L’immagine del leader

Il dottor Sbarra dell’Anas è sempre in modalità campagna elettorale. Sia quando deve essere eletto a qualcosa, sia quando teoricamente non dovrebbe esserlo.

Così, da quando è diventato commissario della Fai (perché commissario è rimasto anche da segretario), ha curato molto la propaganda. E soprattutto la diffusione della sua immagine.

L’ultimo numero di Fai Proposte, rivista ufficiale della Fai, segna però un salto di qualità anche da questo punto di vista. 

Ci siamo presi infatti la briga non di leggerlo, ma di guardare le figure (come si sa, nella comunicazione un’immagine conta più di tutte le parole). E qui di seguito proponiamo una sintesi di quello che abbiamo trovato

- In copertina, foto della manifestazione Fai del 20 dicembre, Sbarra sul palco con Furlan, Minniti e altri.

- A pag. 4, foto di Sbarra sorridente a condimento dell’editoriale

- A pag. 8, foto del Consiglio generale Fai del 19 dicembre, con Sbarra che legge la relazione

- A pag. 9, sempre dal Consiglio generale Fai del 19 dicembre, foto di Sbarra accanto al segretario confederale Cuccello, quello che si occupa dell’Anas.

- A pag. 10, foto della segreteria Fai ad un convegno sulla bilateralità. Il microfono è in mano a Luigi Sbarra.

- A pag. 21, foto del palco della manifestazione del 20 dicembre; il secondo da destra è Luigi Sbarra.

- A pag 23, foto di Sbarra che parla con tono deciso alla manifestazione del 20 dicembre.

- A pag. 24, foto di Sbarra, Furlan e un paio di preti.

- A pag. 26, una foto del palco della manifestazione, Sbarra è il terzo da sinistra; più sotto, una foto del solo Sbarra sullo stesso palco.

- A pag. 27, foto panoramica della manifestazione mentre parla la Furlan, sul palco si può riconoscere Luigi Sbarra.

- A pag. 28, la seconda foto dall’alto raffigura Luigi Sbarra nell’atto di pronunciare il suo discorso.

- A pag. 30, la terza foto dall’alto mostra Luigi Sbarra in dialogo confidente col ministro Minniti (farsi le foto con i ministri è una sua vecchia passione); la prima in alto mostra Minniti e la Furlan alla sinistra di Sbarra.

- A pag. 31 ci sono quattro foto: in quella più in alto stretta di mano e pacca confidente sulla spalla di Sbarra a Minniti; poi una foto del palco, dove si vede Sbarra lanciare un applauso; la terza mostra una foto di gruppo di alcuni partecipanti al convegno col segretario generale della Fai, Luigi Sbarra; nella quarta Sbarra non si vede, ma la sua presenza si sente incombere.

- A pag. 32, nella foto in alto, Luigi Sbarra ha un’espressione pensosa mentre viene fotografato sul palco assieme a ministri, preti e una famosa dipendente delle Poste in distacco sindacale. Nella foto in basso si vede il segretario generale della Fai ascoltare l’intervento di uno dei pretoni intervenuti.

- A pag. 33, la stessa immagine di due pagine prima (stretta di mano e pacca confidente sulla spalla di Sbarra a Minniti) ma in campo lungo. Sotto, il momento solenne in cui alla manifestazione parla Luigi Sbarra.

- A pag. 34, Sbarra, il primo da destra o l’ultimo da sinistra, sorride mentre qualcuno consegna dei fiori alla Furlan. Nella stessa pagina altre due foto di gruppo, ma un po’ diverse fra di loro: nella prima, infatti, Sbarra è il quarto da destra, nella seconda è l’ultimo da sinistra.

- A pag. 35, quattro foto ad una giornalista televisiva che realizza alcune interviste ai protagonisti dell’evento. Nella seconda dall’alto compare Sbarra che risponde facendo la faccia seria e responsabile che assume quando dà un’intervista televisiva.

- A pag. 41 due foto del palco della manifestazione: nella prima si vede Sbarra rivolto verso Saady, nella seconda Sbarra che guarda Anna Maria Furlan che parla.

- A pag. 42 l’immagine di Sbarra che parla si fa notare per lo sguardo fiero e sicuro di sé rivolto verso il pubblico.

- A pag. 43, stretta di mano e pacca confidente sulla spalla di Sbarra a Minniti, per la terza volta.

- A pag. 44, foto panoramica della sala gremita alla manifestazione Fai del 20 dicembre. Osservando bene, si può notare che l’intervento in corso è quello di Sbarra.

