giugno 2018 e gennaio 2019 vedranno Uil e Cgil applicare con modalità distinte proprio questo schema.
    COTTARELLI E LA MANOVRA CORRETTIVA
    Sempre dall’assise di Cernobbio è emerso, tra i tanti interventi registrati, anche la preoccupazione di Carlo Cottarelli: “Vediamo cosa succederà in primavera -ha segnalato il direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica- ma non mi stupirei se l’Europa ci chiedesse di fare un adattamento dello 0,2/0,3% sul Pil”. Si tratterebbe di una manovra correttiva di ben 3,5 miliardi di euro. Se questa è l’aria che tira, più che contare sull’attesa di investimenti pubblici occorre trovare risorse tra le pieghe del settore produttivo privato. Lo si può fare trasformando le attuali “performance” riscontrate nelle esportazioni in un fattore strutturale della crescita industriale, nonostante il rischio di dazi che incombe anche sui nostri prodotti, a partire da quelli delle lavorazioni siderurgiche. È importante ricordare che da tempo la nostra manifattura si sta reggendo essenzialmente sulle esportazioni, un fattore che spinge la ripresa con dei “trend” superiori addirittura a quelli dell’ export tedesco.
    IL RUOLO DELLE IMPRESE Ecco che pure i corpi intermedi rappresentati dalle confederazioni degli imprenditori possono avere un ruolo importante sia nell’immediato che nel tempo a venire: non devono limitarsi a chiedere una riduzione del carico fiscale, ma hanno il dovere di svolgere un’azione propositiva su progetti di lungo termine. Ciò significa pianificare investimenti utili ad infrastrutture materiali e digitali, una formazione professionale adeguata per chi lavora, la pressione a favore di un sistema normativo e burocratico più agile ed in linea con quelli dei Paesi concorrenti.
    LA CONDIVISIONE NECESSARIA TRA LE PARTI SOCIALI
    Altro che disintermediazione! Impresa e capitale umano, ora più che mai, hanno tanto filo da tessere sul piano della collaborazione tra loro. Si tratta di una condivisione necessaria a ritrovare il nesso tra la democrazia partecipativa e l’economia che si trasforma a ritmi sempre più veloci.

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  4. E’ vero la CISL oramai non se la xxxx più nessuno perchè è presente solo quando sono in gioco i propri interessi. a differenza della cgil:
    Tesoro,Camusso: chiusura derivati più costosa di manovra pensioni
    Furlan non pervenuto
    Roma, 30 mar. (askanews) –
    “La manovra del 2017 sulle pensioni è costata meno dell’estinzione dei derivati con Morgan Stanley fatta dal governo Monti. Quel governo ha pagato oltre 2 miliardi alla banca d’affari Usa. Penso che lavoratori e pensionati sarebbero stati più felici se tali risorse fossero state impiegate in modo diverso. Anche perchè i soldi pagati alle banche d’affari si scaricano sui contribuenti attraverso l’aumento del debito pubblico”. Lo ha detto Susanna Camusso, leader della Cgil, nel corso della conferenza stampa dell’atto di intervento adesivo di Federconsumatori che si affianca al ricorso proposto dalla Procura generale del Lazio presso la Corte dei Conti per danno erariale nei confronti di Morgan Stanley, ex dirigenti e dirigenti del Tesoro e gli ex ministri del Tesoro, Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli.
    “Come mai degli ex ministri divengono poi consulenti delle banche d’affari..ma ovviamente queste è una malignità” ha chiosato la leader della Cgil

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