La stessa malattia

Oggi si è votato. E noi pubblichiamo questo intervento quando le urne stanno per chiudere perché ci siamo attenuti, durante tutta la campagna elettorale e fino ad ora, ad un rigoroso silenzio sul tema – filtrando anche alcuni commenti per questo – perché questo blog non ha da fare propaganda per nessuno né contro nessuno.

A urne (quasi) chiuse, e ancora sotto il velo dell’ignoranza su quali sono stati i risultati, rompiamo però il silenzio per parlare un po’ di politica. O meglio, per fare un paragone, sicuramente provocatorio ma che si sembra non illegittimo, fra le regole del gioco politico e le regole del sistema di relazioni industriali.

Molti non se ne sono accorti, ma la legge elettorale con cui abbiamo votato oggi è la quinta in cinque anni. Nel 2013 si votò con la legge Calderoli vigente dal 2006 e ribattezzata con un soprannome che evoca il suino; legge che fu poi corretta dalla Corte costituzionale, introducendo un sistema proporzionale con sbarramento al 4% o qualcosa di simile; al posto di questa legge, il governo Renzi fece approvare una legge, ribattezzata con un nome che evocava il nome della patria anziché quello dell’animale che ci dà il prosciutto; ma anche questa fu corretta dalla Corte costituzionale che quindi introdusse la quarta versione in pochi anni. A pochi mesi dal voto, il parlamento ha approvato la legge con cui si è votato oggi, un sistema misto che non è maggioritario e non è proporzionale.

Cinque leggi vigenti nello spazio di cinque anni, tre delle quali mai applicate.

E potrebbe non essere finita qui, sia perché durante la campagne elettorale si è parlato della possibilità di cambiare subito la legge dopo il voto, sia perché comunque ci sarà anche un nuovo giudizio della Corte costituzionale che, è facile prevedere, correggerà la legge e mescolerà ancora una volta le carte (sia pure “a babbo morto”, cioè a camere ormai elette).

Se poi si pone mente a quante riforme si sono susseguite dai primi anni ’90 per i sistemi elettorali per il parlamento europeo, per quello nazionale e poi per le elezioni regionali, provinciali e comunali, con leggi nazionali, leggi regionali, referendum e interventi della Corte costituzionale, e senza considerare le più generali riforme costituzionali con referendum annessi, si può dire che gli anni della seconda repubblica sono stati caratterizzati da un perenne lavorìo su questi temi, senza mai arrivare ad un punto fermo.

Da un quarto di secolo, il gioco preferito dalla politica è quello di cambiare le regole del gioco, dimenticandosi che la politica ha senso se risolve i problemi politici, non se trova le alchimie giuste per decidere chi vince e chi perde all’interno del ceto politico. Altrimenti anche il grande fratello o l’isola dei famosi, dove si vota e si sceglie fra persone in concorrenza, sarebbero una forma di democrazia.

Ma lasciamo perdere la tentazione di mandare certi politici una volta per tutte sull’isola dei famosi e veniamo al paragone con le relazioni industriali. Perché in maniera molto meno clamorosa, ma anche qui i soggetti principali – le tre confederazioni storiche e la Confindustria – sembrano essersi messi sulla stessa china: giocare con le regole, invece di fissare una volta per tutta le regole del gioco e poi cominciare a giocare la partita vera, che è quella della tutela degli interessi rappresentati e del loro rapporto con l’interesse generale.

Per limitarci all’ultimo decennio, dal 2011 ad oggi si sono succeduti: un accordo Cgil-Cisl-Uil sulla rappresentanza; un successivo accordo con la Confindustria del 2013 seguito dal Testo unico del 2014; quindi un nuovo accordo fra le confederazioni del 2016 ed ora il documento comune con la Confindustria che sarà siglato nel terzo anniversario di questo blog.

E non finisce qui, perché nel documento comune si chiede, senza dirlo esplicitamente ma in maniera chiarissima, una legge che recepisca l’accordo e dia così applicazione al “dettato costituzionale” (cioè all’articolo 39, una cosa che quando c’era la Cisl non si poteva neanche nominare), e si rinvia ad un ulteriore negoziato con tutte le organizzazioni delle imprese la questione della rappresentanza datoriale (oggi evocata ma non regolata), perché non è che la Confagricoltura, la Confcommercio, le organizzazioni delle cooperative e tutto il resto si lascia dettare le regole, senza dire niente, da una Confindustria sempre meno rappresentantiva dei suoi, figuriamoci degli altri.

Insomma, anche per le relazioni industriali lo sforzo delle organizzazioni negli ultimi anni è tutto concentrato sul gioco delle regole. Mentre in Germania il gioco è su salario e orario, ed è un gioco molto serio, e in altri paesi a cominciare dagli Stati Uniti (dove di sindacato ce n’è poco, ma dove c’è è forte e vitale) lo sforzo è concentrato sull’organizing, cioè sulla volontà di ristabilire un rapporto associativo forte e capace di mobilitazione con gli aderenti.