- A pag. 58 Sbarra sorride accanto al ministro Martina (ve l’abbiamo detto, collezionare foto con i ministri è la sua passione).

Che dite, il dottor Sbarra dell’Anas sarà mica in campagna elettorale?

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34 Commenti - Scrivi un commento

  1. Ma perché chiamate dottore uno che può fare solo il cantoniere di una volta, quelli che curavano le strade pulendo le cunette e curandone gli ornamenti. Si è convinto di essere dottore e quindi che può fare il Segretario generale, ma solo della piccola e opaca organizzazione sindacale. Propongo di dare il titolo di cantoniere, le si addice molto così si convince che deve pulire le strade. Finalmente farà qualcosa di utile per la collettività ed eviterà qualche dissesto.

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  2. Amico delle 23.38 attento a usare il comune senso del pudore perché con questi venditori di fumo potresti essere smentito dalle parole “Ovviamente” perché i fatti parlano da soli. Dico questo perché, volendo capire meglio se il fantozziano personaggio mi sono preso la briga di leggere su EditorialeFai di febbraio il “suo” intervento. Credimi, non sapevo se piangere per la pena che provavo in cotanta ……….o ridere per l’alto taglio dell’intervento sicuramente ispirato ed adeguato al personaggio in tutto anche nelle bugie che tutti potrete riscontrare nel breve pezzo che vi allego.
    EditorialeFai Proposte n.1-2 – gennaio – febbraio 2018
    Il 4 marzo si avvicina, la campagna elettorale è iniziata, e porta con sé un carico di tensione e demagogia che non fa bene al Paese. Di fronte alle grandi sfide del futuro, tanta politica risponde con fiato corto e sguardo miope. Manca una visione, si insegue il quotidiano, nel tentativo di accaparrare il consenso effimero di qualche “mi piace” sui social media, mentre il Paese è in mezzo al guado. Basta leggere la fotografia del Censis per capire il clima che si respira nelle nostre comunità: la società appare sospesa tra voglia di ripresa e risentimento: da un lato si affacciano segnali di ripresa; dall’altra rancori sociali si incendiano, alimentati dalle scorie di una crisi lunga dieci anni. Invertire questa deriva vuol dire fornire risposte di merito, ma anche far sentire le persone parte di un progetto comune. Priorità evidenziata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, che nel discorso di fine anno ha messo in guardia dal rischio di allontanamento delle famiglie italiane dalla partecipazione alla vita pubblica del Paese. Il Presidente ha indicato la priorità di una politica di coesione che parta dal sostegno ai giovani e alle realtà più deboli. Opera che vede nel rilancio del lavoro dignitoso il più importante riferimento. Di qui il bisogno di riforme concrete, responsabili, veramente realizzabili. Qualcosa di molto diverso, purtroppo, da quello che si vede in questo primo scorcio di confronto programmatico. Per uscire dalla trappola di un eterno presente dobbiamo riguadagnare una prospettiva di sistema. Ritornare a costruire un percorso che sostenga la buona crescita con il contributo di tutti i soggetti dotati di responsabilità collettive. Vuol dire andare oltre una collaborazione estemporanea, recuperare una dimensione di dialogo strutturato tra sfera pubblica e società organizzata. Si ha bisogno di meno demagogia e di più spazio alla partecipazione sociale.
    La ripresa si guadagna ritrovando un rapporto armonico tra tutte le componenti riformatrici di una società complessa come quella italiana. Tanta la strada da fare, e se siamo in cammino lo si deve oggi come mai all’azione e alla determinazione della Cisl. Possiamo dire con orgoglio che negli ultimi anni la nostra Confederazione è stata leader indiscussa del fronte sociale riformatore.
    Converrete che a fronte di un simile personaggio come si fa a non ridere? Anche se purtroppo la tragicità della commedia che si consuma comporta lacrime , tante lacrime anche per colpa di simili figuri.

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  3. Ringraziando questo blog che quantomeno ci da la possibilità di esprimere liberamente il nostro pensiero veniam0o al dunque. siamo un gruppo di pensionati iscritti cisl che dalla vicenda Scandola pur seguendo il consiglio di Fausto rimanendo iscritti fino ad oggi non pensiamo di resistere ancora per molto. L’ultima che ci ha mandato in bestia rispetto al Generale in pensione Bonfanti che, passato il congresso come sempre scompare è la notizia che abbiamo letto e che riportiamo.
    Dopo le bollette dei furbetti a carico di tutti è in arrivo un’altra tassa nascosta: gli oneri di sistema per il fotovoltaico. Si parla di circa 15 miliardi che dal 2019 cadranno sulle spalle degli utenti

