Il 9 marzo e la storia

Per la signora Anna Maria, il documento firmato l’altroieri, nel giorno in cui questo blog ha compiuto tre anni, è “indubbiamente storico” (chi ne avesse voglia, può leggerne l‘articolo a questo link). Anche perché in Italia abbiamo preso questa abitudine di definire così ogni volta che si fa un accordo. Il professor Bonanni, prima di mettersi a fare il professore, di accordi storici ne aveva firmati almeno tre, nel 2011, poi nel 2013 e infine il testo unico del 2014. Ora la signora Anna Maria non poteva essere da meno del suo maestro, e ne ha firmati un paio. Insomma, almeno da questo punto di vista, tutto prosegue nella continuità. Proprio come ai vecchi tempi.

e baci

Sì, ma per essere “indubbiamente storico” in questo accordo ci deve essere qualcosa di indubbiamente nuovo! E certamente sarà così, solo ch el’abbiamo cercato e non abbiamo trovato molto.

Sulla struttura della contrattazione, ad esempio, l’accordo prevede un sistema articolato su due livelli: uno nazionale, con i minimi validi per tutti, e l’altro aziendale o territoriale, dedicato alla produttività. Cioè la stessa struttura concordata nel 1993.

E sulla rappresentanza? Si procederà al calcolo in base alle deleghe e ai voti per le rappresentanze sindacali. Cioè lo stesso meccanismo previsto nel 2014, che confermava le regole del 2013 e già concordate nel 2011. Che a loro volte si rifacevano a quanto previsto nel pubblico impiego da un decreto legislativo del 2001, che a sua volta recepiva accordi sindacali degli anni ’90 del secolo scorso.

Sì, però stavolta di nuovo c’è la misurazione anche della parte datoriale. Su questo punto l’accordo è storico perché prevede … che ci vorrà un accordo. Ovviamente storico anche quello. E poi ci sarà una legge, che per andare oltre la definizione di storica, forse nascerà direttamente come “leggendaria”. Ma per ora l’unica decisione sulla rappresentatività datoriale è che è stato deciso che si deciderà in modo che il parlamento possa decidere. E via col girotondo.

Stando così le cose, abbiamo l’impressione che la data del 9 marzo, se passerà alla storia, o anche solo se resterà nella memoria collettiva, non sarà per l’ennesimo accordo storico di questi anni. A rischio di cadere nell’immodestia, è più facile che la data sia ricordata come il nome di un blog che, a partire dall’illegittimo commissariamento della Fai, ha saputo offrire un racconto della Cisl alternativo alla narrazione ufficiale.

Scommettiamo?

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5 Commenti - Scrivi un commento

  1. IL SEGRETARIO DELLA UIL, (IMITANDO E ANTICIPANDO GLI ALTRI GRANDI CONTRATTISTI TUTTI BRAVI NEL PESTARE ACQUA NEL MORTAIO) NELLA SUA MANIA DI GRANDEUR COSI’ SI E’ ESPRESSO SUL RISULTATO DEL NUOVO ACCORDO, CONFERMANDO DI FATTO LE PIU’ FOSCHE PREVISIONI PER IL FUTURO DEI LAVORATORI, IN QUANTO HA RESO PALESE QUELLO CHE TUTTI I LAVORATORI PENSANO E CIOE’ CHE LE CONFEDERAZIONI SONO MOSSE ESCLUSIVAMENTE DAL SALVAGUARDARE I PROPRI INTERESSI E DEI LAVORATORI NON GLIENE PUO’ FREGARE DI MENO.

    “Con questo accordo dobbiamo favorirne il decollo. Abbiamo discusso a lungo e quando si formerà un nuovo Governo, LE RAGIONI DELL’AUTONOMIA DELLE PARTI SOCIALl SARANNO BEN CHIARE. NOI ABBIAMO SEMPRE SOSTENUTOCHE SULLE QUESTIONIRELATIVE AL MONDO DEL LAVORO AL MASSIMOCI POSSONO ESSERE LEGGI A SOSTEGNO MA NON SOSTITUTIVE DEL RUOLO DELLE PARTI SOCIALI”.

