Il posto delle idee

Marco Bentivogli, al quale non fa difetto una certa considerazione di sé stesso, in questi giorni si deve sentire come Gesù quando dovette constatare che un profeta ha più successo fuori casa che in mezzo ai suoi.

E, in effetti, mentre la sua capacità di presenza mediatica continua ad essere notevole soprattutto per un sindacalista (anche il “cugino” Landini, un tempo primissimo in questa classifica, ormai è irrimediabilmente staccato), e se il suo appello congiunto col ministro Calenda ha fatto discutere più di altre iniziative, il suo gradimento nella Cisl sembra sceso ai livelli minimi. O almeno, se c’è, non può essere manifestato se non a rischio di suscitare l’invidia di nostra signora delle Poste AnnaMaria Furlan. Che quando si guarda nello specchio magico e chiede chi è la più bella del reame, non sopporta che gli si dica che Marcolino piace più di lei.

E così succede che anche nelle riunioni degli organismi di vertice della Cisl la parola d’ordine sia diventata far abbassare le penne al metalmeccanico presenzialista ed esaltare la leadership della signora e dei suoi seguaci più fedeli.Che prendono tutti la parola per fare l’eco alle pugnalate della signora contro Marcolino.

Ma la cosa sarebbe, di per sé, poco rilevante e ancor meno interessante. Il fatto è che la crescita del gelo attorno al segretario della Fim coincide con l’apertura di una stagione di giro di poltrone, con entrate e uscite dalla segreteria confederale e, a cascata, nelle federazioni, nei territori e negli enti della confederazione.

E allora lo straripamento mediatico e politico di Bentivogli deve essere messo in cattiva luce dai fedelissimi di Via Po 21 per non far ombra ai potenziali aspiranti alle promozioni. Tutta gente tipo il dottor Sbarra dell’Anas, uno bravissimo a farsi fotografare con i ministri ed a dire che la Cisl è a favore delle cose giuste e contraria alle cose sbagaliate, ma se poi gli fai una domanda specifica (tipo: la FaI di Modena ha fatto bene o ha fatto male a firmare il contratto della Castelfrigo?) cade in un mutismo assoluto. Insomma, sul piano dei contenuti, il paragone è tutto a suo danno.

Ma quali sono le poltrone che stanno per cambiare di sedere? Siamo ancora alla fase preliminare, in cui ci sono più candidati che posti a disposizione (il che è anche una tecnica di comando: chi aspira non va a rompere le scatole a chi può promuoverlo), ma su alcuni spostamenti ci si può sbilanciare.

Chi uscirà dalla segreteria confederale è Petteni, un altro che ha una certa considerazione di sé (come Bentivogli, ma con meno giustificazioni). Infatti quando ha fatto fuori Bonanni pensava di diventare aggiunto, se non segretario generale “di transizione”, e poi ha provato a prenotare il posto per certi versi miglione di tutta la holding Cisl, cioè segretario generale dei pensionati.

Solo che i traditori una volta che hanno tradito (prima Pezzotta, poi Bonanni) diventano inutili, se non pericolosi perché possono tradire ancora. E allora se lo toglieranno dai piedi mandandolo all’Inas al posto di Domenico Pesenti (al quale mandiamo un abbraccio, senza rancori per la notte dell’Ergife).

Risolto così il problema Petteni, Gigi “pensione d’oro” Bonfanti potrà gestire la propria successione alla Fnp come meglio crede: ed a prendersi il posto sarà Ragazzini, il segretario amministrativo che pagava materialmente Bonanni e poi ha detto che Bonanni prendeva più soldi del dovuto ed ha concorso a farlo fuori per sostituirlo con la signora Anna Maria (che prendeva più soldi del dovuto anche lei, ed ha scelto lo stesso segretario amministrativo di Bonanni, cioè lui).

E Gigi “pensione d’oro” che farà? Per lui è quasi pronta la fondazione Pmr, dedicata come risulta dalle bozze dello statuto, ai più alti ideali della Cisl: la Partecipazione, la Mediazione, la Responsabilità e il commercio dei gadget (i cui proventi, siamo sicuri, andanno tutti in beneficienza).