    Bollette elettriche non pagate: saranno a carico di tutti.
    Ma non è finita qui: mentre la polemica sulle bollette dei furbetti a carico di tutti continua ad indignare, spunta già un’altra tassa occulta sulla bolletta della luce, che ben presto impoverirà ulteriormente le tasche dei consumatori. Dal 2019, infatti, potrebbero ricadere sulle spalle degli utenti non morosi altri pesanti costi e voci di spesa con lo scopo di finanziare gli impianti fotovoltaici realizzati tra il 2005 e il 2013. Stiamo parlando di una cifra macroscopica pari a 15 miliardi di euro per oneri di sistema, che renderanno ancora più costosa la bolletta elettrica di tutti noi (utenti domestici).
    Cosa sono gli oneri di sistema?
    Quella degli oneri generali di sistema è una voce presente in tutte le bollette elettriche ed è composta da una serie di gabelle introdotte nel corso degli anni da leggi e decreti ministeriali. Gli oneri di sistema non sono altro che delle tasse infilate nelle bollette che ne aumentano il conto finale. Di tutte, però, quella che incide di più è la A3, cioè gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate. Insomma una moltitudine di voci da retribuire che ricalca lo schema delle accise sulla benzina, dove c’è ancora un contributo per la guerra d’Abissinia del 1934. Tanto per fare un esempio concreto: su una bolletta da 183 euro la spesa per l’energia consumata è di 54 euro, quella per gli oneri di sistema è pari a 42 euro. Poi ci sono il trasporto, le tasse, l’Iva. Ma come si fa ad individuare e riconoscere questi costi in bolletta? Basta consultare nelle bollette le voci A2-A5, As, Ae, Uc4, Uc7 e Mct.4.
    Bollette della luce: la nuova tassa occulta
    Ebbene, molto presto la spesa relativa agli oneri generali di sistema sarà ancora più elevata, atteso che si arricchirà di un’altra voce dal valore di 15 miliardi di euro. Entro il 2019, infatti, le utenze di prime e soprattutto seconde case saranno vessate da una nuova tassa occulta allo scopo di finanziare le imprese fotovoltaiche e gli impianti costruiti tra il 2005 e il 2013.
    Secondo gli addetti ai lavori, il nuovo costo in bolletta sarebbe dovuto arrivare già quest’anno, ma stranamente – forse per le imminenti votazioni – è stato rinviato al prossimo anno. A pagare più di tutti l’incentivo sul fotovoltaico, secondo gli esperti, saranno le utenze domestiche con bassi consumi, dato che le altre sono già state vessate nel 2017 e a gennaio 2018. Vi terremo aggiornati sugli ulteriori sviluppi.
    Tassa occulta e tariffe progressive
    Come ha spiegato Massimo Bello, presidente di Aiget (Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader): «La riforma tariffaria, partita nel 2017, già da quest’anno finanzia in maniera più consistente gli sgravi alle aziende energivore pesando maggiormente sulla bolletta degli utenti domestici». A rimetterci, quindi, e a dover pagare di più a causa anche degli incentivi fotovoltaici, saranno soprattutto le utenze domestiche a basso consumo. All’inizio del nuovo anno, il Ministero aveva già annunciato un aumento pari al 5,3% dell’energia, il tutto per agevolare le imprese energivore e di conseguenza impattare sulle famiglie o sulle piccole imprese. Dal 2019, inoltre, entreranno in vigore anche le nuove tariffe progressive. Il risultato paradossale, in poche parole, sarà il seguente: inutile cercare di risparmiare su luce ed elettricità: con la “socializzazione” dei debiti (cui corrisponde una privatizzazione dei profitti) le bollette saranno, progressivamente, sempre più care.
    Generale Bonfanti lei che è un benefattore perché non beneficia anche i suoi iscritti combattendo queste autentiche angherie? Tranquillo comunque le nostre 9 tessere ti saranno presto restituite sa i soldi sono pochi e ci seviranno per pagare queste belle […] che voi come le tre scimmiette ninon vedete non sentite e ancor meno parlate

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  4. HAI RAGIONE ANONIMO DELLE 23 e 38 dottore di che della strada ma neanche perché se non è competente non può fare neanche lo stadino farebbe disastri, come sta facendo nella cisl. SBARRA INCOMPETENTE VAI A.CASA.

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  5. A casa non ci deve andare solo lo stradino anche tutti i tirapiedi e lecchini senza dignità e senza midolla ” invertebrati ” VERGOGNA .