Altrove i soggetti delle relazioni industriali sembrano mettere al centro il rapporto con gli interessi e con le persone che si rappresentano. In Italia il gioco si concentra nei rapporti fra le organizzazioni centrali, che si danno reciproco sostegno perché sentono di essere sempre meno capaci di rappresentanza effettiva. E per questo producono periodicamente accordi che dicono, più o meno, le stesse cose e che comunque dimostrano una scarsissima incidenza nel raggiungere gli obiettivi indicati ogni volta come la crescita, la produttività, l’occupazione e tante altre cose belle quanto lontane.

Il che sembra un indizio del fatto che la politica e il sistema sindacale, cioè le due grandi forme di rappresentanza delle società contemporanee, in Italia potrebbero essere affette dalla stessa malattia.

Un virus di cui l’autoreferenzialità è il primo sintomo.

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18 Commenti - Scrivi un commento

  1. Politica e sindacato hanno pure un altro elemento in comune, quello di impedire alla base la scelta sul da chi farsi rappresentare.

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  2. Politica e sindacato hanno un’altra cosa in comune; una base per la maggior parte consapevole solo nelle parole di chi, per un motivo o per un altro, vuole strumentalizzarne le potenzialità…

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  3. Come ho già letto su questo blog, le parti sociali chiedono una legge sull’efficacia erga omnes dei contratti così possono imporre contributi obbligatori e finanziarsi attraverso gli enti bilaterali

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  4. Nessuno lo dice ma quello che tutti sanno e cercano di oscurare e ritardare il più possibile
    è che la rappresentanza VERTICALE UNIDIREZIONALE, dall’alto verso il basso è FINITA e dunque i giochetti di impapocchiare gli iscritti o gli elettori con votazioni fasulle e pilotate (nel sindacato come nei partiti) è FINITA . POSSONO SOLO PROLUNGARNE L’AGONIA MA LA SORTE E’ SEGNATA DALLA STORIA CHE NON TORNA
    INDIETRO.

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  5. Terminato il silenzio elettorale e visto l’andamento degli scrutini mi vien da pensare che in via Po siano abbastanza shoccati. Devono solo sperare che i pentastellati non trovino sostegno per governare e che Mattarella metta in piedi un governicchio sostenuto da destre e sinistre… ma c’è di mezzo Salvini. Un bel casino per Furlan che sperava di vivacchiare all’ombra degli amici di partito.

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  6. COMUNQUE VADA QUESTA SCONFITTA SEGNA LA FINE DI UN MODO MAFIOSO DI CONCEPIRE ED ESERCITARE IL POTERE. IL SEGNALE E’ STATO INEQUIVOCABILE. E’ RISAPUTO CHE VINCERE L’INERZIA DEL POPOLO E’ IMPRESA NON FACILE MA ALTRETTANTO LO E’ FERMARLO QUANDO SI E’ SCATENATO.
    COSA CHE POLITICI ALA RENZI E SINDACALISTI ALLA FURLAN, BONFANTI E COMPANY HANNO SAPUTO FARE MOLTO BENE SCAVANDOSI LA FOSSA.
    OGGI POSSONO SOLO FARE MEA CULPA PER NON AVER ASCOLTATO IL CONSIGLIO DELL’ONESTO E DISINTERESSATO FAUSTO.

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  7. Se questa Cisl prima del voto contava nulla, al di là delle auto celebrazioni, oggi è assolutamente game over cara furlan

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  8. Non sono pentastellato ma questa volta ho dato a loro il voto perché nonostante gli evidenti limiti sono gli unici a tentare di dare voce al popolo e questo non è populismo come i molti cercano di mascherarlo. La Cisl ha i giorni contati perché si è allontanata dalla base chiudendosi in un fortino dorato come han fatto tutti i partiti. Ma per fortuna il popolo è ancora sovrano così come gli iscritti in casa cisl.

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  9. In Italia il gioco si concentra nei rapporti fra le organizzazioni centrali, che si danno reciproco sostegno perché sentono di essere sempre meno capaci di rappresentanza effettiva. E per questo producono periodicamente accordi che dicono, più o meno, le stesse cose e che comunque dimostrano una scarsissima incidenza nel raggiungere gli obiettivi indicati ogni volta come la crescita, la produttività, l’occupazione e tante altre cose belle quanto lontane.
    Questo passo che ho ripreso dall’introduzione iniziale racchiude più verità di quanto si affannano a spargere i politici e sindacalisti dei lavoratori e delle aziende; perché tra le tante novità introdotte con l’arrivo della terza repubblica giustamente bollata secondo il punto di vista di Renzi come antisistema . Il poveretto bisogna capirlo ma non perdonarlo, e’ ancora troppo frastornato dalla batosta, per capire che un simile giudizio per i vincitori è un onore che accresce il loro merito, non a caso il suo sistema ha raccolto per quel che a seminato. la stessa cosa vale per i sindacalisti di casa nostra che se fossero coerenti dovrebbero seguire in processione, il piccolo pifferaio fiorentino, che suonando si inabissa speriamo per sempre nel dimenticatoio di una pagina nera della storia italiana.