A rientrare nella segreteria confederale sarà invece il dottor Sbarra dell’Anas, quello che per parlare parla anche più di Bentivogli (ma non se gli si chiede della sua assunzione all’Anas mentre era segretario della Cisl calabrese), e con i ministri ci fa, se non i documenti in comune, almeno qualche selfie. Per lui si parla di un posto da aggiunto, con vista sulla promozione ulteriore.

E così i bonanniani che fecero fuori Bonanni – tuti citati negli ‘Scandola papers': Bonfanti, Furlan, Sbarra, Ragazzini … – continueranno a controllare poltrone e risorse nella Cisl.

E Marcolino Bentivogli? Lui che aveva pubblicato per primo i suoi redditi prima del codice etico ed ha dimostrato di essere in regola con quel regolamento di cui gli altri si infischiavano? Lui che ha retto all’ondata mediatica del Landini straripante di qualche anno fa, ed ha fatto circolare qualche idea alternativa al pensiero dominante sulla contrattazione? Lui che scrive libri e se gli fanno una domanda sul merito dei contratti sa anche cosa dire?

Per lui niente. Anzi, si dice che cominci a sentirsi poco sicuro nella Fim, e ad aver paura di possibili complotti ai suoi danni anche fra le mura di casa. E di finire messo da una parte, lui e le sue idee.

Perché nella Cisl di oggi il posto delle idee (e prima ancora di aver capito se sono giuste o sbagliate) è quello del cestino delle cartacce.

Ecco perché Marcolino resta fermo e sbeffeggiato, e il dottor Sbarra dell’Anas viene promosso e incensato.

 

 

 

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21 Commenti - Scrivi un commento

  1. La differenza tra Sbarra e Bentivogli è evidente! Il primo sempre sul pezzo, attento e scaltro, il secondo lo stesso, ma il primo vince in coerenza, almeno con la Furlan, il secondo si è schierato contro il commissariamento della FP, quindi contro la Furlan, e poi invece si aggrega al carro del vincitore avendo perso quella battaglia sulla FP in esecutivo confederale. Quindi meglio il primo almeno per me!!!

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  2. Roma bruciava e Nerone sfoggiava la sua arte di compositore e cantore
    l’Italia e gli italiani vanno in malora e quelli che dovrebbero governarli e difenderli (politici e sindacalisti) se ne fregano dall’alto dei loro lauti stipendi e continuano a cimentarsi in lotte di potere nei modi appena letti.
    VIENE DA RIDERE AL PENSIERO CHE BONFANTI, QUEL BUON CRISTIANO CHE LA BENEFICENZA, PRIMA DI FARLA LA PUBBLICIZZA A DOVERE . UN PERSONAGGIO CHE HA VISSUTO LA SUA CARRIERA, DALL’INIZIO ALLA FINE, NEL SINDACATO E NON CONTENTO DI CIO” PASSERA’ A PRESIEDERE UNA FONDAZIONE DEDICATA AI PIU’ “ALTI IDEALI DELLA CISL”
    PENSO CHE PEGGIO DI COSI’ NON SI POTEVA OFFENDERE IL BUON NOME, LA STORIA E GLI IDEALI DELLA CISL

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  3. attenzione, non è tutto oro quello che luccica (anche non in senso assoluto). non facciamoci fregare dal “male minore” sia sul piano delle cosiddette idee sia sul piano del rispetto dei regolamenti. “Marcolino” è della stessa identica pasta di tutti gli altri, non importa se “meno peggio”.

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    1. Quindi per non sposare la logica del “meno peggio” non dovremmo riconoscere che di tanti pessimi Sbarra è il “più pessimo”?