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  6. Non conosco Sbarra . Ho provato a digitare su wilkipedia e non risulta nulla. Cercherò di saperne di più dai vostri resoconti, per la verità molto precisi. Conoscevo piuttosto una cisl e le persone che dentro discutevano e avevano anche coraggio di aver coraggio. Ammetto in via generale visto quanto accaduto in funzione pubblica che la predilezione alla conservazione del distacco sindacale e della titolarità della scrivania sono oggetti di culto da tenere ben custoditi. Hanno il potere di ammutolire, di mitigare focose rivendicazioni, annichilire e persino ammorbire spigolosità e battagliere intenzioni. Il nulla è in onda nella contrattazione odierna col governo, con i risultati mediocri e sotto sogia comunitaria dei contratti pubblici, nel calo delle adesioni e nella devastante impopolarità delle sigle confederali delle quali la confederazione sembra non capire o voler intervenire. Tutto va bene MADAMA LA MARCHESA si dice in Piemonte . Nella forma più cruda e appariscente oggi è così e chi entra e viene imposto sta al suo posto immaginando di avere consenso eliminando il dissenso. nulla cambia. Inizia la stagione del caf, la stagione delle polizze assicurative, la stagione dei patti . Di sicuro ci sarà anche quella delle lezioni per le Rsu…pardon elezioni Rsu ma prevarranno i toni trionfalistici e l’istituto Luce che tutti conoscono farà le riprese e produrrà l’e-mail immagini. Prima che sia troppo tardi ribellarsi è un atto di grande responsabilità . Fatelo.

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  7. Ma lo stradino leader e la iena ridens lo sanno che: l’aumento dei salari non riesce a raggiungere quello dei prezzi che salgono esattamente del doppio nel 2017. Secondo lISTAT nel 2017 la retribuzione media è cresciuta dello 0,6%e l’inflazione dell’1,2%. semplice domanda cosa hanno fatto per meritarsi gli scandalosi stipendi denunciati da Fausto per meritarseli? commissariamenti e lotte di puro potere personale a parte?

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      1. #28febbraio #Contratti @GigiPetteni a LaborTv: intesa con @Confindustria moderna, welfare e partecipazione prioritari

        Chissà che intenderà per moderna….

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  8. art 2 farà o tenterà di fare un sindacato auitnomo.. quindi non cisl ed in netto contrasto con il vero art. 2..vorrebbero farlo .come anticipato dal vecchio franco…giorni fa…ecco su questo occorre interrogarsi..sarà bello di nuovo andare a parlare coi nuovi iscritti a questo eventuale sindacato e non parlare qui che alla fine dei conti serve solo a poco . e tutto cio cioè il.vostro nuovo eventuale sindacato…speriamo sia fatto non a scapito di qualcosa su cui il monitoraggio è acceso…..cmq detto ciò…ringrazio ancora admin che almeno ti fa parlare…arrivederci…ad maiora..

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  9. Dopo le bollette dei furbetti a carico di tutti è in arrivo un’altra TASSA NASCOSTA: gli oneri di sistema per il fotovoltaico. Si parla di circa 15 miliardi che dal 2019 cadranno sulle spalle degli utenti
    E LA CISL DELLA POSTINA CON ANNESSA CORTE DI SCODINSOLANTI STANNO A GUARDARE
    I flagellanti

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  10. È almeno dal 1999 che l’Italia realizza risultati peggiori della media dei paesi europei, al punto che abbiamo accumulato il 18% di Pil in meno della media Ue:
    E LA CIS (della IENA RIDENS)L così magistralmente – rovinosamente guidata sta a guardare e intasca i lauti trenta denari alla faccia degli iscritti.

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    1. Lo staff organizzativo sta finendo di predisporre la mailing list degli interessati, operazione che sta prendeno un po’ di tempo rispetto alle previsioni. Comunque siamo quasi pronti.

