I birilli

 

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Trambaiolli colpisce ancora! E la grande guerra per il pieno controllo del Veneto sta per vivere un’altra battaglia dall’esito apparentemente scontato.

Per chi non se lo ricordasse, Orazio Trambaiolli è un pensionato di Rovigo le cui contestazioni strumentali hanno aperto la strada al commissariamento della Fnp regionale. Ed il Veneto è la regione dove il segretario generale della Cisl si è autoassunto, pratica evidentemente non vietata dal codice etico della confederazione; così come non è vietato far assumere figli e parenti nelle casse edili della Campania, come raccontato dalle Iene. Così come l’applicazione del codice etico da parte della Cisl-Probiviri non vieta praticamente nulla a chi è gradito a Via Po 21, mentre agli sgraditi vieta tutto, anche quando non lo hanno commesso.

Ma torniamo alla guerra del Veneto. Le ultime novità le racconta il Mattino di Padova: fatto cadere Bombieri, ora Trambaiolli è partito lancia in resta per colpire il segretario Fnp di Padova e Rovigo, Tarcisio De Franceschi. E non è che parte a caso. Perché Trambaiolli – sul quale invitiamo a rileggere i materiali che abbiamo pubblicato il 17 ottobre e il 14 novembre 2017 – è solo la palla da bowling che serve a buttare giù i birilli: prima la Fnp regionale, ora quella di Padova e Rovigo, che è la chiave per controllare l’unione interprovinciale della Cisl e rafforzare il controllo sulla regione del segretario generale Onofrio Rota in nome e per conto della signora Anna Maria, Via Po 21, 00198 Roma. Tutte cose che era facilissimo prevedere quando cominciarono le manovre per preparare il commissariamento di Bombieri.

Infatti vi possiamo anticipare fin d’ora come proseguirà la storia, perché gli autori non hanno alcuna fantasia: De Franceschi sarà chiamato, se non lo è già stato, per spiegargli che o si fa da parte con le buone o sarà messo fuori con le cattive; De Franceschi potrebbe farsi rinnovare la fiducia dal consiglio generale, come fece Bombieri, e allora a maggior ragione dovrà essere fatto fuori con le cattive. Perché, come disse Gigi “pensione d’oro” Bonfanti quando fu deciso il commissariamento della Fnp Veneto, è inutile difendersi dalle contestazioni giuridiche quando la decisione è politica. Ed è stata presa non dagli organi democratici eletti dal basso, ma da chi sta in alto e comanda.

Come al solito, si colpisce il birillo centrale, e poi ci si dedica a far cadere quelli rimasti in piedi. Se fosse una fiction alla tv ci sarebbe da cambiare canale e cercare qualcosa di più avvincente, visto che il copione è sempre lo stesso da quasi quattro anni. E gli attori sono di livello decisamente basso. La storia si ripete uguale da quando la signora Anna Maria è diventata segretaria generale perché Raffaele Bonanni fu spinto a dimettersi. E per farlo, ricordiamolo sempre, furono mandate lettere anonime che furono la palla da bowling per buttare giù lui e un altro po’ di birilli di conseguenza.

Solo che, a questo punto, ci sorge un dubbio: non è che la mano che tira la boccia per buttare giù i birilli, da Bonanni in poi, è sempre la stessa?

 

 

 

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9 Commenti - Scrivi un commento

  1. Uno che sa tante cose .. · Edit

    Ma bravi ! Finalmente l’Avete scritto che la mano che tira le bocce contro i birilli di turno e’ sempre la stessa e convincetevi che questo giochino lo fa da decenni senza alcuno scrupolo e , laddove il birillo non aveva nulla da nascondere , quella “gelida manina “ ( nel senso di senza scrupoli ed emozioni .. ) inventava di sana pianta con una fantasia che nemmeno il più bravo scrittore di gialli avrebbe … insinuando dubbi, costruendo calunnie , infangando reputazioni , ecc. … una mano guidata da una mente sociopatica … esagero ? Non mi pare , visto che ormai le vittime sono sempre di più : i / le serial killer vanno fermati … senza se e senza ma …

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  2. Il vero obiettivo · Edit

    Tutta questa manfrina della fnp e’ per arrivare alla ust di Padova … cara Sabrina Dorio , il prossimo birillo sei tu … e come al solito , alla fine rimarrai da sola , contaci !