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      1. Di Sbarra mi importa meno di niente. Marcolino, se ti piace di più allora, è tale e quale. qui o si rifonda o si affonda. Se non si abbandona la selezione per fedeltà e lecchinaggio si muore, ma, a giudicare dai commenti la CISL è già affondata (in buona compagnia certamente)

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  4. Per chi volesse avere notizie più obiettive sul contratto in discussione in questi giorni riporto l’articolo preso da “lavoce.it” dell’economista Andrea Granero*
    PATTO PER LA FABBRICA AL MINIMO SINDACALE
    Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno siglato accordo interconfederale definito “Patto per la fabbrica”. Obbliga la politica e la futura maggioranza a ripartire dalle parti sociali. Ma non tocca le questioni che dovrebbero essere al centro della discussione.
    Rappresentanza e sistema di contrattazione
    Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno siglato il cosiddetto “Patto della fabbrica” che dovrebbe segnare un nuovo inizio per le relazioni industriali in Italia. In realtà, l’accordo, ora al vaglio degli organismi dirigenti delle varie organizzazioni, sembra solo il minimo comune denominatore che era possibile raggiungere prima delle elezioni tra parti ancora distanti. E benché fosse in gestazione da molti mesi, arriva sotto la pressione delle proposte bipartisan di introduzione di un salario minimo che le parti sociali, soprattutto i sindacati, non vedono di buon occhio. Al di là della dimensione politica, ci sono due punti nell’accordo che meritano attenzione.
    Il primo riguarda la misurazione della rappresentanza di parte datoriale. Il Testo unico del 2014 aveva definito le regole per la misurazione della rappresentanza sindacale, ora quest’accordo chiude il cerchio. Se applicato, aiuterà a combattere i cosiddetti “accordi pirata” (accordi formalmente legali ma firmati da parti non rappresentative e mirati a indebolire quelli esistenti) e rafforzerà il recente protocollo sottoscritto dalle parti sociali con il Cnel per la raccolta e l’archiviazione dei contratti collettivi più rappresentativi. Tuttavia, ora bisogna definire i criteri per misurare la rappresentatività e ci sono ancora varie difficoltà tecniche. A conferma della complessità dell’esercizio, nonostante il Testo unico sia del 2014, stiamo ancora aspettando i dati sulla rappresentatività sindacale.
    Un secondo elemento importante dell’accordo riguarda il funzionamento del sistema di contrattazione. In Italia, dice chiaramente il testo, continuerà a basarsi su due livelli, nazionale (anche se sarebbe più corretto dire settoriale), incaricato di preservare il potere d’acquisto del salario, e quello aziendale (o territoriale) in cui effettuare lo scambio salario-produttività. Il trattamento economico del contratto settoriale sarà composto da due parti:
    una prima, detta trattamento economico minimo (Tem), che fissa i minimi e varia secondo l’indice dei prezzi al consumo depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati (se ex ante o ex post questo toccherà ai singoli settori definirlo);
    una seconda, da sviluppare soprattutto a livello aziendale, detta trattamento economico complessivo (Tec) che comprende tutte le componenti salariali oltre al minimo e anche le forme di welfare.
    Da un lato, la distinzione contribuisce a chiarire il perimetro di ciò che è incluso nell’accordo integrando il welfare a pieno titolo nel trattamento economico. Ma soprattutto l’intesa segna la fine di nove anni di opposizione formale da parte della Cgil contro l’uso dell’indice Ipca senza beni energetici importati come riferimento per l’aumento dei salari. Tuttavia, la Cgil e le sue categorie hanno già firmato vari accordi usando l’Ipca. L’accordo, quindi, si limita a riaffermare uno stato di fatto.
    La distinzione tra Tem e Tec, però, permette di chiarire che mentre i minimi sono indicizzati all’inflazione, il resto no e quindi i sindacati non potranno più accampare pretese di aumento “automatico” sul trattamento economico eccedente il minimo e gli aumenti del trattamento economico potranno essere più liberamente negoziati caso per caso.
    Quello che manca
    Il Patto obbliga la politica e la futura maggioranza a ripartire dalle parti sociali. Tuttavia, non tocca le questioni che dovrebbero essere al centro della discussione. Per esempio, come adeguare il sistema di contrattazione all’enorme eterogeneità aziendale e regionale, senza perderne il carattere inclusivo (cioè senza delegare tutto al livello aziendale). Oppure come rendere il sistema di contrattazione a “prova di crisi” con meccanismi di coordinamento tra le parti. Oppure ancora come includere le nuove forme di lavoro nella contrattazione collettiva. L’accordo non recepisce nemmeno alcune recenti innovazioni come il diritto soggettivo alla formazione contenuto nell’accordo dei metalmeccanici. I temi più interessanti come welfare, formazione, salute e sicurezza e partecipazione sono menzionati, ma rinviati a futuri protocolli attuativi. Forse troppa energia è stata spesa nella disputa sul considerare l’inflazione ex ante o ex post. Non è un problema che le categorie trovino le proprie soluzioni, anzi è il vantaggio della contrattazione collettiva rispetto alla legge uguale per tutti.
    Le relazioni industriali non sono al centro del programma di nessuno dei partiti che potrebbero governare nei prossimi mesi o anni. Il Partito democratico e il Movimento 5 stelle hanno proposto una legge sulla rappresentatività. Al di là di alcune menzioni generali per “promuovere la contrattazione a livello aziendale”, nessun partito ha proposto di mettere mano in maniera sostanziale al sistema di contrattazione collettiva. Senza il bastone di un intervento governativo, la carota degli accordi interconfederali non sembra portarci molto lontano.