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  11. Un contratto quello della Sanità
    Completamente piatto sulle professioni sanitarie.
    Si rincorrono articoli su riviste e giornali descrivendo il dissenso dei dipendenti sanitari e sulla completa mancanza di consapevolezza da parte della Cisl FP di chi sono tali figure. Faccio fatica a comprendere come dipendenti laureati siano ancora nel comparto e non con contratto spta come d’altronde altre figure sanitarie a parità di titoli . Ma non comprendo neanche come professioni sanitarie ormai con Master Specialistiche edottorati di ricerca possano avere aumenti contrattuali in alcuni casi in base alla loro fascia, meno di una figura con cultura terza media e corso semestrale con tutto il rispetto che io possa nutrire . Funzioni di coordinamento con alte responsabilità e trattamento economico inferiore rispetto ai collaboratori suoi sottoposti.
    Non ultimo il messaggio della nostra Cisl FP che dice “siamo sotto attacco mediatico sui social da parte di dipendenti iscritti ad altri sindacati” quando i nostri stessi iscritti nelle professioni sanitarie sono critici nei nostri confronti. Poniamci qualche domanda, forse un corso di aggiornamento ai nostri rappresentanti Cisl FP (sempre che siano stati regolarmente eletti…) su chi sono gli operatori sanitari servirebbe a formarli perché possano rappresentare al meglio non solo i loro settori di appartenenza. Ricordiamoci che la sanità offre tutti i mesi laudi compensi in termini di tessere e con un colpo di spugna sono stati spazzati via dalla rappresentanza in quasi tutti i nostri livelli apicali. Sarà un caso? Chi porta l ‘acqua non beve e non viene neanche rappresentato.

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  12. Rinnovo contratto sanità.
    C’è molto da dire sulle risorse del nuovo contratto, sull’ appiattimento dei salari che non riconoscono a delle figure importanti professionali il giusto compenso, e sul mancato aumento di importanti indennità.
    C’è molto da dire anche dal punto di vista normativo, con una mortificazione delle prospettive di carriera che non riconoscono e anticipano la normale evoluzione organizzativa delle strutture sanitarie. La decimazione attuata in FP della dirigenza sindacale sanitaria comincia a dare i suoi frutti.
    Le organizzazioni sindacali autonome sanitarie stanno occupando lo spazio lasciato dalla CISL funzione pubblica, la complessità del mondo sanitario con tutte le sue articolazioni e professioni differenti, richiede competenze che può avere solo chi ha effettuato un percorso partendo dalla base confrontandosi con tutti gli elementi che interagiscono nell’ universo socio sanitario.
    L’utilizzo esasperato dei social richiede delle grandi abilità comunicative e interlocutori particolarmente affidabili e competenti, che riescano a contrastare il forte impatto emotivo
    legato a condizioni di lavoro esasperate che continuano da anni.
    In quest’ultimo contratto della sanità non siamo stati per niente protagonisti, dilettanti allo sbaraglio che cercavano di far passare per buono anche alcuni scivoloni che avremmo potuto evitare, con il dramma che la decimazione dell’ultimo anno costringe la CISL funzione pubblica ad un mese dalle RSU, a mandare in giro mezze tacche incompetenti ad imbonire i lavoratori per digerire un contratto mediocre.
    Avremo modo di confrontare gli ultimi risultati RSU con quelli del prossimo mese. Le tessere si possono taroccare a convenienza, con i voti é un po’ più complesso.

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  13. Qualcuno mi può spiegare, perchè non ci sono riuscito, perchè non mi ritrovo l’aumento del 3,48% previsto dall’accordo del 30 novembre 2016, vale a dire 85 euro sul mio stipendio tabellare. Quale fretta c’era a firmare un contratto che non prevede niente di nuovo rispetto alle aspettative dei professinisti della sanità. Sicuramente succederà con il referendum sull’abolizione delle Province. Allora pagò solo Renzi, questa volta a subire una dura batosta, oltre al Gentiloni, anche CGIL – CISL – UIL alle elezioni ( o lezione come qualcuno ha già ipotizzato su questo bolg) alle elezioni RSU di aprile. Un motto recita “Siediti sulla riva del fiume, e vedrai il cadavere del tuo nemico passare.” Ovvio che non c’è nessun nemico, ma solo il sindacato confederale che va via . Purtroppo sarà, nostro malgrado così. Speriamo che i lecchini e i tirapiedi si renderanno conto di aver sbagliato a votare contro i Segretari che non si sono piegati a Crudelia de Mon ed ai suoi adpti, come alla Dorio.

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  14. PARLIAMO DI INFERMIERI
    “Infermiere responsabile se non segnala l’errore nella terapia al medico – Cassazione penale, sez. IV, sentenza 16/01/2015 n° 2192”.

    “Infermiere non appone sponde a letto, paziente muore: omicidio colposo – Cassazione penale, sez. IV, sentenza 17/05/2013 n° 21285”.

    “Il medico sbaglia dosaggio del farmaco e il paziente muore. Responsabile anche l’infermiera che glielo ha somministrato senza accorgersi dell’errore nella prescrizione”. Le motivazioni della sentenza: “I’infermiere non è mero esecutore materiale delle prescrizioni impartite dal personale medico, possedendo una professionalità e una competenza che gli consentono, se del caso, di chiedere, quantomeno, conferma della esattezza di una determinata procedura terapeutica […], disattendendola, bensì integrandola e modificandola per ricondurla ai protocolli in uso. Con questa operazioni non si sarebbe verificato l’evento letale” (Corte di cassazione III sezione civile, sentenza 12 aprile 2016, n. 7106”.