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  10. VI ASPETTANO TEMPI DURI PER LA POSTINA E PER LO STRADINO, MA SARÀ ANCORA PIÙ DURA PER I CAGNOLINI LECCHINI,
    […]
    . HA HA HA NON VEDO L’ORA.

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  11. Sono tutti allineati e coperti a leccarsi le ferite, somigliano a tanti cani bastonati u pugili suonati, certo il rospo è davvero crosso da ingoiare […].

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  12. Ho visto anche io i lamenti in cisl descritte dall’anonimo delle 12,40. Purtroppo in confederazione non comprendono che sono parte di un sistema degenerato che predispone a una rivoluzione. Non si assaltano più i forni ma il popolo arriva inevitabilmente. I calcoli di potere, gli affari, le furbizie, il mancato rispetto delle regole, hanno preso il posto dei valori e dell’etica che ci hanno insegnato i padri fondatori. Non se ne sono accorti i segretari di partito, e ministri e cardinali non si sono preoccupati di conoscere i padroni di casa che li invitavano alle loro riunioni oceaniche dove il popolo presente avrebbe però nascosto la mano.

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  13. Quello che gli insignificanti, nonché scellerati dirigenti confederali, oggi padroni della Cisl, stentano a capire è che il mondo in cui sono nati ed hanno pascolato finora è cominciato a scomparire da tempo e oggi, l’avvento della terza repubblica, lo ha reso permanente pertanto loro sono semplicemente out in quanto parlano e si comportano in modo arcaico e rappresentano qualcosa che non esiste più perché archiviata tra i periodi più bui della storia Italiana. Se avessero un minimo di dignità ed onore chiederebbero scusa alla CISL (ISTITUZIONE)i scomparendo dalla circolazione.

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  14. A parte la uil che come si dice “è uno stato d’animo” mi pare che cgil si sia appiattita su LEU, mentre cisl su PD. Assolutamente irrilevanti. Se non avessero violato o dopato i congressi non sarebbero stati eletti neanche loro. Quello che sta succedendo in politica presto colpirà il sindacato. Gli oligarchi autoreferenziali avranno una responsabilità storica sull’eradicamento della Cisl dalla sua base e dalla sua storia.

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  15. La jena ridens pensava di aver fregato ancora una volta gli statali con la solita elemosina ma i risultati elettorali dimostrano che tutti oramai la conoscono e alle elezioni l’hanno ripagata con la stessa moneta. A proposito del contratto:
    Gli aumenti del contratto degli statali risultano non adeguati all’effettivo aumento del costo della vita. Inoltre Scuola, Sicurezza e Sanità bisognerà ancora attendere. Gli arretrati per il biennio 2016-2017 sono di circa 435 euro lordi a dipendente. In media, considerando la quota fiscale, l’utile netto pro capite si aggira sui 204 euro netti per redditi medi sui 30 mila euro. La stessa cifra dovrebbe riguardare anche i docenti ed il personale Ata della scuola entro il mese di aprile e poi, successivamente tutti gli altri dipendenti della pubblica amministrazione, per un totale di tre milioni di statali. Quindi, oltre all’aumento medio di 85 euro lordi, ogni dipendente avrà diritto a tutti gli arretrati, che verranno corrisposti in un’unica soluzione e, dunque, “una tantum” (per l’appunto). In realtà le somme corrisposte sono lontanissime dal reale aumento del costo della vita, parametro costituzionale da rispettare per verificare l’equità e la congruità degli aumenti. L’una tantum agli statali è calcolata secondo il tasso di inflazione programmata e non sulla base di quella certificata o reale, che è certamente maggiore. I dipendenti avrebbero dovuto ottenere complessivamente ben altri arretrati comprensivi anche delle ultime mensilità del 2015 e delle prime tre del 2018. Le prime del tutto sparite dall’accordo, le ultime assolutamente dimenticate ed escluse da ogni previsione.

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  16. La Jena e i compari: stradini, generali pensionati ecc. sono in preghiera continuata, dopo la ferale (se confermata ) notizia (per loro) : FIORONI FUORI DAL PARLAMENTO, nell’uninominale è terzo.

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  17. Il 21 aprile assisteremo alla sconfitta di CGIL CUSL UIL del pubblico impiego alle elezioni RSU, i dipendenti sono stanchi di essere “venduti” alla politica, così come è successo il 4 marzo u.s. e del 4 dicembre 2016 al pifferaio di Firenze. Si rendono conto che non rappresentano più nessuno, al contrario di quanto si credono di essere. Svegliamoci e usciamo allo scoperto, molti lavoratori aspettano questo, altrimenti come hanno fatto molti lavoratori si rivolgono ai pentastellati ed ai leghisti, per come stanno facendo nelle varie crisi aziendali di tutta la penisola. Anche i lavoratori vogliono essere rappresentati e non utilizzati da un manipolo di manigoldi.

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