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  3. Bruno della Calce · Edit

    La vicenda serve ai ciechi e ai sordi. Da essa se ne trae il convincimento che il ” nuovo ” regime della cisl dell’età del bronzo predilige le espulsioni nei confronti dei dissidenti senza prove, un po’ come la Santa Inquisizione, che si rammenta esser stato il periodo più buio della storia, mai abbastanza ricordato dal quotidiano cattolico Avvenire nelle sue interviste. Tutto ciò per dire che questi intrighi di una organizzazione diventata corte di Versailles densa di intrighi e con costruite espulsioni. Ciò detto come premessa al contesto generale, entrando nel particolare del Veneto Versailles non c’è da stupirsi. Chi osa parlare e farlo con dossier diventa pericoloso e va messo alla porta e la ricerca della verità anziché esser scrupolo per annunciare se c’è o meno un fondamento, si ACCANTONA, SI EVITA e si predilige un altro corso. Gli espulsi o quelli sulla lista nera oggi hanno un compito gravoso… sfidare la omertà, snidare le complicità, battersi perché statuti, regolamenti siano rispettati a dispetto dei probbbbbbbbbi viri e dei Lodi di espulsione costruiti sul nulla. Dire tutto a tutti.

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  4. Attenti amici a non fare come per il “GRANDE VECCHIO” delle BR ! Ve la ricordate la vicenda ? Per anni si cercò chi c’era DIETRO a quei giovinastri irresponsabili e fanatici che sparavano qua e là e alla fine si scoprì che non c’era nessuno, o meglio dietro c’erano solo anni di linguaggi esasperati e deserto valoriale, cioè tanta ideologia e pochi valori, cattivi maestri e pessime letture, troppa indulgenza iniziale e tanto facile sociologismo autoassolvente, mass media conformisti ed educatori paurosi, …ecc.
    La CISL di oggi è figlia di anni e anni di scarsa democrazia interna e poca/nulla cultura sindacale (però condita dai ricordi dei bei tempi andati e dai nomi ripetuti dei santi e innovativi fondatori…), di tante chiusure di occhi e di false tolleranze, di osservanza solo formale dello Statuto e di continue, dominanti mediazioni su tutto e tutti, di una lenta ma inesorabile trasformazione della natura (categoriale e territoriale) della Cisl, oggi più confederale della stessa Cgil ! Devo continuare ?
    Su questa base poggiano i meschini, incolti, piccoli malfattori, i ladruncoli di Pisa che la governano, arroganti e violenti perché consapevoli di non avere altro; né carisma né cultura, né intelligenza, ecc.
    Potranno forse avere un maestro dietro, un ispiratore, un burattinaio ? io non lo credo ma puo essere. una cosa è certa però: i problemi sono altri e la Cisl per essere salvata, deve essere rifondata
    RIFONDAZIONE CISL

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  5. all’amico delle 11.31 mi associo senz’altro per la seconda parte dell’intervento. SULLA PRIMA INVECE NON SAREI COSI SUPERFICIALE E SBRIGATIVO PERCHE’ DA QUELLO CHE HO LETTO I FILI DELLA VICENDA FURONO TIRATI PRINCIPALMENTE DAI SERVIZI SEGRETI AMERICANI PER QUANTO RIGUARDA LA MORTE DI MORO CHE COME KENNEDY AVEVA OSATO SFIDARE IL POTERE FINANZIARIO E FRANCIA ED INGHILTERRA PER IL RESTO, PERCHE’ NON AVEVANO,DI FATTO, MAI RICONOSCIUTO LA NOSTRA ALLEANZA (DELL’ULTIMA ORA) IN GUERRA;