    L’infermiere è penalmente responsabile dell’errata assegnazione del codice al triage – sezione penale, sentenza 10 aprile 2017, n. 18100.

    Potrei anche proseguire, ma confido nell’onesta intellettuale dei nostri colleghi in Cisl FP che non hanno tenuto in considerazione L’evolversi normativo formativo e giurisprudenziale che in questi quasi 10 Anni ha avuto la figura. Questo denota scarsa attitudine a voler rappresentare categorie diverse. Prestiamo il fianco agli Autonomi che amplificano il nostro punto debole. Forse sarà il caso quando è ora di contrattare in sanità inviare qualcuno che ne capisce, altrimenti lasciamo perdere e dedichiamo alla campagna…… Non elettorale

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  15. Qualcuno può dire ai vertici Cisl FP Nazionali che sono diventati sordi e che abbiamo bisogno di parlargli.
    Prima noi delegati nelle ASL avevamo il cellulare di Faverin. Ora nelle aziende abbiamo paura anche di parlare, ma che regime ex sovietico è questo.? Diamoci una regolata.

    […]

    ….. Ma in trincea ci siamo noi. Cerchiamo di modificare l obbrobrio che abbiamo firmato con quel pseudo contratto. Visto che non sente noi almeno speranzosi che legga il9marzo.it.Grazie

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  16. Inutile bussareta tanto non sentirà nessuno. O meglio, non vogliono sentire. Se inviano sms per drogare il consenso, pensate che siano disponibili ad ascoltare? Vogliono solo sentire che sono stati bravi.
    E non è solo il contratto sanità, anche quello degli enti centrali è uguale. I colleghi dell’area b hanno preso più dei colleghi dell’area c. E questo non perché i colleghi b non lo meritino, ma solo perché per aiutare il governo hanno mescolato la per equazione di Renzi con l’aum Contrattuale, alterando in tal modo, definitivamente, sia i parametri di distruzione tra le aree, che le risorse aggiuntive di Renzi.
    Imperizia sindacale o connivenza elettorale?

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  17. Una conferma, di quanto letto recentemente sul secondo nove marzo circa l’opportunità di riunire tutta la miriade di interventi sociali in un unicum la si può leggere nell’articolo di Lillo apparso su “la stampa economia”degli ultimi giorni.
    UN POVERO SU SEI BENEFICIA DEL REDDITO D’INCLUSIONE
    TRA GOVERNO, REGIONI E COMUNI LE MISURE D’INTEGRAZIONE AL REDDITO SI SOVRAPPONGONO PRODUCENDO SPRECHI, INEFFICIENZE E DISPARITA’
    La sovrapposizione delle misure a livello comunale, regionale e nazionale tende infatti a indebolire lo strumento e ad avvantaggiare chi – per puro caso – è nato in una città dello stivale piuttosto che in un’altra. Il nostro Paese è quello con più poveri nell’Ue – nel 2016 l’Eurostat ne ha contati ben 10,5 milioni – eppure il sistema è complesso e farraginoso. Una babele di interventi, a cui da ultimo si è aggiunto quello voluto dai governi Renzi e Gentiloni, che hanno messo in campo un nuovo sostegno statale a favore delle famiglie più povere.
    Una babele di interventi.
    La misura nazionale attiva da gennaio è ancora debole, sia per quanto riguarda la platea di cittadini coinvolti sia per l’aiuto economico ancora basso. Spetterebbe quindi a tutte le Regioni e ai Comuni trovare sistemi per integrare il Rei facendo lievitare l’aiuto, ma ognuno – tranne quattro casi virtuosi – lavora per la sua strada. Alcune Regioni non hanno previsto la minima misura di supporto così come gran parte delle amministrazioni locali, mentre altre preferiscono giocare una propria partita introducendo strumenti differenti. Ci sono però le eccezioni di Emilia-Romagna, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. «Abbiamo sempre concepito la nostra misura regionale come un’integrazione al Rei – spiega l’assessore al Welfare dell’Emilia-Romagna, Elisabetta Gualmini – Qui in Regione c’è un segmento cospicuo di nuclei familiari composti da anziani soli o in coppia in condizioni di disagio. Il nostro reddito raggiunge anche loro, ampliando così di fatto la misura nazionale». Il Rei, invece, è oggi destinato esclusivamente alle famiglie in povertà più numerose e non intercetta dunque una grossa fascia di cittadini, in particolare anziani o single in povertà. Come Giovanni, pensionato di Bologna di 73 anni con un passato da artigiano, uno dei beneficiari dell’aiuto regionale, chiamato Res («reddito di solidarietà»). Il senso di pudore e la discrezione si avvertono subito nel tono di voce: «Da poco tempo prendo questi soldi. Mi aiutano a fare la spesa per me e mia moglie con più serenità. La pensione non basta. Sono pochi, ma mi fanno respirare un po’».
    La misura nazionale garantisce dai 180 euro al singolo fino a 540 euro per le famiglie con più di cinque figli, un contributo modesto ma tutto sommato importante per chi è in difficoltà, e affianca anche un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa. La misura ha l’obiettivo di raggiungere una platea di 500 mila nuclei familiari (a fine gennaio per l’Inps erano coinvolti in 300 mila). Si tratta di famiglie con l’Isee – l’indicatore della situazione economica – sotto ai 6 mila euro con minori a carico, disabili, donne in gravidanza e gli over 55 disoccupati. Da luglio invece, sempre che il nuovo governo voglia proseguire su questa strada, la platea si allargherà a 700 mila nuclei, 2,5 milioni di persone. I numeri sono però ancora lontani dalle necessità: nel Paese, ha calcolato l’Istat, ci sono 1,6 milioni di famiglie in difficoltà, 4,7 milioni di persone.
    http://www.lastampa.it/2018/02/26/economia/tocca-a-un-povero-su-sei-il-welfare-a-singhiozzo-del-reddito-di-inclusione-ZIQMsyh0NUKtiQz7mO32sK/pagina.html