    *Economista presso il dipartimento Lavoro e Affari Sociali dell’OCSE. Ha ottenuto il PhD in economia presso la Paris School of Economics e l’Université Libre de Bruxelles. In precedenza, ha lavorato alla Commissione Europea e come assistente per gli affari economici e il G20 del Presidente del Consiglio. E’ membro del board scientifico ed esecutivo della Scuola di Politiche. 

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  5. La verità che tutti pensano ma nessuno dice è che le relazioni sindacali sono diventate un tema centrale della evoluzione che hanno subito come conseguenza della tendenza sempre più diffusa nella società “liquida” alla disintermediazione. La Rete e la velocità imposta dal cambiamento spingono a superare ogni mediazione e nelle relazioni sindacali, elimina i tavoli, le liturgie e i rituali di un mondo novecentesco ormai definitivamente tramontato, e svuota di senso le pratiche di concertazione, mettendo in crisi la stessa legittimazione della rappresentanza degli interessi collettivi.

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  6. A conferma della complessità dell’esercizio, nonostante il Testo unico sia del 2014, stiamo ancora aspettando i dati sulla rappresentatività sindacale.
    Ho preso questo passo dall’articolo messo dall’anonimo delle 19 e 29 perchè mi sembra emblematico di una tecnica usata e abusata dalle confederazioni e confindustria da anni anzi direi da decenni che è quella di rinviare sempre il rispetto degli accordi; nel caso specifico dopo quattro anni non sono stati resi noti i risultati delle rsu ma questo una cosa del genere dovrebbe come minimo obbligare tutti i firmatari dell’accordo a restituire tutti i mega stipendi e pensioni impropriamente incassati più qualche annetto di residenza nelle patrie galere altro che pontificare sproloquiando.

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  7. Ma se veramente la Cisl sta per essere affidata a quell’analfabeta sindacale di Sbarra, ci sarà almeno allora qualcuno col coraggio di passare all’opposizione?

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  8. osservatore interessato · Edit

    ll patto siglato ma non ancora sottoscritto dovrebbe essere un tentativo di porre il freno ai contratti pirata che stanno destabilizzando il sistema delle relazioni sindacali in assenza di una legislazione si sostegno e non riguarda ampi settori dell’economia come quello dei servizi pubblici dove i sindacati autonomi la fanno a padroni ,o del terziario dove i lavoratori sono ancor meno tutelati. Nella P.A. sono stati definiti i requisiti minimi per poter sedere al tavolo delle trattative e almeno i dati sulle elezioni delle R:S:U: sono un indicatore di rappresentativita’ . Fino a quando si permettera’ la proliferazione di patronati e caaf la sollecitazione a creare nuovi soggetti non verra’ meno perche’ dai servizi e non dalle quote degli derivano le risorse per tenere in piedi gli apparati. ll Cnel retituito a nuova vita potrebbe assolvere questo compito ma i dati degli iscritti dovrebbero essere certiicati.