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  6. Qualche giorno fa l’oracolo di via po ha sproloquiato sulle prossime elezioni auto assolvendosi dall’essere stata complice attiva e accondiscendente di quel sistema che ci ha ridotto in braghe di tela.
    Di seguito i risultati della sua svendita
    A Davos, in occasione del Wef, è stato reso noto che nel 2016 ogni occupato in Italia ha lavorato mediamente 1.722 ore producendo circa 60 mila euro di pil; in Germania 1.355 ore (cioè 367 in meno) producendo 65 mila euro di Pil (cioè 5 mila euro in più). Una beffa per gli italiani che lavorano di più, ma producono e guadagnano di meno: colpa della scarsa produttività del lavoro.
    Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, la crescita in Italia si va affievolendo: si passa dall’1,6 nel 2017, all’1,4 nel 2018 e all’1,1 nel 2019; tutto ciò a fronte di una crescita dell’Euro zona rispettivamente del 2,4; 2,2 e del 2. È almeno dal 1999 che la nostra performance è sempre al di sotto della media europea,
    Una nauseata

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  7. Ai colleghi pensionati io chiedo, prima degli altri e avanti gli altri, di avviare un percorso di ribellione come sta accadendo a Padova. Voi colleghi pensionati avete la vostra pensione non avete paura di perdere il vostro posto di lavoro, o lo status collegato all’incarico sindacale, ma soprattutto avete la saggezza dei padri di famiglia, dei nonni e la memoria di cosa sono state le battaglie della CISL per farne un sindacato libero.
    Mi appello a voi che siete tanti oltre il 40% dell’organizzazione, che sapete distinguere tra dirigenti onesti ed impegnati e dirigenti prestati al sindacato. Il vostro impegno, la vostra libertà la vostra esperienza e la vostra saggezza condita con il coraggio di quei pochi dirigenti che non hanno paura di esporsi, di ribellarsi al “comitato di affari” come citato dagli avvocati della Volpato, possono fare la differenza per fare trasparenza, per fare chiarezza per svelare un metodo inaccettabile di conduzione della CISL. Solo in questo modo si potranno aiutare i dirigenti giovani e meno giovani competenti, impegnati e disenteressati.

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  8. Quel che è certo è che i probiviri FNP hanno dimostrato, finora, di essere solo il braccio secolare della segreteria nazionale. Non è una novità, ma ora lo si fa in modo veramente sfacciato, senza nessuno stile e senza neanche un briciolo di ragionevole argomentazione giuridica o statutaria.

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  9. Il modello di relazioni sindacali ereditato dal dopoguerra non regge più. Gli interessi corporativi impediscono la riforma delle rappresentanze
    A essere in crisi è un modello di relazioni industriali verticistico e spesso autoreferenziale. Dove la reale rappresentatività di un’organizzazione è un’ipotesi spesso impossibile da verificare, dove la difesa dello status quo è più importante del servizio ai propri iscritti e in fin dei conti alla collettività, dove la crescita e la frammentazione delle esigenze delle imprese rappresentate è così veloce da rendere difficile realizzare una sintesi all’interno delle stesse associazioni di rappresentanza.
    Una sclerotizzazione di una funzione essenziale nelle società liberali ha portato spesso a gestioni verticistiche, insensibilità verso le problematiche espresse dalla base, accantonamento degli interessi generali per far posto a quelli particolari, in alcuni casi estremi a vere e proprie associazioni a delinquere.
    Non c’è dubbio che la crisi di rappresentatività delle associazioni imprenditoriali è parte di una più generale crisi dei corpi intermedi, di un processo di disintermediazione del rapporto tra vertici politici e individui (imprese, in questo caso), dell’affievolirsi di un sistema di valori che ha fatto da cemento a realtà inevitabilmente percorse al loro interno da tensioni e divergenze di interessi e di orientamenti. In questo caso però c’è l’aggravante di una mancata attuazione dell’articolo 39 della costituzione (registrazione dei sindacati), che ha contribuito a mantenere alto il tasso di ambiguità delle relazioni industriali a beneficio di interessi qualche volta inconfessabili.
    Estratto dall’articolo di Di Marino Longoni pubblicato in data odierna da Italia Oggi
    http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201802021946331182&chkAgenzie=ITALIAOGGI&titolo=Imprese%20in%20crisi%20d%E2%80%99identit%C3%A0

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