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  18. Se pensiamo che quel pezzo è stato scritto il 16 novembre del 2016 e che, già da allora, la signora della casa di vetro voleva sostituire (apparentemente con una promozione) Faverin con Petriccioli, si spiega facilmente che, avendo ottenuto un diniego, abbia optato per le maniere forti.
    Ma questo dice anche che la correttezza non paga e in questo regime o si è sudditi ubbidienti o si costruiscono le prove per buttarti fuori.
    È più facile essere sudditi…pensare è faticoso. Essere coerenti…è un lusso che solo qualcuno sente di potersi permettere.

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  19. #28febbraio #Contratti @FurlanAnnamaria a LaborTv: accordo tra #CgilCislUil e @confindustria risponde ai bisogni delle persone, del lavoro ed anche di competitività del Paese. Si apre una fase nuova nelle relazioni industriali. Siamo molto soddisfatti .

    Chissà che avrà da essere così soddisfatta….

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  20. Aiutooooo!!!!! Per favore, mi rivolgo a qualche anima buona che mi traduca in italiano il seguente accordo firmato daile 4 sanguisughe, rappresentanti di cgil-cisl-uil e confindustria . Perché questi loschi individui, con nonchalance continuando a pestare acqua nel mortaio, parlarsi addosso e considerando gli italiani come gli ingenui operai degli anni sessanta settanta che pendevano dalle loro labbra letteralmente farfugliato come un moribondo concetti privi senso e costrutto prendendoci, ancora una volta tutti per il……DICEVA UN VECCHIO MAESTRO RICORDATI CHE SEI NORMODOTATO E CHE QUANDO CHI TI PARLA PUR PARLANDO IN ITALIANO NON CAPISCI COSA DICE VUOL DIRE CHE TI STA FREGANDO. SE QUALCHE PROFESSORE DELLA LINGUA ITALIANA MI TRADUCE QUESTI SPROLOQUI LO RINGRAZIO IN ANTICIPO.
    Confindustria e le confederazioni sindacali trovano l’accordo sulla riforma contrattuale. Al via il 9 marzo Antonello Di Mario