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  9. Per fortuna che c’è il nostro coltissimo Bentivogli, uno che scrive libri, che va sui giornaloni, che la mattina mangia pane e contratti. E che, non a caso, con l’esaltante rinnovo metalmeccanico ha rilanciato le sorti della classe operaia italiana, arricchendola nelle tasche e rendendola partecipe della costruzione di un luminoso futuro nazionale.

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  10. Troppi interessi e troppe connivenze. La cisl è in salvabile. Occorre una operazione tasche pulite, come fu fatta con la politica. Qualcuno potrebbe obiettare che i risultati sono i politici attuali. Verissimo. Ma così non può continuare. È un massacro delle poche idee che ciascuno di noi ormai tiene ben chiuse nel cervello perché o è già stato buttato fuori o sta per essere buttato nel cestino di ruoli inutili.
    Si pensava che la notte degli ugonotti fosse passata. Ma qui è una lunga notte. E quando mancano le idee, il consenso lo si deve ottenere con la minaccia e con la corruzione.
    Gli accordicchi ripetitivi e patetici non servono a nessuno.
    La considerazione che qualcuno ha già fatto è sacrosanta: questo modo di pensare al sindacato è dannoso ai lavoratori e al paese. Difendere la propria esistenza fino a nuovo incarico decreterà la morte del sindacato. Questa è la vera grande responsabilità.
    No idee…no sindacato…no cisl#

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  11. SE PER IL MENEGHINO TINO SCOTTI BASTAVA LA PAROLA “FALQUI” PER STARE BENE – PER GLI ITALIANI DI OGGI BASTA LA PAROLA DEBITO PER STARE MALISSIMO
    Un invito a riflettere sull’attendibilità dell’intera nostra classe dirigente che non è formata solo dai politici ma anche da tutti gli altri che reggono loro il gioco. Perché la cruda realtà in cui ci hanno cacciati è la seguente:
    All’inizio della crisi, nel 2007 il debito, del Paese, era 1.600 miliardi; nel 2013 i governi Berlusconi IV e Monti ci hanno lasciato con 2.070 miliardi; i governi Letta-Renzi-Gentiloni (con Padoan al Mef dal 2014) ci lasciano con 2.300 miliardi di debito. Investimenti non ce ne sono stati, il welfare è stato ridotto; la crescita del debito è finita in spesa corrente, inefficienze, mance e interessi sul debito pubblico. Eliminata la distorsione del rapporto con il pil ecco svelato che la crisi c’entra poco o niente.
    Per rilanciare l’economia, se si vuole essere responsabili, prima di fare ulteriori debiti bisogna impegnarsi seriamente per ridurre quello esistente.
    Perché solo così sarebbero spesi in modo produttivo in quanto ridurrebbero gli interessi autentici sanguisughe di ricchezza.
    PENSATE CHE DAL 1980 AL 2012 L’ITALIA HA PAGATO DI SOLO INTERESSI SUL DEBITO CIRCA 3,1 TRILIONI DI EURO (RIVALUTATI AL 2012) EQUIVALENTI A 3100 MILIARDI DI EURO. NE LE COSE CAMBIANO SE CI LIMITIAMO ALL’INTERVALLO TEMPORALE TRA INIZIO CRISI 2007 E IL 17 GENNAIO 2017 CHE E’ RISULTATO DI BEN 760 MILIARDI DI EURO IN DIECI ANNI E SECONDO GLI ESPERTI PARE CHE IL PEGGIO DEVE ANCORA ARRIVARE.
    .Questi sono i fatti che ci hanno rovinato l’esistenza mentre chi doveva difenderci ha firmato accordi su accordi come l’ultimo che puntualmente passato il Santo (elezioni) passata è la festa non realizzerà una cicca di benefici per i lavoratori veri al contrario invece dei loro rappresentanti che continueranno a vivere da lord inglesi.