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  2. Per rimanere sui contratti, ieri a scuola una collega di classe iscritta allo snals candidata alle prossime elezioni delle rsu mi ha dato un volantino con queste informazioni che presumo veritiere: non entro nel merito però avverto uno strano clima nei confronti cisl che fanno temere una autentica debacle alle citate elezioni.
    Per il motivo con cui una collega mi ha convinto dicendomi testualmente. siamo amiche e colleghe da diversi anni ho sempre avuto fiducia e stima in te votandoti e supportandoti. ma questa volta non lo farò, non perché mi hai fatto qualche torto ma perché ho visto che le problematiche scolastiche che viviamo gomito a gomito ogni giorno si fermano a te e e se in qualche caso vengono recepite dai livelli sindacali superiori è solo per annacquarli o bloccarli del tutto.
    Lo SNALS per spiegare i motivi che l’hanno indotto a non firmare il nuovo contratto della scuola, ha diffuso tra il personale della scuola la seguente lettura ragionata dell’Intesa di Palazzo Vidoni del 30.11.2016 e del CCNL Scuola 2018: il sindac
    In particolare per la parte economica il sindacato spiega: “Nell’Intesa le parti riconoscono la scarsità delle risorse e “il Governo, confermando la vigenza contrattuale nel triennio 2016-2018 … garantisce che, con le leggi di bilancio, saranno stanziate ulteriori risorse finanziarie che consentano di definire incrementi contrattuali in linea a quelli riconosciuti mediamente ai lavoratori privati e comunque non inferiori a 85 euro mensili medi.”
    Inoltre, “si è dovuto corrispondere un cosiddetto “elemento perequativo” (art. 37) a tutto il personale ATA e ai docenti appartenenti ai primi tre gradoni (quindi fino al gradone 15-20). Per avvicinarsi o raggiungere gli 85 euro mensili, ma gli euro sono ridotti a 80.
    L’aumento, scrive nella nota, “sarebbe “a tempo”, perché non è computato agli effetti dell’indennità di buonuscita e del trattamento di fine rapporto e che dura solo 10 mesi, da marzo a dicembre 2018. Con il 1 gennaio 2019 gli 85 euro ridiventano un miraggio.”
    Lo SNALS “chiedeva il riconoscimento ai dipendenti in servizio e a quelli collocati in quiescenza nel 2013 dello scatto stipendiale maturato nel medesimo anno e congelato dal Governo. Chiedeva, altresì, il ripristino della fascia stipendiale da 3 a 8 anni di anzianità, soppresso con il CCNL 4 agosto 2011, che pure aveva sottoscritto. Ma quel contratto (art. 1 co 2. Le disposizioni del presente CCNL rimangono in vigore fino a quando non siano sostituite dal successivo CCNL) lasciava una porta aperta al successivo contratto.”
    Sugli arretrati scrive: ”La cifra per ognuno copre 26 mesi – da gennaio 2016 a marzo 2018- e va dai 200 ai 500 euro netti. Nulla da dire su cifre – da 7 a 20 euro al mese – che sono meno di un’elemosina! Un’offesa alla dignità!”

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  3. Se come parrebbe dalle dichiarazioni dei capi della trimurti, ogni volta che hanno firmato e firmano un contratto negli ultimi 20 anni hanno sempre fatto cose egrege, per i lavoratori, come giustificano il dato che segue? E ancor più i loro lautissimi aumenti e pensioni?
    Da 19 anni consecutivi siamo sotto la media Ue. Eurostat comunica che il nostro Pil nel 2017 è cresciuto del 1,5%, che è un dato positivo, ma, come sempre, al di sotto della media dell’Euro zona e della Ue che sono cresciute rispettivamente del 2,3 e 2,4. Aggiornando la tabella nella quale annotiamo la differenza di crescita tra Italia e la Ue dal 1999, prendiamo atto che da 76 trimestri consecutivi, cioè da19 anni, l’Italia realizza risultati peggiori della Ue: abbiamo accumulato il 18,4% di Pil in meno rispetto alla media Eurozona e il 22,1% in meno rispetto alla media Ue. Una forbice che continua ad allargarsi, passando, nel silenzio della nostra classe dirigente in tatt’altre faccende affaccendata.

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  4. Dimenticato l’accordo interconfederale del 2009 senza la cgil da cui originano gli altri fino al 2014. I successivi sono stati per la cgil un modo per riassorbire le innovazioni del 2009.

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  5. MENTRE SINDACATI E CONFINDUSTRIA SI ACCORDANO PER SPARTIRSI LE BRICIOLE DEI RESTI DELL’ INDUSTRIA ITALIANA
    “tra una sigaretta e un’altra, restano aperte decine di tavoli di crisi, anche perché li coordina Gianpiero Castano, ex Cgil, che insegue solo casse integrazioni, MENTRE L’ISRAELIANO GENISH, AD DELLA STRATEGICA TIM, STA RIDIMENSIONANDO LE AZIENDE ITALIANE (Sirti, Sielte, Site, Valtellina, Ceit) a favore di quelle francesi provocando licenziamenti. Ma tornerà mai il tempo della politica concreta, vera, fatta di dialogo e di confronto duro, ma leale, nei partiti, tra i partiti e con le istituzioni?”
    Di Luigi Bisignani sul Tempo dell’11 marzo 2018

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