    Il documento disciplina, oltre al contratto nazionale, anche il tema della rappresentanza sindacale e, per la prima volta, anche quella imprenditoriale
    ntesa tra sindacati confederali e Confindustria su un testo che ridefinisce le modalità di rinnovo dei contratti di lavoro. Si è concluso positivamente il confronto tra i leader delle parti sociali che chiude così un confronto durato oltre un anno. Vincenzo Boccia, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo hanno condiviso un documento che, “rilancia il valore delle relazioni sindacali”. L’accordo in questione verrà firmato solo dopo un nuovo “check” del testo da parte degli organismi di Cgil, Cisl e Uil, il prossimo 9 marzo.
    LA RAPPRESENTANZA SINDACALE
    Il documento messo a punto questa notte disciplina oltre al contratto nazionale, con due livelli di contrattazione e livelli salariali autonomi, anche il tema della rappresentanza sindacale e per la prima volta anche quella imprenditoriale e affronta il tema del welfare pubblico e integrativo.
    IL TEC E IL TEM
    Il documento assegna al contratto collettivo nazionale di categoria anche l’individuazione del trattamento economico complessivo (Tec) e il trattamento economico minimo (Tem) ed evidenzierà in modo chiaro la durata e la causa di tali trattamenti retributivi e il livello di contrattazione a cui vengono affidati dovendosi, comunque, escludere, per i medesimi trattamenti, effetti economici “in sommatoria” fra il primo e il secondo livello di contrattazione collettiva.
    LA CONTRATTAZIONE DI SECONDO LIVELLO
    La contrattazione di secondo livello, di cui sarà incentivato uno “sviluppo virtuoso”, ribadisce gli obiettivi di crescita della produttività aziendale, di qualità, di efficienza, di redditività, di innovazione, valorizzando i processi di digitalizzazione e favorendo forme e modalità di partecipazione dei lavoratori. Un percorso, questo, dicono ancora le parti sociali, che per essere compiuto e pienamente efficace, necessita della misurazione della rappresentanza non solo sindacale ma anche delle imprese.
    NO AL DUMPING CONTRATTUALE
    L’innovazione si rende infatti necessaria contro il proliferare dei contratti “pirata”, stipulati da soggetti senza nessuna rappresentanza certificata e finalizzati esclusivamente a dare copertura formale a situazioni di vero e proprio ”dumping contrattuale”. Un’azione virtuosa che, secondo le parti sociali, potrebbe essere condivisa con il Cnel cui potrebbe spettare un compito di ricognizione.
    FURLAN VEDE LO SVILUPPO PER IL PAESE
    Per Annamaria Furlan “l’accordo tra Confindustria e sindacati é un vero piano di sviluppo per il sistema-Paese. Un nuovo modello di relazioni industriali partecipative e stabili per alzare la produttività, con più salari, più formazione, più competenze per i lavoratori. Le parti sociali indicano al Paese una strada condivisa e responsabile per favorire la crescita”.
    LA CGIL E IL DURO LAVORO CHE ATTENDE LE PARTI
    “Siamo molto soddisfatti per il risultato e per i contenuti del testo, perché è profondamente coerente con l’impostazione che unitariamente ci eravamo dati”: è questo il commento rilasciato a RadioArticolo1 da Franco Martini, segretario confederale della Cgil. “È stato un lavoro faticoso – ha continuato -, perché dovevamo aprire una fase nuova dopo l’accordo separato del 2009, e soprattutto iniziare una strada verso le nuove sfide che attendono la contrattazione sindacale e il sistema di relazioni industriali”. Le posizioni di partenza non erano molto convergenti, “ma il confronto ha permesso di capirsi, e la sintesi che ne è uscita è molto importante per il lavoro che ci attende”.
    BARBAGALLO E LA RIFORMA FISCALE
    Soddisfatto Carmelo Barbagallo: “La condivisione tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria del testo conclusivo sulla riforma del sistema contrattuale – ha sottolineato il leader della Uil – è un risultato davvero importante. Il documento coniuga il rispetto delle specificità categoriali con la volontà e la capacità di stare al passo delle innovazioni industriali ed economiche. Si punta alla valorizzazione del lavoro, alla crescita del potere d’acquisto dei lavoratori e allo sviluppo. In particolare, va sottolineata la disponibilità di Confindustria a una riforma fiscale che riduca il peso della tassazione a partire dai salari dei lavoratori. In questo primo scorcio del 2018, dopo anni di impegni e di lotte dei lavoratori, grazie all’azione unitaria del sindacato, abbiamo raggiunto due grandi traguardi: il rinnovo di tutti i contratti del pubblico impiego e la riforma delle relazioni sindacali e del sistema contrattuale. Tutto ciò è la testimonianza di quanto sia decisiva per il futuro del Paese la centralità del mondo del lavoro”.
    BOCCIA ED IL MIGLIORAMENTO DELLA COMPETITIVITÀ
    Anche la confederazione degli industriali, guidata da Vincenzo Boccia ha espresso il proprio plauso all’intesa: “Confindustria – si legge in una specifica nota – esprime soddisfazione per l’importante passo in avanti che porta a più moderne relazioni industriali. La chiusura del confronto rappresenta una tappa del cammino verso un sistema di relazioni industriali più efficace e partecipativo volto a garantire, attraverso un nuovo modello contrattuale, un miglioramento della competitività delle imprese con un incremento della produttività accompagnata da una crescita dei salari”.

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