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  12. Purtroppo si tratta solo di un patetico e crescente assalto alla diligenza, ormai da anni è passata l idea che tutto è permesso e l’occasione fa l’uomo ladro. Si sta cercando di dare una motivazione politica ad una semplice battaglia per il potere e per le risorse.
    Il sindacato aveva valore nella sua funzione originale, se si trasfoma in un holding è soggetta alle regole del mercato legato all’ insoddisfazione dei clienti. Ormai è, aggiungerei giustamente, opinione comune che non serva più. Come é successo in politica l’autoreferenzialità causa la perdita di consenso e conseguentemente per il sindacato, la perdita di risorse. In pochi anni i giovani ormai assenti (tranne qualche figlio assunto..) troveranno altri sistemi di autotutela. La vorace oligarchia sindacale finirà col divorare se stessa. Ammettiamolo, negli ultimi 10 anni la nostra cisl ha saputo primeggiare sugli altri sindacati come spregevole immagine di un sistema oligarchico autoreferenziale corrotto. Siamo come un computer talmente pieno di file corrotti e inutili che ormai è lento, rallentato, inceppato.. Abbiamo bisogno di un reset di sistema, una pulizia dei file obsoleti affinche si reinstalli e aggiorni il programma originale che ne caratterizza e motiva l’esistenza.

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  13. Le truffe all’INPS in Calabria confermano molte connivenze : tra finti operai, aziende e sindacalisti provinciali, accaparratori di pratiche per la disoccupazione bracciantile che portano tanti soldi e nessuna responsabilità.
    Da molti anni sindacati – Patronati e associazioni padronali ingrassano sul bisogno della gente e spesso su indebiti diritti. Le disoccupazioni agricole e non solo sono una grande cuccagna come le deleghe degli ignari pensionati e causa del decadimento morale e democratico di tutte le rappresentanze sociali.
    Cosa volete che dicano i responsabili di Cgil Cisl e Uil o di Confindustria, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato e Confcommercio ?
    I loro silenzi attestano la loro complicità.
    Cosa potrebbero dire il sorridente Ministro Martina e l’ ineffabile Ministro Poletti ? Dopo i trionfi della legge contro il caporalato, i loro palloni colorati e quelli dei logorroici sindacalisti si sono sgonfiati.
    I sindacati e le organizzazioni padronali avrebbero tanto da fare nel versante contrattuale, ma è fuori dalla loro portata culturale ed etica.
    Basta e avanza la collusa Bilateralità : una su tutte FONDIMPRESA.

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  14. Se siamo al confronto Bentivogli-Sbarra, il primo pensante l’altro gaudente, mi sembra un poco riduttivo rispetto a quanto oggi avverrebbe nella cisl. Un tempo si sarebbe stati tutti dalla parte di Bentivogli solo per il fatto che Sbarra oltre a non spiegare la sua assunzione all’anas nel mente era segretario regionale della cisl in calabria deve anche spiegare il contemporaneo distacco sindacale retribuito, circostanza non proprio in sintonia con lo spirito della legge. Non credo che per lui ci possa essere un futuro rientro confederale. La magistratura non s’è accorta, ma la politica non starebbe a guardare costringendo al risveglio le disattente procure . No, credo che il centurione calabrese stia tanto bene dove è arrivato non certo per grazia di dio. Basta guardare il sito della fai e sembra di sentire una voce che Tito Livio annota…signifer, statue signum, hic manebimus optime… vale a dire sto tanto bene quì.
    Povera cisl dove sei finita

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  15. sbarra non è l’unico a essersi fatto assumere per avere il distacco. aprite gli occhi: credete che nel regno di Marcolino (quello che ha portato poco più di un euro lordo di aumento salariale) sia tutto pulito?

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    1. Se la tua domanda è riferita al blog in quanto tale, precisiamo che noi crediamo ai fatti. E i fatti su Sbarra e su Rota, pur se diversi fra di loro, sono chiari e li abbiamo raccontati. Se tu sei a conoscenza di situazioni analoghe nella Fim faccele sapere e noi le racconteremo. Così come abbiamo raccontato senza alcun problema, ad esempio, lo scandalo della Fim di Padova, che potete leggere al link qui riportato

      http://www.il9marzo.it/?p=10632

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